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previsioni sui tassi della bce: di quanto aumenterà la rata del mutuo?

Venerdì, 11 marzo, 2011 - 09:47

pubblicato da Ritratto di teamteam@idealista

sembra ormai certo che la banca centrale europea alzerà i tassi di interesse il 7 aprile. i tassi bce, che da quasi due anni sono fermi ai minimi storici, determinano direttamente le variazioni dell'indice euribor e, di conseguenza, la rata del mutuo. ma non solo di quello, perché anche l'indice irs, che determina il mutuo a tasso fisso, crescerà. vi presentiamo alcune previsioni per il 2011 

queste le previsioni di morgan stanley sui tassi di interesse delle diverse banche mondiali

dal prossimo 7 aprile, se le disposizioni dovessero andare in porto, i tassi di interesse sui mutui subiranno un aumento dello 0,25%. il prestito a tasso variabile passerebbe così dal 2 al 2.25%, valore a cui le banche poi aggiungono il taeg, ossia il loro margine di guadagno. il rincaro per chi ha il mutuo da pagare sarebbe di circa 11 euro al mese, calcolato su un prestito decennale di 100mila euro. ma se con il trascorrere dei mesi l’aumento fissato dalla bce  dovesse essere di mezzo punto, sulle famiglie si riverserebbe un rincaro di 23 euro al mese e di 276 euro all'anno (sempre tenendo come riferimento un mutuo da 100mila euro

ovviamente più è alto l’importo del finanziamento e più i ampio sarà il rincaro. ecco qualche altra cifra fornita da adusbef e federconsumatori:
 
per mutuo di 200mila euro in 10 anni – sempre a tasso variabile – i rincari sono stimati in 264 – 552 euro all'anno; per lo stesso importo ma finanziabile in 20 anni, i rincari si attesterebbero sui 624 euro l’anno

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11 commenti

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#1 Venerdì, 11 marzo, 2011 - 11:01 Ritratto di www.puntore.info www.puntore.info linka a questa pagina
#2 Venerdì, 11 marzo, 2011 - 17:01 Ritratto di teresa teresa dice

si alza l'euribor? si alza la rata? Altre case all'asta come è già accaduto poichè lo stipendio dell'operaio non viene aumentato e la dove c'è un monoreddito la famiglia va in crisi, l'Italia andrà in crisi.....ingentivi regionali? inesistenti, in Lombardia è tutta una falsa.....

#3 Venerdì, 11 marzo, 2011 - 21:12 Ritratto di www.mutuok.com www.mutuok.com linka a questa pagina
#4 Sabato, 12 marzo, 2011 - 11:12 Ritratto di daniele1daniele1 dice

ingentivi......ahahahahahaha

#5 Sabato, 12 marzo, 2011 - 17:53 Ritratto di lUANA gINI lUANA gINI dice

invio, in allegato, una nota che mi è stata inoltrata e che ritengo molto significativa per capire, esclusivamente da tantissimi dati ufficiali e pubblici, tutta la realtà del panorama immobiliare, bancario, economico, accademico e scientifico: nazionale, europeo e mondiale.
Non è assolutamente di natura politica.
Inoltre anche se tratta questi argomenti c’è da dire che sono però riferiti in termini estremamente semplici e pertanto sono di facilissima lettura per chiunque ed il contenuto è “notevole”.
Sono sicura che potrebbe essere veramente interessante conoscere questi dati ufficiali e pubblici nazionali, europei e mondiali.

E’ la nota di una riflessiva signora di circa 60 anni che ha deciso, dalla primavera del 2010, di scrivere con precise argomentazioni aD ALCUNE agenzie immobiliari, a seguito della ricerca di una casa per l’acquisto, perché all’inizio si era sentita rispondere “artatamente”, da tutte quelle che aveva interpellato, che per la loro agenzia, per la loro provincia e per la nazione non c’è nessunissima crisi: ma solo per continuare a tenere enormemente supervalutati tutti i prezzi delle case che le proponevano per l’acquisto.

Ecco la nota.

DALLA SIG.RA…… – RICERCA PER ACQUISTO DI UN VILLINO NELLA SUA PROVINCIA (NUOVA NOTA)
ALLA CORTESE ATTENZIONE DEL GENTILISSIMO TITOLARE DELL’AGENZIA IMMOBILIARE - riservata e personale

Come le ho già accennato la volta precedente che le scrissi mio marito ed io vogliamo acquistare un villino per viverci stabilmente. A causa del pesante oggettivo costante e continuo aggravamento della crisi economica europea e mondiale, ma soprattutto nazionale, mio marito ed io ci stiamo prendendo dell’ulteriore tempo per deciderci sulla scelta della casa da acquistare. Pertanto, viste le migliaia di case che vengono poste in vendita ogni mese in tutta Italia dai primi del 2008 (a causa della crisi), abbiamo deciso di verificare cos’altro ci potrà offrire il mercato immobiliare nei mesi prossimi e quindi abbiamo deciso di aspettare ancora qualche mese prima di effettuare la scelta dell’immobile a noi può confacente in tutti i sensi (qualitativo, economico, logistico).

- VISTO che da quando abbiamo iniziato a cercare la casa da acquistare (a gennaio 2010) è accaduto che la maggior parte delle agenzie (ovviamente non tutte) a cui ci siamo via via rivolti ci hanno completamente NEGATO l’esistenza della crisi economica per la nostra nazione, per la loro regione, per la loro provincia e per loro agenzia e tutto ciò solo per mantenere supervalutati i prezzi delle case che ci proponevano per l’acquisto;
- VISTO che, per tale motivo, ho voluto iniziare da aprile 2010 a verificare come stavamo invece i fatti oggettivi sulla crisi nazionale, europea e mondiale e quale fosse la vera situazione del mercato immobiliare dalla caduta delle azioni Parmalat e Cirio in poi;
- VISTO che pertanto da aprile 2010 E FINO ALLA DATA ODIERNA ho pertanto scoperto e raccolto TANTISSIMI SCONOSCIUTI dati ufficiali e pu

#6 Sabato, 12 marzo, 2011 - 17:54 Ritratto di lUANA gINI lUANA gINI dice

invio, in allegato, una nota che mi è stata inoltrata e che ritengo molto significativa per capire, esclusivamente da tantissimi dati ufficiali e pubblici, tutta la realtà del panorama immobiliare, bancario, economico, accademico e scientifico: nazionale, europeo e mondiale.
Non è assolutamente di natura politica.
Inoltre anche se tratta questi argomenti c’è da dire che sono però riferiti in termini estremamente semplici e pertanto sono di facilissima lettura per chiunque ed il contenuto è “notevole”.
Sono sicura che potrebbe essere veramente interessante conoscere questi dati ufficiali e pubblici nazionali, europei e mondiali.

E’ la nota di una riflessiva signora di circa 60 anni che ha deciso, dalla primavera del 2010, di scrivere con precise argomentazioni aD ALCUNE agenzie immobiliari, a seguito della ricerca di una casa per l’acquisto, perché all’inizio si era sentita rispondere “artatamente”, da tutte quelle che aveva interpellato, che per la loro agenzia, per la loro provincia e per la nazione non c’è nessunissima crisi: ma solo per continuare a tenere enormemente supervalutati tutti i prezzi delle case che le proponevano per l’acquisto.

Ecco la nota.

DALLA SIG.RA…… – RICERCA PER ACQUISTO DI UN VILLINO NELLA SUA PROVINCIA (NUOVA NOTA)
ALLA CORTESE ATTENZIONE DEL GENTILISSIMO TITOLARE DELL’AGENZIA IMMOBILIARE - riservata e personale

Come le ho già accennato la volta precedente che le scrissi mio marito ed io vogliamo acquistare un villino per viverci stabilmente. A causa del pesante oggettivo costante e continuo aggravamento della crisi economica europea e mondiale, ma soprattutto nazionale, mio marito ed io ci stiamo prendendo dell’ulteriore tempo per deciderci sulla scelta della casa da acquistare. Pertanto, viste le migliaia di case che vengono poste in vendita ogni mese in tutta Italia dai primi del 2008 (a causa della crisi), abbiamo deciso di verificare cos’altro ci potrà offrire il mercato immobiliare nei mesi prossimi e quindi abbiamo deciso di aspettare ancora qualche mese prima di effettuare la scelta dell’immobile a noi può confacente in tutti i sensi (qualitativo, economico, logistico).

- VISTO che da quando abbiamo iniziato a cercare la casa da acquistare (a gennaio 2010) è accaduto che la maggior parte delle agenzie (ovviamente non tutte) a cui ci siamo via via rivolti ci hanno completamente NEGATO l’esistenza della crisi economica per la nostra nazione, per la loro regione, per la loro provincia e per loro agenzia e tutto ciò solo per mantenere supervalutati i prezzi delle case che ci proponevano per l’acquisto;
- VISTO che, per tale motivo, ho voluto iniziare da aprile 2010 a verificare come stavamo invece i fatti oggettivi sulla crisi nazionale, europea e mondiale e quale fosse la vera situazione del mercato immobiliare dalla caduta delle azioni Parmalat e Cirio in poi;
- VISTO che pertanto da aprile 2010 E FINO ALLA DATA ODIERNA ho pertanto scoperto e raccolto TANTISSIMI SCONOSCIUTI dati ufficiali e pu

#7 Sabato, 12 marzo, 2011 - 18:03 Ritratto di Gini Gini dice

invio, in allegato, una nota che mi è stata inoltrata e che ritengo molto significativa per capire, esclusivamente da tantissimi dati ufficiali e pubblici, tutta la realtà del panorama immobiliare, bancario, economico, accademico e scientifico: nazionale, europeo e mondiale.
Non è assolutamente di natura politica.
Inoltre anche se tratta questi argomenti c’è da dire che sono però riferiti in termini estremamente semplici e pertanto sono di facilissima lettura per chiunque ed il contenuto è “notevole”.
Sono sicura che potrebbe essere veramente interessante conoscere questi dati ufficiali e pubblici nazionali, europei e mondiali.

E’ la nota di una riflessiva signora di circa 60 anni che ha deciso, dalla primavera del 2010, di scrivere con precise argomentazioni aD ALCUNE agenzie immobiliari, a seguito della ricerca di una casa per l’acquisto, perché all’inizio si era sentita rispondere “artatamente”, da tutte quelle che aveva interpellato, che per la loro agenzia, per la loro provincia e per la nazione non c’è nessunissima crisi: ma solo per continuare a tenere enormemente supervalutati tutti i prezzi delle case che le proponevano per l’acquisto.

Ecco la nota.

DALLA SIG.RA…… – RICERCA PER ACQUISTO DI UN VILLINO NELLA SUA PROVINCIA (NUOVA NOTA)
ALLA CORTESE ATTENZIONE DEL GENTILISSIMO TITOLARE DELL’AGENZIA IMMOBILIARE - riservata e personale

Come le ho già accennato la volta precedente che le scrissi mio marito ed io vogliamo acquistare un villino per viverci stabilmente. A causa del pesante oggettivo costante e continuo aggravamento della crisi economica europea e mondiale, ma soprattutto nazionale, mio marito ed io ci stiamo prendendo dell’ulteriore tempo per deciderci sulla scelta della casa da acquistare. Pertanto, viste le migliaia di case che vengono poste in vendita ogni mese in tutta Italia dai primi del 2008 (a causa della crisi), abbiamo deciso di verificare cos’altro ci potrà offrire il mercato immobiliare nei mesi prossimi e quindi abbiamo deciso di aspettare ancora qualche mese prima di effettuare la scelta dell’immobile a noi può confacente in tutti i sensi (qualitativo, economico, logistico).

- VISTO che da quando abbiamo iniziato a cercare la casa da acquistare (a gennaio 2010) è accaduto che la maggior parte delle agenzie (ovviamente non tutte) a cui ci siamo via via rivolti ci hanno completamente NEGATO l’esistenza della crisi economica per la nostra nazione, per la loro regione, per la loro provincia e per loro agenzia e tutto ciò solo per mantenere supervalutati i prezzi delle case che ci proponevano per l’acquisto;
- VISTO che, per tale motivo, ho voluto iniziare da aprile 2010 a verificare come stavamo invece i fatti oggettivi sulla crisi nazionale, europea e mondiale e quale fosse la vera situazione del mercato immobiliare dalla caduta delle azioni Parmalat e Cirio in poi;
- VISTO che pertanto da aprile 2010 E FINO ALLA DATA ODIERNA ho pertanto scoperto e raccolto TANTISSIMI SCONOSCIUTI dati ufficiali e pubblici (oltre che sulla situazione immobiliare degli ultimi 11 anni) sulla crisi economica nazionale, europea e mondiale e sulla sua causa;
- AL FINE di spiegare tutte le motivazioni per il quale l’acquisto di un immobile, soprattutto in Italia, deve essere fatto d’ora in poi con estrema circospezione e cautela, LE INVIO (in calce) anche la raccolta completa di sconosciuti dati ufficiali e pubblici (NON DI NATURA POLITICA, ma immobiliare, bancaria, economica, accademica e scientifica) che ho continuato a fare fino alla data odierna.

GLIELA INVIO ANCHE PER LA MOTIVAZIONE CHE LA CONOSCENZA DI TUTTI QUESTI SCONOSCIUTI DATI UFFICIALI E PUBBLICI (che io sto riferendo in modo molto semplice e accessibile a tutti e che pertanto sono di facilissima lettura per chiunque) PUO’ FAR METTERE IN ATTO A CIASCUNO DI NOI ALMENO UNA STRATEGIA ECONOMICA, ALMENO A TUTELA DI NOI STESSI, DEI NOSTRI FAMILIARI, PARENTI e AMICI: visto che danno la cognizione reale della crisi economica nazionale, europea e mondiale in quanto si basa esclusivamente su dati oggettivi.

Per far meglio capire quanto sia di fondamentale importanza per ciascuno di noi conoscere quale sia e sarà la reale situazione economica della nostra Nazione, dell’Europa e del Mondo (come anche cosa stiano drammaticamente provocando e cosa provocheranno entro la fine di questo secolo i gravissimi e irreversibili danni ambientali che abbiamo fatto all’intero nostro pianeta) si può dire che:

- chiunque sapesse oggi di poter contare per tutta la sua vita su un certo buono o discreto o ottimo reddito potrebbe continuare a fare la sua solita vita e pertanto anche continuare a spendere con facilità e tranquillità;

- ma se invece scoprisse (da dati oggettivi) che di qui a poco anche la sua situazione economica potrebbe peggiorare a causa della crisi strutturale (che è palese che sta investendo TUTTI gli aspetti della nostra società e che pertanto colpisce TUTTO e TUTTE le fasce sociali, escluso solo quella piccola parte della nostra società che è oltremodo ricca e che pertanto è al di fuori di tutto) è evidente che non continuerà a spendere come un tempo e che tutte le sue scelte economiche saranno, d’ora in poi, oltremodo valutate e fatte con molta molta molta molta più parsimonia, per tutelare almeno se stesso e la propria famiglia nel tempo.
Mi auguro pertanto di essere stata, in questo modo, anche di una qualche utilità agli altri.

Un esempio di uno dei dati ufficiali e pubblici sconosciuti che ho trovato, la cui mia scoperta risale a metà febbraio 2011, è il seguente:

“Friday 21 May 2010. ALGERI - Cinque centri d’allerta tsunami sono in corso d’istallazione nella zona del Mediterraneo. Lo ha detto Francois Schindele, presidente del Gruppo di coordinamento dei sistemi d’allarme nel Mediterraneo e Atlantico a margine del colloquio di Bou Ismail nei pressi della città di Tipaza. Costituito nel 2005 dalle Nazioni Unite dopo lo tsunami nell’Asia orientale, il gruppo ha fissato alla fine del 2012 l’installazione dei cinque centri d’allerta in Italia, Francia, Portogallo, Grecia, Turchia e successivamente verrà fatto anche in Tunisia e Marocco. La creazione della rete d’allerta – ha spiegato Schindele all’agenzia Aps – permetterà un rapido scambio d’informazioni tra sismologi che potranno disporre l’immediato sgombero delle zone a rischio. “Questo collegamento ci permetterà di salvare vite umane in 15 minuti – ha aggiunto -: è il tempo che ci servirà ad avvisare le autorità dei Paesi a rischio tsunami”. L’esperto dell’Onu ha ricordato che “non esistono frontiere per terremoti e tsunami, i governi interessati quindi devono integrare i loro piani in caso di catastrofi”. FONTE: ilmediterraneo.it).

Parlare di tsunami nel Mediterraneo, SENZA CHE TALI EVENTI SI SIANO MAI MAI MAI VERIFICATI, fa supporre chissà quali drammatiche consapevolezze da parte della Comunità Europea (di cui proprio ad una sua IMPORTANTISSIMA e SIGNIFICATIVA relazione del 29 marzo del 2009, che ha preparato, scritto e portato al G8 che si è tenuto a luglio 2009 nella terremotata città di Aquila, i cui inquietanti dettagli li riferirò più avanti): tenuto anche conto (in un periodo di crisi di questa portata) dell’enorme investimento per realizzare questo progetto, di cui ogni nazione dove verrà istallato se ne dovrà fare ovviamente carico.

Tra i tantissimi altri dati ufficiali e pubblici sconosciuti che ho trovato già nel solo periodo che va da novembre 2010 e febbraio 2011 (pertanto successivamente alla mia precedente raccolta che era iniziata ad aprile 2010 ed era terminata ad agosto 2010), alcuni, per esempio, si riferiscono a quanto è stato detto dai sottoindicati personaggi pubblici o da enti ed associazioni nazionali che elenco:

- da CONFCOMMERCIO (4/2/2011);

- dal dr. DRAGHI, Governatore della Banca d’Italia (gennaio e febbraio 2011)

- dalla COMUNITA’ EUROPEA (gennaio e febbraio 2011);

- dalla CORTE DEI CONTI (11 marzo 2011), in quanto ha “denunciato” che dal 2007 al 2010 il Governo ha prelevato dal Fondo INPS (i versamenti delle imprese con almeno 50 dipendenti) ben 15,86 miliardi di euro, usando quei versamenti che erano le quote del TFR (ovvero il danaro che dovrebbe servire A PAGARE LE LEQUIDAZIONI DEI LAVORATORI PRIVATI al termine della loro attività; danaro che viene versato delle aziende all’INPS ogni anno per ogni loro dipendente e che l’INPS dovrebbe tenere accantonate fino al momento di pagarle a quei lavoratori privati) non destinate pertanto alla previdenza complementare. Come dice la Corte dei Conti il Fondo Tesoreria TFR gestito dall’INPS è stato infatti usato dal Governo dal 2007 al 2010 PER PAGARE I CONTI PUBBLICI e per scopi diversi da quelli previsti dalla legge, SENZA NESSUNA REINTEGRAZIONE. Come dice la Corte dei Conti continuando a prelevare quel TFR dei lavoratori provati accadrà che allo scadere dei 10 anni la quota (che nel 2010 è arrivata a 15, 86 miliardi di prelievo) arriverà a 30 miliardi di prelievo e visto che non c’è stata nessuna reintegrazione di quanto è stato prelevato accadrà che anche tutti questi miliardi (che nel 2020 saranno arrivati a 30) andranno poi a gravare sulle spalle di tutti i cittadini italiani quando bisognerà pagare la dovuta liquidazione a quei lavoratori privati. La DENUNCIA E’ DELLA CORTE DEI CONTI che ha presentato nel 2011 una specifica relazione alle Camere dopo l’allarme già lanciato lo scorso febbraio con delibera “2/1010/G;

- dalla rete televisiva di RAI NEWS (2 febbraio 2011; 11 e il 12 marzo 2011);

- dalle varie associazioni dei pescatori (dicembre e gennaio 2011);

- dall’ISTAT (gennaio, febbraio 2011, marzo 2011);

- dal FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE (gennaio 2011);

- dal NEF (New Economic Fondation, la cui sede si trova a Londra);

- dalla BANCA d’ITALIA (febbraio 2011);

- dal PRESIDENTE DELLA CONFCOMMERCIO (6/1/2011);

- a seguito della GUERRA CIVILE IN CORSO IN LIBIA, MA SOLO IN RELAZIONE AL NOSTRO E.N.I. (Ente Nazionale Idrocarburi) ed ai 20.000 lavoratori in Italia (che già sono in cassa integrazione e che stanno per essere tutti licenziati) delle tante società che (lavorando in Italia per l’ENI a causa dei viadotti del gas e petrolio proveniente dalla Libia) debbono chiudere perché l’ENI sta ora cedendo ad altri quella particolare gestione;

-dall’EUROSTAT a fine 2010 (Ufficio Statistico delle Comunità Europee, braccio della Commissione Europea, che raccoglie ed elabora dati dell' Unione Europea a fini statistici);

- da FREE ONDA (gennaio 2011), con l’elenco dettagliato degli ulteriori abnormi 60 casi di improvvisa moria di migliaia di uccelli e pesci in tutto il mondo avvenuta da dicembre 2010 a gennaio 2011, di cui nessun media ne ha però parlato (in tutto il mondo ci sono stati in tutto circa 360 casi da dicembre 2010 a metà gennaio 2011, mentre sui media si parlava di solo circa 300 casi);

- dal PRESIDENTE della LIPU (febbraio 2011) che ha comunicato che l’improvvisa moria di migliaia di uccelli e pesci in tutto il mondo sta continuando e non se ne capisce la ragione;

- dall’EURISPES a gennaio 2011 (Ente che ogni anno pubblica il Rapporto Italia, un'analisi sullo stato della politica, dell'economia e della società italiana. L'Istituto realizza studi e ricerche per conto di imprese, enti pubblici e privati, istituzioni nazionali ed internazionali. Nello stesso tempo, promuove e finanzia autonomamente indagini su temi di interesse sociale, attività culturali, iniziative editoriali, proponendosi come centro autonomo di informazione ed orientamento dell'opinione pubblica e delle grandi aree decisionali che operano in Italia. Dal 1982 al 1993 si chiamava "Ispes" ed è un istituto privato di studi politici, economici e sociali, senza fini di lucro. Opera nel campo della ricerca politica, ecomomica, sociale e della formazione. Il suo presidente è Gian Maria Fara, sociologo e direttore del Corso di Laurea in Studi Politici e delle Relazioni Internazionali presso la Link Campus University, docente di "Sociologia generale" presso la stessa Università e di "Scienze dell'Opinione Pubblica" presso la Lumsa. Il segretario generale è Marco Ricceri, storico dell'Unione Europea, docente di Organizzazione politica dell'Europa presso la Link Campus University of Malta);

-da TANTISSIMI altri, altrettanto autorevoli.

IN FONDO a tale raccolta di sconosciuti dati ufficiali e pubblici (di natura bancaria, accademica, scientifica, economica, immobiliare) troverà di nuovo la descrizione dei requisiti dell’immobile così come noi lo stiamo cercando e DOVE NOI CI STABILIREMO DEFINITIVAMENTE E PER IL RESTO DELLA NOSTRA VITA.
Ovviamente non credo che troveremo la casa da acquistare con TUTTI I requisiti ( che lei troverà indicati dettagliatamente in fondo alla nota) e pertanto le dico subito che potremo rinunciare ad alcuni, ma non a quelli indispensabili a due persone che (come me e mio marito) hanno già OLTRE I 60 anni di età e che andranno incontro velocemente ai problemi della vecchiaia.

Per le due recenti, rifinite e grandi case che ci sono già state proposte per l’acquisto nella primavera del 2010 (una in provincia di Belluno e l’altra in provincia di Grosseto e il cui prezzo nel frattempo sta continuando a scendere perché comunque in Italia è dai primi del 2008 che non si vendono più immobili il cui costo vada dai 300.000 ai 900.000 euro e la situazione peggiora man mano che il tempo passa) ci stiamo prendendo tutto il tempo che ci necessita, in quanto non ci siamo impegnati con nessuno fino ad oggi: d’altronde se i proprietari dei due summenzionati immobili avessero avuto altri probabili acquirenti li avrebbero già venduti ed invece sono 2 anni che anche questi 2 recenti, rifiniti e grandi immobili sono in vendita.

Come la precedente nota anche l’intera presente nota è riservata e personale.

Come le sottolineai anche la prima volta che le scrissi sono sicura che la conoscenza della vera entità della crisi nazionale, europea e mondiale possa aiutare chiunque a mettere almeno in atto delle strategie economiche a salvaguardia di se stessi, della propria famiglia, dei propri cari e dei propri amici e parenti, pertanto le dico che se lei desidererà far conoscere o trasmettere a questa tipologia di persone la presente intera raccolta di sconosciuti dati ufficiali e pubblici sulla crisi al fine di aiutarli lo può fare però ometta i miei dati personali.

Resto in attesa di eventuali notizie su quanto noi stiamo cercando e con l’occasione gradisca i più cordiali, cari e affettuosi saluti da parte mia e di mio marito. A risentirci presto.

Oggetto
RACCOLTA, INIZIATA AD APRILE 2010 E AGGIORNATA FINO ALLA DATA ODIERNA, DI DATI UFFICIALI E PUBBLICI (importantissimi, ma per lo più sconosciuti ai “non addetti ai lavori”) RELATIVI ALLA CRISI ECONOMICA NAZIONALE EUROPEA E MONDIALE :
- DATI NON DI NATURA POLITICA, MA BANCARIA, ECONOMICA, ACCADEMICA E SCIENTIFICA (che sono però di facilissima lettura per chiunque IN QUANTO LI HO RIFERITI IN MODO SEMPLICISTICO);
- DATI anche su tutti gli aspetti, cause e andamento del mercato immobiliare italiano di questi ultimi 11 anni (iniziando pertanto dal periodo immediatamente successivo alla rovinosa caduta delle azioni “Parmalat e Cirio”, che hanno modificato le scelte degli investitori e dei risparmiatori sul tipo di investimenti da effettuare e che nel 2002-2003 scatenarono le speculazioni dalla maggior parte delle agenzie e di tanti altri di quel settore, con tutte le odierne visibili gravi conseguenze anche in questo settore della nostra economia dai primi dal 2008);
- DATI ufficiali e pubblici sconosciuti che, proprio perché riescono a dare un quadro oggettivo e veritiero della crisi economica nazionale europea e mondiale e della sua motivazione, consentono a ciascuno di mettere almeno in atto (per ora e per il futuro) una strategia delle proprie risorse economiche per tutelare almeno se stessi e le proprie famiglie, i propri parenti e amici.

E’ per quanto ci è assurdamente accaduto con tantissime persone (di ogni condizione sociale, preparazione e cultura), che (durante la nostra ricerca della casa da acquistare e per mantenere supervalutati i prezzi degli immobili che ci proponevano per l’acquisto) sostenevano e sostengono convinti che per la loro provincia, per la loro regione, per l’Italia, per l’Europa e per il Mondo non c’e nessunissima vera crisi o che comunque “passera presto” (quando invece la causa e tutti i dati oggettivi nazionali, europei e mondiali che ho scoperto e che sto riferendo sottolineano che è assolutamente IRREVERSIBILE) che mi ha fatto infine decidere di voler cercare e poi RIFERIRE (assolutamente non teorizzare) tutta una serie di SORPRENDENTI DATI UFFICIALI E PUBBLICI SULLA CRISI economica nazionale, europea e mondiale e sulla sua motivazione: sono notizie IMPORTANTISSIME ma SCONOSCIUTE alla maggioranza delle persone, però se si ha la volontà di cercarle sono alla portata di tutti e si trovano facilmente anche su internet.
Aggiungo che sono di facile lettura per chiunque in quanto li ho riferiti IN MODO SEMPLICE E ACCESSIBILE A TUTTI.

Questi dati li ho raccolti da aprile 2010 fino alla data odierna (ormai proseguirò a raccoglierli) e sono relativi:

- alla realtà della crisi economica nazionale, europea e mondiale e provengono da fonti ufficiali e pubbliche e sono di natura bancaria, economica, accademica, scientifica e sono nazionali, europee e mondiali;

- a tutti gli aspetti, cause e andamento del mercato immobiliare italiano di questi ultimi 11 anni (partendo quindi da circa l’anno 2000) e ciò che ha provocato e provocherà (anche in questo ambito) la crisi economica. Nella quale è compreso il costosissimo adeguamento di tutti gli immobili esistenti nella nostra nazione al piano energetico nazionale entro il 2018, facendo spendere a ciascun proprietario circa 130.000 euro -per ogni casa-, perché bisognerà obbligatoriamente fare ad ognuno il “cappotto” a tutti i muri esterni, bisognerà rifare tutto il tetto a norma, bisognerà fare tutte le finestre a norma. Nella quale è anche compreso l’effetto del Federalismo fiscale relativamente alle nome che si debbono applicare dal 2014 in poi su tutte le seconde case, sulle terze, ecc e che pertanto sarà in relazione alla già drammatica situazione del mercato immobiliare italiano ecc.

Le notizie sulle agenzie e sul mercato immobiliare italiano di questi ultimi 11 anni e sull’andamento bancario di questi ultimi 11 anni mi sono state comunicate sopratutto da parecchi agenti immobiliari perché si sono spogliati della veste di venditori ed hanno detto la verità su questi argomenti (verità riscontrabili dai dati ufficiali e pubblici) in quanto vecchi amici fraterni di quei colleghi di mio marito che sono sparsi nelle vaie sedi provinciali dell’Istituto bancario dove lavorava anche mio marito (che è andato in pensione A FINE 2010). quegli agenti immobiliari sono tutti vecchissimi proprietari di agenzie nelle province del nord e del centro Italia e tutti facenti parti di grandi e nazionali associazioni di settore da moltissimi anni

Prima di continuare voglio sottolineare che tutta la presente nota è riservata e personale: ma se lei deciderà di trasmetterla o metterne al corrente amici, parenti, familiari dovrà omettere però i miei dati personali.

Prima di iniziare con tutte le sopradette notizie, bisogna fare la premessa che se una persona oggi percepisce uno stipendio (per esempio) di 2.000 euro mensili, questi equivalgono al potere di acquisto di 2 milioni di lire di prima dall’avvento dell’euro, mentre dovrebbero invece valere circa 4 milioni di lire in quanto un euro corrisponde a lire 1.936,27.
Inoltre tutta la gente comune, quali tutti noi siamo, ha verificato che quello che guadagna mensilmente perde sempre più e sempre più velocemente potere di acquisto man mano che si va avanti con la crisi.

Purtroppo questo vale per quasi tutti noi italiani, che oltretutto risultiamo ufficialmente (dai dati ufficiali OCSA - Organization for economic co-operation and Development) avere tutti gli stipendi più bassi tra tutte le nazioni della Comunità Europea.

Per dare un esempio: anche un impiegato di una qualunque prestigiosa banca nazionale di uno Stato facente parte della Comunità Europea guadagna (a parità di ruolo e di anzianità) molto di più di quanto prende un impiegato della nostra banca nazionale (la cui banca fa le stesse operazioni ed ha la stessa gestione delle altre sue simili).
L
a stessa cosa avviene purtroppo anche per tutte le altre tipologie di lavoratori dipendenti delle altre nazioni facenti parte della Comunità Europea rispetto a TUTTI i nostri lavoratori dipendenti: la stessa comunità europea, in questi ultimi anni, comunica ufficialmente che tutti noi lavoratori italiani percepiamo da anni il 30-40 % in meno.

Le conseguenze (di cui siamo a conoscenza) sono che abbiamo dei pensionati che avendo lavorato 40 anni prendevano (prima dell’euro) almeno 1 milione e 200/400/600.000/800 LIRE e riuscivano comunque a sopravvivere e a far sopravvivere la propria famiglia, ed invece oggi prendono solo 600/700/800 EURO e valendo quella cifra come se fossero 600.000/700.000/800.000/900.000 LIRE se hanno un affitto di casa da pagare è evidente che non possono acquistare nemmeno il cibo per mangiare, a meno che non abbiano qualcuno di famiglia che li aiuti economicamente.
Questi sono dati che provengono anche dalla CARITAS.

Credo invece che tutt’oggi l’adeguamento sullo stipendio e poi sulla pensione alla perdita del potere di acquisto del denaro, lo abbiano in Italia i giornalisti, i magistrati, gli onorevoli e i senatori, i presidenti regionali e i consiglieri regionali.

Invece SOLO gli onorevoli, i senatori, i presidenti e i consiglieri regionali percepiscono una pensione dalla fine del mandato politico fino alla cessazione della loro esistenza (si parla di parecchie migliaia di euro al mese) anche se svolgono quell’attività per soli 4 anni, ed anche se sono giovani o giovanissimi: diversamente da come accade a tutti le altre persone che devono invece aspettare i 65 anni di età e devono avere circa 40 anni di contributi ai fini pensionistici.

