Investire nei Non-Performing Loans (NPL) è diventato il mantra di molti “guru” della finanza alternativa: webinar luccicanti, promesse di rendimenti al 20–30%, “segreti” per ottenere palazzi a due spicci e altro ancora. Ma quanto di tutto questo è davvero solido, e quanto è semplice marketing da social? Ecco quattro verità che spesso restano nel cassetto della propaganda.
1. Il “rendimento strepitoso” richiede capitale e know-how sostanziosi
I guru del “NPL facile” parlano di moltiplicare il capitale in poco tempo. In realtà, per costruire un portafoglio credibile servono investimenti minimi rilevanti e team di professionisti: analisti legali, strippatori di bilanci, asset manager immobiliari e broker specializzati. Chi parte con poche decine di migliaia di euro non potrà mai accedere ai migliori stock di crediti, finendo in sub-pool di scarto, con spreads reali ben sotto le attese pubblicizzate.Occorre considerare infatti che ci sono costi fissi legali e procedurali rilevanti per portare l’investimento fino alla fase di “exit”.
2. Il rischio legale e giudiziario è concreto e sottovalutato
Un NPL non è una valigia di contanti in mano a un venditore: è un insieme di contratti, pignoramenti, perizie, opposizioni e tempi processuali. I tempi medi di recupero possono variare da 1 ai 3 anni, con oscillazioni forti a seconda della regione e dei tribunali di competenza . Ritardi e ricorsi possono erodere gran parte del margine teorico, specie se l’operatore non sa navigare un contenzioso complesso.
3. La due diligence costa e non è automatizzabile
Siti e piattaforme promettono checklist “one-click” per valutare centinaia di posizioni. Nella realtà, ogni dossier richiede analisi approfondita: stato di conservazione dell’immobile, qualità del titolo esecutivo, oneri iscritti, gravami catastali, possibili opposizioni del debitore. Un’analisi superficial-digitale può sfociare in sorprese: aste aggiudicate e poi revocate, ipoteche di secondo grado non rilevate, improvvisi decessi degli esecutati , costi legali imprevisti.
4. Liquidità limitata e mercati opachi
A differenza delle azioni o dei bond, i crediti deteriorati non si scambiano su mercati regolamentati: le aste e le negoziazioni avvengono in trading room ristrette, spesso per inviti. Questo riduce la competizione – ma soprattutto riduce la liquidità: nel caso in cui serva uscire, non c’è un mercato “ready-made” per rivendere velocemente un portafoglio NPL. Si rischia di tenere asset illiquidi per anni.
Conclusioni e consigli pratici
Non c’è dubbio che i distressed credit offrano opportunità interessanti – soprattutto in portafogli di private debt diversificati e gestiti da specialisti con track record comprovato. Ma chi si avvicina con l’idea di “diventare ricco in fretta” rischia di raccogliere solo spese legali e delusioni. Il consiglio è:
1. Affidati a operatori istituzionali: Banche d’affari Specializzate in Npl o Società 115 Tulps autorizzate con team legali e operativi interni, che promuovano club deal.
2. Vai oltre il marketing: esamina bilanci, perizie
3. Valuta orizzonti temporali medi: considera almeno 2 anni di detenzione.
4. Diversifica: non concentrare tutto il capitale in un unico pool di NPL, ma inseriscilo in un contesto di private debt più ampio. Solo così potrai ridimensionare la voce dei “fuffa-guru” e costruire un investimento robusto, trasparente e realmente profittevole nel lungo periodo
Maurizio Cinà è architetto, autore e imprenditore nel settore immobiliare. Già CEO di AsteXte, rete specializzata nella consulenza per l’acquisto di immobili all’asta, dal 2022 guida NplXte, boutique dedicata agli NPL immobiliari. Nel 2023 ha fondato Roma Invest, realtà focalizzata su operazioni di investimento e sviluppo immobiliare. Ha pubblicato nel 2017 il saggio Architettura quantica, un’originale interpretazione dell’esperienza architettonica in chiave quantistica.



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