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Sequestro preventivo immobile adibito a prima casa, ecco quando è possibile

Cosa succede in caso di reati tributari

Cosa dice l’ordinanza n. 45707 della Corte di cassazione
Cosa dice l’ordinanza n. 45707 della Cassazione / Gtres
Autore: Redazione

La Cassazione si è pronunciata in merito al sequestro preventivo dell’immobile adibito a prima casa. Vediamo quanto specificato.

Con la sentenza n. 45707, la Corte di cassazione ha stabilito che, per quanto riguarda i reati tributari, l’articolo 76 del Dpr 602/1973, il quale “esclude la possibilità di espropriare l’immobile adibito a prima casa del debitore” in determinate condizioni, si applica solo all’agente della riscossione e non ha effetti “sulla misura cautelare reale imposta nel processo penale, avente, evidentemente, finalità del tutto diverse”.

La Cassazione ha inoltre stabilito che il sequestro preventivo dell’immobile per la confisca equivalente “del profitto corrispondente all’imposta evasa può avere a oggetto anche beni acquistati dall’indagato in epoca antecedente all’entrata in vigore dell’articolo 1, comma 143, della legge n. 244/2007, che ha esteso tale misura ai reati tributari”.

Nel fare la sua pronuncia relativa al sequestro preventivo dell’immobile, per un caso riguardante un contribuente al quale sono stati contestati i reati di dichiarazione fraudolenta e sottrazione al pagamento delle imposte, come sottolineato da Fisco Oggi che ha riportato il caso, la Cassazione ha dato continuità a quanto espresso in precedenti pronunce di legittimità.

Secondo tale orientamento, non è rilevante “ai fini delle misure cautelari reali disposte nell’ambito del processo penale, il principio di impignorabilità dell’immobile adibito a prima casa, sancito in ambito tributario dall’articolo 76 del Dpr 602/1973”.

Con la sentenza n. 45707, la Corte di cassazione ha quindi rigettato il ricorso del contribuente e ha spiegato “che le limitazioni imposte dal richiamato articolo 76 alla possibilità di sottoporre a espropriazione l’immobile costituente prima casa del debitore ‘riguardano (…) il solo agente della riscossione e (…) non svolgono alcun effetto sulla misura cautelare reale imposta nel processo penale, avente, evidentemente, finalità del tutto diverse…’”. Secondo i giudici di legittimità, l’articolo 76 del Dpr 602/1973 agisce “unicamente con riferimento al reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte (articolo 11 del Dlgs n. 74/2000)”.