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Salvataggi banche, cosa può succedere ai conti correnti e come difendersi

Autore: Redazione

La crisi ha colpito le banche e, di conseguenza, anche i clienti. Non è scattato il temuto bail-in, ma i maggiori costi o i minori ricavi degli istituti di credito si sono riversati sui cittadini. Vediamo in che modo e cosa si può fare.

Innanzitutto, secondo il panel di L’Economia (Mps, Intesa, Bnl, Ubi, Unicredit, Banco Bpm), da gennaio 2013 a marzo 2017 è aumentato del 16% (da 115 a 134 euro) l’Indicatore sintetico di costo annuo dei conti correnti per famiglie con operatività media. E la percentuale può aumentare.

Dal 1° luglio la Deutsche Bank ha aumentato il costo dei conti correnti ai privati (in Italia) di 24,32 euro per il recupero dei costi legati ai contributi ai salvataggi delle banche in crisi. Da agosto toccherà a Intesa Sanpaolo, si parla di incrementi fino a 120 euro all’anno sui conti Zerotondo e Facile, comunque su tutti quelli accesi prima del 2015. In questo caso, l’aumento (che non tocca chi ha in giacenza meno di 2 mila euro) è stato giustificato con i tassi negativi applicati dalla Bce alle banche.

Dando un’occhiata agli ultimi nove mesi, sono almeno sei gli istituti tradizionali che hanno annunciato l’aumento dei costi del conto. Tre hanno spiegato gli incrementi con la partecipazione ai salvataggi: Deutsche Bank, Banco Popolare e Ubi. Due con il tetto unico Ue per le commissioni interbancarie sui pagamenti con carta di credito: CheBanca e Unicredit. Una con il crollo dei tassi Bce: Intesa.

Nel frattempo, prosegue l’indagine della Banca d’Italia che a marzo ha scritto una lettera al mercato, chiedendo per la prima volta a tutte le banche di inviare una memoria per chiarire i motivi delle modifiche unilaterali dei contratti.

Ma come può un correntista contrastare i rincari del conto corrente?

  • Come prima cosa, bisogna consultare di frequente la posta elettronica: il cliente potrebbe ricevere via email la lettera di modifica unilaterale del contratto. E’ altresì importante controllare spesso e con attenzionela cassetta delle comunicazioni della banca sul proprio profilo web. E’ poi importante leggere bene la comunicazione ricevuta, ricordando che è necessario un preavviso minimo di due mesi e c’è l’obbligo da parte delle banche di comunicare al cliente il giustificato motivo della variazione.
  • Se si ritiene che queste regole siano state violate bisogna fare reclamo alla banca, che per legge deve rispondere al reclamo inoltrato dal cliente in 30 giorni. Se la risposta della banca non arriva o è giudicata insoddisfacente, bisogna fare ricorso all’Arbitro bancario finanziario, organismo di risoluzione stragiudiziale delle controversie.
  • Nel caso in cui non si accetti la variazione, è necessario recedere dal contratto entro la data prevista per l’entrata in vigore delle modifiche. Ciò vuol dire cambiare banca. Il trasloco del conto però deve essere facile e veloce. Il decreto legislativo 37 del 15 marzo 2017, nel recepire la direttiva Ue, introduce infatti procedure semplificate per il trasferimento del conto. Il trasloco deve avvenire entro 12 giorni lavorativi. Dal 13 giugno in caso di ritardi è previsto un indennizzo di 40 euro, più una somma pari alla soglia massima di usura (oggi è il 25,12% annuo), da calcolare sulla giacenza del conto, su base giornaliera.
  • Nella scelta della nuova banca è importante fare tutte le dovute valutazioni, anche dei conti online, che costano in media molto meno e ci sono banche che stanno rilanciano l’offerta a costo zero.