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Comodato d’uso gratuito, perché non basta il certificato storico anagrafico

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Autore: Redazione

Una sentenza della Corte di Cassazione ribadisce che per provare l’effettiva residenza per comodato d’uso gratuito servono prove forti, oltre il certificato storico anagrafico.

Entrando nello specifico della sentenza n. 12485 del 10/05/2019, nel caso di un contribuente fruisca di un’aliquota agevolata sui tributi locali su immobili concessi in comodato d’uso gratuito al proprio figlio, che li utilizza come abitazione principale, il contribuente in questione non può limitarsi a presentare come dichiarazione attestante dei requisiti oggettivi e soggettivi il solo certificato storico anagrafico per provare la residenza del figlio negli immobili di cui è causa.

Un principio che vale anche per altri campi di applicazione. Secondo altre sentenze, infatti, ai fini dell’agevolazione Ici per abitazione principale, per esempio, le risultanze anagrafiche rivestono un valore meramente presuntivo e possono essere scavalcate da una prova contraria desumibile da qualsiasi convincimento.

Non solo, la detrazione prima casa deve essere accompagnata da prove che riguardino anche l’effettivo utilizzo della casa come dimora abituale del nucleo famigliare del contribuente. Può essere fornita anche tramite documenti quali bollette di varie utenze.

Per abitazione principale, infatti, va inteso l’immobile in cui il possessore e il suo nucleo famigliare dimorano abitualmente, visto che il legislatore ha collegato i benefici dell’abitazione principale e delle sue pertinenze al possessore di casa e al suo nucleo famigliare.

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Comodato d'uso con prove forti (Italia oggi)