c'è stata o no in italia una bolla immobiliare?
Venerdì, 3 settembre, 2010 - 07:45
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team@idealista
questa notizia è stata selezionata per luiriassunto settimanale del 3 de Set de 2010

quando si parla della bolla immobiliare ci si riferisce ad una situazione in cui il mercato delle compravendite, attraverso speculazioni, finanziamenti e fiducia nella sua espansione, cresce a ritmi accelerati. contemporaneamente i prezzi crescono vertiginosamente e questo alimenta ulteriormente il sistema. fino a che, come è avvenuto negli stati uniti tre anni fa, la bolla esplode perché il sistema è insostenibile, i finanziamenti diminuiscono, il settore edilizio arretra e perde migliaia di posti di lavoro, l'economia intera viene trascinata nel baratro dalla crisi immobiliare. è successo anche in italia o è solo un problema degli altri?
la rivista valori, mensile della banca etica, sostiene che l'italia non sia rimasta affatto al di fuori di questo meccanismo, ma che ci sia dentro fino al collo. e per dimostrarlo fornisce dei numeri chiari: 2.000 imprese fallite nel settore delle costruzioni, 210.000 posti di lavoro persi, crollo delle compravendite dopo i picchi del 2007-2008, svalutazione del 66,87% dei titoli delle società immobiliari quotate in borsa
guarda il grafico della vendita di case dal 1985 ad oggi
secondo questo reportage, sebbene le banche italiane non siano esposte come quelle spagnole o statunitensi, il loro coinvolgimento non è da sottovalutare, soprattutto se si tiene conto dell'aumento delle sofferenze. il comparto edilizio ha assorbito infatti nel 2009 finanziamenti per 550 miliardi di euro (tra mutui ai privati e finanziamenti alle imprese), una cofra che corrisponde a un terzo del pil italiano. con l'esplosione delle sofferenze (+47% nel 2009 da parte delle imprese; +1,5% le sofferenze degli intestatari di un mutuo)
se poi consideriamo che molti immobili hanno perso valore (sebbene in molti si ostinino a negarlo) l'esposizione delle banche si fa ancora più pesante, perché le case, poste a garanzia dei crediti da loro concessi, valgono meno. intervistato dal mensile, giacomo morri, direttore del master in real estate dell'università bocconi, dichiara: "se gli immobili posti a garanzia dei crediti fossero valutati a prezzo di mercato avremmo sofferenze ben più consistenti"
nei dibattiti che si sviluppano nel nostro forum riscontriamo sempre di più, da parte dei piccoli proprietari, la consapevolezza che gli immobili acquistati nel 2006-2007, in pieno boom, valgano oggi meno. salvo, ovviamente, le zone di pregio o i centri storici (ma anche lì, con dei distinguo). gli acquirenti sono meno e sono selettivi
da qui la necessità di molti operatori del settore, banche in testa, di coprire il più possibile la discesa dei prezzi e di tenere duro sperando in una ripresa delle compravendite e un aumento dei prezzi. ma il paraddosso è che le stesse banche hanno diminuito l'erogazione di mutui e quindi loro stesse bloccano in qualche modo il mercato
il 2009 è stato l'anno nero; il 2010 dovrebbe essere leggermente meglio, ma non buono. e se i tassi di interesse dovessero aumentare neppure il 2011 sarà da festeggiare. la domanda è, quando le banche saranno costrette ad ammettere nei propri bilanci la propria esposizione, in che modo spalmeranno eventuali debiti sui risparmiatori?
articolo visto in valori
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8 commenti fin'ora
scrivi un commentonon credo che l'esposizione delle banche sia un problema in quanto all'epoca dei mutui facili quando ti davano +del 50% del valore pretendevano la garanzia di una terza persona con conseguente ipoteca su un'altro immobile. in oltre il mutuo è ereditabile per cui tanti figli nei prossimi anni dovranno finire di pagare il mutuo dei genitori se vorranno tenersi la casa. tutto sommato le banche hanno fatto l'affare del secolo, chiaramente non potevano andare avanti a oltranza, oltre una determinata soglia la cosa diventa ingestibile e rischiosa. credo invece che il problema sia politico nel senso che chi ci ha governato nell'ultimo decennio non voglia prendersi la responsabilità di aver contribuito a rovinare di debiti migliaia di famiglie. vi ricordate le cartolarizzazioni, in pratica vendevano le case popolari non per rifarne di nuove ma semplicemente per pagare i debiti dello stato. in oltre ammettere la bolla immobiliare equivale a dire a quel 80% di italiani proprietari di case che la loro presunta ricchezza immobiliare si dimezza, e questo nel paese delle "belle notizie" non si deve fare.
indipendentemente da quanto ci propinano i mezzi di informazione ognuno dovrebbe porsi, dandosi la risposta in molta coscienza, le due seguenti domande:
1) quanto vorrebbe realizzare con la vendita del suo immobile
2) considerata l'attuale situazione economica/sociale generale e la sua, quanto sarebbe disposto a spendere/indebitarsi per acquistare il suo immobile (in poche parole, dovrebbe mettersi nei panni dell'acquirente del suo immobile).