Questo emolumento che viene dato a tutti loro mensilmente fino alla cessazione della loro esistenza non viene definito, giuridicamente parlando, “pensione” bensì VITALIZIO: cambia pertanto solo il nome, ma non gli effetti.

Visto che ad ogni nuovo governo sono stati cambiati quasi tutti gli onorevoli e i senatori e molti ogni volta erano anche di giovane età, ci sono quindi in Italia moltissimi di loro a cui vengono pagati parecchie migliaia di euro ciascuno al mese di “VITALIZIO" (ma da anni e anni e verranno pagati fino a quando ognuno di loro sarà in vita), prendendoli tutti ogni anno anche dalle tasse che paghiamo noi cittadini.

Sull'Espresso di qualche settimana fa (pertanto nel 2011) c'era un articoletto che spiega che recentemente il Parlamento ha votato all'UNANIMITA' e senza astenuti un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa €. 1.135,00 al mese. La mozione non risulta nei verbali ufficiali.

Elenco degli emolumenti a loro riconosciuti.
Stipendio: Euro 19.150,00 AL MESE.
Stipendio base circa Euro 9.980,00 al mese.
Portaborse: circa Euro 4.030,00 al mese (generalmente parente o familiare).
Rimborso spese affitto: circa Euro 2.900,00 al mese.
Indennità di carica: (da Euro 335,00 circa a Euro 6.455,00) TUTTI ESENTASSE.
Telefono cellulare gratis
Tessera del cinema gratis
Tessera teatro gratis
Tessera autobus-metropolitana gratis
Francobolli gratis
Viaggi aereo nazionali gratis
Circolazione autostrade gratis
Piscine e palestre gratis
Ferrovie dello stato gratis
Aereo di stato gratis
Ambasciate gratis
Cliniche gratis
Assicurazioni infortuni gratis
Assicurazione morte gratis
Auto blu con autista gratis
Ristorante gratis
Nel 1999 le spesa dello Stato già solo per il loro mangiare e bere è stata di Euro 1.472.000,00.
Hanno diritto alla pensione (“vitalizio”) a vita dopo soli 35 mesi in parlamento.
Circa Euro 103.000,00 li incassano con il rimborso spese elettorali.
Inoltre tutti quelli che sono stati Presidenti della Repubblica, del Senato o della Camera hanno a disposizione e gratis per il resto della loro vita un ufficio, una segretaria, l'auto blu ed una scorta sempre al loro servizio.
La sola camera dei deputati costa allo Stato (pertanto anche ai noi cittadini) Euro 2.215,00 al MINUTO.

In Italia, come da dati ufficiali, i privilegi economici e le rendite di posizione (tra cui bisogna considerare anche tutti coloro che percepiscono quella particolare “pensione” e cioè gli onorevoli, i senatori, i presidenti regionali e i consiglieri regionali) li prendono in tutto 176.000 (centosettantaseimila) politici.

E’ un dato di fatto che, in Italia, CI SONO ANCORA MOLTISSIME PERSONE, di ogni tipo e ovunque, CHE IN TUTTA LA LORO VITA (COME SCELTA PONDERATA E CONSAPEVOLE) non hanno però MAI voluto “brigare” e non hanno MAI voluto “arrangiarsi”, perché coerentemente e volutamente non hanno MAI voluto “venire a patti con la loro coscienza” (anche se di occasioni per fare tutte queste cose impunemente, guadagnandoci tantissimo se lo avessero fatto, ne hanno avute, che glielo avrebbero tranquillamente e impunemente consentito).

Purtroppo per la mentalità di tantissimi, soprattutto in questi ultimi 20 anni, quel modo di vivere (senza venire mai a patti con la coscienza) è stato e viene spesso considerato un vivere “da stupidi”.

Arriviamo ora a tutte le notizie sconosciute.

Escluso le agenzie immobiliari, escluso i professionisti del settore edile (come i geometri, gli architetti, gli ingegneri), escluso gli uffici tecnici dei Comuni, nessun’altro sa che entro il 2018 TUTTE le case che ci sono in Italia dovranno OBBLIGATORIAMENTE essere messe a norma (a causa di una legge fatta appositamente da pochissimo tempo) secondo il piano energetico nazionale.

E’ stata fatta (ATTENZIONE) non a fini speculativi bensì in previsione della forte diminuzione o della fine delle risorse energetiche del pianeta (tanto che anche in Italia lo Stato comincia a parlare di costruire 8 nuove centrali atomiche di terza generazione, di cui 4 in funzione entro il 2020 e le altre quattro entro il 2030 e nel frattempo di impiego e uso di energia alternativa, come l’eolica, il fotovoltaico, le biomasse, ecc, ecc); e dei gravi sviluppi della crisi economica nazionale, europea e mondiale (i cui molteplici dati ufficiali e pubblici che riferisco dicono inequivocabilmente che è IRREVERSIBILE).

le agenzie immobiliari, i geometri e gli architetti E gli uffici tecnici dei Comuni però sanno che ogni proprietario dovrà OBBLIGATORIAMENTE spendere intorno ai 120.000/130.000 euro perché, per ogni casa, bisognerà rifare a norma e quindi secondo il dettato della legge:

- il tetto, oppure intervenire dall’interno con coibentazioni e controsoffittatura di tutti i soffitti che si trovano a diretto contatto con il tetto;

- tutte le finestre, oppure se già le finestre sono con i vetri doppi, bisognerà sostituire tutti i vetri;

- “il cappotto” a tutti i muri esterni.

Moltissimi degli “addetti ai lavori”, quando si parla con loro delle problematiche economiche che arriveranno all’improvviso addosso ad ogni proprietario di immobili, risponde - di norma - che è inutile allarmare i cittadini dicendoglielo, perché, come accade spesso in Italia, anche tale legge non verrà poi applicata.
Ma è una mera illusione perché intanto:

- la legge c’è;

- inoltre ci sono e soprattutto ci saranno problemi di approvvigionamento del petrolio e del gas metano perché via via queste risorse si andranno ad esaurire sull’intero nostro pianeta (non a caso si parla ormai così tanto anche in Italia di costruire 8 nuove centrali atomiche di terza generazione, di cui 4 in funzione entro il 2020 e le altre quattro entro il 2030 e nel frattempo di impiego e uso di energia alternativa, come l’eolica, il fotovoltaico, le biomasse, ecc, ecc);

- visti i cambiamenti climatici anche in Italia (che a dicembre 2010 hanno persino portato in provincia di Bolzano le temperature a meno 48 gradi: fatto assolutamente inusuale per la nostra nazione e il cui fenomeno si era verificato due sole altre volte e cioè circa 80 anni fa, in provincia di Bolzano e poi già lo scorso anno in Val d’Aosta) ed inoltre vista la pesante crisi irreversibile di moltissime nazioni (compresa l’Italia) ognuna di queste nazioni non avrà più le risorse economiche per acquistarne la quantità necessaria per tutti i suoi abitanti.

Intervenendo a causa di questa legge in moltissimi forum di internet si può verificare personalmente che il cittadino non sa ASSOLUTAMENTE della sua esistenza.

Di questa notizia bisogna invece darne RESPONSABILMENTE la più ampia divulgazione tra le persone per non far trovare moltissimi di coloro che possiedono la casa in problemi ancora più gravi se non ottempereranno entro il 2018 a questo già oneroso obbligo di legge: che, vista la “tragica” situazione economica di tanti, li potrebbe addirittura portare a vendere forzosamente e frettolosamente la casa se non avranno avuto il tempo di dotarsi di un sostegno economico che li possa supportare per affrontare questa necessità.

Chiunque vuole acquistare una casa, in qualsiasi parte d’Italia, scopre che la maggior parte (ovviamente non tutte) delle agenzie immobiliari non dicono -sopratutto al probabile acquirente- di questa legge e pertanto dell’ulteriore aggravio di spesa (di circa 130.000 euro) che dopo l’acquisto dell’immobile quell’acquirente sarà costretto ad affrontare: ogni persona lo può verificare facilmente anche facendo finta di voler acquistare un’immobile rivolgendosi alle agenzie.

Però se si continua a non far sapere nulla sicuramente ci saranno all’improvviso, dal 2018, altri milioni di case che verranno messe in vendita per urgenti necessità economiche dei proprietari e viste le oggettive previsioni future della nostra economia rimarranno anche quelle invendute:

- NON A CASO in data 4 febbraio 2011 (sul telegiornale delle ore 19.30, sul Tg3) si è saputo quanto anche la Confcommercio dice ufficialmente e pubblicamente e cioè che la “CRISI IN ITALIA E’ ORMAI STRUTTURALE”;

- NON A CASO è dai primi di febbraio 2011 che l’inflazione sta salendo spaventosamente, così come tutti noi sentiamo anche dai telegiornali;

- NON A CASO il Corriere della Sera di venerdì 4 marzo 2011, pagina 2 scriveva quanto appresso
"Tassi più alti contro l'inflazione" - La Bce (Banca Centrale Europea) alza la guardia sui prezzi. "Possibili tassi più alti ad aprile"
di De Feo Marika

Ecco una piccola, ma molto significativa, parte dell’articolo: “La previsione del presidente della banca europea. L'America teme lo choc petrolifero. Benzina oltre 1,6 «Tassi più alti contro l'inflazione» La Bce pronta ad aumentare il costo del denaro in aprile La Banca centrale europea alza la guardia sui prezzi: contro l'inflazione possibili tassi più alti ad aprile. Per il presidente, Jean-Claude Trichet, è necessaria una «forte vigilanza». La Bce, dice Tri- chet, è «pronta ad agire» per «contenere i rischi al rialzo dei prezzi» e per «evitare effetti di rimbalzo» dovuti ad aumenti del petrolio e delle materie prime che renderebbero permanente l'incremento dell'inflazione”;

- NON A CASO il giorno 7 marzo 2011, alle ore 18,52 circa, il Presidente della Federconsumatori (durante la trasmissione geo e geo) ha detto che c’è un aumento del 30% dei pignoramenti delle case per i mutui che non si riescono a pagare a causa della crisi economica; che praticamente il 50 % dei mutui esistenti in Italia è in fase di pignoramento; che c’è inoltre la previsione oggettiva dell’aumento di 600/700 euro annue sui mutui in quanto la Bce (Banca Centrale Europea) è pronta ad aumentare -da aprile 2011- il costo del danaro per mantenere l’inflazione e non farla aumentare.

- NON A CASO la stessa cosa (cioè dell’aumento del costo del denaro da aprile 2011 per contenere il costo della pesante inflazione) l’abbiamo sentita (sempre da parte della Banca Centrale Europea) tutti noi durante i telegiornali del 7 marzo 2011.
Come anche abbiamo sentito tutti (sempre sui telegiornali del 7 marzo 2011) che dai dati ufficiali risulta che PIU’ DI UNA DONNA ITALIANA SU DUE PERDE IL LAVORO: la stessa cosa lo ha anche detto il Ministro del Turismo (Michela Vittoria Brambilla) durante la trasmissione “Ballaro” del giorno 8 marzo 2011.

- NON A CASO il TANTISSIMO ALTRO, i cui dati ufficiali e pubblici riferisco sulla presente raccolta.

Risulta inoltre ufficialmente inoltre che mentre le tasse dirette sono state abbassate del solo 1 % si sono costretti i Comuni, le Province e le Regioni ad aumentare le tasse locali (che tutti noi paghiamo) del 45 % per tenere aperti asili, trasporti e servizi sociali essenziali per i cittadini.

Oltretutto se tutte le persone vengono subito informate su questa legge (che entro il 2018 tutte le case dovranno essere messe a norma secondo il piano energetico nazionale) avranno almeno 8 anni di tempo per organizzarsi economicamente e per fare quei lavori obbligatori entro il 2018.

Non si è data però la minima divulgazione e non c’è stata pubblicità neanche tramite i mass-media a questo obbligo di legge così economicamente oneroso per decine di milioni di persone: siamo 61 milioni di abitanti e l’81% cento degli italiani (come, in questi ultimi anni rileva e comunica ufficialmente l’ISTAT - il nostro Istituto Nazionale di Statistica) vive in case di proprietà, acquistate però da anni e che quindi sono bisognose di essere tutte messe a norma.

Invece, se di questa legge verrà data divulgazione, accadrà che per il suo ottemperamento ci sarà anche la nascita di tanto lavoro per moltissimi: tra cui i professionisti, quali geometri e architetti; tra cui tantissimi tipi di attività e di aziende e quindi anche per tantissime persone che oggi non trovano lavoro. Questo è l’unico aspetto positivo che ne deriva.

E’ ormai evidente (anche per questa legge che entro il 2018 tutte le case presenti sul nostro territorio devono essere messe a norma secondo il piano energetico nazione; ma soprattutto per tutto quanto è in atto relativamente alla crisi che risulta oggettivamente irreversibile e i cui dati ufficiali e pubblici sconosciuti li riferisco nella presente raccolta) che chiunque volesse o vorrà acquistare, OGGI o DOMANI, una casa (soprattutto in Italia) deve procedere con ESTREMA cautela in tutti i sensi: purtroppo quasi tutta la gente comune (quali siamo quasi tutti noi) sa pochissimo sulla crisi economica e le poche notizie che conosce sono tutt’oggi MOLTO MOLTO nel vago.
Proprio perché le persone non conoscono praticamente nulla neanche sulla realtà della crisi accade che la maggioranza di loro continua ad illudersi pericolosamente sull’avvenire.

Ma la preoccupazione di TANTA gente con i valori dell’umanità (fortunatamente ce ne ancora tanta nel mondo e sono anche quelli che fanno parte del volontariato, della Croce Rossa, di organizzazioni scientifiche e umanitarie e di altro) è che così facendo tutte queste persone, che ancora si illudono o non si sono resi conto, non potranno nemmeno mettere in atto una strategia delle proprie risorse economiche per tutelare se stessi e le proprie famiglie.

Chiunque vuole può approfondire personalmente quale sia la reale situazione economica nazionale, europea e mondiale a 360° e quali siano le vere cause della crisi: se così fa è inequivocabile che scoprirà uno scenario inaspettato.
C’è però il rischio di spaventarsi della portata e delle conseguenze prossime e future perché sono inimmaginabili (esattamente come è accaduto anche a me), ma deve essere contento di sapere finalmente come stanno i fatti perché questo gli da la possibilità di agire con estrema cautela a 360° per quanto attiene qualsiasi scelta o spesa che bisognerà fare in qualsiasi campo e per qualsiasi cosa: maggiormente se fosse relativa ad un acquisto così importante, definitivo e oneroso come quello della casa in una crisi economica di questa portata.

In più viene anche a scoprire molte notizie SCONOSCIUTE sulle agenzie immobiliari e soprattutto su tutti gli aspetti degli ultimi 11 anni del mercato immobiliare nazionale, europeo e mondiale, anche in relazione alle problematiche bancarie di questi ultimi 11 anni.

Per iniziare (tra le notizie di natura accademica, scientifica, bancaria, economica che riferisco sulla crisi nazionale, europea e mondiale) c’è la SCONOSCIUTA (ma FONDAMENTALE) relazione della Comunità Europea del 29 marzo 2009.

Cito quanto vi è stato scritto: sull' “ADATTAMENTO AL DISASTER MOVIE” geo-ecologico che colpirà maggiormente le nazioni che si affacciano sul Mediterraneo e particolarmente Grecia, Spagna, Italia, Francia e sulla conseguente irreversibile crisi che ne sarebbe derivata soprattutto per la Grecia, l’Italia, la Francia e la Spagna. Si parlava anche ed espressamente (maggiormente per queste 4 nazioni) di desertificazione, epidemie, carestie, siccità, alluvioni, caduta delle infrastrutture, maremoti terremoti, ecc. ecc.

Questo veniva scritto quindi dalla Comunità Europea il 29 marzo 2009: è evidente che quanto scriveva era basato su dati oggettivi e documentati.

Le parti più salienti di questa importantissima relazione sono state però pubblicate su 2 intere pagine del quotidiano “ La Repubblica” ad aprile 2009.
La “Repubblica” è uno dei 4 quotidiani di diverso indirizzo politico che acquisto e che ogni giorno scorro velocemente.

Avendo sempre voluto ragionare con la mia testa e non essendo mai stata realmente interessata a nessun indirizzo o dottrina politica (ma solo all’agire in modo rispettoso della dignità mia e di chiunque altro e all’agire in modo equo con tutti e per tutti: amici o “nemici” che fossero) accade che da anni leggo le notizie provenienti da più fonti politiche, per avere poi io, da sola, la possibilità di capire come stiano veramente i vari fatti.

Come ho già detto su quella relazione della Comunità Europea del 29 marzo 2009 vi erano anche accennate alcune delle gravissime problematiche che avrebbero maggiormente colpito Grecia, Italia, Spagna e Francia (comprese epidemie, carestie, siccità, alluvioni, desertificazione, caduta delle infrastrutture, alluvioni, terremoti, maremoti, ecc, ecc. ecc) e le relative conseguenze: l’ulteriore crisi economica.

PER ESEMPIO non molti sono al corrente (ma sicuramente lo sono quelli che hanno sentito diverse trasmissioni televisive degli ultimi mesi del 2010) che DAL 2010 le punture dei pappataci (insetti la cui presenza annuale si rileva dalla primavera all’autunno) sono divenute pericolosissime anche per noi esseri umani perché ci trasmettono una malattia (si chiama la leishmaniosi) che fino all’anno 2009 attaccava invece solo gli animali (quando venivano punti). Questo è solo uno dei tanti effetti dei cambiamenti climatici che si stanno verificando in tutto il mondo.

PER ESEMPIO non molti sono al corrente che in Italia non ci sarà più produzione di kiwi dal 2010 (frutto che si matura a novembre) perché DAL 2010 tutte le piante sono state attaccate, all’improvviso, da un insetto che le ha distrutte e che ha avuto una propagazione velocissima (per via aerea) su tutto il nostro territorio e pertanto dal 2010 quella nostra produzione è praticamente finita: fino al 2009 siamo stati il paese al mondo che ne produceva e ne esportava di più.
Questo è solo uno dei tanti effetti dei cambiamenti climatici che si stanno verificando in tutto il mondo.

PER ESEMPI non molti sono al corrente che in Italia si sta verificando dal 2010 la moria di tutte le palme, in quanto l’insetto (chiamato “punteruolo rosso”) le ha e le sta attaccando tutte: vista la capacità di propagazione velocissima ed estesa di questo insetto e visto che il trattamento chimico che bisognerebbe fare ad ogni palma per eliminarlo costerebbe intorno alle 300 euro ogni volta e che bisognerebbe ripeterlo su ognuna ogni 3 mesi, è evidente che di qui a brevissimo tempo in Italia non esisteranno più palme vive.
Questo è solo uno dei tanti effetti dei cambiamenti climatici che si stanno verificando in tutto il mondo.

Ma ci sono moltissime altri cose estremamente negative che stanno accadendo anche in Italia (così come -da alcuni anni- sentiamo anche in televisione e così come leggiamo sui giornali) a causa del cambiamento climatico che sta interessando l’intero nostro pianeta e sta creando enormi problemi alla maggior parte delle nazioni.

Anche nel resto del mondo (come abbiamo spesso sentito anche sui nostri telegiornali e letto anche sui nostri quotidiani a partire da qualche anno fa e fino alla data odierna) si stanno verificando un po’ ovunque e da diversi anni eccezionali e terribili alluvioni, epidemie, tornadi, esplosioni di vulcani con particolari emissioni, morie improvvise di migliaia di uccelli e pesci e molto altro.

PER ESEMPIO accenno solo a quello che tutti noi abbiamo saputo proprio nei primi giorni di febbraio 2011 come fatti eccezionali nel mondo che stavano accadendo.
Nel telegiornale di RAI NEWS del giorno 2 febbraio 2011, delle ore 14.45, abbiamo saputo che:
- negli USA (come mai verificatasi in precedenza) erano in atto e sarebbero durate ancora per chissà quanto tempo eccezionali tempeste di grandissimo freddo e neve per un eccezionale fronte di 4.000 km (quattromila chilometri) e gli esperti sottolineavano addirittura che queste tempeste potrebbero mettere a rischio di vita;
- in Australia erano eccezionalmente in atto e sarebbero durate per chissà quanto tempo ancora tantissimi e continui incendi che stanno minacciando l’intero stato di Vittoria;
- in Giappone si è svegliato dopo 56 anni un vulcano dal quale fuoriescono emissioni che arrivano a 2000 (duemila) km di altezza.

Per esempio sui telegiornali del giorno 11 marzo 2011 abbiamo saputo che in Giappone c’è stato (lo stesso 11 marzo 2011) un terremoto di magnitudo 8.9 e che inoltre c’è allerta tsunami in tutto il Pacifico.
Un articolo su Tiscali citava quanto appresso: Apocalisse in Giappone: terremoto e tsunami di 10 metri. Allarme nucleare .Ventisei morti. Onde altissime sull'isola di Fukushima. Bloccati gli impianti nucleari. Allerta in tutto il Pacifico. Sisma 900 volte superiore a quello dell'Aquila.

Sulla rete televisiva di Rai News, delle ore 14.30, abbiamo sentito, sempre il giorno 11 marzo 2011, che, dopo quanto è avvenuto in Giappone e temendo altri tsunami in tutto il Pacifico sono state evacuate molte delle coste che si affacciano su quell’oceano. Ed inoltre abbiamo sentito che c’è stato, nel frattempo, uno tsunami anche nelle isole Hawaii.

Sulla stessa rete televisiva di Rai News, nel pomeriggio dello stesso 11 marzo 2011, abbiamo sentito, che alcune centrali atomiche che erano state istallate in Giappone e che sono funzionanti sono state danneggiate dal terremoto di magnitudo 8.9 che ha colpito quella nazione, che ma che non si sa ancora quali generi di danni si siano verificati e se tali danni potrebbero arrivare a colpire la popolazione giapponese.

Sulla rete televisiva di Rai News, nella mattina del 12 marzo 2011, abbiamo sentito che una delle 20 centrali atomiche del Giappone è praticamente scoppiata e abbiamo sentito che a causa delle radiazioni che sono fuoriuscite e che si sono propagate nell’aria è accaduto che si è contaminata anche l’acqua e il cibo e che pertanto si stanno evacuando decine di migliaia di giapponesi che vivono nei dintorni di quella centrale: anche la Russia -che comunque è molto vicina al Giappone- ha allertato la sua popolazione per le radiazioni che potrebbero arrivare fin lì.

Per quanto attiene la relazione della Comunità Europea del 29 marzo 2009 (sull’adattamento al "disaster movie" geo-ecologico che avrebbe particolarmente colpito la nazioni che si affacciano sul Mediterraneo e particolarmente Grecia, Italia, Spagna e Francia e alla conseguente crisi economica soprattutto di queste 4 nazioni: prevedendo alluvioni, desertificazione, epidemie, carestie, maremoti, terremoti, caduta delle infrastrutture, ecc, ecc ) è stata fatta per presentarla al famoso G8 (come è infatti avvenuto) che si è tenuto a luglio 2009 proprio in Italia, ed esattamente nella terremotata città dell’Aquila, il cui terremoto devastante era avvenuto ad aprile 2009.

Tutti però si ricordano che doveva essere fatto in Sardegna, nell’isola della Maddalena.

A quel G8, dove è stata presentata quella relazione del 29 marzo, hanno partecipato tutti i capi di stato del mondo, compresi tutti quelli facenti parte della Comunità Europea e quindi anche il nostro capo di stato (ed altri nostri politici) che partecipò in rappresentanza dello stato italiano e facendo addirittura gli onori di casa: quando abbiamo visto in tutti i telegiornali di quei giorni di luglio 2009 il Presidente degli Stati Uniti e tanti altri capi di stato che, insieme al nostro capo di stato, si aggiravano tra le rovine di quel terremoto aquilano.

Questo sta ad indicare che TUTTI i capi di stato e i seguiti di ciascuno (che li hanno accompagnati) sono stati messi al corrente del contenuto di quella relazione della Comunità Europea del 29 marzo 2009: quindi anche tutti i NOSTRI rappresentanti.
Era luglio 2009.

Poiché sono sempre stata abituata a ragionare con la mia testa, è accaduto che proprio l’uso (su quella relazione della Comunità Europea del 29 marzo 2009) della parola “ADATTAMENTO AL DISASTER….” e non invece l’uso della parola “SOLUZIONE AL DISASTER…..” ha messo in evidenza, ma senza ombra di dubbio:

- che a quella situazione disastrosa (che la Comunità Europea sa che colpirà soprattutto le nazioni che si trovano sul Mediterraneo e particolarmente la Grecia, l’Italia, la Francia e la Spagna) NON C’E’ NESSUNA SOLUZIONE;

- che la crisi economica che ne deriva -maggiormente per la Grecia, la Spagna, l’Italia e la Francia- è evidentemente montata nel corso degli anni (perché sono anni che tutti stiamo creando incommensurabili disastri ambientali a tutto il pianeta e pertanto anche in Grecia, Spagna, Italia e Francia), ed è assolutamente IRREVERSIBILE;

- che tutti i massimi rappresentanti delle nazioni che fanno parte della Comunità Europea lo sapevano da anni, altrimenti quella relazione non sarebbe stata preparata il 29 marzo del 2009 e portata dalla Comunità Europea al G8 che si è tenuto a luglio 2009, nella terremotata città dell’Aquila, dove anche TUTTI loro vi hanno partecipato (compresi i nostri che hanno persino fatto gli onori di casa).

Mi aspettavo in Italia dibattiti o altro su notizie tanto gravi anche per il futuro della nostra nazione, invece ho verificato che, a parte quella pubblicazione sulle due pagine del quotidiano “La Repubblica”, c’è stato il silenzio totale e pertanto quasi nessuno sa della sua esistenza e quindi nessuno sa tutto quello che di drammatico accadrà, in tutti i sensi, anche nella nostra nazione sotto tutti gli aspetti.

Di contro abbiamo invece sentito dirci e ripeterci, come risultato di quel G8 di luglio 2009, che la crisi si stava risolvendo nella nostra nazione, in Europa e nel mondo: questo ci è stato detto e ripetuto fino a quasi fine aprile 2010.

Invece a partire dalla fine di aprile 2010 (pertanto a distanza di un anno da quanto aveva scritto la Comunità Europea il 29 marzo del 2009) è iniziata all’improvviso ad arrivare drammaticamente alla ribalta e quindi alla conoscenza di noi tutti la vera realtà della crisi economica in Italia, Francia, Grecia, Spagna e in tutti i mercati azionari del mondo: come tutti noi sentivamo anche in tutti i telegiornali e come leggevamo anche su tutti i quotidiani di quei giorni. Così come vediamo tutt’oggi.

Presumo che “dimenticandosi” di come stanno veramente le cose e quindi le vere motivazioni della crisi economica (di cui anche a quella relazione della Comunità Europea del 29 marzo 2009 per quel G8 di luglio 2009, di cui nessuno ha mai dato la minima pubblicità) ci siamo di nuovo sentiti dire “che in Italia la crisi era ormai superata” anche dopo il G20 che si è tenuto il 26 giugno 2010 a Toronto (Canada): dove l’unica breve notizia che è stata fatta arrivare a tutti noi era l’IMPEGNO che hanno preso tutte le nazioni che ne hanno fatto parte (comprese tutte quelle della Comunità Europea e quindi anche l’Italia) di dimezzare ciascuno il proprio disavanzo (spesa pubblica maggiore delle entrate fiscali) in soli 3 anni (entro il 2013) e che subito dopo ciascuna nazione dovrà provvedere alla diminuzione del proprio debito pubblico.

Quando già sappiamo che per la maggior parte non sarà invece possibile perché, per riuscirci, dovremmo eliminare in un attimo i 2/3 della popolazione mondiale e nel contempo dovremmo eliminare, con un unico colpo di spugna, tutti gli enormi danni ambientali che abbiamo fatto all’intero nostro pianeta, che (come dicono e ripetono da diversi anni tanti insigni accademici, economisti e ambientalisti internazionali) SONO LA VERA CAUSA DELLA CRISI ECONOMICA IN TUTTA EUROPA E NELL’INTERO MONDO e che (come dicono tantissimi scienziati, accademici, economisti internazionali) per tale motivo stiamo solo alla punta dell’iceberg della crisi: come si evince proprio dalla relazione della Comunità Europea del 29 marzo 2009, sull'adattamento al "disaster movie" geo-ecologico che avrebbe particolarmente colpito le nazioni che si affacciano sul Mediterraneo e maggiormente Grecia, Italia, Spagna e Francia (con alluvioni, siccità, epidemie, carestie, desertificazione, maremoti, caduta delle infrastrutture, ecc).

Anche in una delle ultime trasmissioni televisive di “Superquark” (di Piero Angela) del mese di giugno 2010 sono stati intervistati molti eminenti scienziati italiani e internazionali e tutti sono stati concordi nell’affermare che ENTRO questo secolo (pertanto NON ALLA FINE O DOPO) TUTTI i ghiacciai del polo nord e del polo sud si saranno sciolti, creando disastri ambientali su tutto il pianeta che noi non riusciamo nemmeno ad immaginare e che purtroppo verrà vissuto in pieno dai 30/40enni (di questi anni e cioè di quelli del 2000-2010) e dalle successive generazioni.

Oltretutto è previsto dagli scienziati e dagli accademici internazionali che la popolazione mondiale aumenterà di altri 3 miliardi entro la metà di questo secolo (pertanto arriveremo ad essere circa 10 miliardi) con tutte le ulteriori devastanti conseguenze, in tutti i sensi.

Per esempio: uno dei grandi problemi che nascerà dall’aumento della popolazione mondiale e dall’aumento della desertificazione sarà proprio l’aumento della fame nel mondo.

Questa conferma sullo scioglimento delle due calotte polari entro questo secolo è avvenuta non sulla base di semplici supposizioni, ma sul costante e diretto monitoraggio che stanno facendo da molti anni tutti gli scienziati del mondo direttamente su tutti quei ghiacciai polari, in particolar modo da quando si è verificato il “buco” nell’ozono.

NON A CASO in una trasmissione televisiva di 7/8 anni fa fecero vedere tutte le operazioni di copertura (con appositi fogli) dell’ultimo grande ghiacciaio che era rimasto in Svizzera, per rallentarne lo scioglimento totale.

NON A CASO risulta ufficialmente (per esempio) che in Italia i ghiacciai sono diminuiti del 50% negli ultimi 80 anni e che quelli rimasti continuano a perdere dimensioni e volume ad una velocità impressionante ogni anno.

NON A CASO risulta ufficialmente che in Germania è già da diversi anni che hanno iniziato a coltivare gli olivi e quindi a produrre olio, perché la temperatura del nostro pianeta si è così innalzata tanto da consentirlo anche nella loro nazione già da parecchi anni: è sopratutto la nostra provincia di Pistoia che gli fornisce gli alberi di olivi in quanto l’attività vivaistica in genere è la sua maggiore attività e risorsa.

NON A CASO anche a Mosca e in Romania le temperature estive arrivano da qualche anno anche a 40 gradi.

NON A CASO ai primi di luglio 2010 abbiamo raggiunto nelle zone montane per eccellenza del nord Italia i 35/40/46 gradi di temperatura: compresa la città di Bolzano, che è risultata ufficialmente essere, nel 2010, la più calda d’Italia (come abbiamo sentito dirci nei telegiornali dei primi di luglio 2010) insieme alla città di Trieste. Quest’ultima è arrivata, in quel mese, addirittura a 46 gradi di temperatura e il mare Adriatico che la bagna è arrivato a misurare 32 gradi, ma dall’inizio del bagnasciuga fino ad arrivare alla profondità di 2 metri.

NON A CASO viene ufficialmente denunciato dai Ministeri preposti e dalle associazioni di settore che la quantità del pescato di aprile, maggio e giugno di questi ultimissimi anni si è ridotto del 60-70 % lungo le nostre coste perché il pesce presente nei nostri mari è enormemente diminuito: soprattutto per le temperature dei mari che si stanno innalzando sempre di più nei periodi primaverili, estivi ed autunnali, in particolar modo a causa dello scioglimento delle calotte polari.

