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Stretta sugli affitti brevi nella legge di bilancio? Una rinuncia a normare solleticando l'evasione fiscale

Gtres
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Davvero il Governo pensa di contrastare il sommerso e le irregolarità nel mondo degli affitti brevi con un articolo di poche righe in Finanziaria, che ricalca per altro un emendamento -poi naufragato- al DL Agosto, anziché fare il punto con gli imprenditori del settore e varare finalmente una riforma sostenibile ed organica di cui beneficerebbero in molti?

Quando si ha la grave responsabilità politica di normare un fenomeno, bisognerebbe fare lo sforzo di comprenderlo. Nel definire nuove regole per un settore che sta vivendo un grave e prolungato momento di crisi, ci sono in ballo la vita e gli investimenti di centinaia di migliaia di persone.

In Italia da anni c’è un’importante decrescita demografica e uno spostamento dai piccoli centri verso grandi città, Milano, Bologna e Roma in testa. Secondo ISTAT questi movimenti producono una situazione unica al mondo: oltre 6milioni di immobili inutilizzati. Una parte di queste case era solita prendere vita durante i periodi estivi, tipicamente attraverso agenzie, cataloghi, passaparola. Mezzo di pagamento tipico per decenni: i bigliettoni fruscianti e analogici sconosciuti al fisco. Possibilità di intervento dello Stato molto scarsa, motivo per cui, come in tutte le situazioni complesse, il nostro ordinamento ha volentieri alzato le mani (è con le tante rinunce ad agire da parte di Governo, Regioni, Comuni e agenzie governative che si costruisce un’evasione da 150miliardi l’anno).

Negli ultimi 15 anni si è sviluppato il fenomeno della sharing economy, che ha consentito ai privati di mettersi in contatto in modo (quasi) diretto con un fruitore di un bene o servizio sconosciuto, aumentando illimitatamente la platea dei potenziali clienti. Un grande difetto della sharing economy è che essendoci di mezzo un intermediario, che ha investito miliardi in piattaforme di scambio super performanti, fa in modo di essere remunerato per il servizio, costringendo i viaggiatori a pagare con carta di credito.

Ed eccoci alla grande opportunità per Governi efficienti di tutto il mondo. Dai pagamenti online non si scappa. C’è un soggetto che incassa e uno che paga. Nessuna banconota frusciante scambiata furtivamente in una busta in un bar insieme alle chiavi dell’immobile. Nell’epoca dei big data, questa dovrebbe essere la miglior garanzia di legalità per il settore. E invece no!

Ma quanto vale questo settore? Quante persone sono coinvolte?

Partiamo dai dati certi. Nel 2019 erano promossi online solo su Airbnb circa 530mila immobili (dato AirDNA, confermato da Airbnb). Stimiamo che compresi tutti i portali e le case affittate con il passaparola il totale delle case affittate per brevi periodi potrebbe essere di circa 760mila. La sola Airbnb ha dichiarato lo scorso anno un valore delle prenotazioni pari a 2,2miliardi di euro. Queste case sono, di solito, contemporaneamente su più canali. La nostra stima è che il valore delle prenotazioni intermediate dai grandi portali stranieri sia di circa 6miliardi, mentre il valore delle prenotazioni dirette e degli affitti brevi non tracciati sia di ulteriori 4miliardi. Possiamo stimare che il fisco avrebbe dovuto incassare nel 2019 circa 2,1miliardi di cedolare secca proveniente solo dagli affitti brevi.

I portali dovrebbero aver raccolto circa 1,4miliardi di commissioni di intermediazione su cui lo Stato avrebbe diritto a circa 300milioni di IVA. Ci sarebbe poi da fare il conto della tassa di soggiorno raccolta dai Comuni. Il Comune di Roma ha denunciato una perdita da evasione nel 2019 da 20milioni (fonte: Assessore al Turismo Cafarotti, 4 luglio 2020).

I Comuni hanno dimostrato una cronica incapacità di controllo degli incassi dovuti alla tassa di soggiorno. Basti pensare che ovunque Airbnb ha effettuato degli accordi locali con le città le emersioni sono state sorprendenti. A Firenze tra il 2017 e il 2018 l’aumento della tassa versata dalle sole locazioni è passata da 2,9 a 7,6milioni, a parità di turisti (fonte: Assessore al Bilancio Perra, 14 febbraio 2019).

Riassumendo: gli italiani diminuiscono e si spostano. Le case rimangono vuote. Migliora la possibilità di affittarle grazie alla sharing economy. Ci sono mezzo milione di famiglie che incassano 10miliardi di euro. Lo Stato potrebbe mettere le mani su un tesoretto di circa 2,5miliardi tra cedolare secca e IVA su commissioni di intermediazione, oltre a qualche centinaio di milioni che i Comuni dovrebbero raccogliere dagli ospiti.

La situazione è chiara, ma non misurata. Il Governo dovrebbe finanziare studi per comprendere prima e mettere in atto poi misure adeguate e commisurate ai fenomeni di sommerso, alla luce del sole. Gli imprenditori professionali del settore sono disponibili al confronto, mettendo a disposizione competenze tecniche e proposte di semplificazione a costo zero.

Marco Celani è AD di Italianway, primo operatore sul mercato italiano del turismo professionale in appartamento e prima OTA italiana degli affitti brevi; da ottobre 2020 è anche presidente di AIGAB (www.aigab.it), Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi.

 
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