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Comprare casa con bitcoin, acquisto vantaggioso o un vero e proprio rischio?

fonte: Antana, flickr (cc)
fonte: Antana, flickr (cc)
Autore: condominioweb (collaboratore di idealista news)

Articolo scritto da Marta Jerovante , di condominioweb

Per l’acquisto di oltre un centinaio di appartamenti in costruzione in un complesso residenziale nel quartiere di San Lorenzo a Roma, sarà possibile utilizzare il bitcoin, una valuta virtuale, che, dalla sua nascita nel 2009, ha registrato uno sviluppo assolutamente imprevedibile, raggiungendo e superando il valore dell’oro e arrivando ad essere scambiata per oltre 1000 dollari. Ma si tratta davvero della moneta del futuro? E a quali rischi si va incontro se si decide di utilizzarla per comprare casa?

La moneta del futuro L’offerta di questa innovativa modalità di pagamento nel settore delle compravendite di immobili giunge da un gruppo immobiliare italiano, il cui amministratore delegato ha dichiarato che tale scelta discende dalla convinzione che il bitcoin sia «la moneta del futuro», convinzione ulteriormente rafforzata dalla presenza in Italia di migliaia (circa 20000 secondo le stime più recenti) di detentori di criptovaluta: «ci sono centinaia di giovani possessori di bitcoin, milionari, che potrebbero decidere di investirne una piccola parte in una casa», ha spiegato il giovane CEO; ma tale possibilità mira a raggiungere anche chi, pur non disponendo del denaro virtuale, intenda acquisirlo temporaneamente per risparmiare sull’acquisto dell’appartamento. La società costruttrice ha infatti offerto sconti significativi in caso di acquisto in bitcoin: in particolare, sia le spese notarili che quelle di agenzia saranno a carico del costruttore, con una valutazione di risparmio per il cliente tra i 15.000 e i 45.000 euro, a seconda del tipo di abitazione. Il progetto prevede la realizzazione di appartamenti di diverse metrature e prezzi, dai monolocali agli attici, nonché box auto, e, ancora, locali commerciali e spazi comuni, con consegna  prevista per ottobre 2018.

 

Le indicazioni dell’Agenzia delle entrate L’ulteriore ragione che ha indotto la società di costruzioni a vendere in bitcoin risiede nelle precisazioni formulate al riguardo dall’Agenzia delle entrate: con la Risoluzione n. 72/E del 2 settembre 2016, in materia di trattamento fiscale applicabile alle società che svolgono attività di servizi relativi a monete virtuali, l’Amministrazione finanziaria ha mostrato di ritenerla una valuta a tutti gli effetti, al pari delle valute straniere tradizionali, una moneta, cioè, alternativa al conio avente corso legale emesso da un’Autorità monetaria. Un’indicazione, quella della Direzione Centrale, che appare invero in controtendenza rispetto ad altre posizioni, internazionali soprattutto, che tendono a considerare il bitcoin non come una vera valuta ma al pari di un prodotto finanziario.

 

Il bitcoin nel mondo reale Bitcoin, come anticipato, non è una moneta vera e propria: si tratta di una criptomoneta, un tipo di valuta decentralizzata e basata su protocolli di criptazione necessari per convalidare le transazioni e generare altra moneta. Preliminare è la registrazione su una delle piattaforme che consentono la creazione di un portafoglio elettronico, il quale, a sua volta, genera una sorta di IBAN, necessario per effettuare il deposito. Creato il “conto”, sarà possibile effettuare il cambio:

  • mediante gli ATM: si introducono euro in contanti e si ottiene il corrispettivo di bitcoin sul portafoglio elettronico. Sebbene la criptovaluta non abbia sostanzialmente bisogno di uno sportello “bancomat”, visto che si muove sul web, l’ATM è uno strumento che la rende di certo più accessibile ai potenziali utenti. In Italia, in realtà, ce ne sono davvero pochi, uno a Torino, uno a Milano, uno a Firenze, nessuno nella capitale;
  • via web, attraverso circuiti come Bitboat o Bitpay;
  • ai punti exchange, attraverso un agente di cambio.

 

Cosa accade in Italia? Diverse sono le attività che accettano tale metodo di pagamento: possono essere individuate attraverso coinmap.org oppure QuiBitcoin, espressamente dedicata all’Italia. Sono prevalentemente localizzate al centro nord, e nei grossi centri urbani: a Milano, ad esempio, è possibile pagare in bitcoin presso palestre, negozi di informatica e anche studi legali. Anche in contesti più piccoli non mancano però le attività commerciali che offrono detto servizio: un negozio che vende scarpe da tennis, skateboard e abbigliamento in Emilia, un negozio di informatica a Pisa, ecc.

I risvolti  negativi La richiesta di bitcoin è cresciuta molto nel corso del 2016 e del 2017, ma oggi, agli occhi degli esperti del settore, essa appare più come una nuova forma di speculazione finanziaria, che non una nuova “valuta”, indipendente soprattutto dal potere “corrotto” del sistema bancario. Gli aspetti problematici sono poi tutt’altro che irrilevanti. Sicuramente una moneta virtuale pone in primis un problema di sicurezza: anzi, la sua crescente diffusione ha visto moltiplicarsi, di pari passo, i malware dedicati alla sottrazione illecita di interi portafogli. Inoltre, in quanto virtuale, ha un tasso di volatilità estremamente alto: dalla sua creazione è scesa sotto i 100 dollari per arrivare a quasi 1200, è tornata sotto i 200 dollari per giungere ai massimi storici nelle scorse settimane.

Anzi, proprio al fine di contenere la speculazione finanziaria, molti Governi hanno deciso di intervenire, regolamentando un settore diversamente del tutto fuori controllo: così, mentre la Cina ha vietare al proprio mercato finanziario di effettuare operazioni legate a bitcoin, gli Stati Uniti sono pronti a tassarli, alla stregua dei titoli azionari.

Né va dimenticato un aspetto ulteriore: il Financial Action Task Force, un organismo indipendente che vigila sui mercati finanziari contro il riciclaggio, il finanziamento del terrorismo e la proliferazione delle armi, ha affermato perentoriamente che «I Bitcoin forniscono un nuovo e potente strumento per i criminali, terroristi, finanzieri ed evasori, consentendo loro di far circolare e conservare fondi illeciti, fuori dalla portata del diritto». Se si tratta di una tesi ancora priva di riscontri tangibili, tuttavia può ragionevolmente ritenersi che l’anonimato di tutte le operazioni possa attirare le organizzazioni criminali.

L’amministratore delegato del Gruppo Barletta respinge ovviamente le possibili obiezioni rispetto ad un rischio simile, dichiarando che esistono sistemi idonei per ‘garantire il rispetto della legge’: le compravendite immobiliari  avverranno attraverso una piattaforma denominata Coinbase, che consentirà lo svolgimento di tutte le operazioni di acquisto e vendita in bitcoin, collegando la valuta al soggetto che la possiede. 

Articolo scritto da Marta Jerovante , di condominioweb