Sono di diversa natura due degli effetti che stanno derivando (già da qualche anno) dal continuo e veloce scioglimento dei ghiacciai delle calotte polari e che sta colpendo moltissime nazioni del mondo (tra cui anche l’Italia). Mi riferisco al:

- verificarsi dell’eccezionale e terribile ulteriore gelo nei periodi invernali ( come è accaduto anche in Italia dall’inverno del 2009, come riferirò più avanti);

- verificarsi dell’eccezionale e terribile ulteriore caldo nei periodi estivi (come sta ormai accadendo anche in Italia da qualche anno e maggiormente dall’estate del 2010, come riferirò più avanti).

Risulta ufficialmente dalle amministrazioni pubbliche preposte e dalle associazione di settore che fino a qualche anno fa (pertanto circa fino al 2000) i piccoli pescatori professionisti con l’abbondantissimo pescato dei mesi di aprile, maggio e giugno lungo le nostre coste sopravvivevano economicamente tutto l’anno, mentre il pescato che in tutti gli altri mesi già si sapeva che era enormemente inferiore era in effetti un più.
Risulta ufficialmente che, per tale motivo, è enormemente diminuito il numero di nostri pescatori professionisti, in quanto hanno dovuto lasciare quell’attività perché non riuscivano più a sostenere economicamente in quel modo le loro famiglie.
Anche l’abbandono della pesca in Italia peggiora di anno in anno: così come per moltissime altre attività in TUTTI i settori della nostra economia.

Già dai primi da dicembre 2010 a tutt’oggi risulta ufficialmente che la pesca in Italia va malissimo proprio in questi mesi invernali (come non era MAI accaduto negli anni passati) proprio perché in Italia non c’è pescato di nessun genere per nessun genere di pesca. Perché?
Nell’abito dell’associazionismo dei pescatori italiani si suppone che la causa sia che ormai il mare in inverno è divenuto molto, molto più freddo di prima e che pertanto i pesci rimangono rintanati: le correnti marine ora molto più fredde nel periodo invernale deriverebbero dallo scioglimento continuo dei ghiacciai del polo nord e sud, causato dall’aumento della temperatura su tutto il pianeta.

Come riferiscono accademici ed economisti internazionali se poi si parla di diminuire il disavanzo (spesa pubblica maggiore delle entrate fiscali) e poi l’enorme debito pubblico dell’Italia (CHE già a fine maggio 2010 RISULTAVA UFFICIALMENTE ESSERE IL 1° DEBITO PUBBLICO PIU’ ALTO D’EUROPA E IL 3° DEBITO PUBBLICO PIU’ ALTO DEL MONDO, che oltretutto continua ufficialmente e vertiginosamente aumentare di mese in mese) e sempre ché si riesca a farlo, allora saranno tante altre lacrime e in più tantissimo “sangue vero”, ma per anni e anni, per TUTTI TUTTI noi cittadini comuni: che andranno ad aggravare enormemente ed ulteriormente la già grave situazione economica della maggioranza dei nostri concittadini (cassaintegrati, precari, tutti coloro che già non trovano lavoro, stipendiati, artigiani, proprietari di esercizi pubblici, lavoratori indipendenti, tante piccole, medie e grandi aziende, pensionati ecc.).

Il giorno 2 febbraio 2011 (come tutti abbiamo letto sulle didascalie durante il telegiornale di RAI NEWS delle ore 14.45 di quel giorno) l’ISTAT (il nostro Istituto Nazionale di Statistica) comunicava ufficialmente “la crisi taglia la ricchezza degli italiani”.

Il giorno 11 gennaio 2011 l’ISTAT ha comunicato che il reddito della maggior parte delle famiglie italiane era “al palo” già al terzo trimestre 2010.

Il giorno 15 febbraio 2011 l’ISTAT ha ufficialmente comunicato quanto appresso (su economia-Politica economica) su un articolo il cui titolo era “Oltre i 27 miliardi il deficit commerciale italiano nel 2010: è il dato peggiore mai registrato”.
Questo articolo è stato pubblicato il 15 febbraio 2011 alle ore 16:45 e tra le altre cose diceva:
“Nel 2010, la bilancia commerciale italiana ha riportato un deficit di 27,314 miliardi (-5,9 miliardi nel 2009), secondo le stime Istat: il più ampio mai registrato”.

Pertanto è evidente che questi 27,314 miliardi di euro erano il deficit dei nostri pagamenti con l’estero nel 2010, mentre invece nel 2009 quel nostro deficit era di soli 5,9 miliardi: in un solo anno quel nostro debito dei pagamenti con l’estero lo abbiamo aumentato di 21 miliardi: risulta essere il più alto in Europa.

Nel frattempo però ci siamo sentiti ottimisticamente dire (sui telegiornali e quotidiani) il 18 febbraio 2011 che in Italia c’è stato un incremento del 10 % delle vendite all’estero dei nostri prodotti:

- PERO’, mentre ci sentivamo dire questo, è accaduto che quello stesso 18 febbraio 2011 il Governatore della Banca d’Italia intervenendo al seminario Eurofi, preparatorio del G20 di Parigi, ha anche detto che oggi a rischio sono le banche;

-PERO’, mentre ci sentivamo dire questo, è accaduto che il Ministro Tremonti il giorno 20 febbraio 2011 (come si è visto sul tg3 notturno, delle ore 0,45) parlava in termini più che allarmanti della nostra crisi (questo spezzone del suo discorso è stato mandato in onda solo in quel momento e pertanto solo di notte);

- PERO’, mentre ci sentivamo dire questo, è accaduto che il giorno 26 febbraio 2011 sempre il dott. Draghi, (Governatore della Banca d’Italia) abbia detto pubblicamente che “siamo un paese fermo a 15 anni fa; che è molto preoccupato per i nostri giovani in quanto moltissimi rimangono disoccupati perché in Italia non c’è lavoro; che anche quelli che lavorano prendono al massimo 750 euro mensili e che quello stipendio è comunque molto più basso di quanto guadagnano i giovani delle altre nazioni della Comunità Europea” (tutto questo lo abbiamo sentito dire da lui durante il telegiornale della 7, alle ore 20,43 circa);

- PERO’, mentre ci sentivamo dire questo, sono uscite delle notizie inquietanti (dagli organi ufficiali),una delle quali è stata riportata dal Corriere della Sera di venerdì 4 marzo 2011, pagina 2
"Tassi più alti contro l'inflazione" - La Bce alza la guardia sui prezzi. "Possibili tassi più alti ad aprile"
di De Feo Marika

Ecco una piccola, ma molto significativa, parte dell’articolo: “La previsione del presidente della banca europea. L'America teme lo choc petrolifero. Benzina oltre 1,6 «Tassi più alti contro l'inflazione» La Bce pronta ad aumentare il costo del denaro in aprile La Banca centrale europea alza la guardia sui prezzi: contro l'inflazione possibili tassi più alti ad aprile. Per il presidente, Jean-Claude Trichet, è necessaria una «forte vigilanza». La Bce, dice Tri- chet, è «pronta ad agire» per «contenere i rischi al rialzo dei prezzi» e per «evitare effetti di rimbalzo» dovuti ad aumenti del petrolio e delle materie prime che renderebbero permanente l'incremento dell'inflazione”;

- PERO’, mentre ci sentivamo dire questo, il giorno 7 marzo 2011, alle ore 18,52 circa, il Presidente della Federconsumatori (durante la trasmissione geo e geo) ha detto che c’è un aumento del 30% dei pignoramenti delle case per i mutui che non si riescono a pagare a causa della crisi economica; che praticamente il 50 % dei mutui esistenti in Italia è in fase di pignoramento; c’è inoltre la previsione oggettiva dell’aumento di 600/700 euro annue sui mutui in quanto la Bce è pronta ad aumentare -da aprile 2011- il costo del danaro per mantenere l’inflazione e non farla aumentare;

- PERO’, mentre ci sentivamo dire questo, è accaduto che la stessa cosa dell’aumento del costo del denaro da aprile 2011 per contenere il costo della pesante inflazione l’abbiamo sentita (sempre da parte della Banca Centrale Europea) tutti durante i telegiornali del 7 aprile 2011.

- PERO’, mentre ci sentivamo dire questo, sta accadendo che come anche abbiamo sentito tutti (sempre sui telegiornali del 7 aprile 2011) che dai dati ufficiali risulta che PIU’ DI UNA DONNA ITALIANA SU DUE PERDE IL LAVORO;

- PERO’, mentre ci sentivamo dire questo, è accaduto qualcosa di veramente grave con i fondi accantonati per il TFR di moltissimi lavoratori privati (ovvero con fondi per il trattamento del loro fine rapporto di lavoro), di cui allego direttamente l’articolo che ho trovato su http://www.pmi.it/contabilita-e-fisco/news/8667/tfr-inps-per-pagare-i-conti-pubblici.

Attenzione: QUANTO ACCADUTO E’ OGGETTO DI UNA "DENUNCIA" DA PARTE DELLA CORTE DEI CONTI, IN QUANTO SONO STATI USATI QUEI FONDI (circa 16 miliardi di euro) PER PAGARE I CONTI PUBBLICI DELLO STATO.
Riporto l’articolo (titolo e testo) che, tra l’altro evidenzia, come dal 2007 al 2010 si sia andati a “raschiare” il fondo del barile per poter pagare i nostri conti pubblici: evidentemente così tanto malmessi in questi anni, tanto che nel 2005 avevamo il QUINTO debito pubblico più grande nel mondo mentre a maggio 2010 siamo arrivati ad avere il terzo debito pubblico più grande nel mondo.

Ecco il titolo e il testo:

“TFR AZIENDALE: FONDO INPS USATO PER PAGARE I CONTI PUBBLICI
di Noemi Ricci
Venerdì 11 marzo 2011
TFR INPS delle aziende usato dal Governo per finanziare la Spesa Pubblica, senza alcun indennizzo:denuncia della Corte dei Conti.
Accantonamenti TFR dei lavoratori privati usati per pagare i conti pubblici dello Stato: dal 2007 al 2010 il Governo ha prelevato dal Fondo INPS (i versamenti delle imprese con almeno 50 dipendenti) ben 15,86 miliardi di euro usando le quote del TFR non destinate alla previdenza complementare. Il Fondo Tesoreria TFR gestito dall’INPS + stato infatti usato dal Governo per pagare i conti pubblici e per scopi diversi da quelli previsti dalla legge, SENZA NESSUNA REINTEGRAZIONE.
La DENUNCIA E’ DELLA CORTE DEI CONTI che ha presentato una specifica relazione alle Camere dopo l’allarme già lanciato lo scorso febbraio con delibera “2/1010/G.
= un’operazione di natura espropriativa senza indennizzo o comunque di prelievo fiscale indiretto nei confronti di categorie interessate a versamenti finalizzate a scopi ben diversi dal sostegno alla finanza pubblica=.
Di questo passo, allo scadere dei 10 anni dall’introduzione del nuovo meccanismo del TFR, la quota attualmente di 15, 86 miliardi prelevati arriverà a 30 miliardi. SOLO il Ministero del Tesoro dal 2010, dopo le contestazioni della magistratura contabile, si è messo in regola non destinando più quote del TFR incassato alla spesa corrente.
Il Fondo Tesoreria, lo ricordiamo, è un fondo statale gestito dall’INPS in cui affluiscono gli accantonamenti dei lavoratori -di aziende con almeno 50 dipendenti- che decidono di mantenere il TFR presso il datore di lavoro invece di destinarle a fondi di previdenza complementare.
Il MINISTERO DELL’ECONOMIA ha risposto alle accuse affermando che non c’è =alcun nocumento ai soggetti interessati ai versamenti e ai prelievi= e che il meccanismo produrrà un risanamento delle spese pubbliche finanziando a fondo perduto non solo gli investimenti (capace di comportare un ritorno economico), ma anche la spesa corrente dando vita ad =un trend favorevole almeno decennale=.
Punti contestati dai magistrati contabili, per voce di Fabio Carosi e Aldo Viola della sezione di Controllo sulla Gestione delle Amministrazioni dello Stato, che ritengono i dati finanziari esposti parziali, lacunosi e fondati su =statistiche elementari=. Nessun ottimismo quindi, anzi, ciò causerà degli squilibri di cui =potrebbero fare le spese i futuri contribuenti e i percettori delle prestazioni pensionistiche=. Senza contare poi i possibili =problemi di equità intergenerazionali= “.

Qui termina l’articolo però se si vuole saperne di più (ANCHE IN MERITO A QUALI LAVORATORI PRIVATI SONO INTERESSATI A QUESTO PROBLEMA) BISOGNA andare sul sito della CORTE DEI CONTI.

Nel frattempo economisti e accademici internazioni (come anche alcuni nostri) stanno ormai dicendo da tempo (come lo ha affermato anche il giornalista Mughini durante, nel corso di una trasmissione televisiva su RAI 3, il giorno 3 febbraio 2011, delle ore 11.25) ”che l’Italia è ormai alla bancarotta e che stiamo vicini alla situazione greca".

NON A CASO il fisico e premio nobel Carlo Rubbia (nonché presidente dell’Enea – Ente Nazionale Energia Nucleare) scrisse e disse nel 2004 (durante un convegno internazionale, di cui apparve appena un trafiletto sul “Corriere della Sera” e non vi fu il minimo dibattito o non ne venne data informazione alla popolazione):
“l’economia dei paesi industrializzati sono come un treno in corsa senza manovratore”.
Si sta parlando di 7 anni fa e pertanto quando la crisi nazionale, europea e mondiale era già cominciata da qualche anno, ma era molto meno evidente ed in più nessuno ce ne parlava e pertanto noi cittadini comuni non ne sapevamo niente.

NON A CASO il NEF (New Economic Fondation, la cui sede si trova a Londra) alla fine del 2010 ha ufficialmente comunicato che, per l’anno 2010, l’umanità aveva esaurito tutte le risorse rinnovabili del nostro pianeta già ad agosto, mentre 20 anni fa arrivavamo invece ad esaurirle a fine dicembre: questo sta ad indicare sia che stiamo velocemente esaurendo tutte le risorse rinnovabili del pianeta e sia che tutto questo ci ha conseguentemente portato ad un disastro ecologico irreversibile e man mano la situazione peggiorerà sempre più velocemente in quanto abbiamo intaccato anche le risorse che non faranno più in tempo a rinnovarsi.
Rispetto a quest’ultimo problema è come dire (per fare un esempio, che però non è così calzante) che una famiglia che già sa che per un intero anno potrà contare ESCLUSIVAMENTE (per esempio) su 20.000 euro (che pertanto dovrebbero durargli l’intero anno) ed invece ad agosto li ha completamente finiti.

Io (che dopo 40 anni di lavoro nella pubblica amministrazione sono in pensione da pochissimi anni) oltre a leggere quotidianamente giornali di ogni estrazione politica e poi anche “il sole 24 ore”, “Milano Finanza” ed altri; oltre a monitorare in continuazione le notizie che appaiono sui vari siti internet di economia) guardo anche i vari telegiornali giornalieri su tutte le reti televisive (talvolta anche quelli notturni) e faccio zapping soprattutto fra le varie trasmissioni televisive e radiofoniche dove si parla di economia e di natura e di tutto quanto è correlato con questi due aspetti. Faccio tutto ciò proprio per recepire più informazioni possibili su questa ormai gravissima situazione nazionale, europea e mondiale: ma soprattutto per capire cosa stiamo provocando in continuazione al nostro pianeta e come quest’ultimo reagisce e quali conseguenze ne derivano per l’intera umanità.

pur non avendo mio marito ed io avuto figli, pur essendo entrambi pensionati (io da parte dello Stato e mio marito da parte di un istituto bancario) non siamo degli egoisti e pertanto non possiamo e non vogliamo dire che non ce ne importa nulla di tutto quello che accadrà a tutti gli altri e alle generazioni future.

C’è un significativo articolo sulla crisi economica italiana di Eurispes che ho trovato su Tiscali-economia il giorno 11 gennaio 2011: Arrivare a fine mese è "uno scoglio insormontabile" per il 35,1% delle famiglie italiane (vedi link seguente)
http://notizie.tiscali.it/articoli/economia/11/01/28/eurispes-italiani-pessimisti-manca-lavoro-contratti-tempo-determinato.html.

L’Eurispes (al 1982 al 1993 si chiamava "Ispes") è un istituto privato di studi politici, economici e sociali, senza fini di lucro. Opera nel campo della ricerca politica, ecomomica, sociale e della formazione. Il presidente è Gian Maria Fara, sociologo e direttore del Corso di Laurea in Studi Politici e delle Relazioni Internazionali presso la Link Campus University, docente di "Sociologia generale" presso la stessa Università e di "Scienze dell'Opinione Pubblica" presso la Lumsa.
Il segretario generale è Marco Ricceri, storico dell'Unione Europea, docente di Organizzazione politica dell'Europa presso la Link Campus University of Malta. L'Eurispes ogni anno pubblica il Rapporto Italia, un'analisi sullo stato della politica, dell'economia e della società italiana.
L'Istituto Eurispes realizza studi e ricerche per conto di imprese, enti pubblici e privati, istituzioni nazionali ed internazionali. Nello stesso tempo, promuove e finanzia autonomamente indagini su temi di interesse sociale, attività culturali, iniziative editoriali, proponendosi come centro autonomo di informazione ed orientamento dell'opinione pubblica e delle grandi aree decisionali che operano in Italia.
Tra le attività proposte di recente dall'Eurispes vi è la presentazione di un nuovo paniere, differente da quello dell'Istat (Istituto Nazionale di Statistica). Il paniere prende come punto di riferimento una famiglia media italiana con 2 figli, cercando di rappresentarne lo stile di vita.
La differenza con il paniere ufficiale della rilevazione dei prezzi di Istat, che considera la spesa media della famiglia come risulta dalle statistiche ufficiali, è quella di escludere dalla rilevazione alcuni beni e servizi che la famiglia media acquista ed utilizza di rado (es. noleggio di automobili, trasporto aereo, imbarcazioni, luna park, alberghi ) e nella considerazione, superiore al loro effettivo peso nel paniere medio, delle spese relative alle locazioni, al mutuo della prima abitazione ed ai beni anelastici (generi alimentari, trasporti, servizi, abbigliamento e prodotti per la casa).

Come riferito ufficialmente “L’EURISPES NEL 2002 HA CRITICATO LA CAPACITA’ DI RILEVAZIONE DEI DATI SUL NOSTRO TERRITORIO DA PARTE DELL’ISTITUTO NAZIONALE DI STATISTICA NAZIONALE”.

ATTENZIONE: Nel suo “Rapporto Italia 2004” l’Eurispes prevedeva (fin dal 2004 e cioè quando nessuno -da nessuna parte- ci aveva mai parlato di crisi) per il futuro prossimo italiano un'inflazione sino al 20 per cento, prezzi alimentari aumentati del 29 per cento ed anche di quattordici milioni di famiglie disagiate.
La situazione però è evidente che sta e andrà via via peggiorando notevolmente rispetto alla già nera previsione che aveva fatto l’Eurispes, per il futuro dell’Italia già nel 2004.

Riporto ora una parte dell’articolo dell’Eurispes del giorno 11 gennaio 2011,che Tiscali-economia ha pubblicato però per intero:
“Il costo della vita è in continuo aumento - La quasi totalità degli italiani (95,5%) sostiene che l'aumento dei prezzi abbia colpito in modo particolare il carburante per le auto. A seguire i settori più colpiti sono quello dei generi alimentari (88,4%), le bollette (87,9%), i trasporti (80,8%), le spese per la salute (79,7%), i pasti e le consumazioni fuori casa (77%).
Per riuscire a stare a galla, rileva l'Eurispes, le famiglie tagliano le spese superflue e riducono i beni non essenziali, prima fra tutte la spesa per i regali (77,8%), per i pasti fuori casa (73,5%) ma anche per i viaggi (70%) e il tempo libero (69,3%, +8,8% rispetto al 2010).
Un ulteriore punto fermo in clima di recessione economica, l'acquisto dei prodotti in saldo (74,5%, 68,3% nel 2010) o comunque presso punti vendita più economici come grandi magazzini, mercatini o outlet (71,3%, +0,4%).
Arrivare a fine mese è "uno scoglio insormontabile" per il 35,1% delle famiglie italiane. L'Eurispes delinea un quadro "preoccupante": nel 2011 "sono in diminuzione le famiglie italiane che nonostante tutto riescono a risparmiare qualcosa (26,2% contro il 30,8% del 2010) e a raggiungere l'ormai ambito traguardo della fine del mese (61% contro 66% del 2010). Un traguardo - rileva ancora l’istituto - che rappresenta invece uno scoglio INSORMONTABILE per il 35,1% delle famiglie (nel 2010 erano il 28,6%)".
Il disagio aumenta vertiginosamente al Sud (43%), ma è acuto anche nel Nord-Est (37%) e nelle Isole (36,5%)”.

Il giorno 4 febbraio 2011 la Confcommercio ha detto ufficialmente e pubblicamente che “LA CRISI IN ITALIA E’ STRUTTURALE” :così come abbiamo sentito sul telegiornale di Rai3 delle ore 19.30.

Proseguo ora con le altre notizie sconosciute.
Per continuare (tra le notizie accademiche, scientifiche, economiche e bancarie che riferisco sulla crisi nazionale, europea e mondiale) bisogna poi andare a vedere tutto quanto sta iniziando palesemente ad accadere dal 29 aprile 2010 in poi soprattutto in Grecia, Spagna, Italia, Francia: che corrisponde a quanto era stato ventilato (UN ANNO PRIMA) il 29 marzo 2009 sulla suddetta relazione della Comunità Europea (quella che è stata fatta per essere portata al G8 che si è tenuto 1 anno e mezzo fa nella terremotata città di Aquila, a luglio 2009, come infatti è avvenuto durante quel summit).

Per meglio capire quello che ha relazionato la Comunità Europea quel 29 marzo 2009 su quale sarà la situazione prossima e futura anche italiana, bisogna ricordarsi che in Grecia (dove a fine aprile 2010 si è, all’improvviso, saputo che stava avvenendo il fallimento dello Stato e dove il territorio è però appena un terzo di quello italiano) ci sono però in tutto SOLO circa 10 milioni e 200.000 abitanti, di cui 5 milioni circa vivono ad Atene.

In Italia siamo invece circa 61 milioni di abitanti ufficiali (6 volte di più della popolazione greca) senza contare l’enorme quantità di presenze di stranieri con il permesso di soggiorno e di clandestini però stanziali (mentre in Grecia la presenza degli stranieri è più che minima perché le loro leggi sono più restrittive e categoriche): tutti quanti inoltre siamo sparsi su tutto il nostro territorio.

Come scrivono, anche tutti gli organi ufficiali di settore nazionali ed europei e i giornali finanziari, l’Italia, in proporzione, ha però un debito pubblico 4 volte maggiore di quello Greco.

Risulta ufficialmente, inoltre, che l’Italia ha investito in titoli greci 5 miliardi di euro molto prima che la crisi fosse palese anche in quella nazione.

Risulta ufficialmente che per evitare l’ulteriore catastrofe dello scioglimento della Comunità europea e tutte le conseguenze che ne sarebbero derivate (compreso il ritorno di ognuno a quella che era la moneta propria) tutti gli stati della Comunità hanno dovuto dare ciascuno miliardi di Euro alla Grecia a metà del 2010: dove oltre al fallimento dello Stato abbiamo saputo a fine aprile del 20120 che sono stati falsificati i bilanci della spesa pubblica.

Anche la stessa Italia li ha dovuti dare, ma con le conseguenze che tutti possiamo immaginare visti tutti i nostri enormi debiti che già avevamo: di gran lunga molto superiori a quelli della Grecia.

L’Italia ha una superficie di soli 301.338 chilometri quadrati e abbiamo però 61 milioni di abitanti, ma il nostro debito pubblico, come risulta ufficialmente e pubblicamente anche dai Ministeri preposti e dalla stessa Banca d’Italia (vedere il sito: www.bancaditalia.it) , era arrivato:
- a marzo 2010 a 1.797 miliardi di euro;
- ad aprile 2010 a 1.812,8 miliardi di euro;
- a fine maggio 2010 a 1.827,1 miliardi di euro e pertanto è aumentato di 15 miliardi rispetto al mese precedente .
- a settembre 2010 a 1.844 miliardi di euro
- ad ottobre 2010 a 1.867,39 miliardi di euro.

Da fine dicembre 2009 ad ottobre 2010 il nostro debito pubblico è cresciuto di oltre 100 miliardi di euro, quasi del 6% dai 1763,6 Miliardi di fine dicembre 2009.

Risulta ufficialmente che mentre in Italia si faceva la manovra urgente da 28 miliardi di euro a fine maggio 2010 (andando di nuovo a toccare le pensioni e poi anche le liquidazioni e sottraendo ingenti fondi alle regioni, con i quali prima venivano erogati importantissimi servizi alla popolazione, i cui dettagli li riferirò più avanti) il debito pubblico italiano era salito quello stesso fine maggio 2010 (pertanto da aprile 2010 e quindi in un solo mese) di 15 miliardi di euro (che corrispondono a trentamila miliardi delle vecchie lire).

Il debito pubblico dell’Italia, come risulta ufficialmente dai dati della Banca d’Italia, da gennaio 2009 alla fine di maggio 2010 era già salito di 65,8 miliardi di euro: quindi già in soli 5 mesi.

Dai dati ufficiali e pubblici risulta però che il nostro debito pubblico del 2005 era l’OTTAVO debito pubblico più alto nel mondo: mentre a fine maggio 2010, PERTANTO IN SOLI 5 ANNI, il nostro debito è così salito che siamo arrivati ad avere il terzo debito pubblico più grande del mondo.

MA ATTENZIONE: (come ho già sopra riferito) il fisico e premio nobel CARLO RUBBIA (nonché presidente dell’Ente Nazionale Energia Nucleare) ci aveva avvertito su quello che sarebbe stato il prossimo futuro anche della nostra nazione, in quanto scrisse e disse nel 2004 (durante un convegno internazionale, di cui apparve appena un trafiletto sul “Corriere della Sera” e non vi fu il minimo dibattito o non ne venne data informazione alla popolazione) “l’economia dei paesi industrializzati sono come un treno in corsa senza manovratore”.

A dare le sopradette notizie sul nostro debito pubblico è il supplemento Finanza Pubblica al bollettino statistico della Banca d’Italia: www.bancaditalia.it.

Anche la Banca d’Italia e il Ministero del Tesoro avevano ufficialmente comunicato a metà anno del 2010 che già quei nostri 1.827,1 miliardi di euro di fine maggio 2010 rappresentavano il debito pubblico più alto d’Europa e il terzo debito pubblico più grande del mondo.

Ma il PRIMO debito pubblico più grande del mondo lo hanno gli STATI UNITI D’AMERICA, che però hanno una superficie di oltre 9 milioni e 82 mila chilometri quadrati e oltre 300 milioni di abitanti e che però SONO IL TERZO PAESE PIU’ GRANDE DEL MONDO.

Mentre il SECONDO debito pubblico più grande del mondo lo ha il Giappone che però è un arcipelago composto da ben 6.852 isole e che però ha una popolazione di circa 128 milioni di individui.

C’è però un ulteriore e molto significativo dato ufficiale rispetto a quei 1.827 miliardi di euro di fine maggio 2010:
mentre per quanto attiene il debito pubblico nazionale il nostro era divenuto il terzo debito pubblico più grande nel mondo, invece per quanto attiene il debito pubblico PRO CAPITE di allora quel nostro debito già risultava ufficialmente essere divenuto il PRIMO nel mondo e pertanto ognuno di noi Italiani è quello che da fine maggio 2010 ha la sua parte di debito pubblico più alto nel mondo.

Risulta ufficialmente che solo la Cina, oggi e cioè negli anni 2009/2010, non ha praticamente debito pubblico.

Risulta ufficialmente, come anche detto da tutti i nostri telegiornali in data 24 agosto 2010, che anche in America (causa della crisi che oggettivamente continua) c’è stato il crollo del mercato azionario e delle vendite immobiliari: i prezzi degli immobili sono scesi già ad agosto 2010 del 30%, ma nonostante questo ribassamento notevole non si riesce a venderli. Esattamente come sta accadendo anche nella maggior parte dei paesi europei (per esempio in Italia).

Risulta ufficialmente che l’Italia (che ha il debito pubblico più alto d’Europa e il 3° debito pubblico più alto del mondo) ha deciso di “prestare”, a metà del 2010, alla Grecia 5,5 miliardi di euro a causa della crisi che è anche lì montata nel corso degli anni e che solo da fine aprile 2010 sta iniziando ad essere palese anche da loro: tanto che quello Stato è arrivato al fallimento e solo ad aprile 2010 si è saputo (perché solo da poco si era scoperto) che i loro conti pubblici “SONO RISULTATI FALSIFICATI”.

Risulta ufficialmente che la sola regione Lombardia ha investito in derivati greci (cosiddetti “tossici”) 115 milioni di euro, molto prima che anche in Grecia divenisse palese la crisi: sono prodotti finanziari derivati dal debito pubblico della nazione che li emette e che vengono acquistati da banche ed enti locali stranieri che vogliono fare questa operazione finanziaria.

Per entrare nei meandri dei derivati e di quello che sta veramente accadendo in Grecia e quali saranno le gravissime conseguenze economiche per tutti bisogna andare sul sito “economia.virgilio.it” e leggere l’articolo di economia del 4.5.2010, che è stato così denominato: “Stati sull'orlo della bancarotta: in Italia esiste un "rischio Grecia"? La Grecia va salvata perché il suo default colpirebbe tutti i risparmiatori europei. E' il gioco (perverso) dei derivati sul debito pubblico acquistati da banche ed enti locali. E sull'Italia ce n'è la maggiore quantità al mondo”.

Infatti risulta ufficialmente che sul debito pubblico italiano, che già è il terzo debito pubblico più grande del mondo, è stata emessa, per di più, la maggiore quantità di derivati tra tutti i paesi del mondo: 230 miliardi di dollari (questo già all’inizio del 2010), una cifra vertiginosa.

La DTCC (the depository trust & Clearing Corporation) un anno e mezzo fa (pertanto nel 2009) ci certifica la presenza di derivati sul nostro debito pubblico italiano pari a 150 miliardi di dollari USA.

IL PERCHE’ SIA STATA EMESSA ALL’INIZIO DEL 2010 IN ITALIA LA MAGGIORE QUANTITA’ DI DERIVATI TRA TUTTI I PAESI DEL MONDO E IL PERCHE’ SIANO AUMENTATI IN UN SOLO ANNO (dai primi del 2009 ai primi del 2010) DI 80 MILIARDI DI DOLLARI SI EVINCE dalla gravissima crisi nazionale italiana che è montata nel corso degli anni e le cui ormai innascondibili ripercussioni per noi tutti sono iniziate da fine aprile 2010 ad arrivare platealmente alla ribalta: così come però ventilava la relazione della Comunità Europea del 29 marzo 2009 sull’adattamento al “disaster movie” geo-ecologico che avrebbe maggiormente colpito Grecia, Spagna, Italia e Francia e sulla conseguente crisi che avrebbe maggiormente colpito Grecia, Spagna, Italia e Francia.

Tutt’oggi però ci sono tantissime persone in Italia che (non avendo un quadro d’insieme di tutto quanto sta veramente accadendo nel nostro paese e di tutto quello che viene detto ufficialmente anche da tantissimi organismi nazionali, europei e internazionali sull’economia della nostra nazione) continuano addirittura a non voler credere neanche ai tantissimi dati ufficiali pubblicati dagli organismi pubblici, che sono quelli che io sto riferendo ora e che sono alla portata di chiunque li vuole trovare e che proprio perché sono riferiti dagli organismi pubblici sono veri, in quanto, in Italia, invece si continua a tentare di diminuire la portata e le gravissime conseguenze future della crisi e la vera motivazione: gli enormi disastri ambientali creati ovunque e a danno dell’intero nostro pianeta, che stanno sconvolgendolo interamente e sconvolgendoci e pertanto ora inizia ad essere palese che già da parecchi anni hanno iniziato a dare luogo alla gravissima crisi economica ovunque.
Così come esattamente sottolineava la Comunità Europea nella relazione del 29 marzo 2009 sull”ADATTAMENTO AL DISASTER MOVIE GEOECOLOGICO” e alla conseguente crisi che avrebbe colpito particolarmente tutte le nazioni che si affacciano sul Mediterraneo e maggiormente Grecia, Italia, Francia e Spagna (con epidemie, carestie, desertificazione, alluvioni, maremoti, caduta delle infrastrutture, ecc).

