Sblocco licenziamenti, chi rischia? L'analisi di Legacoop e Prometeia

In difficoltà HoReCa, intrattenimento e servizi alle imprese
Askanews

Il termine a fine giugno del blocco dei licenziamenti non dovrebbe portare particolari criticità per alcuni comparti, ma non è così per tutti. Vediamo chi rischia di più per lo sblocco dei licenziamenti secondo l'analisi dell'AreaStudi Legacoop e Prometeia

Il termine a fine giugno del blocco dei licenziamenti per i fruitori di Cigo/Cigs -sostanzialmente imprese industriali con più di 15 addetti, costruzioni, grandi imprese dei servizi- non dovrebbe presentare criticità particolari alla luce dell'andamento dell'attività economica in questi comparti; così come il termine a fine ottobre del blocco dei licenziamenti per i fruitori di CIG in deroga e FIS se accompagnato dalla ripresa che l'estate dovrebbe portare per tutte le attività più colpite dall'anno di emergenza e distanziamento.

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Diversamente, sia per le imprese dei settori più direttamente colpiti, sia per tutte quelle che la crisi potrebbe aver lasciato più in difficoltà (alberghiero, ristorazione, catering, ma anche tessile e abbigliamento) con il venir meno del blocco potrebbe manifestarsi un problema occupazionale che si sommerebbe alle perdite già accumulate, concentrate nel settore dei servizi: nel primo trimestre 2021 le posizioni lavorative erano 960mila in meno rispetto al periodo pre-crisi.

È quanto emerge dal report "Una riflessione sul blocco dei licenziamenti e le misure a sostegno dell'occupazione", elaborato nell'ambito del progetto MonitorFase3 nato dalla collaborazione tra AreaStudi Legacoop e Prometeia per testare l'evoluzione dell'economia e dei mercati nel corso dell'epidemia Covid-19.

Lo studio richiama le misure di sostegno per lavoratori e imprese adottate dal governo italiano per attenuare le conseguenze economiche della crisi da Covid-19 e le compara agli altri paesi europei.

In Italia, nel 2020, il blocco dei licenziamenti ha effettivamente ridotto le cessazioni di contratti di lavoro a tempo indeterminato (390mila in meno rispetto al 2019) mentre sono aumentate quelle relative alle altre tipologie contrattuali (in particolare, tempo determinato e stagionali). 

 Ma qual è il quadro attuale dell'occupazione nel nostro Paese? Rispetto all'ultimo trimestre del 2019, nel primo trimestre 2021 si registra un netto aumento degli occupati nelle costruzioni (+ 69.300), un ritorno sui livelli pre-crisi dell'agricoltura (+ 8.000), livelli occupazionali di poco inferiori nell'industria in senso stretto (- 15.200) e nei servizi finanziari e assicurativi (- 17.500), mentre il grosso della contrazione si è concentrato su commercio e HoReCa (- 675.000) e, in misura meno accentuata, sul complesso degli altri servizi (- 212.000, dove è compreso l'intrattenimento) e nel settore Amministrazioni Pubbliche, istruzione, sanità, assistenza sociale (- 53.400).

Si sta inoltre riducendo il numero dei "lavoratori equivalenti" in Cig-Fis che sono passati dai 3 milioni e 250 mila di aprile 2020 ai 400mila di aprile 2021 (dato stimato sulla base della quota di utilizzo di marzo) e, secondo i primi dati provvisori, dovrebbero essere ulteriormente e drasticamente diminuiti a maggio.

La prospettiva che si delinea, insomma, quella di un'attività economica che si avvia verso la "normalità". Per quanto riguarda l'industria, in aprile la produzione industriale è tornata a superare i livelli pre-crisi, gli indicatori di fiducia e congiunturali segnalano la prosecuzione di un ciclo di ripresa. Una tendenza simile, pur in assenza di indicatori congiunturali specifici, è da attendersi anche per molti comparti dei servizi (finanza e assicurazioni, immobiliare, grande distribuzione, trasporti). Nelle costruzioni, già da mesi la produzione ha recuperato i livelli pre-crisi (+ 10% a marzo) e tutti gli indicatori sono orientati positivamente; il superbonus 110% e gli investimenti previsti nel PNRR sostengono le prospettive del settore su una tendenza espansiva di un'intensità quale non si osservava da oltre un decennio. Per i servizi e le attività più colpite dalle restrizioni, l'estate dovrebbe consentire un ritorno verso la "normalità". Rimane il quesito sui danni permanenti: quanti lavoratori che hanno perso l'occupazione potranno ritrovarla? quante imprese non riusciranno a risollevarsi?

Interrogativi accanto ai quali si profila il rischio di ulteriori licenziamenti, nonostante la ripresa, per le attività più duramente colpite dalla crisi, in particolare l'HoReCa, l'intrattenimento e i servizi alle imprese. Per questi settori pesano indicatori sfavorevoli come l'elevata presenza di imprese di piccolissime dimensioni (oltre il 70% dei licenziamenti avviene proprio in quella tipologia) e di lavoro dipendente, e cadute di valore aggiunto nel 2020 che oscillano tra il 20 e il 40% rispetto al 2019.

 

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