Proseguono a rilento i lavori per la riforma delle pensioni. Il conflitto in Ucraina ha frenato il confronto tra governo e sindacati. Tuttavia, filtrano novità dell’ultima ora sul possibile nuovo meccanismo di uscita anticipata dal mondo del lavoro. Scopriamo di cosa si tratta.
Il paletto imprescindibile ribadito a più riprese dal governo per la riforma delle pensioni metodo di calcolo contributivo per le uscite anticipate. Per questo, secondo le ultime notizie, starebbe prendendo quota l’ipotesi di una pensione anticipata con almeno 64 anni d’età e 20 di contributi, con calcolo totalmente contributivo.
Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, dalle simulazioni tecniche risulta che con il ricalcolo contributivo per i lavoratori in regime “misto” (contributivo e retributivo per coloro che al 31 dicembre 1995 non erano in possesso di più di 18 anni di versamenti) il taglio degli assegni pensionistici sarebbe compreso tra il 10 e il 18%.
Dalle stesse proiezioni risulterebbe un picco massimo del taglio del 18,6% per gli assegni di pensioni anticipate a 64 anni con calcolo contributivo per i lavoratori fino a 17 anni di anni di versamenti al momento ”agganciati” al retributivo. Si tratterebbe, tuttavia, di una platea ridotta. Molto più ampia, invece, la parte di lavoratori con una quota di contribuzione fino a sei anni riconducibile al ”retributivo” per i quali scatterebbe una riduzione dell’assegno non superiore al 10%.
Un’opzione di riforma delle pensioni, questa, che non convince i sindacati, i quali preferirebbero l’uscita attorno ai 62 anni, con una salvaguardia almeno parziale della quota retributiva (su cui applicare piccole ”penalizzazioni” per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia di vecchiaia), o, in alternativa, con 41 anni di contribuzione a prescindere dall’età anagrafica, la cosiddetta quota 41 per tutti.





per commentare devi effettuare il login con il tuo account