Ebbene queste tantissime persone continuano a non voler credere che esiste una crisi vera, profonda e irreversibile :

- NONOSTANTE tutto quanto sta ufficialmente venendo alla ribalta;

- NONOSTANTE che il Radio-giornale di Rai 2, del giorno 20 gennaio 2011, delle ore 12,30 ci abbia comunicato (come da dati ANSA) che la Comunità Europea ha ufficialmente espresso la grande preoccupazione per il debito pubblico di Italia, Grecia e Belgio (evidenziando -la Comunità Europea stessa- che per l’Italia nel frattempo, c’è persino stata la diminuzione delle retribuzioni);

- NONOSTANTE che IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE abbia recentemente compilato una graduatoria sullo sviluppo economico di questi ultimi anni di 180 paesi (iniziando da quelli più progrediti) e che l’Italia si trovi posizionata al 179° posto (mentre al 180° c’è Haiti);

- NONOSTANTE che ALCUNI telegiornali, mentre ci comunicavano ufficialmente il 10 gennaio 2011 che in Italia avremo la ripresa economica dal 2012 (???????????), aggiungevano però che siamo tornati indietro di 10 anni.

- NONOSTANTE che ora la crisi sta diventando sempre più palese anche in tutta Europa (particolarmente però in Grecia, Italia, Portogallo, Spagna, ecc), perché ormai è divenuta talmente grave che è diventato impossibile tenercela nascosta, anche perché in Italia (come però sta accadendo anche in Grecia, Spagna e Francia) è stato persino necessario andare a “pescare” urgentemente (a fine maggio 2010) 28 MILIARDI DI EURO (anche toccando di nuovo pensioni, stipendi e persino le liquidazioni della fascia già più povera della nostra società) e poco dopo è accaduto tanto altro (i cui altri dati ufficiali e pubblici li riferiscono nella parte sottostante della presente raccolta);

- NONOSTANTE tantissimo altro (di cui riferisco nella presente raccolta di sconosciuti dati ufficiali e pubblici nazionali europei e mondiali, che sono di natura accademica, bancaria, economica, scientifica e immobiliare).

Ebbene queste persone (ma di ogni ceto sociale, cultura e preparazione, che continuano a non voler credere neanche nei dati ufficiali pubblicati dagli organismi pubblici, compresa la Comunità Europea che ha scritto la famosa relazione del 29 marzo sull”adattamento al disaster movie” geoecologico” che avrebbe colpito maggiormente Grecia, Spagna, Italia e Francia e alla conseguente crisi che avrebbe colpito maggiormente Grecia, Spagna, Italia e Francia) continuano tutt’oggi superficialmente ad affermare, anche di fronte all’evidenza e alla oggettività dei fatti: “semplice allarmismo”; oppure “è solo catastrofismo”; oppure “io sono ottimista”.

MA NESSUNO DI COLORO CHE SI E’ ESPRESSO IN TAL MODO MI HA POI SAPUTO SPIEGARE IN BASE A QUALI DATI OGGETTIVI, REALISTICI E RISCONTRABILI ERA ARRIVATO A SIMILI CONCEZIONI: concezioni che ognuno di noi sarebbe ovviamente felicissimo di poter avere se avessero un riscontro vero nella realtà.

Purtroppo questo comportamento, che non tiene conto di come sia e sarà veramente la realtà economica della nostra nazione, dell’Europa tutta e del resto del mondo, è pericolosissimo perché non consentirà a chi fa questo genere di affermazioni (“semplice allarmismo”; oppure “è solo catastrofismo”; oppure “io sono ottimista”), perché ci crede, di mettere in atto nemmeno la minima tutela economica nei riguardi propri e nei riguardi della propria famiglia e ne di aiutare in questo i propri parenti e amici.

Altra cosa che sento dire da questo tipo di persone è che sono la Spagna e la Grecia ad essere malmesse economicamente e non il nostro Stato: ma stranamente siamo noi italiani e non la Spagna o la Grecia ad avere il più alto debito pubblico d’Europa e il terzo debito pubblico più grande del mondo e ad aver emesso il maggior numero di derivati “tossici” al mondo sul nostro 3° debito pubblico più grande del mondo E POI ecc, ecc.

Poiché il nostro enorme debito pubblico è stato acquistato dagli “stranieri” (i cosiddetti derivati “tossici”) per la cifra vertiginosa di 230 miliardi di dollari (già ai primi del 2010) noi oggi stiamo nelle loro “mani”.

E’ per questo motivo che da giovedì 3 giugno 2010 ci siano sentiti 2 volte dire ufficialmente in televisione (proprio nei telegiornali di quei giorni), dai nostri massimi rappresentanti governativi, che si teme l’arrivo degli speculatori stranieri: con tutte le ulteriori temibili conseguenze del caso per tutti noi italiani.

Poi, in data 15 giugno 2010, addirittura la Comunità Europea ha ufficialmente e pubblicamente comunicato (come tutti abbiamo visto e sentito in televisione, durante i telegiornali, mentre parlavano i vari capi di stato riuniti in assemblea) la grandissima preoccupazione per la speculazione che ciascuna Nazione della Comunità Europea si aspetta sui “derivati” che ha emesso sul proprio debito pubblico (IN ENORME QUANTITA) e che sono stati acquistati dagli “stranieri”.

Da quali stranieri?

Cina? India? Paesi Arabi? Russia? E quale altro paese straniero li ha comprati per la già tanto malmessa economia delle nazioni facenti parte della Comunità Europea e soprattutto per la già tragica situazione economica di Grecia, Spagna, Italia, Francia?
E, come ho già riferito, risulta ufficialmente che l’Italia è quella che ha il debito pubblico più grande d’Europa, il terzo debito pubblico più grande del mondo ed è quella che ha emesso (già entro i primi del 2010) la maggiore quantità di derivati al mondo e la cui cifra è ”vertiginosa”.

Sempre per quanto attiene alla crisi economica, dai dati degli organi pubblici tributari risulta ufficialmente che in Italia c’è una fortissima evasione fiscale, che riferiscono attestarsi sui 120 miliardi di euro annui: almeno questa è la cifra ufficiale del 2009.

Risulta ufficialmente che l’evasione fiscale è enormemente aumentata nel 2010, e molto di più dai primi del 2011.

Alle 7.22 del 6 gennaio 2011, durante la trasmissione televisiva di “Uno Mattina”, è intervenuto il Presidente della Confcommercio Gigliotti che ha pubblicamente detto che l’Italia è la numero uno al mondo per pressione fiscale, ma è anche la numero due al mondo per evasione fiscale (la prima per evasione fiscale è la Grecia).

Inoltre risulta ufficialmente agli organi pubblici tributari :

- che la parte più “povera” della nostra società, riferendosi esclusivamente a tutti quelli a stipendio fisso e ai pensionati, pagano in tutto 130 miliardi di euro di tasse annue (questi dati sono riferiti anche all’anno 2009 e 2010);

- che la parte più “ricca” della nostra società, riferendosi a TUTTO il resto della nostra popolazione, pagava in tutto solo 13 miliardi di euro di tasse annue (questi dati si riferiscono all’anno 2009 perché per l’anno 2010 risulta che è enormemente aumentata l’evasione fiscale, e molto di più dai primi del 2011).

Voglio dare appena un’idea dell’abnorme quantitativo di tasse che però è COSTRETTO a pagare CIASCUN lavoratore a stipendio fisso: in quanto le tasse “dovute” allo Stato gli vengono ritirate direttamente dalla sua busta paga mensile e pertanto SOLO la categoria dei lavoratori dipendenti non ha la minima possibilità di evaderle.
Prendiamo, per esempio, la categoria dei bancari (che pur essendo una buona categoria di lavoratori dipendenti sono però sempre a stipendio fisso e -come tutti i lavoratori dipendenti- sono costretti a pagare un’enorme quantitativo di tasse sullo stipendio e persino sulla liquidazione) e prendiamo per esempio proprio la liquidazione che spetta ad ogni genere di lavoratore a fine rapporto: per esempio un bancario, con 30 anni di lavoro in banca ed essendo arrivato al massimo della carriera impiegatizia (non dirigenziale), percepisce di liquidazione circa 208.000 euro lorde. Ma il netto che gli verrà dato sarà di soli 138.000 euro: il nostro Stato già su quella sola liquidazione si prende 70 (settantamila) euro (di tasse) e cioè circa 135 milioni di vecchie lire.

La stessa cosa avviene ovviamente anche per tutte le categorie di lavoratori dipendenti (privati o pubblici) in proporzione a quanto spetta a ciascuno di liquidazione: liquidazione che viene calcolata sia sulla base del quantitativo di anni di lavoro e sia sulla base dello stipendio che veniva dato dal datore di lavoro (privato o pubblico) mentre il lavoratore prestava la sua attività.

Risulta ufficialmente, dagli enti pubblici italiani, che fino ad oggi si sono sgravati in Italia solo i grossi capitali (che sono quelli delle industrie, delle grandi aziende, ecc):
- per il minor costo del lavoro e per l’uso dei lavori a progetto e con altre formule agevolate per le aziende (di cui alla legge Biagi del 1993);
- per gli sgravi fiscali;
- per le sovvenzioni pubbliche;
- per la derubricazione del reato di falso in bilancio e di altri reati connessi con la gestione economica di aziende, industrie, attività;
- ecc. ecc.

Di conseguenza i dati ufficiali del nostro Ministero delle Finanze e di altri specifici Enti pubblici italiani indicano per gli anni 2009 e 2010 che i redditi IRPEF più alti -ovviamente trattasi dell’IRPEF dei proprietari di grandi industrie, di aziende o di altro- sono addirittura aumentati del 20/30 %.

Risulta ufficialmente che il 50% della ricchezza che abbiamo ancora in Italia è in mano a circa il solo 10% della popolazione.

Pertanto quella esigua minoranza della nostra popolazione che era già enormemente “ricca” (in un periodo di crisi economica come quella attuale per la maggior parte della nostra popolazione) lo è molto di più oggi (del 20-30%): questo è quanto è stato detto anche in qualche trasmissione televisiva nel 2010, in presenza e nel confronto con il nostro attuale Ministro del Tesoro.

Però, come risulta ufficialmente, tantissime industrie e aziende italiane si sono già trasferite all’estero ed altre continuano ad andarsene dall’Italia: la stessa FIAT lo ha minacciato per la sua azienda, durante le trattative con i suoi dipendenti, per lo stabilimento di Pomigliano d’Arco e di nuovo successivamente per lo stabilimento di Mirafiori.

A metà settembre 2010 si è pubblicamente saputo dai telegiornali che anche 500 AZIENDE TESSILI ITALIANE (ancora economicamente “sane”) stanno chiudendo in Italia e stanno riaprendo in Svizzera.

Dal 2000 le multinazionali sono andate via dall’Italia (iniziando dalla Good-Year, poi alla Bristol, alla Fraser, ecc): per esempio la provincia di Latina (dove ce ne era una discreta quantità) ha risentito anche questo problema nel settore chimico, farmaceutico ed alimentare.
Risulta ufficialmente (a febbraio 2011) che in questa provincia nel 2010 siamo arrivati al 90% dei lavoratori di aziende posti in cassa integrazione.

Invece per quanto attiene i deficit a cui è arrivata la sanità prendiamo per dare un esempio il Lazio (in quanto c’è però la capitale dell’Italia e quindi tutta quella regione è estremamente più popolata): già la sola sanità del Lazio risulta ufficialmente che ha un deficit di 10 miliardi di euro.

Visto che, in Italia, i redditi IRPEF più alti (quelli di aziende industrie, ecc) sono però aumentati addirittura del 20-30% negli anni 2009 e 2010 (pertanto proprio in questo periodo in cui la crisi ha iniziato ad essere innascondibile perché ha iniziato ad essere maggiormente evidente in tutti i campi e settori) allora QUEL E’ IL VERO MOTIVO DELLA “FUGA” DI TANTISSIME AZIENDE DAL NOSTRO PAESE (che oltretutto hanno così sottratto tanti milioni di posti di lavoro agli italiani) ?

La risposta è scaturita da tutto quanto sono venuta a scoprire dagli sconosciuti dati ufficiali che ho trovato e che sto riferendo: PER “SALVARSI” e pertanto a causa della vera entità della crisi economica nazionale ed europea che è montata nel corso degli anni (che ha colpito e colpirà sopratutto Grecia, Italia, Spagna, Francia, come scriveva la relazione della Comunità Europea del 29 marzo 2009 sull”ADATTAMEMTO AL DISASTER MOVIE GEO ECOLOGICO”), di cui economisti, accademici e scienziati internazionali dicono, a ragion veduta e con dati oggettivi in mano, che è strettamente connessa agli ENORMI e IRREVERSIBILI danni che abbiamo fatto e che continuiamo a fare all’intero nostro pianeta e che, di conseguenza, stiamo solo alla punta dell’Iceberg della crisi economica nel mondo.

Per quanto attiene l’evasione fiscale in Italia è accaduto che nei primi quattro mesi del 2010 l’imponibile evaso in Italia è addirittura cresciuto del 6,7% ed ha raggiunto l’ammontare di 371 miliardi di euro l’anno.

In termini di imposte sottratte all’erario siamo nell’ordine dei 156 miliardi di euro l’anno. È questa la stima calcolata da KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani che con Lo Sportello del Contribuente monitora costantemente il fenomeno dell’evasione fiscale in Italia.

Cinque sono le aree di evasione fiscale analizzate: l’economia sommersa, l’economia criminale, l’evasione delle società di capitali, l’evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese. Per queste due ultimi l’incidenza è però marginale.

Inoltre sempre l’ISTAT (il nostro Istituto nazionale di Statistica) ha rilevato che dai dati del 2008 risulta che il valore aggiunto prodotto nell’area dell’economia “sommersa” è compreso tra un minimo di 255 e un massimo di 275 miliardi di euro: che ovviamente non arrivano ogni anno nelle casse dello Stato. Il peso dell’economia sommersa è compreso tra il 16,3 e il 17,5 per cento del PIL.

Inoltre in Italia c’è stata negli ultimi 20 anni una spesa di 100 miliardi di euro all’anno (al tempo che era in vigore ancora la lira erano pertanto CENTONOVANTAQUATTROMILA MILIARDI di LIRE OGNI ANNO) sui conti dello Stato (quindi anche dalle tasse che paghiamo noi cittadini) da parte di quella che viene bonariamente definita “la nuova aristocrazia”, perché NESSUN governo di questi ultimi 20 anni ha mai pensato di abolire o ridurre:
- LE CONSULENZE;
- IL 90 % DELLE AUTO BLU (in Italia ne abbiamo il maggior numero al mondo e sono oltre le 630.616 e ci costano circa 27 miliardi di euro ogni anno, mentre chi subito dopo di noi ne ha la maggior quantità al mondo sono gli Stati Uniti, che però ne ha solo 72.000, mentre tutte le altre nazioni del mondo ne hanno molte meno degli USA);
- LE PROVINCE ELETTIVE;
- I PALAZZI DEI POLITICI da 30 a 5 (quanti erano negli anni 60);
- PRIVILEGI E RENDITE DI POSIZIONE PER i 176.000 POLITICI, ai quali diamo anche la pensione di parecchie migliaia di euro al mese per tutto il resto della loro vita, anche dopo soli 4 anni di quell’incarico ed anche se sono giovani o giovanissimi.

GIUSEPPE CASTIGLIONI, Presidente delle Province italiane, ha ufficialmente detto a metà febbraio 2011 (ore 10.40 su Rai3) che già solo i costi della politica per i soli politici che operano nelle sole nostre province ammontano a 120 milioni di euro.

Mentre il giorno 26 febbraio 2011 su Rai news, alle ore 15.50 circa, ci è stato detto che già il costo annuale dei soli nostri politici (che sono 176.000) sul bilancio del nostro Stato è di 25 miliardi di euro ogni anno.

Per rendersi conto di come sta e starà veramente la situazione in Italia bisogna, oggi più che mai, diventare dei super partes e assolutamente non interessati a NESSUNA (ripeto a NESSUNA) forma o dottrina politica: bisogna interessarsi invece su chi sono interiormente le persone e quello che determinano le azioni di ciascuno e bisogna interessarsi su tutto quanto sta realmente accadendo vicino e tutt’intorno a noi.

Le fonti ufficiali e pubbliche italiane ed europee relazionano che l’Italia, per di più, per aver enormemente superato il deficit consentito (che oltretutto continua ad aumentare di mese in mese a causa della crisi, come anche dei calcolati 157 MILIARDI di evasione fiscale annui e di tanto altro) PAGA DI INTERESSI, da alcuni anni, la somma di 100 MILIARDI di euro all’anno.

100 MILIARDI DI EURO ogni anno GIA’ SOLO DI INTERESSI SUL NOSTRO DEBITO PUBBLICO CHE GIA’ E’ IL TERZO DEBITO PUBBLICO PIU’ GRANDE DEL MONDO E CHE OLTRETUTTO (COME RISULTA UFFICIALMENTE DAI DATI DELLA BANCA D’ITALIA) AUMENTA VERTIGINOSAMENTE di mese in mese.

Poiché moltissime agenzie immobiliari, soprattutto delle province del nord e centro Italia, dicono che i prezzi degli immobili possono rimanere così alti nella nostra nazione perché nonostante tutto non c’è e non c’è mai stata veramente la crisi economica nella loro agenzia, nella loro provincia e nella loro regione, riporto (per confutare ulteriormente questa asserzione) anche i dati ufficiali (dei Ministeri preposti) degli ultimi 6 anni del nostro debito pubblico (ovviamente calcolato in miliardi di euro) in rapporto al PIL (prodotto interno lordo, calcolato anche questo in miliardi di euro).

Debito pubblico italiano PIL % sul PIL
Anno 2005: 1.512 miliardi 1.429 miliardi 105,83 %
Anno 2006: 1.582 miliardi 1.485 miliardi 106,51 %
Anno 2007: 1.598 miliardi 1.544 miliardi 103,50 %
Anno 2008: 1.663 miliardi 1.571 miliardi 105,82 %
Anno 2009: 1.761 miliardi 1.528 miliardi 115,80 %

Anno 2010: a maggio 2010 eravamo già arrivati a 1.827,8 miliardi (di debito pubblico). Pertanto dal 31 dicembre 2009 alla fine di maggio 2010 il nostro debito pubblico era aumentato di 65,8 miliardi di euro.

Mentre a fine marzo 2010 era arrivato a 1.797,7 miliardi di euro a fine aprile 2010 aveva raggiunto i 1.812,8 miliardi di euro e a fine maggio i 1.827,1 miliardi di euro
Pertanto dalla fine di aprile alla fine di maggio era aumentato di altri 15 miliardi.

A settembre 2010 è poi arrivato a 1844 miliardi di euro; mentre ad ottobre 2010 ha raggiunto i 1.867,39 miliardi di euro.

Da fine dicembre 2009 ad ottobre 2010 il debito pubblico italiano risulta cresciuto di oltre 100 miliardi di euro , quasi del 6% dai 1763,6 Miliardi di fine dicembre 2009.

Gli economisti e il mondo accademico e bancario nazionale ed europeo, come anche la Banca d’Italia, relazionano che anche in Italia l’evidenza della crisi si sta allargando a macchia di olio. All’inizio è stata infatti maggiormente evidente nelle regioni del sud e centro Italia e velocemente si sta allargando fino a comprenderle TUTTE: comprese le province più ricche del nord, tra cui il bellunese, il Trentino, la provincia di Sondrio (che però basano la loro ricchezza e la loro economia quasi esclusivamente sul turismo) e del centro Italia, tra cui c’è la Toscana.

Proprio sulla crisi economica in cui versa (per esempio) anche la Toscana c’era un articolo sull’inserto di “Repubblica” di Natale 2010 (e l’articolo dovrebbe essere stato pubblicato il giorno 23 o il giorno 24 dicembre 2010) che diceva “Sempre più poveri in Toscana” e citava i dati allarmanti della Caritas per la continua e forte crescita dei poveri soprattutto nelle province di Firenze e Pistoia.
In effetti in tutte le province italiane dove c’era la maggior presenza di attività turistica, di industrie, di fabbriche e di attività connesse (la Toscana è tra queste) oggi la crisi è più eclatante perché moltissime industrie, fabbriche, attività hanno chiuso, o stanno chiudendo, o chiuderanno e le banche non supportano più le attività: questo lo ha già detto nel 2010 anche Andrea Tomat (Presidente della Confindustria Veneto) e lo abbiamo letto sul “Sole 24 ore”, come più avanti espliciterò meglio.

Gli accademici, gli economisti e le fonti pubbliche nazionali scrivono che la crisi sta investendo pesantemente anche TUTTO il settore turistico alberghiero e che questo sta accadendo da parecchi anni, in quanto ormai è da parecchi anni che non c’è e non circola più danaro e che per tale motivo sono enormemente diminuite le spese persino per le cose indispensabili, come il cibo e quindi ancora di più per quelle superflue, come è la vacanza: esattamente come cita l’Istituto Nazionale di Statistica e la CARITAS.

Bisogna ricordarsi a tal fine proprio quella parte dell’articolo dell’Eurispes che Tiscali-economia ha pubblicato, però per intero, il giorno 11 gennaio 2011 (come ho sopra già riferito) che dice:
“Il costo della vita è in continuo aumento - La quasi totalità degli italiani (95,5%) sostiene che l'aumento dei prezzi abbia colpito in modo particolare il carburante per le auto. A seguire i settori più colpiti sono quello dei generi alimentari (88,4%), le bollette (87,9%), i trasporti (80,8%), le spese per la salute (79,7%), i pasti e le consumazioni fuori casa (77%). Per riuscire a stare a galla, rileva l'Eurispes, le famiglie tagliano le spese superflue e riducono i beni non essenziali, prima fra tutte la spesa per i regali (77,8%), per i pasti fuori casa (73,5%) ma anche per i viaggi (70%) e il tempo libero (69,3%, +8,8% rispetto al 2010). Un ulteriore punto fermo in clima di recessione economica, l'acquisto dei prodotti in saldo (74,5%, 68,3% nel 2010) o comunque presso punti vendita più economici come grandi magazzini, mercatini o outlet (71,3%, +0,4%).
Arrivare a fine mese è "uno scoglio insormontabile" per il 35,1% delle famiglie italiane. L'Eurispes delinea un quadro "preoccupante": nel 2011 "sono in diminuzione le famiglie italiane che nonostante tutto riescono a risparmiare qualcosa (26,2% contro il 30,8% del 2010) e a raggiungere l'ormai ambito traguardo della fine del mese (61% contro 66% del 2010). Un traguardo - rileva ancora l’istituto - che rappresenta invece uno scoglio insormontabile per il 35,1% delle famiglie (nel 2010 erano il 28,6%)". Il disagio aumenta vertiginosamente al Sud (43%), ma è acuto anche nel Nord-Est (37%) e nelle Isole (36,5%)”.

Continuo ora a riferire dati ufficiali e pubblici sulla crisi.

In più risulta ufficialmente, dai dati ISTAT, che la maggior parte degli italiani, da alcuni anni, fa la spesa per il mangiare e per le altre cose necessarie per la casa soprattutto nei discount, dove tutti i costi sono molto più bassi.

Non a caso anche dove si faceva vacanza nella montagna per eccellenza (nel Bellunese; in Trentino; nella provincia di Sondrio; nella provincia di Pistoia, in quanto c’è l’Abetone; in quella di Grosseto, in quanto c’è il Monte Amiata) risulta ufficialmente che la riduzione delle presenze vacanziere estive ed invernali si è ridotta ovunque anche lì del 50 - 60 - 70 - 80 % in questi ultimi anni e che i vacanzieri continuano a diminuire fortemente anche lì di anno in anno nonostante l’apposito forte abbassamento di tutti i prezzi in loco.
La stessa cosa sta accadendo però anche in tutte le zone marine: maggiormente dalla fine del 2007 in poi.

Non riferendomi ovviamente a quella piccola parte della nostra società che è “ricca” e che pertanto è al di fuori di tutto, è relazionato ufficialmente che in Italia solo ALCUNI di quei POCHI altri che ancora si possono permettere la vacanza al massimo rimangono fuori solo per 10/15 giorni, usufruendo comunque dei sostanziosi pacchetti sconto che vengono effettuati da tutti gli albergatori da alcuni anni (dell’intera nostra penisola) per tentare di mantenere “in piedi” il settore turistico.
Ma la maggior parte di quei pochi (che ancora si possono permettere la vacanza) la fanno per una sola settimana e spesso anche solo per qualche week-end.
Inoltre quasi sempre viene fatta tornando al paese di origine, dove hanno la casa di famiglia o dove l’hanno acquistata moltissimi anni fa e pertanto dove la cosiddetta vacanza costa loro comunque pochissimo.

Sempre tra quei pochi che possono ancora permettersi la cosiddetta “vacanza” risulta, dai dati statistici ufficiali, che sono aumentati in modo abnorme coloro che fanno la vacanza marina o montana facendo giornalmente i pendolari se vivono abbastanza vicino al mare o alla montagna.

Ovviamente ci sono in Italia alcuni piccoli e delimitati paesi che non risentono fino ad oggi di tale problema per i motivi da tutti conosciuti (la presenza, la frequentazione della SOLA società più esclusiva della nostra nazione, il già citato 10%, a cui appartengono anche tutti gli immobili che vi sono stati realizzati): Cortina d’Ampezzo, Portofino, Porto Cervo, parte dell’Argentario, parte del lago di Garda, alcune piccole zone della costiera Amalfitana.

La “Caritas” (organizzazione Vaticana per il soccorso ai poveri tramite mense, distribuzione di abiti, ecc) relaziona che in Italia sono aumentati ovunque e in modo abnorme i veri poveri di nazionalità italiana: senza contare tutta l’altra gran massa di poveri che abbiamo su tutto il nostro territorio e che sono stranieri.

I tanti nuovi poveri di nazionalità italiana sono tutti quelli che avendo perduto il posto di lavoro non ne trovano più e spesso perdono anche la casa di cui stanno pagando il mutuo (ci sono dati ufficiali allarmanti in proposito, dei primi di marzo 2011, che riferirò più avanti) e pertanto, come sottolinea la Caritas, tutto questo fa aumentare di continuo il già enorme quantitativo di disperati e di affamati presenti sul nostro territorio. E oltretutto si vergognano della situazione a cui sono arrivati non per loro responsabilità e non ne parlano con gli altri.

NON A CASO l’Istat comunicA, nel 2010, che già per la sola città di Torino (escludendo quindi il resto della provincia) le banche sono state costrette a sequestrare 30.000 (TRENTAMILA) abitazioni dai primi del 2008 alla fine del 2009 perché non gli venivano più pagati i ratei per i mutui o per i prestiti erogati.

NON A CASO in data 31 agosto 2010 l’ISTAT (il nostro Istituto Nazionale di Statistica) ha comunicato ufficialmente e pubblicamente i dati sulla disoccupazione giovanile in Italia, dichiarandoli (per la prima volta) allarmanti: circa il 30% dei nostri giovani non trova lavoro.

Inoltre ha sottolineato che la nostra disoccupazione giovanile è la più alta di tutta l’Europa.

NON A CASO l’ISTAT ed altri (così come anche il presidente della Regione Puglia, dott. Vendola, durante la trasmissione televisiva Ballarò, del giorno 19 febbraio 2011) hanno comunicato che mentre la disoccupazione giovanile nel nord Italia (dove c’è maggior concentrazione di industrie, aziende e attività) è del 30 % invece nel centro e sud Italia la disoccupazione giovanile è del 60 %.

C’è in più da aggiungere che la maggior parte di quei giovani che invece hanno la “fortuna” di trovare il lavoro hanno però e quasi sempre solo contratti a termine (contratto a progetto, co.co.co., ecc) e in più percepiscono salari bassissimi (300 / 400 / 500 / 600 / 700 / 900 euro mensili) e pertanto, pur lavorando, non sono in grado di mantenersi autonomamente con quello stipendio e quindi di lasciare le famiglie di origine e vivere in proprio.

NON A CASO l’Istat ha comunicato, sempre il 31 agosto 2010, che anche circa il 70% dei nostri cassaintegrati non trova più lavoro: risulta ufficialmente che, nel frattempo, anche i cassaintegrati continuano ad aumentare vertiginosamente Per esempio già solo nella provincia di Latina, una volta molto ricca di industrie e aziende di ogni tipo e grandezza, ha raggiunto nel 2010 la cifra del 90 % di cassaintegrati.

NON A CASO l’Istat (il nostro Istituto Nazionale di Statistica) comunica a fine febbraio 2011 (come abbiamo sentito il giorno 1°marzo 2011, sul TG 7, delle ore 14, 30 circa):

-che 1 giovane italiano su 3 non trova lavoro;

-che da gennaio 2011 abbiamo avuto in Italia un forte aumento degli alimentari, della benzina e carburanti;

- che l’inflazione da noi è molto aumentata da febbraio 2011.

NON A CASO il giorno 7 marzo 2011, alle ore 18,52 circa, il Presidente della Federconsumatori (rOSARIO tREFILETTI, durante la trasmissione geo e geo) ha detto:

- che c’è un aumento del 30% dei pignoramenti delle case per i mutui che non si riescono a pagare a causa della crisi economica;

- che praticamente il 50 % dei mutui esistenti in Italia è in fase di pignoramento; -

- che c’è inoltre la previsione oggettiva dell’aumento di 600/700 euro annue sui mutui in quanto la Bce (Banca Centrale Europea, che fa anche la politica monetaria dell’Euro) è pronta ad aumentare -da aprile 2011- il costo del danaro per mantenere l’inflazione e non farla aumentare. (Anche se questo fare presumibilmente alzare il costo di TUTTO da APRILE 2011, come espliciterò in dettaglio più avanti).

NON A CASO la stessa cosa dell’aumento del costo del denaro da aprile 2011 per contenere il costo della pesante inflazione l’abbiamo sentita (sempre da parte della Banca Centrale Europea) tutti durante i telegiornali del 7.11.2011: come anche abbiamo sentito tutti (sempre sui telegiornali di quel giorno) che dai dati ufficiali risulta che PIU’ DI UNA DONNA ITALIANA SU DUE PERDE IL LAVORO.

La stessa cosa SULLA DONNA lo ha anche detto il Ministro del Turismo (Michela Vittoria Brambilla) durante la trasmissione “Ballaro” del giorno 8 marzo 2011.

NON A CASO l’ISTAT (il nostro istituto statale di statistica) aveva comunicato ufficialmente ai primi del 2010 che circa il 15,8 % della popolazione italiana ATTIVA è disoccupata.
L’EUROSTAT (Ufficio Statistico delle Comunità Europee, braccio della Commissione Europea, che raccoglie ed elabora dati dell' Unione Europea a fini statistici) sottolinea che la popolazione ATTIVA in Italia è intorno a 28 milioni di persone. Ovvero più o meno il 48 % del totale della popolazione esistente in Italia: che in tutto è pari a 61 milioni.

Il calcolo della popolazione ATTIVA effettuato da EUROSTAT (Ufficio Statistico delle Comunità Europee, braccio della Commissione Europea, che raccoglie ed elabora dati dell' Unione Europea a fini statistici) è però ottimistico perché sono compresi anche i disoccupati, ovvero quelli “senza lavoro, disponibili a lavorare, in ricerca attiva di lavoro nelle quattro settimane precedenti o non alla ricerca di lavoro avendolo trovato e in attesa di iniziarlo entro i tre mesi successivi”.

L’Eurostat aggiunge anche che:
il rimanente 52 % degli Italiani, pari a circa 33 milioni NON lavora. Di che cosa vivono questi 33 milioni? A parte i pensionati, che godono prevalentemente di ciò che hanno accantonato nel periodo attivo, gli altri vivono o a carico di coloro che lavorano, che li “mantengono nelle famiglie di riferimento (minori, figli e anziani non autosufficienti) o grazie a ciò che rimane del welfare.
Nel frattempo però le aziende private e la Pubblica Amministrazione persistono nella riduzione della forza lavoro, esecutiva ed intellettuale.

Economisti ed accademici europei e nazionali sottolineano che questo ha prodotto gravi danni, ma ne procurerà ancora maggiori agli italiani, perché continuerà a scaricare gli ulteriori “assistiti” sulle spalle delle famiglie o dello Stato, peggiorando in ogni caso ed oltremodo le condizioni di vita della collettività.
Ma il taglio sull’occupazione in Italia ha un ulteriore grave conseguenza, perché l’abbondanza di disoccupati, provoca la caduta del prezzo del fattore lavoro e quindi della sua forza contrattuale.
Questo e molte altre problematiche sono ormai evidenti in TUTTO il mercato dei lavoratori dipendenti.

