C'è un modo comodo per affrontare un problema complesso: scegliere il colpevole più visibile, non quello più responsabile. È esattamente quello che sta facendo la Commissione europea con l'Affordable Housing Act, il Regolamento presentato a Bruxelles il 9 settembre scorso che darà ai Comuni il potere di limitare gli Affitti Brevi ovunque il rapporto tra prezzo delle case e reddito superi una soglia fissata a tavolino.
Gli Affitti Brevi rappresentano l'1,3% del patrimonio immobiliare italiano. Bruxelles ha deciso che questa è la leva su cui intervenire per "salvaguardare l'accessibilità abitativa". Nel frattempo, ignora — o cita solo nei “considerando” del Regolamento, senza alcun obbligo vincolante — almeno sette fattori che pesano sul prezzo delle case molto più di quanto potrà mai pesare un annuncio su Airbnb. Eccoli:
L'aumento dei costi di costruzione. Costruire oggi costa sensibilmente di più che dieci anni fa: manodopera, materiali, adeguamenti energetici. Chi costruisce scarica, senza avere alternative, quei costi sul prezzo finale.
Le limitazioni ai permessi edilizi. In molte città italiane le licenze per nuove costruzioni sono calate drasticamente negli ultimi anni. Meno case nuove, stesso numero di persone che le cercano: il prezzo sale da solo, senza bisogno di alcun turista.
Il rincaro delle materie prime. Acciaio, cemento, legname: la stessa dinamica globale che ha colpito ogni settore industriale ha colpito anche l'edilizia, e nessuno lo ha ancora considerato in un Regolamento europeo.
L'inflazione degli ultimi anni, che ha eroso il potere d'acquisto dei redditi da lavoro mentre ha spinto chi ha capitale a rifugiarsi nel mattone, un bene reale che si difende meglio dall'inflazione di un conto corrente.
La concentrazione della popolazione in un numero ristretto di centri urbani. Milano, Roma o i grandi poli produttivi del Nord attraggono lavoro e residenti da tutto il Paese, mentre intere aree interne si svuotano. È un fenomeno demografico che sposta la domanda, non certo un effetto degli Affitti Brevi.
La riduzione della dimensione media dei nuclei familiari. Sempre più famiglie, sempre più piccole: a parità di popolazione, servono più abitazioni, non meno. È un cambiamento strutturale della società italiana, non una bolla speculativa.
E infine, il paradosso più clamoroso: il sottoutilizzo del patrimonio esistente. In Italia ci sono 9,6 milioni di abitazioni non occupate su un totale di 25,2 milioni. È la stessa Commissione europea, nel suo Piano Casa, ad ammettere che circa un quinto delle abitazioni nell'Unione è inutilizzato. Prima di autorizzare un Comune a restringere l'attività di mezzo milione di famiglie italiane che affittano un appartamento ai turisti, non sarebbe più logico chiedergli di spiegare perché un quinto del suo patrimonio abitativo resta vuoto?
Il Regolamento non lo chiede. L'articolo 10, quello che dovrebbe garantire la proporzionalità delle misure, non impone in alcun modo di verificare lo sfitto o l'uso efficiente del patrimonio pubblico prima di intervenire sui privati. Si può restringere l'attività di chi affitta legalmente, con Codice Identificativo Nazionale, paga le tasse e crea indotto senza mai dover dimostrare di aver fatto qualcosa, prima, per il patrimonio che già esiste e non si usa.
Non è una svista. È una scelta politica: colpire chi si vede — l'host, la piattaforma, l'annuncio online — è più facile e più popolare che affrontare la burocrazia edilizia, il costo dei permessi, o la propria incapacità di rimettere in circolo milioni di case vuote. Ma scambiare il bersaglio visibile per il bersaglio giusto non risolve la crisi della casa. La complica, e in più distrugge un pezzo di economia reale — mezzo milione di famiglie, un intero indotto di property manager, imprese di pulizia, manutenzione, software — che con quella crisi non ha nulla a che fare.
Se Bruxelles vuole davvero affrontare l'accessibilità abitativa, cominci dalle sette cause vere. Gli Affitti Brevi possono aspettare in fondo alla lista, dove il loro peso reale li colloca.
Marco Celani è AD di Italianway, primo operatore sul mercato italiano del turismo professionale in appartamento e prima OTA italiana degli affitti brevi; da ottobre 2020 è anche presidente di AIGAB (www.aigab.it), Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi.






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