la differenza risultante tra il punto 1 ed il 2 fornisce un'indicazione abbastanza chiara di quanto la presunta ricchezza immobiliare eccede il reale valore
mi scusi se insisto ma il problema non è quanto ci propinano ma il fatto che non se parli come fosse una cosa che a noi non ci riguarda. affrontare il problema in maniera seria contribuirebbe a ridimensionare le aspettative di molti venditori e riaprirebbe il mercato immobiliare con enormi benefici per l'economia nazionale.forse in molti non lo sanno ma l'indotto delle ristrutturazioni conseguenti alle compravendite immobiliari ha ricadute enormi e certe sui lavoratori italiani. per ora le case non arrivano già fatte dalla cina.
si, effettivamente il suo è un altro discorso che tra l'altro condivido in pieno..... ma difficilmente immagino situazioni reali in cui coloro che hanno investito una vita di lavoro ed il proprio futuro, ricevano una doccia fredda di questo tipo (ciò potrebbe, come al solito, avvenire se ci fosse l'interesse di qualche speculatore, nella stessa misura in cui è avvenuto fino ad ora ciò a cui abbiamo assistito)
io mi sono posto questa domanda: con quanti anni del mio stipendio netto RIcomprerei la mia casa?
e mi sono dato la risposta: fino a 7/10 me la posso permettere...
voi direte... allora dovremmo vivere tutti in catapecchie!!!
dai dati ufficilai si! 15 mila euro netti medi il reddito degli italiani: casa da 110/150k... ma sappiamo che in Italia il 20/30% o probabilmente più è non dichiarato... allora la nostra media sale a un prezzo OLTRE I 200mila euro... e la ci siamo!!! SIAMO ANCORA BENESTANTI!!! ECCO PERCHè IN iTALIA LA CRISI IMMOBILIARE SI SENTE MENO!!! E LO DICE UNO CHE STA VENDENDO E COMPRANDO AI PREZZI DELL'AGENZIA DEL TERRITORIO (NORMALMENTE 30/40% AL DI SOTTO DEI PREZZI RICHIESTI DAI VENDITORI!!!)
copio l'articolo: "550 milioni di euro (tra mutui ai privati e finanziamenti alle imprese), una cifra che corrisponde a un terzo del pil italiano"
spero sia MILIARDI E NON MILIONI altrimenti altro che ITalia .......burundi !!!!!!!!!!!!
secondo me per essere benestanti bisogna quantomeno avere due bagni e non doversi prenotare per sedersi sul cesso. visto che con 150000 euro uno si compra una stamberga, delle due l'una:
o abbiamo tutti le pezze al sedere, oppure i prezzi delle case si schianteranno a breve. Viste le giornalate piene di aste non andate a buon fine, io propendo per la seconda.
le banche non prestano più di quanto pensano di poter riuscire ad ottenere in caso di pignoramento e vendita all'asta del bene a garanzia (la casa). Finche' il mercato era in crescita nessun problema, con un mercato in calo ovviamente si esporranno di meno. molti se la prendono con le banche perché gli impediscono di indebitarsi a vita per un bene che non vale il prezzo richiesto... io dico, per fortuna che le banche hanno smesso di erogare soldi a destra e a manca!
per quanto riguarda la bolla, non solo è evidente che ci sia stata, ma sta ancora sgonfiandosi. non c'è un solo motivo per cui in italia i prezzi degli immobili debbano rimettersi a salire a breve: i costi vivi di costruzione sono ancora molto bassi rispetto ai prezzi di vendita della maggior parte dei costruttori, almeno qui nell'hinterland milanese; l'inflazione è sotto il 2% annuo; i redditi non crescono in modo significativo; le nuove generazioni si trovano a fare i conti con stipendi ridotti, fine del tfr, aspettative di pensione bassa e incerta; il flusso migratorio in ingresso si è ridotto. l'imposizione fiscale sugli immobili è già minima.
investire per affittare? gli affitti sono già i più alti sostenibili dalla popolazione, e il rendimento di un affitto in rapporto al prezzo dell'immobile affittato oggi è interessante solo perché i rendimenti degli investimenti free-risk sono bassissimi (ma nemmeno l'affitto è free-risk, tutt'altro). in caso di ripresa economica, il rendimento di un affitto potrà rimanere buono solo alzando l'affitto (che richiede un'inflazione generalizzata e un aumento dei redditi, per cui sarebbe difficile da attuare) o abbassando i prezzi degli immobili stessi.
in sostanza la situazione degli ultimi 10 anni è assolutamente anomala, e non potrà che esserci un riequilibrio tra il livello dei redditi, dei costi di costruzione e dei prezzi degli immobili, a tutt'oggi ancora decisamente troppo a favore dei prezzi.
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