Ma ci sono in proposito due esempi eclatanti e provengono:

- da quanto è accaduto nel 2010 e sta accadendo tutt’oggi con tutti i dipendenti della più grande e famosa azienda italiana (la FIAT);

- da quanto accadrà dal 1° gennaio 2011 in poi con tutti i dipendenti della più grande e famosa banca italiana (la BANCA d’ITALIA), in quanto la Banca d’Italia (con una apposita legge governativa fatta nel 2010 e precisamente con il comma 3, dell’art 3, della Legge 122 del 2010 e poi con l’emendamento presentato a febbraio 2011 nel decreto mille proroghe) qualora non raggiunga un accordo con i sindacati interni potrà applicare unilateralmente le proprie proposte contrattuali anche senza la firma delle rappresentanze sindacali e qualora le rappresentanze sindacali non firmassero non potranno più partecipare alle trattative.

Alcune organizzazioni sindacali della Banca d’Italia, su sollecitazione dei lavoratori, hanno presentato (quasi a fine febbraio 2011) in merito un ricorso al nostro Presidente della Repubblica.

Se questo decreto così deleterio per i lavoratori (da ogni punto di vista e pertanto sia normativo che economico) andrà definitivamente in porto è presumibile che lo stesso esempio verrà seguito da TUTTI i datori di lavoro italiani (privati o pubblici che siano): comunque questo stesso comportamento aziendale si sta mettendo in atto, da febbraio 2011, anche con le officine Grugliasco (di cui parlerò più avanti).

Economisti ed accademici europei e nazionali sottolineano che:

- l’origine del problema è ovviamente a monte e sta nel fatto che da moltissimi anni il nostro Stato ha sempre concesso ingenti finanziamenti all’impresa pubblica e privata, sorvolando nel contempo sull’esportazione di moltissima capacità produttiva (e quindi di moltissimi ricavi), senza vincoli o contropartite;

- in questo contesto abbassare il potere di acquisto reale di salari e pensioni è stato poi obbligatorio per il nostro Stato, quando addirittura non è stato motivato come necessità per “uscire” dalla crisi.

- però, negli ultimi quindici anni, la crisi è stata a senso unico e cioè mentre i lavoratori, i pensionati, le famiglie italiane tiravano la cinghia (i nostri salari e le nostre pensioni sono inferiori del 30-40 % rispetto a quelli dei corrispondenti francesi, tedeschi, inglesi e persino spagnoli), le imprese incassavano enormi profitti, di cui si sono perse le tracce sia a livello fiscale che a livello di investimenti per la ripresa economica del paese (dati della Banca dei Regolamenti internazionali, maggio 2008).

- il lavoro dipendente sono moltissimi anni che vive di rinunce alimentando la ricchezza di quel 10% della popolazione che già possiede il 50 % della ricchezza italiana.

Inoltre in data 1° giugno 2010 ci era stato ufficialmente comunicato dagli organi ufficiali pubblici che c’è stata un’ulteriore incremento delle disoccupazione del 10%.
A metà agosto 2010 ci era stato ufficialmente comunicato che c’è stato un ulteriore aumento della disoccupazione del 10%.
Inoltre i dati ufficiali e pubblici della Confindustria, della Confcommercio, della Euler Hermes (assicurazione crediti commerciali) evidenziano, nell’autunno 2010, quanto sta accadendo in quei settori e pertanto sottolineano che “queste cifre attuali sono destinate ad innalzarsi in modo vertiginoso in tempi molto brevi”: come infatti sta continuamente accadendo.

Inoltre ai primi di gennaio 2011, l’OCSE (Organization for economic co-operation and Development) dichiarava ufficialmente che per la crisi e la disoccupazione non è ancora venuto il peggio per l’Italia.

L'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) o Organisation for Economic Co-operation and Development - OECD e Organisation de coopération et de développement économiques - OCDE in sede internazionale è un'organizzazione internazionale di studi economici per i paesi membri, paesi sviluppati aventi in comune un sistema di governo di tipo democratico ed un'economia di mercato. L'organizzazione svolge prevalentemente un ruolo di assemblea consultiva che consente un'occasione di confronto delle esperienze politiche, per la risoluzione dei problemi comuni, l'identificazione di pratiche commerciali ed il coordinamento delle politiche locali ed internazionali dei paesi membri[1].
L'OCSE conta 33 paesi membri ed ha sede presso il Château de la Muette, a Parigi.

Come ho già riferito in data 31 agosto 2010 l’ISTAT (il nostro istituto nazionale di statistica) ha invece comunicato ufficialmente e pubblicamente i dati sulla disoccupazione giovanile in Italia, dichiarandoli (per la prima volta) allarmanti: circa il 30% dei nostri giovani non trova lavoro.
Inoltre ha sottolineato che la nostra disoccupazione giovanile è la più alta di tutta l’Europa.

Come ho già riferito l’Istat ed altri (così come anche il presidente della Regione Puglia, dott. Vendola, durante la trasmissione televisiva Ballarò, del giorno 19 febbraio 2011) hanno comunicato che mentre la disoccupazione giovanile nel nord Italia (dove c’è maggior concentrazione di industrie, aziende e attività) è del 30 % invece nel centro e sud Italia la disoccupazione giovanile è del 60 %.

Come ho già riferito c’è in più da aggiungere che la maggior parte di quei giovani che invece hanno la “fortuna” di trovare il lavoro hanno però e quasi sempre solo contratti a termine (contratto a progetto, co.co.co., ecc) e in più percepiscono salari bassissimi (300 / 400 / 500 / 600 / 700 / 900 euro mensili) e pertanto, pur lavorando, non sono in grado di mantenersi autonomamente con quello stipendio e quindi di lasciare le famiglie di origine e vivere in proprio.

Sempre l’Istat ha comunicato, sempre il 31 agosto 2010, che anche circa il 70% dei nostri cassaintegrati non trova più lavoro.
Risulta ufficialmente che, nel frattempo, anche i cassaintegrati continuano ad aumentare vertiginosamente.

Come ho già riferito l’ISTAT comunica a fine febbraio 2011 (come abbiamo sentito il giorno 1°marzo 2011, sul TG 7, delle ore 14, 30 circa):
-che 1 giovane italiano su 3 non trova lavoro;
-che da gennaio 2011 abbiamo avuto in Italia un forte aumento degli alimentari, della benzina e carburanti;
- che l’inflazione da noi è molto aumentata da febbraio 2011.

Oltre alle cause già sopra riferite (che provengono da dati ufficiali e pubblici) che producono continuamente cassaintegrati e disoccupati abbiamo sentito anche di eventi straordinari inaspettati che possono accadere e che produrranno tantissimi altri disoccupati. Mi spiego meglio.

Infatti il giorno 25 febbraio 2011 (durante la trasmissione “anno zero”, che si è occupata della sanguinosa e tragica guerra civile che è scoppiata a febbraio 2011 in Libia) sono stati intervistati alcuni lavoratori italiani (che sono già in cassa integrazione da 1 anno) di una delle tante società che lavorano in Italia per conto dell’ENI.
Questi lavoratori intervistati (che ripetevano essere già in cassa integrazione da un anno) dicevano di stare ora aspettando l’arrivo della lettera di licenziamento dalla società da cui dipendono: lettere che sapevano essere partite da pochissimi giorni.

Abbiamo anche sentito dirci sempre da loro stessi che: (a causa di quanto sta accadendo in questi giorni in Libia e pertanto a causa dei problemi che potrebbero nascere per il 20% di gas metano e di petrolio che arrivano a noi da viadotti sottomarini che partono dalla Libia) poiché l’ENI ha deciso di ritirarsi subito nella gestione di quei viadotti e del gas e petrolio che ce ne perviene (cedendo ad altri, compreso società estere, così come abbiamo sentito durante alcuni telegiornali di un paio di giorni prima) accadrà che i 20.000 (ventimila) dipendenti di tutte le società che lavorano (in tutta Italia) per conto dell’Eni per quei viadotti con la Libia e per quel gas e petrolio che ce ne proviene verranno presumibilmente tutti licenziati in quanto le loro società (dove già moltissimi lavoratori sono in cassa integrazione da un anno) non avranno più lavoro dall’ENI.

Pertanto ci saranno altri VENTIMILA disoccupati (che lavoravano qui in Italia) che si andranno ad aggiungersi al già enorme quantitativo di disoccupati esistenti in tutta la nostra nazione.

Inoltre e come ho già sopra accennato la classifica fatta dall’OCSE (Organisìzation for economic co-operation and Development) denuncia che l’Italia ha, in più e da diversi anni, i salari più bassi di tutta la Comunità Europea del 30-40 %.

Il 26 agosto 2010 la Comunità Europea aveva già espressamente detto che i conti pubblici per l’Italia sono in pericolo e lo ha ripetuto di nuovo il 20 gennaio del 2011: come abbiamo sentito nei telegiornali e come abbiamo letto sui quotidiani.

Già in data 17 giugno 2010 avevamo sentito (però durante il telegiornale notturno a cavallo del 18 giugno) il Presidente della Confcommercio affermare che, a causa della crisi economica, già solo negli ultimi 12 mesi sono state chiuse 80.000 (OTTANTAMILA) attività commerciali: questo è stato comunicato durante una riunione pubblica ripresa dalle televisioni e mandata però in onda solo di notte.

Inoltre anche la Euler Hermes (assicurazione crediti Commerciali) ha calcolato che nel 2009 in Italia ci sono stati 9.644 fallimenti, cui vanno aggiunti 920 casi di concordato preventivo.
Mentre già nei primi mesi del 2010 ci sono stati altri 11.000 fallimenti e a fine marzo si erano già verificati 286 nuovi casi di concordato preventivo.

In Italia risulta ufficialmente che adesso a rischiare di più il fallimento sono anche le aziende di medie e grandi dimensioni.
A tal fine Andrea Tomat, il Presidente della Confindustria Veneta, commenta il 1° agosto 2010 i dati elaborati dal Cerved sui bilanci 2009 delle industrie e delle aziende di tutto il nord Italia, dichiarandosi “preoccupato perché i dati ufficiali denunciano che è il Nord industriale l’area che soffre di più la crisi economica ed inoltre perché si è registrato a Nord est dell’Italia un forte aumento delle aziende il cui indebitamento oggi supera il fatturato”.

Inoltre ha sottolineato che “molte banche, non tutte, hanno operato per ridurre il credito, creando però situazioni di forte disagio alle aziende, imprese, industrie in tutta Italia e particolarmente nel nord (dove ce ne è la maggior quantità)”.
Ha anche evidenziato che “ORA (pertanto dal 2010) è come se si fosse diffusa la percezione di un nuovo rischio per la crisi economica che ha portato ad un ulteriore restringimento del credito da parte delle banche nei riguardi delle nostre imprese (che, come ha evidenziato, si trovavano già in grande sofferenza economica)”.
Sottolinea anche che “i dati ufficiali del Cerved preoccupano e devono allarmare le banche, perché ci dicono come stanno veramente oggi tutte le nostre imprese”.
Tutto quanto sto riferendo in proposito è stato detto da Andrea Tomat (Presidente della Confindustria Veneto) durante un’intervista che ha rilasciato e che è stata riportata il 1° agosto 2010 su “IL SOLE 24 ORE”, a pagina 3: io ne ho riportato sole le parti salienti che ho letto.

Il Cerved (che è stato citato da Andrea Tomat, durante quella sua intervista) è uno dei marchi di Cerved Group. Il Gruppo è stato costituito nel 2009 dai fondi di private equity Bain Capital attraverso la fusione di Cerved BI, Lince, Centrale dei Bilanci, Databank.
Al Gruppo appartengono anche Finservice, Pitagora e Consit.
Nel contesto del Gruppo, Cerved è la business unit dedicata ai servizi per le banche e per le finanziarie. Offre infatti soluzioni per valutare la solvibilità di imprese e persone, con una gamma di prodotti che spazia dalle informazioni camerali a informazioni commerciali integrate. Queste informazioni consentono di valutare la struttura economico-finanziaria e l’affidabilità delle imprese, di costruire liste intelligenti di società per fini di marketing e di studiare il posizionamento delle aziende sui mercati.
L’esperienza accumulata in venticinque anni di storia, unita alle sinergie che la costituzione del gruppo Cerved ha creato e continua a creare, rende il marchio Cerved un riferimento sicuro per chiunque abbia bisogno di informazioni attendibili, aggiornate, puntuali e tempestive per valutare la solvibilità e la struttura economico-finanziaria di un’impresa, per ottimizzare le politiche di gestione del rischio di credito, per definire con accuratezza le strategie di marketing, per valutare il posizionamento delle imprese sui mercati.

Torniamo agli sconosciuti dati ufficiali e pubblici che riferisco.

Pertanto, visto il panorama lavorativo italiano precario che si è determinato maggiormente da quando è stata fatta la legge Biagi (14 febbraio 2003) con tutte le conseguenze che ne conseguono per i nostri lavoratori giovani e meno giovani anche dal punto di vista pensionistico (A CUI NESSUNO RIUSCIRA’ COSI’ PIU’ AD ARRIVARE), gli economisti europei da moltissimi anni scrivono che quando questa nostra generazione dei cinquantenni in su man mano sparirà accadrà che le generazioni future avranno gli stessi problemi di cui parla oggi la Caritas per milioni di nuovi attuali poveri, in quanto le prossime e le future generazioni non avranno più neanche i genitori che li potranno supportare economicamente.

Spiegano che questo accadrà perché purtroppo questa generazione dei nostri cinquantenni in su è l’unica che è comunque vicina alla fine dell’attività lavorativa e quindi al pensionamento o è già pensionata e pertanto sarà l’ultima che, per la maggior parte, potrà ancora dire di avere comunque un reddito garantito fino alla fine (stipendiale o pensionistico) e che quindi potrà supportare economicamente i propri figli che perdono o non trovano lavoro; che comunque hanno la famiglia a carico; che hanno un mutuo da pagare, ecc..

Anche se bisogna considerare che tanti dell’attuale generazione di cinquantenni non ha più garanzia stipendiale in quanto molti di loro sono finiti in cassa integrazione o hanno visto la loro ditta chiudere e se è difficilissimo trovare lavoro per un giovane lo è ancor di più per una persona già in età adulta: come è appunto confermato anche dai dati Istat e di altri organismi internazionali (come sopra ho già riferito).

Vista la vera situazione economica del nostro paese, non si può neanche avere sicure garanzie che i pensionati (pubblici o meno) riusciranno fino al termine della loro vita a prendere la pensione.

Di questo alcuni italiani già pensionati, che si rendono conto di come sta veramente la situazione, sono preoccupati vista la portata e la vera entità della crisi economica, di cui oggi gli accademici, gli economisti e gli scienziati internazionali dicono, a ragion veduta e con documentazione ufficiale in mano, che siamo solo alla punta dell’iceberg.

E’ SOLO DA FINE APRILE 2010 che sono però iniziate a venire alla ribalta le gravissime situazioni economiche che sono montate negli anni soprattutto in Grecia, Spagna, Italia, Francia.

Come è inequivocabilmente evidente, la situazione economica del nostro paese risulta pericolosamente compromessa tanto che:

- il nostro debito pubblico (che nel 2005 era l’ottavo debito pubblico più grande del mondo) è divenuto già a fine maggio 2010 il terzo debito pubblico più grande del mondo, ed inoltre ai primi del 2010 avevamo già emesso il maggior numero di derivati tossici al mondo sul nostro 3° debito pubblico più grande del mondo;

- il nostro debito pubblico era aumentato passando da i 1.797,7 miliardi di euro di marzo 2010, ai 1.812,8 miliardi di euro ad aprile 2010, arrivando a 1.827,1 miliardi di euro a fine maggio 2010 e pertanto già solo dalla fine di aprile 2010 alla fine di maggio 2010 (QUINDI IN UN SOLO MESE) il nostro debito pubblico era aumentato di 15 miliardi di euro;

- dalla fine del mese di gennaio 2009 alla fine di maggio 2010 (QUINDI NEI PRIMI 5 MESI DEL 2010) il nostro debito pubblico aveva avuto un incremento complessivo di 65 miliardi di euro, ed è per questo motivo che già a fine maggio 2010 eravamo arrivati a 1,827,1 miliardi di euro di debito pubblico;

- sempre a fine maggio 2010 (cioè mentre il nostro debito pubblico aumentava di altri 15 miliardi di euro) abbiamo avuto l’urgenza immediata di una manovra da 28 miliardi di euro (il cui decreto è uscito il 1° giugno 2010 ed è stato immediatamente inviato alla Banca d’Italia), che di nuovo è andata a toccare pensioni, salari e addirittura le liquidazioni;

- la Banca d’Italia, nel frattempo, ha “regalato” allo Stato 1 miliardo e 200 milioni di euro a giugno 2010 (questa è una delle tantissime notizie che la maggioranza di noi italiani non sa);
- mercoledì 2 giugno 2010 (appena uscito il decreto sulla suddetta urgente manovra da 28 miliardi di euro, andando di nuovo a toccare liquidazioni, pensioni e stipendi) ci è stato ufficialmente comunicato che se questa manovra non basterà verrà fatta una ulteriore manovra da miliardi di euro (come abbiamo sentito sui telegiornali dai massimi rappresentanti del governo);

- a settembre 2010 il nostro debito pubblico è poi arrivato a 1.844 miliardi di euro, mentre ad ottobre 2010 ha raggiunto i 1.867,39 miliardi di euro;

- ecc, ecc, ecc, ecc, ecc (di cui anche a tutti gli altri sconosciuti dati ufficiali e pubblici della presente raccolta).

Pertanto da ottobre 2009 ad ottobre 2010 (quindi in un solo anno) il nostro debito pubblico è aumentato di 100 miliardi di euro e sta continuando ad aumentare di mese in mese.

Pertanto
- A CAUSA dei nostri 1.827,1 miliardi di euro di debito pubblico di fine maggio 2010 (che è già il primo debito pubblico più alto d’Europa e il terzo debito pubblico più alto del mondo);
- A CAUSA delle entrate del nostro Stato che sono molto inferiori alle uscite;
- A CAUSA dei nostri 100 miliardi di euro di interesse che paghiamo ogni anno sul nostro 3° debito pubblico più grande del mondo, E’ GIA’ EVIDENTE che NON potrà bastare la prima manovra da 28 miliardi di euro che è stata fatta ad aprile 2010 vista la crisi irreversibile che sta montando da alcuni anni e che è strettamente connessa ai danni ambientali che abbiamo creato negli anni e che continuiamo a creare e che viene vissuta anche a livello europeo e mondiale (esattamente come citava la relazione della Comunità Europea del 29 marzo 2009, che è stata portata al G8 di luglio 2009, sull’adattamento al disaster movie geo-ecologico che avrebbe particolarmente colpito Grecia, Spagna, Italia, Francia).

A CAUSA di quanto poc’anzi ho riferito è accaduto che:

- da giovedì 3 giugno 2010 (ufficialmente e per ben due volte) ci siamo sentiti dire, dai massimi rappresentanti del nostro governo e tramite la televisione, che in Italia c’è il timore fondato di vederci arrivare in “casa nostra” l’arrivo degli speculatori dall’estero, a causa del più grande quantitativo di derivati tossici del mondo (che abbiamo emesso sul nostro 3° debito pubblico più grande del mondo), che gli stranieri hanno acquistato. Questo sarà un’ulteriore problema economico enorme ed irrecuperabile per la nostra nazione;

- il giorno 15 giugno 2010 la stessa Comunità Europea ha espresso pubblicamente (ed anche questo è stato ripreso e trasmesso dalla televisione) il fondato timore, per tutte le nazioni europee, dell’arrivo degli speculatori stranieri per i “derivati”che ogni nazione ha emesso sul proprio debito pubblico (che gli stranieri hanno acquistato);

- a seguito poi del G20 che si è tenuto il 26 giugno 2010 a Toronto (Canada) anche l’Italia si è impegnata a DIMEZZARE il proprio disavanzo (spesa pubblica maggiore delle entrate fiscali) in soli 3 anni (entro il 2013) e subito dopo il deficit pubblico, quando però si sa che quest’ultimo era già arrivato a fine maggio 2010 già a 1.827,1 miliardi di euro e a fine ottobre 2010 ha raggiunto i 1867,39 miliardi di euro, a cui bisogna aggiungere 100 miliardi di euro che dobbiamo pagare ogni anno già di soli interessi su quel nostro debito (che, come ripeto di nuovo, risulta oltretutto essere il primo debito pubblico più grande d’Europa e il terzo debito pubblico più grande del mondo e che inoltre continua ad aumentare vertiginosamente di mese in mese e che in un solo anno -da ottobre 2009 ad ottobre 2010- è aumentato di 100 miliardi di euro);

- in Italia risulta ufficialmente che adesso a rischiare di più il fallimento sono anche le aziende di medie e grandi dimensioni. Andrea Tomat, il Presidente della Confindustria Veneta, commenta il 1° agosto 2010 i dati elaborati dal Cerved sui bilanci 2009 delle industrie e delle aziende di tutto il nord Italia, dichiarandosi preoccupato perché i dati ufficiali denunciano che è il Nord industriale l’area che soffre di più la crisi economica ed inoltre perché si è registrato a Nord est dell’Italia un forte aumento delle aziende il cui indebitamento oggi supera il fatturato. Inoltre ha sottolineato che molte banche, non tutte, hanno operato per ridurre il credito, creando però situazioni di forte disagio alle aziende, imprese, industrie in tutta Italia e particolarmente nel nord (dove ce ne è la maggior quantità). Ha anche evidenziato che dal 2010 è come se si fosse diffusa la percezione di un nuovo rischio per la crisi economica che ha portato ad un ulteriore restringimento del credito da parte delle banche nei riguardi delle nostre imprese (che, come ha evidenziato, si trovavano già in grande sofferenza economica). Sottolinea anche che i dati ufficiali del Cerved preoccupano e devono allarmare le banche, perché ci dicono come stanno veramente oggi tutte le nostre imprese;

- ecc, ecc. ecc.ecc (di cui ai tanti altri sconosciuti dati ufficiali e pubblici che sto menzionando).

Quanto ho riferito su Andrea Tomat (Presidente della Confindustria Veneto) è stato da lui detto durante un’intervista che ha rilasciato e che è stata riportata il 1° agosto 2010 su “IL SOLE 24 ORE”, a pagina 3: sono solo le parti più salienti.

Risulta ufficialmente che il 18 febbraio 2011 (PERTANTO APPENA QUALCHE GIORNO FA) il dott. Draghi (Governatore della Banca d’Italia) intervenendo al seminario Eurofi, preparatorio del G20 di Parigi, ha anche detto che OGGI A RISCHIO SONO LE BANCHE.

Risulta ufficialmente che il giorno 26 febbraio 2011 sempre il dott. Draghi, (Governatore della Banca d’Italia) abbia detto pubblicamente che “siamo un paese fermo a 15 anni fa; che è molto preoccupato per i nostri giovani in quanto moltissimi rimangono disoccupati perché in Italia non c’è lavoro; che anche quelli che lavorano prendono al massimo 750 euro mensili e che quello stipendio è comunque molto più basso di quanto guadagnano i giovani delle altre nazioni della Comunità Europea”: tutto questo lo abbiamo sentito dire da lui durante il telegiornale della 7, alle ore 20,43 circa.

Come se già quanto ho sopra riferito (da dati ufficiali e pubblici) sulla crisi economica nazionale ed europea (di cui anche alla relazione della Comunità Europea del 29 marzo 2009, sull’adattamento al disaster movie geo-ecologico che avrebbe maggiormente colpito Grecia, Spagna, Italia e Francia e alla conseguente crisi che avrebbe quindi maggiormente colpito Grecia, Spagna, Italia e Francia) non bastasse a costringere chiunque a muoversi con ESTREMA cautela soprattutto nell’acquisto di un immobile in Italia, sono venuta a conoscenza di tutta una serie di allarmanti notizie da tanti vecchi agenti immobiliari della maggior parte delle province del nord e del centro Italia.

Tutti loro si sono spogliati della veste ufficiale di venditori e mi hanno messo al corrente di notizie SCONOSCIUTE sulle agenzie, sul mercato immobiliare e sull’andamento bancario, soprattutto italiano, di questi ultimi 11 anni, esclusivamente perché sono vecchissimi amici fraterni di tanti nostri amici (quest’ultimi sono colleghi di mio marito e sono sparsi nelle varie sedi provinciali dell’istituto bancario dove lavorava anche mio marito fino al 30 dicembre 2010).

Mio marito (inizialmente docente di ruolo di scuola superiore, in quanto vincitore di un concorso nazionale) scelse 30 anni fa il lavoro di bancario in quanto vinse anche in quel caso un concorso nazionale. Dopo 30 anni di lavoro in banca era arrivato al massimo della carriera impiegatizia: è andato in pensione dal 31 dicembre 2011, per limiti di età e per essere arrivato (in tutto) a 41 anni di contributi.

40 anni fa la situazione per i giovani non era “ottima” e facile nell’ambito lavorativo però c’erano delle possibilità e delle speranze concrete per chi era disposto a studiare seriamente: mentre da una decina di anni fa in poi non c’è quasi nulla per i giovani in Italia, anche se disposti a studiare seriamente.

Prima di riferire anche tali sconosciute notizie sulle agenzie e sul mercato immobiliare di questi ultimi 11 anni (che sono riscontrabili anche sui dati ufficiali e pubblici) apro una piccola parentesi altrettanto significativa sulla vera entità della crisi e per fare questo devo continuare a parlare della Banca d’Italia, facendo prima un accenno sulla realtà economica della Banca d’Italia (anche questo sconosciuto a tutti):

- è la banca nazionale italiana e non riceve danaro dallo Stato (ma A GIUGNO 2010, per iniziativa spontanea del Governatore, LA BANCA D’ITALIA HA ELARGITO ALLO STATO UN MILIARDO E 200 MILIONI DI EURO, ma nessuno lo sa);

- è la banca che si è sempre autosovvenzionata in tutto (ANCHE PER IL TOTALE PAGAMENTO DEGLI STIPENDI E DELLE PENSIONI DI TUTTI I SUOI DIPENDENTI; ANCHE PER LA COSTRUZIONE E LA GESIONE DI TUTTE LE SUE SEDI E DI TUTTI GLI ALTRI IMMOBILI CHE POSSIEDE, ecc) con i servizi a pagamento che presta a tutto il sistema bancario italiano e ai nostri enti pubblici e con l’immenso patrimonio immobiliare che ha via via acquistato in tutta Italia con il fondo pensioni dei suoi dipendenti, i cui immobili li ha sempre dati in affitto a loro stessi ed ai privati, però quasi allo stesso prezzo di qualsiasi altro immobile di mercato.

- già il suo solo patrimonio immobiliare ammonta a 5 miliardi di euro, più ha la riserva aurea.

Quindi la Banca d’Italia, che aveva una sede in ogni capoluogo di provincia, nel 2009 ne ha chiuse 39, in 39 diverse province.
Ne voleva però chiudere 72 (in 72 diverse province), su 93 province dove ci sono le sedi.

Solo la fortissima opposizione dei sindacati e di tutti coloro che vi lavorano hanno ridotto il numero delle sedi che sono state chiuse: anche di questa notizia nessun mass media ne ha dato la minima comunicazione.

La Banca inoltre sta cercando di vendere tutti quei 39 enormi e bellissimi stabili (dove prima c’erano le sedi operative che hanno chiuso lo scorso anno) e so che qualcuno è già stato acquistato dagli stranieri: ma la maggior parte stanno rimanendo invenduti.

Tra le tante realtà che fanno capire la vera entità della crisi nel nostra nazione e che questa crisi economica è iniziata già da diversi anni è che da oltre 15 anni (così come risulta ufficialmente anche presso la banca d’Italia) i conti correnti di MOLTISSIME nostre pubbliche amministrazioni (Ministeri, enti pubblici, ecc, ecc) vengono continuamente sottoposti a sequestro giudiziario, con sentenza della magistratura, poiché dette amministrazioni non effettuano i pagamenti ai fornitori privati, a favore dei quali già esisteva una sentenza per l’intimazione di pagamento: soltanto dopo ogni sequestro le amministrazioni inadempienti sono costrette a pagare il dovuto, però con l’aggravio del pagamento delle spese di giudizio e degli interessi (che vanno pertanto -OGNI ANNO e da oltre 15 anni- ad ulteriore notevole carico del già disastrato bilancio del nostro stato).

Tra le tante realtà che fanno capire la vera entità della crisi nel nostra nazione e che questa crisi economica è iniziata già da diversi anni c’è il fatto ECLATANTE che i dipendenti della Banca d’Italia ASSUNTI DAL 1993 (dallo stesso anno della legge Biagi) IN POI NON HANNO PIU’ DIRITTO ALLA PENSIONE GARANTITA: ma si sta parlando della prestigiosa Banca d’Italia, che per di più ha sempre pagato e paga anche gli stipendi e le pensioni ai suoi dipendenti in modo totalmente autonomo e senza il minimo intervento dello Stato (perché si autosovvenziona con la propria attività e con l’immenso patrimonio immobiliare che si è creata in tutta Italia con il fondo pensioni dei suoi dipendenti).

E pertanto figuriamoci cosa è accaduto, cosa accade e cosa accadrà in tutti gli altri settori della nostra tanto malandata economia, anche se da quando è venuta alla ribalta l’esistenza della crisi (a fine aprile 2010) fino ad ottobre 2010 ci siamo sentiti affermare esattamente il contrario (cioè che ormai avevamo superato la crisi economica): non tenendo nemmeno in alcun conto la relazione della Comunità Europea del 29 marzo 2009, sull’adattamento al disaster movie geo-ecologico che avrebbe maggiormente colpito Grecia Italia, Spagna e Francia e alla conseguente crisi che avrebbe maggiormente colpito Grecia Italia, Spagna e Francia (con epidemie, alluvioni, desertificazione, maremoti, caduta delle infrastrutture, ecc).

Bisogna vedere, per esempio, cosa sta accadendo ai tantissimi dipendenti di industrie e aziende su tutto il territorio italiano, compresi quelli della FIAT di Pomigliano d’Arco: questi ultimi, per continuare ad avere un lavoro e quindi un reddito per sopravvivere, a giugno 2010 hanno accettato condizioni che sono pari a quelle che erano in vigore qualche decennio fa.
La stessa cosa è stata ripetuta anche per gli operai dello Stabilimento Mirafiori della Fiat a gennaio 2011: altrimenti la Fiat, come aveva minacciato, avrebbe chiuso in Italia e portato lo stabilimento all’estero.
A detta della Fiat quegli stabilimenti sono diventati non più produttivi, quindi o si delocalizza in un paese dell’est europeo o si deve procedere con un immediato aumento delle loro capacità produttive. Aumento della capacità produttiva significa da parte di FIAT imporre un contratto aziendale, derogando di fatto dai principi del contratto nazionale e del diritto di sciopero.
Nel dettaglio le condizioni che FIAT utilizza come elementi indispensabili per il mantenimento degli stabilimenti sono: l’implementazione di 18 turni settimanali sulle linee di montaggio, 120 ore di straordinario obbligatorio, riduzione delle pause dagli attuali quaranta minuti a trenta per ogni turno, possibilità di comandare lo straordinario nella mezz’ora di pausa mensa per i turnisti, possibilità di derogare dalla legge che garantisce pause e riposi in caso di lavoro a turno, sanzioni disciplinari nei confronti delle Organizzazioni sindacali che proclamano iniziative di sciopero e sanzioni nei confronti dei singoli lavoratori che vi aderiscono, fino al licenziamento, facoltà di non applicare le norme del Contratto nazionale che prevedono il pagamento della malattia a carico dell’impresa.
Queste condizioni ledono irrimediabilmente il contratto nazionale di lavoro.

Sembrerebbe che tale comportamento della Fiat (TENUTO nel 2010) sia quasi un progetto pilota, un esempio presto seguito da molti altri.
Come infatti accadrà dal 1° GENNAIO 2011 in poi anche con tutti i lavoratori della prestigiosa Banca d’Italia (con una legge governativa fatta nel 2010 e precisamente con il comma 3, dell’art 3, della Legge 122 del 2010 e poi con l’emendamento presentato a febbraio 2011 nel decreto mille proroghe): di cui quasi nessuna persona “comune” sa nulla.

