Notizie su mercato immobiliare ed economia

Mps: ricapitalizzazione o piano del governo?

Autore: Alfredo Ranavolo (collaboratore di idealista news)

Nel week end tutto potrebbe essere cambiato per il Monte dei Paschi di Siena. L'avvio di settimana in Borsa, almeno, lo lascia intendere: in avvio di contrattazione ha guadagnato subito il 4,87%, per poi essere sospeso per eccesso di volatilità.

Venerdì il titolo a Piazza Affari aveva, invece, terminato con un crollo del 10,55%, sui rumor relativi a un no della Banca centrale europea al rinvio di 20 giorni per la chiusura dell’aumento di capitale da 5 miliardi di euro. Manca l’annuncio ufficiale, ma i mercati avevano evidentemente creduto alle indiscrezioni.

Mps aveva motivato la richiesta di rinviare l’aumento con il “mutato contesto di riferimento”, ovvero per l'apertura della crisi di governo, in seguito all'esito del referendum costituzionale del 4 dicembre, che rendeva impossibile ottenere impegni da parte degli anchor investor, a partire dal Qatar e, di conseguenza, formare un consorzio di garanzia.

La rapida conclusione (con l'incarico a Paolo Gentiloni di formare un nuovo esecutivo arrivato già nella tarda mattinata di domenica) della crisi stessa è, dunque, il motivo principale per il quale l'istituto senese (e con esso i mercati) ha ritrovato fiducia nella possibilità di completare il piano di rilancio.

Dando ormai per buone le indiscrezioni di venerdì, perché l’Eurotower ha preso una tale decisione? “Possibile che abbia ritenuto irrilevante un’attesa di 20 giorni” afferma Patrizio Tirelli, docente di Economia politica alla Bicocca di Milano. Tuttavia “accettarla non avrebbe comportato particolari costi per il sistema, perché i mercati non sembrano particolarmente scossi dal risultato del referendum del 4 dicembre”.

Secondo Tirelli è probabile che la Bce si sia sentita fortemente sotto pressione da parte dell’opinione pubblica e del governo tedeschi, prendendo una decisione che “creerà dei problemi in Italia, con delle perdite per coloro che detengono le obbligazioni subordinate. Bisognerà vedere se il governo riuscirà a circoscrivere le perdite agli investitori istituzionali o se ricadranno anche sulle famiglie di risparmiatori”.

Secondo una fonte vicino al dossier, che si è espressa al termine del consiglio di amministrazione che si è tenuto domenica, per ricapitalizzare la banca con 5 miliardi, trovandoli solo sul mercato entro la fine dell'anno, “i tempi ci sono”. Il cda ha deciso ieri di riaprire la conversione dei bond subordinati in azioni, allargando le maglie in modo da coinvolgere anche la clientela retail.

Nella prima fase, per evitare ricorsi o interventi da parte della vigilanza, Mps aveva previsto requisiti così stringenti che alla fine solo i detentori istituzionali del debito subordinato hanno potuto aderire. Stavolta Mps intenderebbe proprio rivolgersi ai risparmiatori, per informarli della possibilità di convertire i loro bond in azioni. Su questo aspetto si sono concentrati i contatti con la Consob, per ottenere in fretta le necessarie autorizzazioni per far partire l'operazione.

Con la conversione già effettuata, Mps ha raccolto un miliardo. Dal retail, composto da una platea di 40 mila risparmiatori che possiedono bond per 2 miliardi, Siena conta di incassare una cifra compresa fra il miliardo e il miliardo e mezzo. Un altro miliardo arriverebbe poi dal fondo sovrano del Qatar che, secondo fonti vicine al dossier, “è della partita”. Dopo le dimissioni di Matteo Renzi, gli Emirati hanno preso tempo, ma ora potrebbero essere rassicurati dal fatto che a breve ci sarà un governo con pieni poteri.

In caso di difficoltà, comunque, l’esecutivo uscente avrebbe già pronto un decreto che non riguarda solo Mps, ma conterrebbe tutti gli interventi necessari per il comparto bancario. Per l’istituto senese una delle ipotesi in campo è quella di un intervento da fare in due step, ma solo se dovesse fallire l’aumento di capitale sul mercato. In prima battuta si farebbe garante di ultima istanza per l’aumento di capitale per l’acquisto dell’inoptato.

L’intervento pubblico andrebbe realizzato seguendo la procedura europea, che prevede il coinvolgimento di azionisti e obbligazionisti per rispettare le regole sugli aiuti di Stato. Il testo del decreto legge conterrebbe quindi un generico riferimento a "strumenti" di intervento, da dettagliare
in seguito. Tra i meccanismi per ridurre al minimo il coinvolgimento dei piccoli investitori ci sarebbe quello del riacquisto da parte del Tesoro dei bond subordinati da convertire in azioni. Il costo per le casse pubbliche sarebbe tra i 3 e i 5 miliardi di euro.