Scenari Immobiliari, grazie all'IA l'immobiliare potrà generare 800mld nel 2050

Innovation Forum
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Con l’impiego di tecniche e tecnologie innovative nel 2035 il real estate potrà generare 535 miliardi di euro di ricchezza del nostro Paese, per arrivare fino a 800 miliardi nel 2050. Questi sono alcuni dei dati che emergono dal Report “Innovare Vale” presentato nel corso dell’Innovation Forum, l’evento di riferimento dedicato ai megatrend dell’innovazione e della trasformazione tecnologica promosso per il terzo anno consecutivo da Scenari Immobiliari e Dils. 

L’innovazione, leva determinante per realizzare nuovi modelli di sviluppo economico e rigenerare le strutture sociali, è necessaria per affrontare le grandi sfide del nostro tempo: demografica, ecologica e digitale. Nello scenario globale, caratterizzato da profonde trasformazioni, la capacità di produrre innovazione e valorizzare conoscenza si conferma il principale fattore di competitività.

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“L’innovazione – ha dichiarato Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari – è ormai infrastruttura del real estate. Al suo interno, finanza, edilizia e servizi immobiliari stanno ridisegnando le strutture produttive, integrando tecnologie digitali e soluzioni sostenibili all’interno dell’intera filiera immobiliare, volano per la modernizzazione economica e per la creazione di valore diffuso. Oggi, il settore immobiliare in Italia rappresenta il 22 per cento del valore aggiunto nazionale, impiega due milioni di persone in oltre 740 mila imprese attive. Ma è nel futuro la visione più importante, negli scenari evolutivi al 2035 e al 2050”.

Secondo Giuseppe Amitrano, Founder & Group CEO di Dils l'innovazione è il driver principale dell’evoluzione urbana e degli spazi in cui viviamo: per questo è fondamentale intercettare i trend globali e tradurli in soluzioni concrete. Tuttavia, la tecnologia è solo un abilitatore: sono le persone a fare la differenza. 

Italia, best performer per capitale umano e ricerca

In un mondo in cui si investono 2.500 miliardi di dollari ogni anno in ricerca e sviluppo, di cui una quota significativa destinata all’innovazione in ambito tecnologico, l’Italia mostra importanti elementi di forza. Il nostro Paese è, infatti, tra i best performer per capitale umano e ricerca, infrastruttura, conoscenza e output tecnologici e output creativi. Dal 2014 al 2024 ha registrato una progressione costante nelle performance, grazie anche a un sistema di micro, piccole e medie imprese altamente reattive e a una rete di ricerca pubblica e universitaria di alto livello.

Permangono però debolezze strutturali che limitano il potenziale del Paese:

  •  la frammentazione produttiva
  • il disallineamento tra competenze richieste e offerte dal sistema formativo
  • una governance multilivello ancora disomogenea.

 Per sbloccare questo potenziale servono politiche industriali coraggiose e coerenti, capaci di integrare fiscalità incentivante, programmazione territoriale e semplificazione normativa.

L'effetto dell'innovazione sul settore delle costruzioni

Secondo le stime di Scenari Immobiliari grazie al fattore innovazione, nel 2035 l’insieme di attività di costruzione, sviluppo, gestione e valorizzazione degli asset immobiliari potrà generare circa 535 miliardi di euro di ricchezza del Paese di cui oltre il cinque per cento per il comparto delle costruzioni, quasi il 2,5 per cento per quello dello sviluppo e più del 14 per cento per le attività immobiliari. Valori che raggiungono gli 800 miliardi di euro al 2050, con una forbice tra l’8 e il 10 per cento dalle costruzioni, tra il 3 e il 3,5 per cento dallo sviluppo e tra il 17 e il 19 per cento dalle attività immobiliari.

“Le sfide per i prossimi 10 e 25 anni sono enormi - commenta Francesca Zirnstein, direttore generale di Scenari Immobiliari - perché il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità include la necessità di rivedere parti importanti delle nostre modalità di gestione, delle nostre qualità professionali, delle nostre caratteristiche produttive. Anche l’economia immobiliare italiana, per essere innovativa, dovrà rivedere strategie e accettare cambiamenti nella piramide di valore delle industrie, sostenuta da politiche e investimenti pubblici e privati finalizzati a realizzare un impatto concreto sulla crescita e sull’occupazione"

 

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