Chiunque sa quello che è accaduto almeno con la FIAT si sta chiedendo preoccupato se tale metodo usato dalla FIAT verrà adottato per tutti i lavoratori italiani (ovviamente dipendenti) di TUTTI gli altri settori del mondo lavorativo e pertanto si domandano se tale metodo verrà adottato da tutti coloro che hanno lavoratori alle loro dipendenze (compreso anche lo Stato per tutti i suoi lavoratori pubblici).

Se così sarà (come però è presumibile per l’intero panorama lavorativo visto quanto è accaduto è sta accadendo addirittura con i lavoratori FIAT dal 2010 e quanto accadrà con i lavoratori BANCA d’ITALIA dal loro nuovo contratto nazionale che gli decorre dal 1° gennaio 2011) è evidente che toccherà, oltre tutte le fasce più deboli della nostra società (cioè TUTTI i lavoratori dipendenti e quindi anche quelli del comparto statale), anche la medio e alta borghesia ed altre tipologie di fasce sociali più ricche, perché in ogni famiglia o nel suo parentado (sia nelle fasce più deboli della nostra società e sia nella media e alta borghesia e in altre tipologie sociali) ci sono sempre alcune persone che svolgono un lavoro dipendente.

Pertanto se qualsiasi datore di lavoro (pubblico e non) adotterà il metodo usato dalla FIAT e dalla BANCA d’ITALIA accadrà che il mondo dei lavoratori dipendenti subirà pesanti modificazioni, con evidenti gravi ripercussioni per la sopravvivenza economica di ogni lavoratore e con le ulteriori conseguenze ed evidenti ripercussione su tutti noi e su tutto:
- quando, oltretutto, ogni lavoratore italiano già percepisce il 30/40% in meno di qualsiasi lavoratore delle altre nazioni facenti parte della comunità europea;
- quando oltretutto la nostra nazione è già ferma a 15 anni fa (come ha detto il Governatore della Banca d’Italia il giorno 26 febbraio 2011).

Gia il giorno 5 ottobre 2010, a Modena, la Fiom (sindacato dei metalmeccanici) scriveva anche: “Oltre 5.000 lavoratori hanno sfilato dalla sede Maserati per le vie del centro di Modena sino alla sede di Confindustria in via Bellinzona, dando vita ad un corteo colorato e assolutamente pacifico.
I lavoratori metalmeccanici modenesi hanno espresso in modo assolutamente democratico il loro dissenso alle deroghe ai diritti introdotte nel contratto nazionale con l’accordo separato dell’ottobre 2009 e definite nei particolari con l’accordo del settembre 2010 tra Fim, Uilm e Federmeccanica.
La risposta di oggi dei metalmeccanici modenesi contro le deroghe è stata forte e inequivocabile. La Fiom ringrazia tutti quelli che hanno partecipato alla manifestazione di oggi, comprese le numerose rappresentanze di altre categorie di lavoratori. Perché una cosa abbiamo tutti chiaro: L’ATTACCO DI OGGI DI FEDERMECCANICA AI LAVORATORI METALMECCANICI SI ESTENDERA’ DOMANI AI LAVORATORI DEGLI ALTRI SETTORI”.

Non a caso (dopo quanto è accaduto con la Fiat Mirafiori nel 2010 e con la Banca d’Italia dal 1 gennaio 2011) il giorno 21 febbraio 2011, usciva un articolo su “il Manifestino”, il cui solo titolo già la dice lunga su quali saranno le prospettive del mondo dei lavoratori dipendenti italiani.
Riporto il solo titolo: “E ADESSO IL MODELLO MIRAFIORI FA SCUOLA ORA TOCCA ALLE OFFICINE DI GRUGLIASCO”.

Come è inequivocabile queste deleterie prospettive per il mondo dei lavoratori dipendenti alla fine toccheranno tutto e TUTTI NOI (escluso la piccolissima parte delle nostra società che è oltremodo ricca e che pertanto è al di fuori di tutto), in quanto toccheranno (oltre le fasce più deboli della nostra società e cioè TUTTI i lavoratori dipendi e quindi anche quelli del comparto statale) anche la medio e alta borghesia ed altre tipologie di fasce sociali più ricche, perché in ogni famiglia o nel suo parentado (sia nelle fasce più deboli della nostra società e sia nella media e alta borghesia e in altre tipologie sociali) ci sono sempre alcune persone che svolgono un qualche lavoro dipendente.

Sempre il giorno 21 febbraio 2011, alle ore 22.40, nella trasmissione televisiva “INFEDELE” , il dott. Andrea GABELLI (Vice presidente della regione Lombardia) ha detto pubblicamente che qualche anno fa si diceva che bisognava abbassare il costo del lavoro in Italia e che per farlo bisognava importare forza lavoro dal nord Africa.
Infatti è proprio quanto sta accadendo già da parecchi anni nella nostra nazione perché:

- abbiamo ormai una “ENORME” quantità di forza lavoro proveniente da tantissime altre nazioni non facenti parte della Comunità Europea (quindi anche tantissimi dal nord Africa) e tutti sono arrivati come clandestini o profughi (oltretutto questo genere di forza lavoro è destinata ad aumentare notevolmente a causa delle continue migliaia di clandestini o profughi che arrivano ogni anno nella nostra nazione, ed inoltre -a fine febbraio 2011- l’ANSA ha previsto l’ulteriore arrivo di circa 200/300.000 profughi dalla Libia, quando già dal giorno 12 febbraio 2011 al 27 febbraio 2011 ne sono già arrivati 6.200);

- il costo del lavoro in Italia si è notevolmente abbassato, già da qualche anno, per TUTTI i lavoratori dipendenti.

Quasi tutti GLI italiani con lavoro dipendente risultANO ufficialmente (dai dati ufficiali OCSA - Organization for economic co-operation and Development) avere, da anni, tutti gli stipendi più bassi tra tutte le nazioni della Comunità Europea.
Per dare un esempio: anche un impiegato di una qualunque prestigiosa banca nazionale di uno Stato facente parte della Comunità Europea guadagna (a parità di ruolo e di anzianità) molto di più di quanto prende un impiegato della nostra banca nazionale (la cui banca fa le stesse operazioni ed ha la stessa gestione delle altre sue simili). La stessa cosa avviene purtroppo anche per tutte le altre tipologie di lavoratori dipendenti delle altre nazioni facenti parte della Comunità Europea rispetto a TUTTI i nostri lavoratori dipendenti: la stessa comunità europea, in questi ultimi anni comunica che tutti noi lavoratori italiani percepiamo da anni il 30-40 % in meno.

C’è inoltre da dire che anche in altre parti del mondo si sta verificando, in questo medesimo istante, quanto, per i lavoratori italiani, ha già messo in atto la FIAT dal 2010 e verrà messo in atto d’ora in poi anche dalla Banca d’Italia dal 1° gennaio 2011.

In proposito ho trovato (su: http://blog.panorama.it/mondo/2011/02/18/stati-uniti-la -rabbia-e-la-rivolta-del-wisconsin-contro-il-governaqtore-che-attacca-i-sindacati/) un inquietante e significativo articolo che dice sul governatore del Wisconsin ( Stato che fa parte degli Stati Uniti d’America) quanto appresso.

Riporto qui di seguito l’articolo che ho trovato.
“L’aveva messo in conto che avrebbe potuto scoppiare una rivolta, che le strade si sarebbero riempite di manifestanti, che l’avrebbero assediato e attacca, fin dentro il suo palazzo, che la sua proposta avrebbe avuto lo stesso effetto di un cerino acceso in una raduna di sterpaglie; Scott Walker sapeva tutto questo, ma non si è tirato indietro. E ora, il Wisconsin brucia, arso dall’incendio di una rivolta sociale dei dipendenti pubblici contro il neo governatore repubblicano.
Da quando questo quarantacinquenne con il volto da severo capoufficio ha lanciato la “bomba” non c’è pace a Madison e a Milwaukee.
Da quando Scott Walker ha annunciato che avrebbe imposto ai lavoratori statali un aumento dei contributi per l’assistenza sanitaria e la pensione che, di fatto, comporta un taglio ai loro stipendi del quasi il 18%.
Da quando il governatore ha deciso di ridurre bruscamente il potere dei sindacati, limitando il ricorso alla contrattazione collettiva di categoria, per le strade del Wisconsin si susseguono cortei e proteste.
In occasione del voto sulla proposta di Walker, il Senato di Madison è stato circondato da una folla di impiegati pubblici, docenti scolastici e studenti che chiedeva le dimissioni del neo eletto governatore.
Lui ha ribadito che quelle misure sono necessarie per diminuire i costi a carico del bilancio statale che ora affronta un deficit di 137 milioni di dollari, cifra che diventerà più cospiscua (3 miliardi e mezzo di dollari nei prossimi due anni) se non ci saranno interventi per prevenire quel catastrofico buco nelle casse dello stato del Wisconsin.
I dipendenti pubblici hanno detto che non intendono pagare per tutti. La rabbia è così montata in questi giorni. Alimentata anche dalle decisioni prese dal governatore nei confronti dei sindacati.
La politica di Scott Walker verso le unions non poteva che suscitare la reazione che ha scatenato in uno Stato, il Wisconsin, dove nel lontano 1959 sono nate le prime associazioni sindacali per difendere i diritti dei lavoratori pubblici non federali. Kill the Bill (abroga la legge) era scritto su alcuni dei cartelli portati dai manifestanti fin sotto le finestre dell’ufficio di Walker.
Per i sindacati (soprattutto per quelli degli insegnati), la paura è che quello di Scott Walker sia solo un progetto pilota, un esempio presto seguito da molti altri governatori repubblicani. Un’iniziativa che non sarebbe osteggiata da molti americani. Alcuni sondaggi hanno mostrato come molte persone appoggerebbero tagli alle pensioni e ai benefit dei lavoratori statali.
Scott Walker potrebbe diventare il Lord di Ferro del Wisconsin.”

Oltre quello che sta accadendo in Italia (con FIAT NEL 2010 poi con la BANCA d’ITALIA DA GENNAIO 2011 e poi con le officine GRUGLIASCO Da febbraio 2011) anche questo articolo (che riferisce quanto sta accadendo con i lavoratori americani pubblici del Wisconsin) lascia intravedere qualcos’altro di molto inquietante per l’intero mondo dei lavoratori dipendenti.

Risulta ufficialmente che in Italia, a febbraio 2011, si stanno programmando scioperi di tutti i lavoratori FIAT a causa degli altri suoi stabilimenti italiani e pertanto per tutti coloro che vi lavorano: ma il rischio reale per quei lavoratori (così come già annunciato più volte dalla FIAT) è che gli stabilenti vengano chiusi e la produzione italiana delle macchine venga fatta tutta nelle sedi estere dove la FIAT ha già creato altri stabilimenti e che pertanto tutti quei nostri lavoratori perdano completamente il lavoro.

Il giorno 22 febbraio 2011, alle ore 20,45 circa, nel corso di una trasmissione televisiva sulla “7” abbiamo sentito riferirci la notizia ANSA che era appena uscita e che diceva che sono previsti in questi giorni in Italia l’arrivo di altri 200/300.000 profughi dalla Libia (luogo dove sta imperversando la guerra civile da pochi giorni): quando dal giorno 12 febbraio 2011 al giorno 27 febbraio 2011 ne sono già arrivati 6.200 (come abbiamo sentito durante la trasmissione “Terra”, su canale 5, alle ore 1.10 circa e pertanto di notte).

Tornando a quei tanti vecchi agenti immobiliari, che mi hanno rivelato notizie SCONOSCIUTE sulle agenzie e sul mercato immobiliare di questi ultimi 11 anni, è da circa 30 anni che svolgono questa attività in diverse province italiane del nord e centro Italia e fanno parte di grandi associazioni di settore da anni (associazioni che operano su tutto il territorio italiano) e sono ciascuno proprietari di almeno un’agenzia.

Riferisco queste notizie (che sono sconosciute a chi non fa parte di quella categoria) in quanto fanno anche loro parte delle motivazioni per le quali tutti gli italiani, qualsiasi spesa debbano affrontare d’ora in poi, lo devono fare con estrema circospezione: ancora di più bisogna muoversi con estrema cautela se si volesse effettuare oggi, in Italia, l’acquisto di una casa.

Tanto per iniziare mi hanno detto che a tutte le agenzie (anche alle loro) arrivano solo immobili di difficile vendibilità e che quando le agenzie riescono ad acquisire qualche rara casa con la buona vivibilità e con il prezzo giusto, perché così voluto dal proprietario o con addirittura il prezzo d’affare, non le pubblicizzano e le vendono direttamente a quegli amici o conoscenti che sanno che possiedono una sicura liquidità e che sono interessati a comprare solo se c’è l’affare.
Questi vecchi agenti immobiliari mi dissero che per verificare quello che asserivano sarebbe bastato andare a vedere la pubblicità di anni degli immobili che ogni singola agenzia italiana fa sul proprio sito e poi di andare a vedere su tutti i siti immobiliari che si trovano su internet e nei quali quasi tutte le agenzie pubblicizzano gli immobili che hanno in vendita: www.subito.it; www.enormo.it; www.casa.it; www.Gren-acres.com; www.trovit.it; www.immobliare.it; www.idealista.it, trovacasa.net; ecc, ecc.

Da quei vecchi agenti immobiliari ho saputo che in tutti i nostri paesi (piccoli o grandi che siano) accade che le case di buona qualità e vivibilità e a prezzo d’affare (quindi non supervalutate come al solito dalle agenzie) vengono invece vendute direttamente tra i concittadini e con il semplice passa parola.

Mi spiegavano che questo accade perché nei paesi tutti si conoscono e qualsiasi genere di notizia arriva a tutti immediatamente e che pertanto i cittadini non hanno nessuna necessità di rivolgersi alle agenzie se l’immobile che hanno da vendere è buono (in tutti i sensi) e se è a prezzo giusto o d’affare.

Quei vecchi agenti immobiliari mi mettevano anche al corrente che dopo quanto era drammaticamente accaduto con diversi importanti investimenti azionari (quali Parmalat, Cirio ad altri) gli italiani dai primi del 2003 erano tornati ad investire i loro risparmi solo sul cosiddetto “mattone”, anche accendendo un mutuo.

Pertanto vista l’enorme improvvisa e continua richiesta di acquisto di immobili è accaduto che soprattutto le agenzie (che vengono chiamate dai proprietari a fare la stima degli immobili) avevano innalzato i prezzi degli immobili del 200/300/400 %.

La stessa cosa avevano fatto le banche, innalzando enormemente i tassi di interesse sui mutui e sui prestiti.

Quei vecchi agenti immobiliari mi mettevano inoltre al corrente che invece dall’inizio del 2008 in poi la situazione delle vendite è completamente cambiata e che da allora, in tutta Italia:
- è cessata praticamente la richiesta di acquisto;
- vengono giornalmente immesse sul mercato immobiliare una nuova enorme quantità di case in vendita e che purtroppo rimangono invendute a causa di quello che sta palesemente e drammaticamente accadendo nella nostra Nazione ed anche nel resto della Comunità Europea e in tutto il resto del mondo dai primi del 2008 (mi riferisco alla crisi economica) e che ha fatto anche scoppiare ovunque la famosa “bolla immobiliare”.

Quei vecchi agenti immobiliare mi hanno anche informata sul fatto che oggi tutte le agenzie, dell’intera nostra nazione, hanno acquisito ciascuna centinaia di immobili da vendere e alcune ne hanno anche 5000, 1000, 500, ecc.
Questo sta accadendo in quanto ci sono milioni di persone in TUTTA Italia che vogliono vendere la casa sopratutto per necessità (per aver perso il lavoro, oppure perché sono i loro figli con relativa famiglia ad averlo perso, oppure per altre ragioni comunque connesse al problema economico) e che sono soprattutto moltissime agenzie che stanno tentando di tenere ancora supervalutati i prezzi degli immobili (in quanto sono soprattutto loro che vengono chiamate dai proprietari a stimarne il prezzo), pur se non riescono a venderli. E che pertanto sono loro che stanno ulteriormente immobilizzando in quel modo il mercato degli immobili in tutta Italia dai primi del 2008 e che hanno fatto scoppiare la cosiddetta “bolla immobiliare”.

Mi spiegavano che se invece i prezzi verranno significativamente ridimensionati ci potrebbe forse essere un minimo di ripresa nelle vendite immobiliari da parte di quei pochi che ancora si possono permettere di effettuare tali acquisti a scopo di investimento.

Quei vecchi agenti immobiliari mi hanno fatto notare che loro (proprio perché sono dei vecchi professionisti del settore) prima di acquisire qualsiasi immobile da vendere oggi fanno presente ai proprietari la situazione complessiva esistente in Italia e che poi riescono a vendere qualche raro immobile soltanto quando il prezzo scende del 30/40 ed anche del 50%: anche perché ci spiegavano che è difficilissimo trovare oggi qualche acquirente e che pertanto le case rimangono quasi tutte invendute e che se non sono abitate si rovinano sempre di più e quindi si deprezzano sempre di più, anche perché se il proprietario le deve o le vuole vendere non fa più lavori di manutenzione o altro.

E oltretutto grava comunque su ogni acquirente di immobili l’ulteriore spesa dei circa 130.000 euro per mettere a norma di legge, ma entro il 2018, l’immobile che acquista secondo il piano energetico nazionale (facendo obbligatoriamente il cappotto a tutti i muri, il tetto e le finestre a norma entro il 2018).

Quei vecchi agenti immobiliari mi spiegavano che è dai primi del 2008 che in Italia, per quel poco che si vende, si vendono solo case piccolissime (da 100.000 al massimo a 200.000 euro) o enormi (da 1 milione di euro in su), ma a prezzi molto ribassati e comunque con grande difficoltà (non c’e più alcun mercato soprattutto per le case che le agenzie continuano a valutare dai 250.000 euro ai 600/700/800/900.000 EURO) per tre motivi:
- il fondamentale è quello economico per la maggioranza della popolazione italiana;
- l’altro è perché le nostre banche erogano mutui o prestiti esclusivamente se c’è, per qualsivoglia richiesta, una certificata garanzia da parte del richiedente;
- non circola più il danaro dalla fine del 2007;
- ecc, ecc, ecc, ecc.

Risulta ufficialmente che tutti gli istituti di credito sono in sofferenza economica da diversi anni.

Non a caso risulta ufficialmente che il 18 febbraio 2011, Draghi (Governatore della Banca d’Italia) intervenendo al seminario Eurofi, preparatorio del G20 di Parigi, ha anche detto che oggi a rischio sono le banche.

Come comunicano le banche e gli accademici, specificando che stiamo appena all’inizio della crisi, oltretutto manca il danaro circolante da alcuni anni e di conseguenza mancano le persone che possono acquistare immobili: come invece è avvenuto dalla fine del 2002 fino a metà del 2007 perché oltretutto tutte le banche davano mutui a tutti e senza andare troppo per il sottile e poi, però, è avvenuto il “patatrac” per tutti gli istituti di credito ed anche per moltissimi di quelli che avevano contratto il mutuo o preso prestiti.

L’Istituto Nazionale di Statistica pubblicò nel 2010 che già per la sola città di Torino (escludendo quindi il resto della provincia) le banche sono state costrette a sequestrare 30.000 (TRENTAMILA) abitazioni dai primi del 2008 alla fine del 2009 perché non gli venivano più pagati i ratei per i mutui o per i prestiti erogati.
Altri dati ufficiali e molto significativi in proposito, che ho trovato ai primi di marzo 2011, li fornirò più avanti

Ufficialmente risulta che la stessa cosa è accaduta e sta accadendo continuamente in tutto il resto dell’Italia, con gravissimi problemi e ripercussioni economiche anche in questo settore ed anche per tutto l’indotto.

Proprio per tutto quello che è iniziato ad accadere da pochi anni a causa della crisi nazionale, europea e mondiale è avvenuto che tutte le banche del nostro territorio è da pochi anni che hanno dovuto via via sempre più ridurre i tassi di interesse anche per i mutui e i prestiti già erogati.

Questo è accaduto perché la loro situazione era arrivata al collasso totale, tanto che anche nei telegiornali e sui quotidiani si parlava, nella primavera del 2010, continuamente, di interventi economici rilevanti da parte dello Stato (come veniva espressamente detto dai nostri massimi rappresentanti del governo, che rassicuravano così la popolazione) per non mandare le nostre banche in fallimento.

Risulta ufficialmente che il collasso delle banche è avvenuto:

- perché da allora nessuno riusciva più a pagare la alte rate del mutuo o dei prestiti a causa della perdita del posto di lavoro, come è accaduto a milioni di persone e come è continuato ad accadere;

oppure a causa delle aziende o delle attività che erano in sofferenza economica o che stavano addirittura chiudendo o fallendo e pertanto non riuscivano più a pagare gli alti ratei dei prestiti;

- come anche a causa dell’enorme continua svalutazione del potere di acquisto del danaro, che è iniziata da poco dopo l’avvento dell’euro e che via via è andata sempre più palesemente e velocemente peggiorando a causa della crisi economica che sono anni che sta montando.

Il Ministero dell’industria e del Commercio ed altre fonti del medesimo settore comunicano che moltissime attività commerciali, industrie, aziende e attività è da alcuni anni che stanno chiudendo in Italia per fallimento o comunque perché non riescono a mantenersi economicamente “in vita”.

In più, come risulta ufficialmente, tantissime altre industrie, aziende e attività si sono già trasferite e tantissime altre si stanno trasferendo all’estero, proprio nelle nazioni dove sanno che i terreni e la manodopera costa pochissimo: Cina, Ungheria, Africa, Romania, Patagonia, ecc.

La stessa cosa sta avvenendo in tutti i paesi industrializzati.

Come ho già accennato sta accadendo che, in Italia, anche acquisti recenti di aziende concatenate (anche con 17.000 lavoratori) ora vogliono chiudere e i 17.000 coloro che vi lavorano sono disperati e appaiono spesso in televisione e nei quotidiani, durante le manifestazioni di fronte alle loro aziende: moltissimi hanno sui 40/50 anni di età e pertanto non riusciranno più a trovare un altro lavoro, con tutte le conseguenze del caso.

Notizia di cui si venuti ufficialmente a conoscenza agli inizi di luglio 2010 è che il 90% delle aziende tessili del Lazio hanno chiuso in quanto, pur avendo degli ordini, se per un qualche motivo sono state costrette a fermarsi per pochi giorni (perché gli si è rotto un macchinario e non sono riuscite a ripararlo in tempi brevissimi) sono state costrette a chiudere l’azienda in quanto già camminavano economicamente, ma ormai da parecchi anni, sul filo del rasoio e pertanto anche un piccolissimo “intoppo” ne ha determinato la loro chiusura.
Per dare un altro esempio: anche nel “famoso” biellese sono già state chiuse tutte le aziende e le industrie che trattavano il settore lane.

La stessa cosa sta accadendo nella provincia di prato, che invece ha sempre storicamente trattato filati e tessuti in genere: oltretutto quelle poche che sono sopravvissute sono ormai quasi tutte in mano ai cinesi (dentro la città di Prato c’è anche un’intero grande quartiere abitato e gestito in tutto esclusivamente da loro).

Una delle notizie ufficiali e pubbliche su quanto sta invece provocando la crisi anche in Italia e su come sia ormai ramificata a 360°, tutti noi ne siamo venuti a conoscenza (tramite i telegiornali del 12 agosto 2010) e riguarda la SOCIETA’ PUBBLICA DI NAVIGAZIONE “TIRRENIA” e pertanto stiamo parlando di una SOCIETA’ STATALE.
Tale società ha dichiarato, ad agosto 2010, la sua crisi economica irreversibile (sono le sue esatte parole) e la stessa cosa lo ha fatto il Tribunale di Roma, con una dichiarazione di insolvenza.
Risulta ufficialmente che, ad agosto 2010, la società pubblica di navigazione TIRRENIA aveva 640 milioni di euro di debito e che in cassa solo 18.000 (diciottomila) euro.
I suoi lavoratori, dipendenti pubblici e non, hanno scioperato ad agosto 2010 perché ne temono la chiusura e perché non percepiscono più lo stipendio: tanto è vero che nei telegiornali del 12 agosto 2010 si è cercato di rassicurare coloro che avevano prenotato con la Tirrenia, dicendo (tramite televisione) che almeno le corse prenotate nel periodo estivo del 2010 sarebbero state portate a buon fine.
Invece il data 22 agosto 2010 si era parlato (nei telegiornali e sui quotidiani) di scioperi che avrebbero colpito la corse di fine agosto 2010 e si è parlato di “privatizzare” quella compagnia pubblica.

Così come è stata anche già fatta la legge sulla privatizzazione dell’acqua: acqua che è invece un bene comune e quindi di tutti.
Visto che oltretutto andiamo incontro, “a rotta di collo”, a cambiamenti climatici terribili (quindi a siccità molto più prolungate che provocheranno addirittura anche carestie, epidemie, ecc: come scrive la Comunità Europea sulla relazione del 29 marzo 2009) vorrà dire che ognuno di noi avrà bisogno di usare più acqua, ma per averla dovrà pagarla a “qualche privato“ (che è ovvio che lo fa per guadagnarci) TANTO.
E con la crisi economica, con cui ogni famiglia italiana “che non sia ricca” dovrà fare i conti, sarà anche questo un problema enorme.
Anche alcuni prelati della nostra Chiesa sono andati in televisione nel 2010 a combattere, con veemenza, contro la privatizzazione dell’acqua: come tutti noi abbiamo visto e sentito.

Come ho già detto una delle notizie ufficiali e pubbliche su quanto sta provocando la crisi è del 12 agosto 2010 e denuncia che già nei mesi di giugno e luglio 2010 c’era stato l’ulteriore incremento della disoccupazione del 10 %.
Poi c’è stato un ulteriore incremento dal 10% ad agosto, così come detto anche dall’Istat, ed inoltre via via che passa il tempo è in continuo forte aumento.

Anche da alcuni organismi europei e internazionali (come ho già sopra riferito) stiamo sentendo da allora, ma di mese in mese, che i dati sulla disoccupazione in Italia stanno via via aumentando pesantemente sia tra i giovani e sia tra i cassaintegrati.

Sempre quei vecchi agenti immobiliari (che mi hanno detto notizie sconosciute sulle agenzie e sul mercato immobiliare di questi ultimi 11 anni e sulle relativi situazioni bancarie) mi spiegavano anche:

- che fino al 2007 anni fa gli stranieri venivano ad acquistare immobili in Italia;

- che a causa della crisi mondiale e di quello che sta particolarmente accadendo e che continuerà ad accadere in Italia è dalla fine del 2007 che questo non accade più;

- che quelli che li avevano acquistati sul nostro territorio cercano di disfarsene, al più presto, vendendoli a prezzi molto ribassati.

Mi sottolineavano inoltre che sempre a causa della crisi, che anche nella nostra nazione è montata nel corso degli anni, coloro che abitavano nei nostri paesi è da molti anni che li stanno abbandonando, trasferendosi nelle città più vicine o comunque in posti più comodi e dove sono presenti tutti i generi di servizi, di negozi, le scuole vicine, ecc.
Tutta questa gran massa di gente si è spostata da tempo e tantissimi altri continuano a spostarsi dai paesi di origine, lasciando le loro case, perché i pochi posti di lavoro rimasti si trovavano e si trovano tutt’oggi soprattutto nelle grandi città o a ridosso e che pertanto in tutti i nostri paesi (dove si può andare ad abitare solo se si è già pensionati) ci sono MOLTISSIME case usate per il solo mese estivo oppure completamente abbandonate e poste in vendita.

Mi spiegavano che questo fenomeno si rileva in tutti i paesi e paesini dell’intero territorio italiano e ci dicevano che, per questo motivo, in TUTTI i paesi del nostro territorio sono via via stati chiusi quasi tutti i negozi di prima necessità: la pompa di benzina, la farmacia, l’ufficio postale, talvolta anche l’unica scuola esistente, quasi tutti i negozi di generi alimentari, ecc.

Come risulta anche dagli organismi pubblici e di settore e dalle banche che hanno le informazioni su tutti i conti correnti e sulla banca dati dei protesti e dei fallimenti, quei vecchi agenti immobiliari ci mettevano inoltre al corrente:

- che anche moltissime agenzie immobiliari è dal 2008 che stanno chiudendo e che ne chiuderanno moltissime altre proprio a causa della crisi che non è solo nazionale, ma europea e mondiale;

- che la stessa cosa è avvenuta e sta avvenendo continuamente anche in TUTTI gli altri settori economici italiani. Infatti ne sentiamo continuamente parlare anche da tutti i mass-media (come ho sopra già riferito).

Per esempio e come ho già sopra accennato: il 17 giugno 2010 la Confcommercio ha ufficialmente e pubblicamente comunicato che negli ultimi 12 mesi (pertanto da giugno 2009 a giugno 2010) sono state chiuse 80.000 (OTTANTAMILA) attività commerciali: è stato comunicato durante una riunione plenaria, parte della quale è stata ripresa dalla televisione e quello spezzone è stato mandato in onda durante il telegiornale notturno mandato in onda a cavallo del giorno 18 giugno.
Quindi non durante i telegiornali diurni.

Per esempio e come ho già sopra accennato: in Italia fallimenti e i mancati pagamenti restano a livello altissimi e adesso a rischiare di più sono le aziende di medie e grandi dimensioni. la Euler Hermes (assicurazione crediti commerciali) ha infatti calcolato che nel 2009 in Italia ci sono stati 9.644 fallimenti, a cui vanno aggiunti 920 casi di concordato preventivo, mentre già nei primi mesi del 2010 ci sono stati altri 11.000 fallimenti e (contemporaneamente) a fine marzo si erano già verificati 286 nuovi casi di concordato preventivo.

Quei vecchi agenti immobiliari mi spiegarono inoltre che è la politica adottata per tenere ancora supervalutati i prezzi degli immobili che (nonostante l’evidenza della crisi in tutta Italia e delle conseguenze in tutti i settori economici e nonostante la continua mancata vendita della case dalla fine del 2007) fa tutt’oggi affermare invece da MOLTISSIME agenzie, a chi gli si rivolge per acquistare un’immobile, che la crisi per la propria agenzia non c’è e non c’è mai stata e che non c’è nemmeno nella loro provincia e nella loro regione.

Anche per la provincia di Belluno e Trento (che erano le più ricche a motivo del turismo) mentre molte agenzie continuano a dire la stessa cosa, invece MOLTI professionisti del settore edile appartenenti a quelle due province (mi riferisco ai geometri e agli architetti) dicono esattamente il contrario: segnalando tutto quanto sta accadendo nella loro provincia in merito alla crisi e pertanto anche nel settore immobiliare, che corrisponde esattamente a quello che mi avevano detto tutti quei vecchi agenti immobiliari sparsi nel nord e centro Italia (che fanno anche parte di grandi associazioni nazionali di settore).

Quei vecchi agenti immobiliari mi facevano anche notare anche quello che sta accadendo al mercato immobiliare dalla metà del 2010.

Mi spiegavano che se in questi ultimi mesi qualcuno è tornato ad acquistare un piccolo immobile il solo motivo è da cercare negli investimenti azionari o anche nei buoni del tesoro, che vanno male perché sono fortemente a rischio e, molti, se va bene, vanno sotto solo di poco rispetto al prezzo di acquisto) soprattutto da quando è venuta alla ribalta questa terribile crisi.

Quei vecchi agenti immobiliari mi sottolineavano che quei pochissimi che oggi acquistano un immobile sono le stesse persone che hanno sempre fatto parte di un numero ristrettissimo della nostra popolazione in quanto sono sempre stati dei ricchi o dei benestanti e pertanto sono sempre stati abituati ad investire il loro danaro, solo che oggi le borse nazionali, europee e mondiali e i buoni del tesoro emessi dallo Stato italiano sono economicamente a rischio e pertanto chi è sempre stato abituato a fare questo tipo di investimento, perché dava garanzie di guadagno, oggi non lo fa più e pertanto l’unico investimento rimasto per questo genere di persone (che sono comunque una piccolissima minoranza della nostra popolazione) sono gli immobili.

Però quasi nessuno di loro viene informato e sa che su quell’acquisto che effettua (ai fini di investimento) grava comunque l’ulteriore spesa di circa 130.000 euro entro il 2018 per mettere quel suo acquisto a norma, entro quella data, secondo il piano energetico nazionale (come ho già sopra riferito): per fare all’immobile acquistato il capotto a tutti i muri, il tetto e le finestre a norma.

