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come funziona il canone concordato
come funziona il canone concordato

affitto a canone concordato, come funziona

Scritto da: lvilei

da quando non esiste più l'affitto ad equo canone  l'opzione migliore per risparmiare è il canone concordato. si tratta di un contratto locazione a prezzi calmierati che in questi giorni sono oggetto di grande attenzione, in quanto i beneficiari sono sia gli inquilini, ma anche i proprietari, che pagheranno una cedolare secca più bassa, al 10% 

come si stabiliscono i canoni concordati. per prima cosa è necessario che si attivino il comune e le associazioni più rappresentative a livello locale dei proprietari e degli inquilini. insieme devono infatti stabilire le modalità di valutazione degli immobili e, per ogni tipologia individuata e per ogni quartiere, definire un canone minimo e uno massimo

il prezzo del canone concordato sarà quindi più basso di quelli di mercato, calcolati nella fascia compresa tra i minimi e i massimi individuati. rispetto ai contratti  liberi ci sono due differenze fondamentali. la prima è che durano meno: tre anni più due di rinnovo automatico alla prima scadenza o altri 3 previa intesa

la seconda sono le agevolazioni fiscali
per i proprietari esistono tre interessanti sconti fiscali, più una potenziale, a seconda dei comuni

1. l'imponibile irpef (la parte del canone, cioè, che va dichiarata sul 730 o sull'unico) è del 66,5%, anziché l'85% ordinario, nel caso in cui non si scelga la cedolare secca

2. l'imposta di registrazione (che proprietario e inquilino devono di norma pagare metà per uno) è dell'1,4% annuo sul valore del canone, anziché del 2%

3. per chi sceglie l'opzione della cedolare secca anziché l'irpef sul 730, l'aliquota unica è ridotta dal 21% al 15%. si tratta di una grande novità che rende giustizia a chi sceglie questo tipo di contratto

4. i comuni possono (non sono obbligati: consultate il vostro comune) stabilire aliquote più basse per l'imu o maggiori detrazioni. il governo dispone che i comuni possono portare al al 4 per mille l'aliquota imu per queste abitazioni, che diversamente sarebbero soggette alla fascia compresa tra il 7,6 e il 10,6 per mille delle seconde case. bisognerà vedere però quali comuni lo faranno, anche perché in ogni caso dovranno pagare la parte erariale allo stato come se fossero seconde case

finite le vecchie agevolazioni ici (la maggior parte dei comuni prevedevano degli sconti sulle aliquote) i proprietari chiedevano un trattamento simile sull'imu. il governo monti aveva stabilito che la decisione sull' aliquota imu ridotta per l'affitto a canone concordato spettasse ai comuni, che la potevano portare dal 7,6 fino al 4 per mille. ma pochi comuni, vista la loro situazione finanziaria, avevano fatto questa scelta

per gli inquilini a basso reddito, inoltre, sono stabilite detrazioni fiscali sulla dichiarazione dei redditi rispettivamente di 495,80 euro (se il reddito complessivo che non supera  15.493,71 euro), e di euro 247,90 (se il reddito complessivo giunge fino a 30.987,41 euro)

conviene dunque questo contratto? si, sempre e quando la differenza tra il canone concordato e quello libero non sia eccessivo (fino a un 25% conviene). nel centro italia, grazie anche all'attivismo dei comuni, ha avuto sempre grande successo. il 41% di tutti i contratti d'affitto sono infatti di questa tipologia, secondo quanto riferisce soloaffitti

a grosseto sono addirittura il 90% del totale dei contratti d'affitto, a firenze più del 50%, a bologna il 44%, a roma il 32%. a milano invece per il momento non funziona, perché non arrivano neppure al 5%

importante: dal canone concordato sono escluse le locazioni brevi, con durata da 1 a 18 mesi

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Articolo visto su idealista.it/news
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