Dazi Trump, Bce: effetti negativi per tutte le attività economiche

Sono anche una tassa, che trasferisce ricchezza da privati a Stato
Dazi, Bce: causano perdita ricchezza per tutte le parti coinvolte
Dazi, Bce: causano perdita ricchezza per tutte le parti coinvolte Askanews
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I dazi alle importazioni decisi dagli Stati Uniti avranno effetti "chiaramente negativi per l'attività economica", mentre le loro ricadute sull'inflazione rischiano di essere più ambivalenti. E' l'analisi su cui si sono ritrovati i banchi centrali dell'area euro, al Consiglio direttivo della Bce di inizio marzo, i cui verbali sono stati pubblicati in occasione dell'entrata in vigore dei dazi voluti da Trump

Per l'inflazione "un effetto rialzista di breve termine, parzialmente sostenuto dai tassi di cambio, potrebbe essere ampiamente controbilanciato dalle pressioni al ripasso sui prezzi dovute al calo della domanda, specialmente sul medio termine", recita il documento.

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È difficile determinare in anticipo quale sarà l'effetto finale di queste misure protezionistiche, dato che dipenderà sia dalla durata, che dalla portata delle stesse che dalle rappresaglie dei Paesi bersaglio.

"Più in generale - aggiungono i verbali del Consiglio Bce - un dazio può essere visto come una tassa sulla produzione e sul consumo, che coinvolge anche un trasferimento di ricchezza dai privati al settore pubblico. In questo ambito è stato sottolineato che i dazi generano perdita di ricchezza per tutte le parti coinvolte".

I commenti di Confcommercio

"I dazi hanno contenuti ben peggiori delle attese e al di là della sproporzione tra dazi e deficit delle partite correnti (meno di sei decimi di punto del Pil Usa nei confronti dell'Europa), non si tratta tanto del livello delle nuove tasse, quanto, soprattutto, dell'implicito ed esteso attacco al funzionamento dell'Unione in materia di sussidi pubblici, politiche anti-inquinamento, proprietà intellettuale, equa tassazione dei redditi e imposte indirette, tutti temi confusamente identificati con l'etichetta di barriere non tariffarie". Così Confcommercio sull'entrata in vigore dei dazi americani.

"La strategia di risposta europea non può che incardinarsi su alcuni precisi pilastri. Negoziazione ferma ma ragionevole con la controparte, politica monetaria espansiva, intensificazione dei processi di riduzione della burocrazia interna e per rendere più coesa l'Europa in termini di unione bancaria e mercato dei capitali, per fare confluire l'eccesso di risparmio verso investimenti che la rendano più competitiva".

Confindustria Veneto: no a scelte dettate dall'emotività

 No a scelte "sulla spinta dell'emotività". Ad affermarlo è il presidente di Confindustria Veneto, Raffaele Boscaini, spiegando: "è andata come, in fondo, ci aspettavamo: dazi al 200% non erano pensabili, al 10% non sarebbero stati problematici, al 20% sono strumentali ad intavolare una trattativa. Gli effetti concreti dipenderanno dalla reazione dell'Europa che si è detta pronta a reagire, ma al tempo stesso ha aperto ad una mediazione. I primi effetti negativi li vediamo nel breve termine sulle Borse al ribasso (anche se non con cali drammatici) e nel medio sicuramente sui cittadini americani che pagheranno un aumento dell'inflazione. Vedo invece per l'Europa il rischio di una riduzione del valore unitario delle esportazioni, in quanto è possibile che sfogherà il proprio surplus commerciale in altri mercati di sbocco abbassando i prezzi".

"Concordo - ha aggiunto - con quanto espresso e proposto dal presidente Orsini: non facciamo scelte sulla spinta dell'emotività, valutiamo le iniziative più opportune per le imprese come, ad esempio, l'eliminazione delle barriere interne, il sostegno ai settori più colpiti, una spinta agli investimenti e, prioritario, il taglio del costo dell'energia. Molte simulazioni, come quelle fatte dal PIIE-Peterson Institute for International Economics, evidenziano come una ritorsione da parte dell'Ue quasi raddoppierebbe gli effetti negativi in termini di riduzione del Pil e aumento dell'inflazione".

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