Ecco quali saranno le misure contenute nella manovra di settembre

Quella che il governo è intenzionato a varare per il 2016 è una manovra da 25 miliardi di euro. Tante le misure previste. A partire dall’abolizione della Tasi sulla prima casa, dell’Imu agricola e di quella sui macchinari industriali imbullonati al suolo. Ma c’è molto altro ancora. Scopriamo di cosa si tratta.

Blocco accise e Iva

Uno degli obiettivi è disinnescare gli aumenti di Iva e accise previsti nell’ultima legge di Stabilità. Per fare questo e per supplire ai mancati incassi dovuti alla bocciatura da parte di Bruxelles del reverse charge sulla grande distribuzione, servono 16,8 miliardi.

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Cuneo fiscale

Sul fronte lavoro potrebbe continuare la decontribuzione, ma in modo più selettivo, magari con particolare attenzione alle donne e al Sud. Il costo di tale operazione potrebbe aggirarsi sui 0,5 miliardi.

Rinnovo contratti pubblici

La riapertura di un negoziato è stata imposta dalla sentenza della Consulta. Il costo dovrebbe essere di 1,6 miliardi.

Pensioni e povertà

Si prevedono misure di maggior flessibilità per il pensionamento, senza però andare a intaccare gli equilibri finanziari del sistema previdenziale pubblico. Il ministro Poletti ha poi parlato di un rafforzamento del programma di contrasto alla povertà in fase di sperimentazione nelle grandi città e al Sud. Il costo di tale operazioni sarebbe di 2-3 miliardi.

Spese indifferibili

Si tratta di spese correnti e spese in conto capitale. In tale ambito, si parla delle missioni di pace da rifinanziare e della copertura per lo stop alla Robin tax deciso dalla Consulta. I costi potrebbero essere pari a 2,7 miliardi.

Misure per le imprese

Le priorità per il triennio 2016-2018 sono molteplici e nella legge di Stabilità potrebbero entrare tre misure: l’aumento della dotazione del Fondo centrale di garanzia; la possibile proroga della Guidi-Padoan ormai scaduta e gli industrial bond, ossia bond da emettere per finanziare progetti di sviluppo e rilancio aziendale. Misure che potrebbero costare tra i 600 milioni e un miliardo.

Perequazione pensioni

In seguito alla sentenza della Corte costituzionale sul blocco della perequazione sulle pensioni 2012-2013 il decreto del governo ha stabilito una restituzione parziale della mancata indicizzazione. Ora bisogna completare l’operazione e gli assegni rideterminati andranno consolidati con una percentuale del 50% a decorrere dal 2016. La spesa dovrebbe aggirarsi sui 500 milioni.

Spending review e tax expenditure

L’obiettivo è realizzare risparmi per 10 miliardi nel 2016. Non meno di 6 miliardi dovrebbero arrivare dalla razionalizzazione delle uscite dei ministeri, dal rafforzamento della centralizzazione degli acquisti della pubblica amministrazione e della sanità. Nelle misure dovrebbe rientrare anche la revisione delle tax expenditures, ossia le deduzioni, detrazioni ed esenzioni che riducono il carico fiscale per cittadini e imprese, ma che hanno come effetto indiretto una maggiore spesa per lo Stato.

Copertura perequazione pensioni

Dopo i rimborsi della perequazione perduta nel 2012 e 2013, lo schema di protezione delle pensioni dall’erosione monetaria si avvia alla normalità dei tre scaglioni previsti dalla legge 388/2000, con la copertura piena per gli assegni fino a tre volte il minimo, nella misura del 90% per le fasce da tre a cinque volte il minimo e del 75% per i trattamenti eccedenti il quintuplo del minimo Inps. Si parte dal 2017. Si parla di un costo pari a 1,5 miliardi.

Maggiore deficit

Il governo vuole avviare una trattativa con la Commissione Ue e ottenere ulteriori margini di flessibilità sul deficit del 2016. Se il deficit salisse dall’1,8% al 2,2-2,3% si libererebbero altri 7-8 miliardi. Altri margini aggiuntivi si aprirebbero se il governo riuscisse a far scattare la clausola sugli investimenti, che potrebbe liberare 3-4 miliardi per la quota nazionale di cofinanziamento dei progetti europei.

Minore spesa interessi

Per il Governo nel 2016 ulteriori spazi per reperire risorse dovrebbero aprirsi dal calo della spesa per gli interessi da pagare sul debito pubblico. Si fa conto su uno spread che dovrebbe riassestarsi sui livelli di marzo, consentendo di risparmiare sul pagamento degli interessi tra i 4 e i 5 miliardi.

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