Pochi sanno che da 2 anni è nata la tendenza (e in questi ultimi tempi si è molto intensificata) da parte degli italiani benestanti ad acquistare immobili solo nel nord Europa: soprattutto nel sud della Svezia e soprattutto case con terra intorno.
Stanno acquistando in quei paesi soprattutto quei benestanti sui 30-40 anni di età, sposati e con figli da proteggere economicamente per il futuro.
Il motivo eccellente è che la Svezia non è voluta entrare nella Comunità Europea perché non ha e non avrà problemi economici per tutte le sue specifiche caratteristiche: compreso il fatto che, pur essendo il quarto paese più grande d’Europa, ha solo 9 milioni di abitanti, più di 1000 laghi, migliaia di fiumi e tantissime cascate, metà del loro territorio è coperto da boschi, gli ospedali sono efficientissimi e all’avanguardia in tutto e ci si può far curare anche con l’omeopatia, c’è sempre stata una organizzazione sociale eccellente, hanno persino l’università più antica d’Europa, tutto il fabbisogno energetico lo producono esclusivamente tramite l’elettricità che realizzano con i loro tanti laghi, fiumi e cascate, il clima anche da loro è molto meno rigido in inverno ed è divenuto ottimo nei periodi estivi.
Il clima è cambiato ovunque e non a caso in Germania è da parecchi anni che hanno iniziato a coltivare gli olivi e a produrre olio, ed anche in Romania e a Mosca le temperature estive arrivano a 40 gradi.

Dai dati oggettivi risulta che la causa della IRREVERSIBILE crisi mondiale, come scrivono da anni scienziati ad accademici internazionali, è strettamente dipendente da tutti gli irreparabili danni che abbiamo creato e continuiamo tutt’oggi a creare al nostro pianeta e alla sopravvivenza di noi tutti:

- l’enorme buco nell’ozono (basta andare su internet per rendersene conto);

- l’assottigliamento veloce e continuo della fascia ozonica ai due poli;

- lo scioglimento velocissimo dei ghiacciai del polo nord e sud (di gran lunga superiore alle previsioni degli scienziati, come da loro stessi continuamente asserito, tanto che ne prevedono lo scioglimento totale entro la fine di questo secolo);

- lo sfruttamento selvaggio e continuo di tutte le risorse naturali del nostro pianeta;

- l’innalzamento delle temperature e l’avanzamento della desertificazione;

- l’inabissamento nei mari e negli oceani di quantitativi enormi di scorie radioattive (come si è scoperto in questi ultimi anni e le cui notizie sono apparse sui giornali e di cui però non si sa ancora il vero quantitativo). Se per il disastro ambientale che si è verificato nel Golfo del Messico (con la fuoriuscita di tonnellate di petrolio, che è comunque un prodotto naturale del nostro pianeta) ci vorranno (a detta di tutti gli scienziati internazionali, gli ambientalisti e gli accademici) 100 anni per recuperarlo, cosa accadrà quando si romperà anche uno solo di quei bidoni di scorie radioattive seppellito in uno dei nostri mari o oceani? ;

- l’inquinamento selvaggio e continuo di gran parte del suolo dei paesi industrializzati (sia delle falde acquifere che dei terreni dove vengono effettuate le coltivazioni con l’uso di diserbanti, maturanti, ormoni, veleni, ecc);

- lo spostamento di centinaia di migliaia di aziende, che fino ad oggi erano nei paesi industrializzati, nei paesi sottosviluppati e dove la manodopera costa quindi pochissimo e quindi dove i guadagni dei proprietari rimangono comunque altissimi, sottraendo però milioni di posti di lavoro nei paesi industrializzati (con conseguenze disastrose per la popolazione, come sta infatti accadendo anche in Italia);

- le speculazioni selvagge di ogni genere e tipo e proprio a danno di tutti e di tutto (per dare un esempio: creando la bolla immobiliare che dall’inizio del 2008 sta scoppiando in mano a tutti loro, ma anche a noi tutti perché chiunque acquisterà una casa, anche se a prezzi molto ribassati, sa già che non riuscirà MAI più a riprendere quello che ha speso per l’acquisto);

- l’esaurimento che avverrà del petrolio e del gas metano, con tutte le conseguenze che ne deriveranno sia per chi oggi li produce e li vende (paesi arabi, asiatici e africani che basano tutta la loro economia proprio sul possesso di questi prodotti e che vivono comunque in luoghi geologicamente difficili e dove non hanno altro) e sia per tutti i paesi che hanno necessità di comperarli (tra cui anche il nostro) ;

- l’affacciarsi di continenti come la Cina e l’India ed altri sui mercati internazionali senza voler però ridurre l’ulteriore emissione dei gas nocivi per tutti, ed in più con enormi problemi per l’economia mondiale in quanto, pagando pochissimo la manodopera e sfruttandola al massimo, immettono e esportano prodotti a costi concorrenzialmente bassissimi;

- le carestie (come per esempio è accaduto in Cina con il grano nel 2010);

- l’approvvigionamento alimentare che sta collassando perché (nonostante l’uso selvaggio di pesticidi, sostanze ormonali e veleni, ecc) siamo ormai troppi miliardi rispetto alla superficie del nostro pianeta ed in più la popolazione mondiale aumenta di 80 milioni ogni anno ed entro la metà del secolo aumenterà di 3 miliardi. Il NEF (New Economic Fondation e la cui sede si trova a Londra) alla fine del 2010 ha ufficialmente comunicato che, per l’anno 2010, l’umanità aveva esaurito tutte le risorse rinnovabili del nostro pianeta già ad agosto, mentre 20 anni fa arrivavamo invece ad esaurirle a fine dicembre e questo sta ad indicare sia che stiamo velocemente esaurendo tutte le risorse rinnovabili del pianeta e sia che tutto questo ci porterà conseguentemente ad un disastro ecologico irreversibile;

- l’ulteriore impoverimento e fame di miliardi di persone nei paesi africani, asiatici e in tantissimi altri paesi poveri, anche se tutto questo è da alcuni anni che sta iniziando a verificarsi anche nei paesi industrializzati;

- lo spostamento continuo e enorme delle masse dai paesi o continenti poveri a quelli industrializzati (risulta che sono oltre 42 milioni ogni anno e di anno in anno la cifra sta aumentando notevolmente);

- le perdite di milioni di posti di lavoro nei paesi industrializzati e quindi il fortissimo aumento di nuovi veri poveri appartenenti a queste nazioni e quindi di tantissimi altri “disperati”;

- la fortissima competizione, nei paesi industrializzati, anche con i tantissimi extracomunitari per i pochi posti di lavoro rimasti e comunque lavorando ormai tutti a stipendi divenuti bassissimi (anche in detti paesi industrializzati) e con l’aggravio di molte più ore lavorative giornaliere e spesso anche festive;

- l’economia dei paesi industrializzati che sono come “un treno in corsa senza manovratore”, esattamente come scrisse il fisico e premio nobel CARLO RUBBIA nel 2004, nonché presidente dell’Ente Nazionale Energia Nucleare, durante un convegno internazionale, di cui apparve appena un trafiletto sul “Corriere della Sera” e non vi fu il minimo dibattito o non ne venne data informazione alla popolazione;

- il NEF (New Economic Fondation, la cui sede si trova a Londra) alla fine del 2010 ha ufficialmente comunicato che, per l’anno 2010, l’umanità aveva esaurito tutte le risorse rinnovabili del nostro pianeta già ad agosto, mentre 20 anni fa arrivavamo invece ad esaurirle a fine dicembre (questo sta ad indicare sia che stiamo velocemente esaurendo tutte le risorse rinnovabili del pianeta e sia che tutto questo ci porterà conseguentemente ad un disastro ecologico irreversibile);

- l’aumento annuo di 80 milioni di persone nel nostro pianeta (si sta parlando di nascite portate a buon fine), quando si stima che all' 8 febbraio 2010 la popolazione mondiale abbia raggiunto i 6.801.400.000;

- l’oggettiva previsione degli scienziati che per la metà del secolo la popolazione mondiale sarà aumentata di altri 3 miliardi (pertanto arriveremo ad essere circa1 0 miliardi), con tutte le conseguenze che ne derivano;

- in disboscamento continuo in moltissime parti del mondo dove esistono boschi per avere maggiore terra a disposizione per le coltivazioni e per gli allevamenti a causa del continuo aumento della richiesta di cibo per l’aumento continuo della popolazione mondiale;

- ecc. ecc. ecc. ecc. ecc.

L’ambientalista AL GORE, candidato democratico alla presidenza Usa sconfitto nel 2000 da George W. Bush, ha girato il film-documentario «Una scomoda verità» sul riscaldamento terrestre.

L’Ipcc (Intergovernmental Panel on climate Change) ha diffuso rapporti ed è in procinto di riprendere la discussione sul Protocollo di Kyoto per sostituirlo con un nuovo documento.

L'Ipcc, presieduto dall'indiano Rajendra Pachauri, è una commissione Onu di cui fanno parte circa 3 mila scienziati tra oceanografi, studiosi dell'atmosfera, glaciologi, economisti; l'organismo è considerato la massima autorità scientifica sull'effetto-serra e il suo impatto ambientale.

«L'Ipcc ha creato un sempre più ampio consenso informato sulla connessione che esiste tra le attività umane e il riscaldamento climatico» (CHE E’ UNA DELLE CAUSE AMBIENTALI DA CUI NASCE LA CRISI ECONOMICA CHE STIAMO VIVENDO A LIVELLO MONDIALE E CHE PER QUESTO MOTIVO E’ SOLO LA PUNTA DELL’ICEBERG) ed ha aggiunto il comitato Nobel.

Al Gore «da lungo tempo è un ambientalista e politico che si è reso conto delle sfide climatiche che la Terra affronta, e il suo lavoro di divulgazione ha rafforzato la lotta contro i mutamenti climatici».
Al Gore ha avuto nel 2007 il premio nobel per la pace: questo è il secondo premio Nobel per la pace che in pochi anni va a chi si è occupato seriamente di tematiche ambientaliste, come non è mai avvenuto in oltre cento anni di vita del prestigioso premio e a dimostrazione di una grande attenzione ai temi dell'ambiente.
Infatti nel 2004 il Nobel venne assegnato all'ambientalista e pacifista keniana Wangari Maathai.

Quanto poi sono venuta a sapere di quello che si sta facendo non a caso proprio ora (dall’anno 2010) nel Mediterraneo da parte di Francois Schindele, presidente del Gruppo di coordinamento dei sistemi d’allarme nel Mediterraneo e Atlantico (di cui riporto sotto il colloquio di Bou Ismail nei pressi della città di Tipaza) mi ha fatto immediatamente ricordare quanto era stato scritto nella relazione dalla Comunità Europea del 29 marzo 2009 sull”ADATTAMENTO AL "DISASTER MOVIE": disastro (con previsione di epidemie, carestie, terremoti, maremoti, alluvioni, desertificazione, caduta delle infrastrutture, ecc) che, come vi veniva espressamente scritto, avrebbe maggiormente colpito le nazioni che si affacciano sul Mediterraneo e particolarmente Grecia, Italia, Spagna e Francia e alla conseguente crisi economica che avrebbe colpito maggiormente queste quattro nazioni.

Ecco l’articolo che, leggendolo, mi ha fatto capire quale sia uno dei tanti “DISASTRI” che la Comunità Europea teme realmente per tutte le nazioni che si affacciano sul Mediterraneo e particolarmente per la Grecia, Italia, Spagna e Francia.

Friday 21 May 2010
ALGERI – Cinque centri d’allerta tsunami sono in corso d’istallazione nella zona del Mediterraneo. Lo ha detto Francois Schindele, presidente del Gruppo di coordinamento dei sistemi d’allarme nel Mediterraneo e Atlantico a margine del colloquio di Bou Ismail nei pressi della città di Tipaza.
Costituito nel 2005 dalle Nazioni Unite dopo lo tsunami nell’Asia orientale, il gruppo ha fissato alla fine del 2012 l’installazione dei cinque centri d’allerta in Italia, Francia, Portogallo, Grecia, Turchia e successivamente verrà fatto anche in Tunisia e Marocco.
La creazione della rete d’allerta – ha spiegato Schindele all’agenzia Aps – permetterà un rapido scambio d’informazioni tra sismologi che potranno disporre l’immediato sgombero delle zone a rischio. “Questo collegamento ci permetterà di salvare vite umane in 15 minuti – ha aggiunto -: è il tempo che ci servirà ad avvisare le autorità dei Paesi a rischio tsunami”.
L’esperto dell’Onu ha ricordato che “non esistono frontiere per terremoti e tsunami, i governi quindi devono integrare i loro piani in caso di catastrofi”.
FONTE: ilmediterraneo.it

Parlare di tsunami nel Mediterraneo, SENZA CHE TALI EVENTI SI SIANO MAI MAI MAI VERIFICATI, fa supporre chissà quali drammatiche consapevolezze da parte della Comunità Europea (di cui proprio a quella sua relazione del 29 marzo del 2009, sull’adattamento al disaster movie geoecologico che avrebbe particolarmente colpito le nazioni che si affacciano sul Mediterraneo e particolarmente Grecia, Italia, Spagna e Francia): tenuto anche conto dell’enorme investimento per realizzare e mantenere questo progetto, di cui ogni nazione dove verrà istallato se ne dovrà fare ovviamente carico. L’Italia è una di quelle dove si sta istallando e dove la crisi è già pesantissima da qualche anno e via via è in evidente peggioramento.

Se inoltre si tiene conto che la maggior parte di quelle nazioni dove si stanno istallando nel Mediterraneo si trovano già a combattere con una grave e “IRREVERSIBILE” crisi economica si capisce ancora di più quanto la possibilità che si verifichino degli Zunami nel Mediterraneo sia ritenuta realistica dagli esperti mondiali.

Altri effetti dei danni che continuiamo a fare al nostro pianeta si possono rilevare nella inquietante, improvvisa moria di pesci e uccelli che sta avvenendo da dicembre 2010 in tutto il nostro pianeta: escluso la sola Africa (dove tale fenomeno non si è verificato), ma compreso l’Italia (tortore a Faenza, pesci in Sicilia, merli a Roma, ecc).
Sono morti e stanno continuando a morire all’improvviso in tutto il mondo diversi milioni di uccelli e pesci: gli uccelli vengono definiti dagli scienziati le sentinelle dello stato di salute del nostro pianeta.

Ecco lo stralcio dell’articolo che riporto di seguito:

“Da un articolo scovato da Free Onda si elencano i numerosi altri casi di moria, sempre avvenuti da dicembre 2010 al 7 gennaio 2011 opportunamente non raccontati dai media mainstream:

Migliaia di pesci marini, 4 dicembre, Perù
Migliaia di pesci marini, 11 dicembre, Puerto Rico
Centinaia di pesci d'acqua dolce, 13 dicembre, Australia
Centinaia di pesci marini, 15 dicembre, Florida USA
Centinaia di cefali, 15 dicembre Sicilia, Italia
Tonnellate di pesci marini, 15 dicembre, Perù
Migliaia di pesci marini, 16 dicembre, Messico
Numerosi pesci d'acqua dolce, 16 dicembre , Francia
Centinaia di pesci d'acqua dolce, 17 dicembre, Michigan USA
Migliaia di pesci d'acqua dolce, 17 dicembre, Argentina
Centinaia di pesci d'acqua dolce, 18 dicembre, Spagna
Migliaia di pesci d'acqua dolce, 18 km di pesci morti, 21 dicembre, Argentina
Migliaia di pesci marini, 18 dicembre, Filippine (primo caso di pesci morti e mangiati)
Migliaia di snapper, 23 dicembre, Nuova Zelanda
Migliaia di pesci d'acqua dolce, 24 dicembre, Haiti (secondo caso di pesci morti e mangiati)
Centinaia di stelle marine, 24 dicembre, South Carolina USA
Migliaia di arselle, granchi, sogliole e vari pesci, 2km pieni, 28 dicembre, Grosseto Italia
Migliaia di orate, triotti, carpe, 31 dicembre, Galles
Dozzine di pesci d'acqua dolce, 29 dicembre, Texas USA
10.000 pesci d'acqua dolce, 31 dicembre, Maryland USA
Migliaia di pesci (forse allevati), 31 dicembre, Vietnam
Migliaia di pesci d'acqua dolce, 3 gennaio, Uruguay
Migliaia di pesci tamburo d'acqua dolce, 4 gennaio, Arkansas USA
Centinaia di pesci, 4 gennaio, Francia
Centinaia di pesci, 4 gennaio, Canada
Migliaia di pesci, 4 gennaio, Argentina
Migliaia di pesci, 4 gennaio, Colombia
Migliaia di pesci, 4 gennaio, Brasile
Dozzine di mante, 4 gennaio, Florida USA
Migliaia di pesci marini, 4-5 gennaio, Florida USA
2.000 pesci marini, 5 gennaio, Maryland USA
Migliaia di snapper, 5 gennaio, Nuova Zelanda
40.000 granchi, 6 gennaio, Kent UK

100 pellicani, 22 dicembre, North Carolina USA
Numerosi uccelli, 22 dicembre, Messico
5000 merli e numerosi corvi, 31 dicembre, Arkansas USA
Numerosi uccelli, 31 dicembre, Cile
400 tortore, 3 gennaio, Faenza Italia
Numerosi uccelli, 3 gennaio, Tennessee Usa
Numerosi merli e altri uccelli, 3 gennaio, Canada
500 uccelli, 4 gennaio, Louisiana USA
3000 merli, 4 gennaio, Kentucky USA
Migliaia di merli, 4 gennaio, Argentina
Numerosi uccelli e dozzine di merli, 5 gennaio, Texas USA
Numerosi uccelli e dozzine di corvi, 5 gennaio, Svezia”.
Tortore a Faenza, pesci in Sicilia, merli a Roma”.

I casi di improvvisa moria di miglia di pesci e uccelli in tutto il mondo sono stati da metà dicembre 2010 a metà gennaio 2011 circa 360.
Inoltre, qualche giorno prima della metà di febbraio 2011, il Presidente della LIPU (Lega Italiana protezione uccelli) ha partecipato ad una trasmissione di Rai2 comunicando che in tutto il mondo stanno continuando le improvvise morie di migliaia uccelli e che non si riesce a capirne la vera ragione.

Continuo ora gli sconosciuti dati ufficiali e pubblici sulla crisi economica nazionale, europea e mondiale.
Ad ulteriore danno del nostro pianeta sono aumentate le società industrializzate: come sta avvenendo per la Cina (1.336.920.000 abitanti), l’India (1.129.866.200 abitanti) ed altre, che non hanno l’intenzione di ridurre le sostanze altamente inquinanti e non hanno voluto firmare nessun accordo in proposito con tutti gli altri Stati industrializzati del pianeta.

Riporto ora (dal sito www.idealista.it del 19 gennaio 2011) l’articolo con la sintesi del rapporto (“The World in 2050”) di Price Waterhouse Cooper.

Ecco larticolo
“Da un po' di tempo il famoso G7, il club dei paesi più ricchi del mondo, è diventato stretto. la Cina l'anno scorso ha superato il Giappone e nel 2018 supererà gli Stati Uniti. l'India quest'anno sorpasserà diversi concorrenti. Il Brasile non si ferma, mentre Messico e Turchia hanno messo il turbo. Anche la Nigeria si fa avanti. Da ottava potenza mondiale da un po’ di anni fa, dove sarà l'Italia nei prossimi anni?
Secondo un rapporto di price waterhouse cooper, "the world in 2050", la definizione di bric (Brasile, Russia, India, Cina) come paesi emergenti è ormai vecchia, dato che si tratta di paesi emersi. bisogna invece ormai parlare di E7, il gruppo di paesi che nei prossimi anni produrranno più del 50% della ricchezza mondiale
Si tratta di Cina, India, Brasile, Russia, Indonesia, Messico e Turchia e in sei anni supereranno l'attuale g7, composto da stati uniti, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Canada. Nel 2050 il PIL dell'E7 sarà inoltre il doppio di quello del G7 tra le grandi novità nei prossimi anni ci sarà l'ingresso, tra le prime 20 economie mondiali, della Nigeria, il primo paese africano ad entrare nel club. Vietnam e Corea del Sud scaleranno posizioni, subito dopo la Turchia, che, a questo punto, i governi europei dovrebbero cominciare a prendere maggiormente in considerazione come socio”.

Quanto è stato scritto in questo articolo sta ad esplicitare uno dei motivi per il quale l’Italia è venuta a trovarsi al 179° posto quando, nel 2009, IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE ha compilato una graduatoria sullo sviluppo economico di questi ultimi anni dei 180 paesi più industrializzati (iniziando da quelli più progrediti in tutti i sensi): al 179° posto si trova l’Italia e al 180° posto c’è Haiti.

Per la Grecia, come forse per la Spagna, si è parlato a fine aprile 2010 (come hanno anche scritto molte testate giornalistiche internazionali) di fallimento dello Stato, con i conti pubblici che sono stati falsificati.

Ma parlavano anche del fatto che questo avrà gravissime ripercussioni su tutti gli altri Stati membri della Comunità Europea: pronosticando il temibile scioglimento di detta Comunità e il ritorno ciascuno alla sua moneta originaria e quindi con ulteriori conseguenze economiche gravissime anche per tutti i mercati europei e quindi per tutti noi. Ogni tanto questo problema torna alla ribalta tramite i mass-media e ne sentiamo parlare.

I quotidiani nazionali ed internazionali hanno cominciato a scrivere in merito a quest’ultimo importantissimo dettaglio dal giorno 29 aprile 2010.

Per l’Italia (così come ventilava la Comunità Europea un anno fa) è da fine aprile 2010 che si è cominciato a parlare dell’imminenza di una situazione analoga a quella dello stato greco e spagnolo e all’effetto Argentina: quotidiani nazionali e televisione hanno cominciato a parlare e a scrivere in merito proprio a quest’ultimo problema dal giorno 28 aprile 2010 (lo hanno fatto qualche volta e poi hanno smesso).

Mentre invece in alcuni ambienti veramente informati sui fatti della crisi si continua tutt’oggi a parlare per l’Italia di effetto Argentina e tutti i dati oggettivi che riguardano la nostra nazione purtroppo non lo smentiscono (compreso la relazione della Comunità Europea del 29 marzo 2009 sull’adattamento al ”disaster movie” geoecologico che avrebbe particolarmente colpito Grecia Italia Spagna e Francia).

Risulta ufficialmente che tutt’oggi migliaia di case ogni giorno vengono immesse sul nostro mercato immobiliare per la vendita.

Gli economisti internazionali, che si occupano delle cause della crisi mondiale, europea e pertanto anche di quella italiana, scrivono ufficialmente proprio per quanto attiene allo scoppio della “bolla immobiliare” e a tutte le gravi e irreversibili conseguenze che sono in corso e che ci saranno:

- che soprattutto le agenzie immobiliari hanno fatto lievitare, maggiormente in Italia a causa della caduta delle azioni Parmalat e Cirio, il costo degli immobili del 200-300-400% dalla fine del 2002 fino alla metà del 2007 in quanto sono loro che sono e vengono chiamate dai proprietari a fare la stima degli immobili da vendere;

- che tale costo lievitato non era però rispondente alla qualità e al vero valore degli immobili posti in vendita soprattutto in Italia;

- che dall’inizio del 2003 parecchie agenzie in Italia (ovviamente non tutte) si mettono d’accordo con il proprietario di dargli, in caso di vendita dell’immobile, il danaro che lui vuole ricavare e che invece il ricarico di 20.000/30.000/40.000/50.000/70.000/100.000 euro in su che viene fatto dall’agenzie sul prezzo che vuole ricavare il proprietario se lo prendono loro stesse in caso di vendita;

- che tutt’oggi e nonostante la gravissima crisi economica che è scoppiata e che ha investito tutti i settori -compreso quello immobiliare e nonostante l’ulteriore fatto che entro il 2018 tutte le case esistenti in Italia dovranno obbligatoriamente essere messe a norma secondo il piano energetico nazionale- si continua, soprattutto in Italia, a provare a vendere case che, nonostante il prezzo un po’ ribassato, vengono ancora tutte enormemente supervalutate da moltissime agenzie anche se poi NON SI RIESCONO A VENDERE;

- che sono soprattutto le agenzie immobiliari (ovviamente non tutte, ma la maggior parte) che (nonostante tutto quanto sta oggettivamente accadendo nella nostra nazione e nonostante che entro il 2018 tutte le case esistenti in Italia dovranno obbligatoriamente essere messe a norma secondo il piano energetico nazionale e nonostante che anche il nostro mercato immobiliare sia ormai praticamente fermo dai primi del 2008) continuano a voler supervalutare gli immobili e continuano a dire a quei proprietari che vogliono vendere i loro immobili (a cui sono quasi sempre loro stesse a telefonare per cercare di acquisirli per la vendita) di metterli in vendita al prezzo supervalutato da loro e di non venderli al prezzo del loro valore reale;

- sono stati gli speculatori nazionali, europei e mondiali del settore immobiliare che hanno creato la “bolla immobiliare” in tutti i paesi industrializzati dalla fine del 2002 fino alla metà del 2007 (quindi anche in Italia) e che è dall’inizio del 2008 che questa “bolla immobiliare” (soprattutto in Italia, a causa dei prezzi abnormemente supervalutati) sta scoppiando a danno loro, ma soprattutto ad enorme e irreversibile danno anche di noi tutti, in quanto siamo una parte dell’indotto e pertanto ciascuno di noi non potrà mai più riprendere neanche i soldi del costo della casa. Questo vale sopratutto per quelli che l’acquisteranno ora, soprattutto in Italia, ed anche se a prezzi molto ribassati.

Oltretutto l’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) ha comunicato ufficialmente, ma ormai da alcuni anni, che l’81 % degli Italiani vivono in case che sono già di loro proprietà e soltanto il 19 % in case in locazione.

Come se già tutto quanto sopra riferito non bastasse entro il 2018 tutte le abitazioni esistenti sul nostro territorio dovranno essere obbligatoriamente messe a norma secondo il piano energetico nazionale.

La legge sull’adeguamento obbligatorio di tutte le abitazioni al piano energetico nazionale (entro il 2018) non nasce da un capriccio o per favorire una speculazione bensì da quelle che saranno le prossime difficili prospettive economiche nazionali per l’approvvigionamento del combustibile o del gas: tanto che anche in Italia si parla di costruire 8 nuove centrali atomiche di terza generazione, di cui 4 in funzione entro il 2020 e le altre quattro entro il 2030 e nel frattempo di impiego e uso di energia alternativa, come l’eolica, il fotovoltaico, le biomasse (come già si vede in moltissime nostre province), ecc.
Per esempio in tutta l’assolata penisola del Salento (pertanto nella provincia di Lecce) è dal 2009 che si sta facendo un fortissimo investimento nel fotovoltaico: si vedono MOLTISSIME centrali già pronte o in corso di definizione in TUTTA la provincia leccese.

A proposito della creazione delle energie alternative (che in tutta Europa ha visto le nazioni impegnarsi negli investimenti) in Italia (la cui creazione è più che mai divenuta indispensabile sia per i danni che l’altra energia ha creato e continua a creare al nostro pianeta e sia per la crisi economica in cui versa la nostra nazione e sia per tanto altro) abbiamo sentito durante la trasmissione “Anno Zero” di giovedì 3 marzo 2011 che, con un apposito nostro decreto legislativo del 2011, si vogliono togliere COMPLETAMENTE i fondi per creare queste energie rinnovabili pulite (anche per tutti quei progetti che erano già in corso di costruzione nella nostra penisola), in quanto si vogliono fare investimenti solo sulla costruzione delle 8 centrali atomiche.

E’ però accaduto che l’AIBE (associazione delle banche estere in Italia) abbia fatto delle rimostranze ufficiali al nostro Stato perché loro, come tante altre nostre banche, sono già impegnate negli investimenti relativi alla creazione di queste energie alternative pulite (che tutta l’Europa sta invece mettendo ) ed in altri che sono ugualmente importanti per la nostra nazione (come per esempio sulle infrastrutture): in proposito c’era un articolo molto dettagliato sul quotidiano “la repubblica” del giorno 10 marzo 2011, a pag. 28.

In tutta la Comunità Europea le nazioni stanno invece facendo ognuna dei grossi investimenti per creare queste energie alternative pulite (tramite il fotovoltaico, l’eolico, le biomasse) in quanto saranno di importanza fondamentale per ciascuna nazione: a causa di tutti i problemi che hanno riguardato, che riguardano e che riguarderebbero la creazione di energia necessaria ancora solo tramite il petrolio e il gas metano.

Come dicono accademici ed economisti ora inoltre c’è da tenere conto che ci sarà, a brevissimo termine, un’ulteriore immissione di milioni di altre case in vendita sul mercato immobiliare perché -per una norma del “FEDERALISMO FISCALE” (che il 23 febbraio 2011 è stato approvato dal Senato e che il 2 marzo 2011 è stato approvato anche dalla Camera dei Deputati) dal 2014 tutti i proprietari di immobili (non per coloro che hanno una sola casa, ma per tutti coloro che hanno la seconda, la terza, la quarta casa o più ancora) dovrà pagare ogni anno una ulteriore forte tassa su ciascun immobile che possiede (non sulla sua prima casa).
C’è da tenere conto che moltissimi italiani hanno le seconde case ed altri le terze, le quarte, ecc.

La legge prevede un solo modo per non pagare quella tassa che sarebbe quello di affittare la propria seconda casa (la terza, la quarta, ecc), però la legge ha messo in atto dei meccanismi per i quali costringe il proprietario (ma sopratutto l’affittuario) a denunciarne l’affitto..

Come si domandano proprio gli accademici ed economisti: ma a chi si affitteranno tutte queste seconde case (come anche le terze, quarte, ecc) se già l’81 % degli italiani vive in casa di proprietà (come ha pubblicamente detto l’Istat già qualche anno fa) e se oltretutto c’è e ci sarà sempre più una crisi economica che investe anche l’intera nostra nazione ???????

Quindi dicono che da prima del 2014 in poi sul mercato immobiliare italiano si riverseranno un ulteriore enorme quantitativo di case che (a causa della crisi nazionale europea e mondiale) anche queste rimarranno invedute.

Pertanto, in una situazione come questa in Italia e con anche le prospettive relative al “DISASTER MOVIER GEO ECOLOGICO” (che colpirà maggiormente Grecia, Spagna, Italia e Francia, di cui alla relazione della Comunità Europea del 29 marzo 2009) e alla conseguente irreversibile crisi economica (a causa del quale l’Italia dovrà anche provvedere al dimezzamento entro il 2013 del nostro disavanzo e subito dopo alla diminuzione dei nostri 1.827,1 miliardi di Euro di debito pubblico, che è tale già alla fine maggio 2010 e che è via via aumentato notevolmente, che per riuscirci costerà tantissime altre “lacrime e sangue” per tutti noi cittadini comuni per anni e anni) solo uno sprovveduto spenderebbe parecchio danaro per l’acquisto di casa in Italia: perché tutti quelli che sanno come sta veramente la crisi sanno anche che non potranno MAI più riprendere nemmeno quello che avranno speso o spenderanno per acquistare la casa anche se a prezzi enormemente ribassati.

I DATI UFFICIALI ISTAT e delle associazioni di settore dimostrano (ma dai primi del 2008 in poi) che sono rimasti in POCHISSIMI ad acquistare in tutta Italia belle case per 300 mila euro.

Mentre i pochissimi altri che ancora investono in immobili (che sono una piccola minoranza e sono quelli che prima investivano in azioni e in buoni del tesoro in quanto c’era la convenienza) o acquistano belle case piccolissime oppure quelle enormi (soprattutto con tantissimi ettari di terreno): comunque le acquistano solo se sono belle e a prezzi molto, molto ribassati in entrambi i casi.

In data 8 maggio 2010 si è vista nei telegiornale la conferenza stampa tenuta dai 3 capi di stato europei (francese, italiano e tedesco) e quello tedesco, presente gli altri due, ha detto ufficialmente e pubblicamente che la crisi che si sta vivendo in Europa è molto difficile e seria.

Quella è stata la prima volta, dopo anni che la crisi sta montando e che da fine aprile 2010 sta scoppiando in modo eclatante soprattutto in Grecia, Spagna, Italia e Francia, dove nessuno ha negato o minimizzato l’entità e la pericolosità del problema.

