Notizie su mercato immobiliare ed economia

aVoid, una "tiny house" trasportabile di 9 m2 per combattare l'emergenza abitativa

Anna Fontanet Castillo
Anna Fontanet Castillo
Autore: Rudi Bressa (collaboratore di idealista news)

Una casa trasportabile, progettata per ripensare il modo in cui si vive nei centri urbani. Ecco l'esperimento di aVoid, l'appartamento di soli 9 metri quadrati.

Dopo la tappa di Milano durante il Salone del Mobile, il giovane architetto Leonardo Di Chiara sarà al MAXXI di Roma per promuovere un nuovo concetto dell'abitare e quella che pare essere una nuova tendenza e un nuovo movimento, almeno all'estero: quello delle tiny house, ovvero le “case minuscole” su ruote.

Partiamo prima di tutto dall'idea che sta alla base del tuo progetto. Perché una tiny house, ovvero una casa di soli 9 mq?

Il progetto nasce dalla mia esperienza personale. Da piccolo mi son trovato ad abitare in una camera molto piccola. E qui è nata un po' la mia attività di architetto, visto che ho dovuto imparare pian piano ad ottimizzare gli spazi. Questa esperienza mi ha permesso di capire che non serve molto spazio per vivere, se si è organizzati. Durante gli studi di architettura a Bologna ho maturato l'idea di costruire un appartamento di 9 metri quadri, poi abbandonata quando ho deciso di provare un'esperienza all'estero. È stato a Berlino che ho scoperto il mondo delle “tiny house”, che qui in Italia è ancora poco conosciuto. Da qui è nata l'idea di mettere la mia piccola casa su ruote.

L'esperienza di Berlino e la condizione del mercato immobiliare attuale della città è stata quindi di ispirazione?

Berlino è una città ormai inaccessibile per chi vuole spostarsi in città e trovare un alloggio in affitto, in particolare per i più giovani. Si tratta di una vera e propria emergenza abitativa, si parla di meno dell'1 per cento di alloggi liberi. Io stesso ho avuto enormi difficoltà a trovare un alloggio, per diversi mesi. Tanto che ho vissuto in un corridoio per un lungo periodo. E in questo contesto ho realizzato aVOID.

Il progetto però si è evoluto in qualcosa di più.

Sì esatto. Ho fondato un'associazione, la Tiny house university, che nasce proprio a Berlino con lo scopo di sensibilizzare ed educare le persone a trovare delle soluzioni, anche in maniera autonoma, al vivere contemporaneo. Con il tour partito proprio dalla capitale tedesca, voglio dimostrare che è possibile vivere in un piccolo spazio e diventare, in poche mosse, cittadino di città che altrimenti sarebbero inaccessibili. In questo contesto la Tiny house university cerca di fornire gli strumenti per gestire gli spazi in maniera diversa. Inoltre durante il tour la casa è aperta e le persone possono testarla, proprio per toccare con mano le soluzioni proposte.

Veniamo alle caratteristiche tecniche e tecnologiche di aVOID, al di là delle ridotte dimensioni.

La casa è trasportabile, e non ha alcuna limitazione in quanto non è un trasporto eccezionale. Pesa 3,5 tonnellate, quindi trasportabile estendendo la patente B con un semplice esame pratico. È alta quattro metri, quindi bisogna fare attenzione ai ponti e ai sottopassi. È fornita di un sistema di raccolta dell'acqua piovana, mentre alcune taniche su ruote servono per raccogliere l'acqua potabile. Sarà fornita di pannelli fotovoltaici che renderanno la casa energeticamente autonoma. Ha bisogno di pochissima energia, perché grazie al giusto orientamento non necessita praticamente di riscaldamento. La casa è dotata di un sistema di ventilazione meccanica che gestisce il ricambio d'aria e mantiene il clima all'interno dell'abitazione ideale. Per quanto riguarda invece le acque nere il bagno è dotato di un “bagno compost”, ovvero un sistema che divide urine e feci, che vengono poi scaricate e possono essere consegnate ai contadini urbani che ne fanno del compost. Una pratica diffusissima per esempio a Berlino.

Sembra che gli spazi abitabili si stiano rimpicciolendo in questi anni. E un po' lo dimostra anche il tuo progetto, seppur sia nato con un'intenzione risolutiva. Non credi che ne vada a perdere la qualità di vita?
Vivere in uno spazio piccolo non è una soluzione, ma una possibilità che dipende dal proprio punto di vista. Soprattutto se si inserisce in un progetto di sharing economy. È evidente che non si potrà acquistare determinati elettrodomestici, ma preferire oggetti e luoghi condivisi. In questo senso i centri città diventano realmente spazio pubblico, dove le persone possono relazionarsi. Lo spazio privato resta, ma il resto viene vissuto all'esterno.

Qual è stata la sfida, la difficoltà più grande da superare nella progettazione?

Ogni millimetro nella casa è figlia di infinite prove e discussioni, proprio perché è tutto misurato. Anche i colori sono stati scelti per dare un'idea di minimalismo e appunto non di claustrofobia come qualcuno potrebbe pensare.