Rapporto annuale Bce, nel 2025 costruzioni e mercato dei mutui inseguono la ripresa

La BCE chiude il ciclo di emergenza mentre famiglie e mercato immobiliare cercano equilibrio
Copa Cogeca: su pacchetto vino importanti miglioramenti Comagri
Copa Cogeca: su pacchetto vino importanti miglioramenti Comagri Askanews

Nel 2025 la Banca Centrale Europea riporta l’inflazione al 2%, chiudendo una fase segnata da shock globali e politiche monetarie restrittive. I consumi riprendono lentamente, sostenuti dal reddito reale, mentre il settore immobiliare mostra segnali di recupero dopo un anno difficile. Tuttavia, mutui ancora costosi e criteri di credito selettivi continuano a frenare l’accesso alla casa, soprattutto per le fasce più vulnerabili. Sono alcuni degli aspetti che emergono dal rapporto annuale Bce relativo al 2025.

Bce, rientra l’emergenza inflazione

Secondo il rapporto, dopo anni caratterizzati da crisi eccezionali, il 2025 segna un punto di svolta per l’economia dell’area euro. L’inflazione viene riportata in linea con l’obiettivo del 2%, dopo essere salita a livelli record in seguito alla pandemia e alle conseguenze economiche della guerra in Ucraina.

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Per ottenere questo risultato, la Banca Centrale Europea ha attuato una stretta monetaria senza precedenti, aumentando i tassi di interesse di 450 punti base tra il 2022 e il 2023. Una manovra decisa, mantenuta nel tempo per garantire un ritorno stabile alla normalità dei prezzi e ristabilire la fiducia nel sistema economico.

Consumi in ripresa, ma le famiglie restano prudenti

Nel corso del 2025 i consumi privati mostrano un moderato miglioramento, con una crescita dell’1,5% rispetto all’anno precedente. In una prima fase sono soprattutto i beni a trainare la spesa, mentre successivamente emerge un maggiore dinamismo nei servizi, anche se con un rallentamento nella seconda parte dell’anno.

Alla base di questa ripresa si trova l’aumento del reddito disponibile reale, sostenuto da salari nominali ancora robusti, da un’inflazione in calo e da un mercato del lavoro che continua a dimostrarsi resiliente. Nonostante ciò, le famiglie europee mantengono un atteggiamento prudente: la crescita dei consumi non tiene il passo con quella del reddito, segno di una propensione al risparmio ancora elevata. L’incertezza geopolitica e il quadro economico globale contribuiscono infatti a frenare le decisioni di spesa.

Edilizia residenziale: una ripresa ancora fragile

Dopo il netto calo registrato nel 2024, il settore delle costruzioni residenziali torna a dare segnali di vita nel 2025. La ripresa è favorita dal miglioramento delle condizioni di finanziamento e dalla crescita del reddito delle famiglie, che rende più sostenibile l’acquisto di abitazioni.

Questi elementi contribuiscono a una progressiva stabilizzazione della domanda immobiliare, anche se il recupero resta contenuto. Gli investimenti nel comparto residenziale continuano infatti a crescere meno rispetto ad altre componenti dell’economia, evidenziando come il settore sia ancora in una fase iniziale di ripartenza e risenta delle difficoltà accumulate negli anni precedenti.

Tassi e mercati: cambia la struttura del costo del denaro

Nel 2025 si osserva una trasformazione significativa della struttura dei tassi di interesse. I tassi a breve termine diminuiscono, riflettendo le prime riduzioni decise dalla BCE, mentre quelli a lungo termine aumentano, determinando una curva dei rendimenti più inclinata.

Il tasso swap decennale si attesta intorno al 2,8% a fine anno, in aumento rispetto al 2024, mentre i rendimenti dei titoli di Stato dell’area euro salgono mediamente fino al 3,2%. Questo andamento è influenzato sia da fattori interni, come i piani di spesa pubblica per difesa e infrastrutture, sia da dinamiche globali legate all’incertezza commerciale.

All’interno dell’area euro emergono differenze tra Paesi: in Italia i rendimenti rimangono sostanzialmente stabili grazie al miglioramento dei conti pubblici, mentre in Francia l’incertezza politica genera pressioni al rialzo. Nel complesso, tuttavia, si assiste a una convergenza dei rendimenti sovrani, con una riduzione delle differenze tra i vari Stati.

Credito: segnali di allentamento ma condizioni ancora selettive

Le condizioni di finanziamento mostrano un parziale miglioramento nel corso del 2025. Il costo del credito per le imprese diminuisce rispetto ai livelli più elevati registrati nel 2023, grazie anche alla trasmissione delle riduzioni dei tassi ufficiali. Per le famiglie, invece, la discesa dei costi è più contenuta, poiché i mutui continuano a risentire dei livelli relativamente elevati dei tassi a lungo termine.

A fine anno, il costo medio dei prestiti alle imprese si colloca al 3,6%, mentre quello dei mutui per l’acquisto di abitazioni scende al 3,3%, con una riduzione complessiva limitata. Questa dinamica porta a un restringimento del divario tra il costo del credito per aziende e famiglie, che si era ampliato durante la fase di inasprimento monetario.

Mutui e accesso alla casa: domanda viva, ma ostacoli persistenti

Il credito alle famiglie torna a crescere nel 2025, sostenuto principalmente dai mutui ipotecari. La domanda di finanziamenti per l’acquisto di abitazioni rimane solida e riflette un interesse ancora elevato per il mercato immobiliare.

Tuttavia, questo dinamismo si scontra con una realtà più complessa. Sempre più famiglie segnalano difficoltà nell’ottenere credito, soprattutto tra i nuclei con redditi più bassi. Le banche mantengono criteri di concessione prudenti e selettivi, limitando l’accesso ai prestiti e rendendo più difficile trasformare l’intenzione di acquisto in una transazione effettiva.

Anche il credito al consumo, utilizzato in misura maggiore dalle famiglie più vulnerabili, è soggetto a condizioni più rigide, contribuendo a un quadro complessivo di accesso al credito ancora disomogeneo.

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