Invece dai primi giorni di luglio 2010 (poco dopo il G20 che si è tenuto a Toronto) e fino ad ottobre 2010 abbiamo sentito di nuovo e pubblicamente dire che ormai la nostra crisi era superata: come abbiamo sentito più volte nel corso di alcuni telegiornali, durante il corso delle riprese che loro avevano fatto.
Comunque è da quando è scoppiata l’evidenza della crisi (a fine aprile 2010, andando a pescare negli tasche delle fasce più povere della nostra società circa 28 miliardi di euro per la manovra urgente) e fino ad ottobre 2010 che ci siamo sentiti dire (altalenando) che la crisi non c’era, alcuni giorni dopo che invece c’era, dopo un altro piccolo periodo che invece non c’era e così via.

Da ottobre 2010 in poi ci sentiamo dire (sempre altalenando) che la crisi finirà nel 2014, un po’ di tempo dopo che invece finirà nel 2012, dopo un altro po di tempo che finirà entro il 2013, ecc.

Invece durante il corso dei telegiornali del giorno 8 maggio 2010 abbiamo sentito che il nostro Presidente della Repubblica ha detto ufficialmente che, temendo disordini prossimi della nostra popolazione (SENZA SPECIFICARE PER QUALE MOTIVO) ed anche atti di terrorismo, sono già state approntate misure adeguate da parte delle nostre forze armate.

Anche quanto asserito dal nostro Presidente della Repubblica su quelle che saranno le temute reazioni della nostra popolazione (tanto da far già approntare adeguate misure da parte delle nostreforze armate) fa capire che c’è tanto altro che deve pericolosamente accadere qui in Italia (dal punto di vista economico) che potrebbe indurre la nostra popolazione a ribellarsi e a creare “disordini”.

Tanto per cominciare:

- l’URGENTE manovra governativa da 28 miliardi di euro che tocca ancora una volta pensioni, salari ed inoltre le liquidazioni e tanti importanti servizi (che venivano erogati alla popolazione dai Comuni, dalle Province e dalle Regioni), che è stata fatta alla fine di maggio 2010. RISULTA UFFICIALMENTE CHE MENTRE LE TASSE DIRETTE SONO STATE ABBASSATE DELL’ 1 % SI SONO COSTRETTI I COMUNI, LE PROVINCE E LE REGIONI AD AUMENTARE LE TASSE LOCALI DEL 45 % PER TENERE APERTI ASILI, TRASPORTI E SERVIZI SOCIALI (tutte cose ESSENZIALI PER I CITTADINI);

- poi la manovra da altri miliardi di euro, ventilata dal governo il giorno 2 giugno 2010;

- poi il temuto arrivo degli speculatori stranieri a causa dell’enormità di derivati “tossici” che abbiamo emessi (il maggior quantitativo al mondo) sul nostro 3° debito pubblico più alto del mondo, che gli stranieri si sono comperati;

- poi via via l’attuazione di tutto quello che ha relazionato la Comunità Europea il 29 marzo 2009, in preparazione del G8 che si è tenuto nella terremotata città dell’Aquila a luglio 2009 (sull’”adattamento al disaster movie geoecologico che avrebbe colpito soprattutto soprattutto,Grecia, Italia, Francia e Spagna e alla conseguente crisi che avrebbe colpito soprattutto,Grecia, Italia, Francia e Spagna);

- nel frattempo il dimezzamento entro il 2013 del nostro disavanzo in soli 3 anni (entro il 2013) e subito dopo la diminuzione del nostro “enorme” debito pubblico (continuando intanto a pagare ogni anno 100 miliardi di euro di interesse su quel nostro debito pubblico), che, per riuscirci, già si sa che costerà tantissime altre “lacrime e sangue” per tutti noi cittadini comuni per anni e anni;

- la perdita di milioni di posti di lavoro, con tutte le conseguenze per i lavoratori dipendenti e per tutto l’indotto, a causa di tante migliaia di aziende (di medie e grandi dimensioni) e di attività commerciali che hanno chiuso o che sono fallite o che hanno spostato la loro attività in altre nazioni. Il dato ufficiale sulle attività commerciali che hanno chiuso già negli ultimi 12 mesi è di 80.000. Il dato ufficiale sulle aziende fallite nel 2009 è di 9.644, mentre già nei primi mesi del 2010 ne sono fallite altre 11.000. E pertanto dai dati stessi si evince che c’è stato un significativo ed abnorme aumento anche di questi problemi e pertanto anche della crisi economica.

- la fortissima disoccupazione giovanile e non giovanile in continuo aumento, con tutte le conseguenze del caso e per tutto l’indotto;

- e poi tanto altro ( di cui sopra ho già riferito tanti altri dati ufficiali e pubblici).

Gli economisti e gli accademici sottolineano che, poiché per il dimezzamento del nostro disavanzo entro 3 anni e poi per la diminuzione continua del nostro debito pubblico bisogna andare al recupero di tantissimi miliardi ogni anno (ma per anni), ricordando poi che per fare la manovra urgente da soli 28 miliardi di euro (che è stata fatta alla fine di maggio 2010) si è andati di nuovo a toccare le pensioni, gli stipendi, ma anche la buonuscita e alcuni indispensabili servizi che venivano erogati ai cittadini dalle regioni e dalle province e dei Comuni, si domandano cosa si andrà a fare per recuperare ogni anno, ma per anni, i tantissimi miliardi per effettuare quel dimezzamento del disavanzo in 3 anni e poi la diminuzione del nostro 3° debito pubblico più grande del mondo?

Anche perché noi paghiamo ogni anno solo di interessi sul nostro debito pubblico 100 miliardi e quindi aumentiamo il nostro debito pubblico di almeno 100 miliardi ogni anno, già solo per questo.

C’è da rilevare una piccolissima cosa da me personalmente riscontrata, però molto indicativa e cioè l’aumento a giugno 2010 di un ticket per un farmaco per il glaucoma (che in effetti è un farmaco che salva la vista e che mio marito deve assolutamente assumere giornalmente) da 2 euro a 10 euro.
Ma non solo per quel farmaco c’è stato un così enorme aumento del ticket, ma anche per molti altri e così per moltissime altre cose, di cui però ci stiamo accorgendo pian piano e di cui ufficialmente non ci è stato detto nulla: oltretutto questi aumenti continuano via via ad avvenire.

Per dare un altro piccolo esempio (come abbiamo sentito sul telegiornale della “7” il giorno 22 febbraio 2011, alle ore 13,53): tutti gli italiani si sono visti aumentare dal 2009 le polizze assicurative auto del 18 %.

Per dare un altro piccolo esempio: è dall’autunno 2010 che nella nostra nazione sono aumentate del 35 % parecchie materie prima nel campo alimentare (come per esempio anche la farina, lo zucchero, gli olii vegetali e animali e la margarina, così come denunciano anche le associazioni delle attività dolciarie nel nostro paese).

Per dare un altro piccolo esempio: è dai primi del 2011 che anche il costo del cotone è aumentato in modo vertiginoso: così come tante altre cose.

Per dare altri “PICCOLI” esempi, ci sono poi state notizie in merito ad altri futuri aumenti, che saranno ancora più deleteri e sono i seguenti:

- Corriere della Sera di venerdì 4 marzo 2011, pagina 2
"Tassi più alti contro l'inflazione" - La Bce (BANCA CENTRALE EUROPEA, che fa anche la politica monetaria dell’euro) alza la guardia sui prezzi. "Possibili tassi più alti ad aprile"
di De Feo Marika
Ecco una piccola, ma molto significativa, parte dell’articolo: “La previsione del presidente della banca europea. L'America teme lo choc petrolifero. Benzina oltre 1,6 «Tassi più alti contro l'inflazione» La Bce (Banca Centrale Europea) pronta ad aumentare il costo del denaro in aprile La Banca centrale europea alza la guardia sui prezzi: contro l'inflazione possibili tassi più alti ad aprile. Per il presidente, Jean-Claude Trichet, è necessaria una «forte vigilanza». La Bce, dice Tri- chet, è «pronta ad agire» per «contenere i rischi al rialzo dei prezzi» e per «evitare effetti di rimbalzo» dovuti ad aumenti del petrolio e delle materie prime che renderebbero permanente l'incremento dell'inflazione”

- il giorno 7 marzo 2011, alle ore 18,52 circa, il Presidente della Federconsumatori (Rosario Trafiletti, durante la trasmissione Geo e Geo) ha detto che c’è un aumento del 30% dei pignoramenti delle case per i mutui che non si riescono a pagare a causa della crisi economica; che praticamente il 50 % dei mutui esistenti in Italia è in fase di pignoramento; c’è inoltre la previsione oggettiva dell’aumento di 600/700 euro annue sui mutui in quanto la Banca centrale europea è pronta ad aumentare -da aprile 2011- il costo del danaro per mantenere l’inflazione e non farla aumentare.

- la stessa cosa dell’aumento del costo del denaro da aprile 2011 per contenere il costo della pesante inflazione l’abbiamo sentita (sempre da parte della Banca Centrale Europea) tutti durante i telegiornali del 7.11.2011: come anche abbiamo sentito tutti (sempre sui telegiornali di quel giorno) che dai dati ufficiali risulta che PIU’ DI UNA DONNA ITALIANA SU DUE PERDE IL LAVORO.

Poiché la maggior parte delle nostre aziende, delle nostre industrie, delle nostre attività hanno preso e sono e saranno costrette a continuare prendere soldi in prestito dalle banche, per poter continuare a sopravvivere e poiché il costo del denaro verrà quasi sicuramente aumentato da aprile 2011 (come dice la Banca Centrale Europea il 7 marzo 2011 e come dice anche il Presidente della Federconsumatori sempre il 7 marzo 2011) è presumibile, nella nostra nazione, un ulteriore notevole AUMENTO di TUTTO TUTTO TUTTO DA APRILE 2011.

Per dare un esempio di quello che molto presumibilmente accadrà nella nostra nazione da aprile 2011: se chi da aprile 2011 acquistando (per esempio) il grano sarà costretto a pagare di più alle nostre banche per il prestito che dovrà richiedere per proseguire quella sua attività è poi normale che non potrà più rivendere il grano allo stesso prezzo di prima; così chi acquisterà quel grano per farne farina è poi normale che non potrà rivendere la farina allo stesso prezzo di prima; chi acquisterà quella farina per smerciarla nei supermercati o per farne pane, dolciumi, piazza e tutti gli altri prodotti che richiedono comunque l’uso della farina (come per esempio anche nell’industria dolciaria o dei pastifici, ecc) è poi normale che non potrà rivendere quei suoi prodotti al prezzo di prima, ecc.

E così accadrà presumibilmente da aprile 2011 con TUTTI gli altri fruitori di prestiti dalle nostre Banche.

Oltretutto quasi tutte le aziende, le industrie e le attività italiane riescono a proseguire le loro attività solo accedendo ai prestiti bancari e pertanto è presumibile che accadrà che ci saranno aumenti con TUTTO, in TUTTI gli altri settori della nostra economia e questo avrà una ULTERIORE pesante ricaduta su ogni famiglia italiana DA APRILE 2011: ma di qualsiasi ceto sociale (escluso soltanto quella piccolissima parte della nostra società che è molto ricca e che pertanto è al di fuori di tutto).

Risulta inoltre ufficialmente inoltre che mentre le tasse dirette sono state abbassate del solo 1 % si sono costretti i Comuni, le Province e le Regioni ad aumentare le tasse locali (che tutti noi paghiamo) del 45 % per tenere aperti asili, trasporti e servizi sociali essenziali per i cittadini.

Ma fino ad ottobre 2010 e NONOSTANTE tutta la situazione reale (il nostro 3° debito pubblico più alto del mondo); NONOSTANTE i 100 miliardi di interesse che paghiamo ogni anno sul quei nostri 1.827,1 miliardi di debito pubblico, cifra che si riferisce a maggio 2010; NONOSTANTE il debito pubblico che di mese in mese aumenta vertiginosamente; nonostante la chiusura in soli 12 mesi di 80.000 attività commerciali; NONOSTANTE il fallimento di piccole e grandi aziende che già nel 2009 sono state 9.644 e nei primi mesi di questo anno già 11.000; NONOSTANTE circa il 28% della popolazione che ha perso il posto di lavoro; NONOSTANTE la disoccupazione giovanile altissima (il 30 % al nord e il 60 % al centro e sud Italia); NONOSTANTE la disoccupazione altissima dei cassaintegrati; NONOSTATE le aziende che sono “scappate” dall’Italia ed altre che lo stanno facendo e pertanto NONOSTANTE la conseguente perdita di milioni di posti di lavoro; NONOSTANTE le banche che sequestrano le abitazione agli insolventi, che già per la sola città di Torino sono state 30.000 nel 2010; NONOSTANTE l’emissione del maggior numero di derivati tossici al mondo sul nostro 3° debito pubblico più grande del mondo; NONOSTANTE l’urgente manovra da 28 miliardi di euro che è andata di nuovo a toccare pensioni e addirittura la liquidazioni, ed altro; NONOSTANTE il fondato timore dell’arrivo degli speculatori stranieri per l’acquisto di quei derivati tossici; NONOSTANTE tantissimo altro di cui sopra ho già riferito e NONOSTANTE i crolli continui dei mercati azionari SI E’ TORNATI A DIRCI, dopo il G20 che si è tenuto a Toronto il 26 giugno 2010, che l’Italia aveva ormai superato la crisi.

Inoltre ci siamo sentiti pubblicamente dire in quello stesso periodo in televisione che la Comunità Europea è stata contentissima della nostra manovra urgente da 28 miliardi di euro di fine aprile 2010 perché tra l’altro non ha creato nessuno sciopero da parte dei cittadini italiani pur essendo andata di nuovo a toccare le pensioni e poi anche le liquidazioni della fascia già più povera della nostra società.
La crisi economica, come dicono anche gli accademici e gli economisti europei, ormai è evidente a tutti che è gravissima e irreversibile e che in effetti ventilava la Comunità Europea sulla relazione del 29 marzo e quindi poco più di un anno fa, in quanto montata nel corso degli anni.

- CONSIDERATO che l’Italia (a fine maggio 2010) aveva già 1.828,1 miliardi di debito pubblico;

- CONSIDERATO che gia da fine maggio 2010 quei 1.828,1 sono diventati il 1° debito pubblico più alto d’Europa;

- CONSIDERATO che gia a fine maggio 2010 quei 1.828,1 sono diventati anche il 3° debito pubblico più grande del mondo (mentre nel 2005 il nostro debito pubblico era l’ottavo più alto nel mondo);

- CONSIDERATO che il nostro 3° debito pubblico più grande del mondo (già da fine maggio 2010) aumenta vertiginosamente di mese in mese (come dai dati ufficiali mensili della Banca d’Italia)

- CONSIDERATO che l’Italia ha emesso la maggiore emissione di derivati del mondo sul quello che è già il 3° debito pubblico più grande del mondo;

- CONSIDERATO che l’Italia paga 100 miliardi di euro annui di interessi sul nostro 3° debito pubblico più grande del mondo;

- CONSIDERATA la relazione della Comunità Europea sull’adattamento al disaster movie geo-ecologico, che colpirà soprattutto l’Italia, la Spagna la Grecia e la Francia e quello che sta iniziando platealmente ad accadere proprio in queste 4 nazioni europee dalla fine di aprile 2010;

- CONSIDERATO lo scoppio della “bolla” immobiliare dai primi del 2008, dopo che, in Italia, le agenzie avevano innalzato i prezzi delle case del 200/300/400 % dopo la caduta delle azioni Parmalat e Cirio;

- CONSIDERATO l’adeguamento obbligatorio di tutte le case al piano energetico nazionale entro il 2018, facendo spendere ad ogni proprietario circa 130.000 euro per ogni casa;

- CONSIDERATA l’applicazione del Federalismo fiscale su tutte le seconde case, sulle terze, sulle quarte, ecc (dal 2014 in poi) e che pertanto sarà in relazione alla già drammatica situazione del mercato immobiliare italiano;

CONSIDERATO l’incombente ombra degli speculatori stranieri in casa nostra, per il più gran numero di derivati tossici che siano stati emessi al mondo, sul nostro 3° debito pubblico più grande del mondo (preoccupazione pubblicamente palesata dalla Comunità Europea il giorno 15 giugno 2010);

- CONSIDERATO l’ipotesi del dimezzamento del nostro disavanzo entro il 2013 e poi la riduzione, ma per anni, dei nostri miliardi di debito pubblico (che la Banca d’Italia comunica in continuo aumento di mese in mese) e che per riuscirci costerà tantissime altre “lacrime e sangue” per tutti noi cittadini per anni e anni;

- CONSIDERATO il tanto altro del quale ho sopra riferito dati ufficiali e pubblici;
GIA’ TUTTO CIO’ CHIARISCE QUALE SIA E SARA’ LA SITUAZIONE ANCHE NEL SETTORE DEL MERCATO IMMOBILIARE IN TUTTA ITALIA.

A tutto ciò vanno aggiunti tutti gli straordinari disastri ambientali e climatici che stanno avvenendo nella nostra nazione in questi ultimi 3 anni che comportano un aggravio di spesa pubblica, tra cui c’è: il terremoto aquilano; le numerose e disastrose alluvioni ed esondazioni; le numerose e disastrose frane dovute alle numerose piogge torrenziali che durano diversi giorni in diversi periodi dell’anno; l’improvvisa moria di uccelli e pesci; le temperatore invernali o estive altissime che in Italia non avevamo mai avuto prima; la caduta delle infrastrutture, ecc ecc ecc.

Nel telegiornale di Rai-1 delle 13.30 di domenica 30 gennaio 2011 abbiamo sentito l’allarmante notizia che, ORMAI DA UN MESE, tra le province di Belluno e Treviso, nella zona di Fadalto (vicino a Vittorio Veneto) ogni giorno si sentono forti boati provenienti da sotto terra (pur non in presenza di movimenti tellurici constatabili): si sta parlando di una delle tantissime zone italiane a rischio sismico (l’Italia è quasi tutta a rischio sismico).
Di quanto sta avvenendo lì, addirittura da un mese, tutti noi italiani solo il 30 gennaio 2011 ne siamo stati messi al corrente per la prima volta e solo quella volta mentre, nel frattempo quella situazione sta continuando.

Ebbene tutti questi continui, notevoli e straordinari disastri che stanno avvenendo in questi ultimi 2 anni nella nostra nazione fanno immediatamente ricordare le relazione della Comunità Europea del 29 marzo 2009 sull' “ADATTAMENTO AL DISASTER MOVIE” geo-ecologico che colpirà maggiormente le nazioni che si affacciano sul Mediterraneo e particolarmente Grecia, Spagna, Italia, Francia e sulla conseguente irreversibile crisi che ne sarebbe derivata soprattutto per la Grecia, l’Italia, la Francia e la Spagna. Si parlava anche ed espressamente (maggiormente per queste 4 nazioni) di desertificazione, epidemie, carestie, siccità, alluvioni, maremoti, terremoti, caduta delle infrastrutture, ecc. ecc.

Credo che le notizie sconosciute che ho sopra riferito (NON TEORIZZATO e che, ripeto, provengono tutte da dati ufficiali e quindi accessibili a tutti e che io stessa non conoscevo fino a metà marzo 2010 e che scopro con il passare dei mesi e che ho trovato fino alla data odierna) diano il quadro reale della crisi economica che tutti noi siamo e saremo costretti a vivere e spiega tutti i motivi che costringono ad una estrema (ripeto ESTREMA) cautela (in tutti i sensi) soprattutto coloro che fanno oggi l’acquisto di una casa in Italia: nessuno oggi può e vuole dimenticare neanche la relazione della Comunità Europea del 29 marzo del 2009 che parlava dell’ ”ADATTAMENTO” (e non della soluzione) AL DISASTER MOVIE GEO ECOLOGICO CHE AVREBBE COLPITO MAGGIORMENTE LE NAZIONI CHE SI AFFACCIANO SUL MEDITERRANEO E PARTICOLARMENTE GRECIA, ITALIA, SPAGNA E FRANCIA (con epidemie, carestie, siccità, alluvioni, desertificazione, caduta delle infrastrutture, terremoti, maremoti, ecc.) E DELLA CONSEGUENTE CRISI CHE AVREBBE COLPITO MAGGIORMENTE GRECIA, ITALIA, SPAGNA E FRANCIA”.

Una semplice cittadina italiana

P.s.
Visto che uno degli enormi problemi dell’umanità è l’energia inquinante, è interessantissimo leggere alcune importanti notizie (su recenti scoperte e invenzioni italiane per l’uso di energie alternative) che ho trovato scrivendo “energia dall’acqua” nel motore di ricerca di Google: vedere i 2 link seguenti http://www.euresis.org/Public/EditorUpload/Documents/mc2/mc2_28/iervese28.pdf http://www.ecoo.it/articolo/fonti-rinnovabili-energia-dall-acqua/5057/

Inoltre a metà gennaio 2011 ho sentito in televisione parlare, purtroppo è stato fatto solo per pochi attimi, di una recentissima, importantissima e rivoluzionaria invenzione italiana, che dicevano essere stata brevettata da pochissimo tempo, per la produzione di calore per il riscaldamento delle case usando l’acqua (che ovviamente non è inquinante) invece dei combustibili tradizionali: invenzione che dichiaravano assolutamente straordinaria e rivoluzionaria e che vuole acquistare la Germania e non l’Italia stessa, a cui sarebbe stata proposta.

Inoltre leggere il sottostante molto dettagliato e tecnico articolo (ma non difficile e che si basa su dati ufficiali e pubblici): io l’ho trovato casualmente a settembre 2010. Sono andata su www.google.it e poi ho scritto così “quanti italiani sono disoccupati nel 2010”. E’ uscito anche questo articolo al link iovotopli.wordpress.com.
Riporto l’articolo.

“Disoccupazione al 15,8%
Di LucaF.
In Spagna? No, no, proprio in Italia. Tra un anno? No, no, proprio adesso. Basta avere la decenza di non nasconderci dietro a un paio di dita e di sommare le percentuali che vanno sommate.

Articolo di Giulio Zanella e Michele Boldrin
Le statistiche ufficiali danno il tasso di disoccupazione in Italia all’8,3% durante l’ultimo trimestre per i quali le stime sono disponibili, ossia il quarto trimestre 2009.
Questo numero è inferiore sia alla media dell’area Euro dove è stimato al 10% (con un’impressionante massimo del 19,1% in Spagna a marzo 2010) sia agli Stati Uniti dove il mese scorso si assestava al 9,9%.
Il tasso di disoccupazione è un indicatore piuttosto povero dello stato del mercato del lavoro, per una serie di ragioni che si spiegano nei corsi base di macroeconomia (e che vanno dalla natura ciclica del fenomeno alla definizione elusiva del concetto stesso di disoccupazione).
Tuttavia è un indicatore di facile comprensione e per questo riceve grande attenzione da parte dei mezzi di informazione e dei politici.
Vale quindi la pena spenderci una parola, anche se scopriamo che lo hanno già fatto altri.
Non importa, repetita iuvant.
Il fatto che in Italia la disoccupazione ufficiale sia rimasta relativamente bassa durante la recessione mentre aumentava più rapidamente altrove, ha certamente fatto piacere a molti e comodo a molti altri per poter dire che – in fondo vedete? – non siamo così male e reggiamo bene l’urto rispetto al resto d’Europa.
La figura sotto mostra la disoccupazione annua media dal 2005 al primo trimestre 2010, dalle statistiche del lavoro dell’OCSE.

Sembriamo i più virtuosi di questo gruppone dopo la Germania (la stima OCSE per l’Italia, nel primo trimestre 2010, è un ragionevole 8,6%, prendiamo nota).
Ma non è così.
Vediamo perché, mettendo insieme in modo sistematico una varietà di osservazioni già fatte, in modo sparso, da vari altri osservatori ed in altri siti ed aggiungendo un pelino di nostro.
Ora, se prendiamo la definizione tecnica di disoccupazione (non essere impiegati sul mercato ricevendo un salario ed essere in ricerca attiva di tale impiego) non c’è nulla da aggiungere e i numeri sono quelli.
Ma se guardiamo per un momento alla sostanza al di là delle etichette statistiche (chi sono e cosa fanno le persone che ci sono dietro ai numeri, diceva Soru …) allora ci sono due osservazioni rilevanti.
Primo, in Italia nell’ultimo anno si è fatto ricorso massiccio alla cassa integrazione.
I cassintegrati sono de facto disoccupati (sono persone che non lavorano ma vorrebbero lavorare) ma non lo sono secondo la definizione usata dall’Istat (che si appoggia sul fatto che non dichiarano di cercare lavoro perché ricevono uno speciale sussidio in virtù del quale sono solo “sospesi” dalla prestazione ma restano legati al datore di lavoro).
L’articolo di Giornalettismo linkato sopra documenta che questi sono il 3,1% della forza lavoro. Prendiamo nota.
L’OCSE pubblica anche (seguendo lo stesso link riportato sopra) interessanti stime dell’incidenza dei lavoratori scoraggiati dal cercare lavoro.
Un lavoratore scoraggiato è una persona che non ha lavoro ma non è nemmeno disoccupata perché non lo sta cercando a causa della situazione economica.
È una indice interessante da osservare perché durante le recessioni il tasso di disoccupazione potrebbe risultare artificialmente basso proprio perché tanti ex-lavoratori non si prendono la briga di cercare lavoro (condizione essenziale per essere elencati fra i disoccupati secondo la definizione usata universalmente).
L’OCSE, come potete verificare, pubblica questa stima considerando quelli che tra questi lavoratori scoraggiati sarebbero disposti a lavorare se ne avessero l’opportunità.
E li quantifica relativamente alla forza lavoro.
Anche questi sono de facto disoccupati allora, se guardiamo alla sostanza del fenomeno.
Quanti sono in Italia? Tanti, stima l’OCSE: il 4,1% della forza lavoro.
E sono molto più che altrove, come mostra la figura sotto.
Non ci dilunghiamo a cercare di spiegare perché è cosi.
Prendiamo nota, per ora.

Ora mettiamo insieme le note.
Poiché al denominatore di disoccupati, cassa integrati e scoraggiati c’è sempre lo stesso numero (le forze di lavoro) queste percentuali si possono sommare.
A quanto ammonta nel primo trimestre 2010 il tasso di disoccupazione de facto, quello che considera la sostanza, in Italia? Riposta:
8,6% + 3,1% + 4,1% = 15,8%.
Se non è il 20,3% della Spagna (facendo lo stesso conto per loro che hanno un 1,2% di disoccupati scoraggiati rispetto alla forza lavoro ma non hanno alcuna cassa integrazione) poco ci manca.
Ma non basta.
Se davvero si è interessati alla sostanza di quanta gente lavora e quanta non lavora nel nostro paese, occorre anche ricordarsi che il tasso di disoccupazione viene calcolato nel seguente modo.
Si calcolano gli occupati, O.
Poi si calcolano i disoccupati (definiti come sopra), D.
Poi si sommano gli occupati ed i disoccupati e si ottiene così la forza di lavoro, FV = O + D.
Tutti coloro che sono in età per lavorare (dai 16 ai 64) ma non appartengono alla FV perché o studiano o fanno volontariato o lavorano in altro modo fuori dal mercato (in casa, ad esempio) oppure non fanno assolutamente nulla, non appaiono in queste statistiche.
Questo vuol dire che, se per caso un paese ha tanta gente di età compresa fra i 16 ed i 64 anni che non fa assolutamente nulla, allora in quel paese il tasso di disoccupazione potrebbe essere molto basso anche se i nullafacenti sono tantissimi.
Nel confronto fra Italia e Spagna questo aspetto conta, eccome se conta (per i dettagli dei dati che seguono, ultimo trimestre del 2009, andare alle apposite pagine ISTAT e INE).
Chiamiamo PEL (popolazione in età lavorativa) tutti coloro che hanno fra i 16 ed i 64 anni.
Si dà il caso che in Spagna siano 30 milioni e 850 mila, mentre in Italia sono 40 milioni e 105 mila. Le forze di lavoro sono 25 milioni e 66mila in Italia mentre sono 23 milioni e 6mila in Spagna.
Il lettore attento avrà già notato il problema: gli inattivi, in percentuale di PEL, sono ben il 37,5% in Italia mentre sono solo il 25,91% in Spagna.
Il tasso di inattività è uguale a 1 meno il tasso di attività: gli inattivi, per chi si stesse perdendo nei numeri, sono coloro che potrebbero lavorare (stanno nel PEL) ma non ci provano nemmeno (non sono in FV).
E no, questa differenza non è dovuta al fatto che la frequentazione scolastica ed universitaria è in Italia maggiore che in Spagna nei gruppi di età fra 16 e 25 o anche 30 anni.
I due valori sono praticamente equivalenti (e sulle miracolose statistiche italiane degli ultimi anni, ci sarebbe da discutere, ma lasciamo stare).
Quindi, se ora calcoliamo il tasso di occupazione per, rispettivamente, Spagna ed Italia, facendo il rapporto fra O e PEL, otteniamo: 59,14% e 57,15%! Ma non basta fermarsi qui, occorre ritornare sopra e ricordarsi che, in Italia, quel 3,1% di cassaintegrati (777mila persone circa) viene considerato “occupato”, ossia è compreso in O! Se togliamo quei 777mila finti occupati dai 22 milioni e 922mila occupati ufficiali che l’ISTAT riporta, gli occupati veri italiani sono 22 milioni e 145mila. In percentuale della PEL questo dà il 55,21%.
Siccome in Spagna la CIG non c’è, non c’è bisogno di fare un aggiustamento analogo per i dati di quel paese.
Morale: il tasso di occupazione fra le persone in età lavorativa è del 55,21% in Italia e del 59,14% in Spagna.
Questo non vuol dire che la Spagna stia bene, come qualcuno potrebbe pensare.
La Spagna sta male ed è nei guai seri.
Vuol dire invece che, contrariamente alle trombonate che escono da via XX Settembre e paraggi, l’Italia è ancora più nei guai e sta ancora peggio che la Spagna.
P.S.: Quelli che hanno visto qualche settimana fa la puntata di Annozero con ospite Giulio Tremonti e molto opportunamente intitolata “Il Profeta” ricorderanno che a un certo punto il Ministro ha detto “E poi, guardi, Santoro, le percentuali non si sommano… ma lasciamo perdere, non fatemi fare l’economista“, sorridendo e provocando il sorriso del pubblico divertito”.
Questo articolo, che ho riportato, è tratto da http://www.noisefromamerika.org
Dopo aver riferito tutti questi dati ufficiali e pubblici sulla crisi proprio per spiegare tutte le motivazioni per le quali bisogna usare estrema cautela oggi nell’effettuare l’acquisto di una casa in Italia do ora il quadro della casa che vogliamo acquistare per viverci stabilmente.

#8 Sabato, 12 marzo, 2011 - 21:41 Ritratto di md md dice

si è dimenticata che nel 2012 c'è pure la fine del mondo, arriverà al rogito?
ma io a questa spero di non dover mai vendere neanche una pizza ....figuriamoci una casa..

#9 Domenica, 13 marzo, 2011 - 21:50 Ritratto di LISA LISA dice

io invece vorrei che di persone come questa signora ce ne fossero in ogni famiglia ,in ogni gruppo, persone che si prendono l'onere di aprirci gli occhi.. grazie Signora chiunque tu sia...per parte mia copio e trasmetto come un bollettino dei naviganti...trovo intelligente che l'abbiA PRESENTATO A CHI VOLEVA FARLE CREDERE CHE QUI VA TUTTO BENE....I PIù GIOVANI IMPARINO...è CON LA FORZA DELLA VERITà CHE SI OTTIENE RAGIONE..SAREI ONORATA SE MI CONTATTASSE ALLA MIA MAIL
MAILISA1@LIBERO.IT

#10 Venerdì, 25 marzo, 2011 - 16:55 Ritratto di anonimo anonimo dice

cacchio, e mi è anche venuto un brufolo, e se scivolo sulle scale? e se la carie mi buca un dente? ..orca miseria, ho dimenticato che Giove ha una traettoria ellittica, sono sicuro che chi può non ha avvisato che il pericolo di collisione è dietro l'angolo.
Va bè, con questi presupposti propongo un suicidio di massa fatto con una indigestione di pasta di mandorle, almeno schiattiamo tutti con la pancia piena e contenti.

#11 Venerdì, 25 marzo, 2011 - 23:12 Ritratto di anonimo anonimo dice

è pazzesco!! e nello stesso tempo giusto informarsi!!

ma se ti devi pagare casa devi solo lavorare e lavorare e ancora lavorare e non hai nemmeno il tempo di informarti e correre dietro a tutte le boiate che fanno i POTENTI !

per fortuna che non ho procreato!!

poi vada come vada tanto noi siamo solo marionette!! è tutto strumentalizzato !!

e non certo a beneficio dei poveri cristi!!

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