Un bunker per mettersi al riparo dagli effetti della guerra. Un’esigenza che in Europa sembrava anacronistica dopo più di 70 anni di pace, si rivela invece estremamente attuale. Ma esistono in Italia dei siti in grado di proteggere la popolazione civile in caso di conflitto sul nostro territorio? In realtà no, ma all’interno del monte Soratte, a Sant’Oreste, ultimo comune della provincia Nord di Roma, al confine con quelle di Rieti e Viterbo, è perfettamente conservato un rifugio voluto da Benito Mussolini. idealista/news vi porta al suo interno.
Nel 1934 Mussolini dà l’ordine di costruire all’interno della montagna carsica a 45 chilometri dalla capitale 14,5 chilometri di gallerie allo scopo di proteggere innanzitutto lui e poi le alte cariche del regime, oltre a opere d’arte e documenti.
Per mantenere segreta la vera destinazione della struttura Mussolini fa credere che all’interno della montagna sia stata collocata la fabbrica di armi della Breda.
Gli scavi iniziano nel 1937 sotto la direzione del Genio Militare e procedono senza interruzioni fino al 1942 quando Mussolini compie una visita al sito. In quel momento risultano completati solo 4,5 chilometri di struttura ma per il capo del regime fascista bastano e avanzano.
L’Italia sta per entrare in guerra e il bunker deve essere pronto subito. Gli scavi si interrompono e il rifugio viene reso immediatamente agibile. Dopo l’8 settembre del 1943 i tedeschi, nel loro arretramento verso Nord, decidono di spostare proprio dentro il Soratte il loro quartier generale.
Da qui il feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante supremo di tutte le forze tedesche in Italia, conduce la lunga campagna difensiva contro gli Alleati. Dal bunker del Soratte i nazisti fronteggiano lo sbarco di Anzio, ordinano l’eccidio delle Fosse Ardeatine e resistono al pesante bombardamento alleato del 12 maggio 1944.
Dopo la fuga tedesca verso Nord, il rifugio viene abbandonato fino agli anni 50 quando viene utilizzato come polveriera dall’esercito. Ma è negli anni 60, in piena Guerra Fredda, che il Soratte ridiventa strategico.
La Nato invita l’Italia a munirsi di una struttura in grado di proteggere il Presidente della Repubblica e a partire dal 1963 il vecchio rifugio della Seconda Guerra Mondiale viene trasformato in sito antiatomico, destinazione che conserva fino agli anni 70.
Oggi il sito è un museo, gestito dall’Associazione Bunker Soratte, di cui Riccardo Cecchini è il presidente. La redazione di idealista/news è andata sul posto per intervistarlo. “La nostra associazione è nata nel 2010 – spiega Cecchini – per valorizzare questo luogo. Organizziamo visite guidate nei weekend cercando di mantenere viva la memoria di quello che è successo qui.
Quando ci è stato assegnato era completamente vuoto: è stata nostra cura allestire, all’interno, tutte le sale attualmente visitabili”. Per non stravolgere l’originaria destinazione, l’associazione ha effettuato una rigorosa ricerca storica, recandosi in visita agli archivi di guerra di Friburgo e Coblenza.
“Abbiamo ritrovato lì – rivela Cecchini – le mappe degli arretramenti del fronte tedesco oltre a 280 immagini scattate proprio all’interno del Soratte dal fotografo al seguito del comando nazista.
Con l’aiuto dell’aeronautica, dell’esercito e di collezionisti privati siamo stati in grado di riprodurre fedelmente gli spazi”. Anche l’area destinata a bunker antiatomico è stata ricostruita come l’originale.
“Abbiamo recuperato la sala di guerra del bunker di Montecavo e l’abbiamo trasferita tale e quale al Soratte ricostruendo minuziosamente le sale destinate al Presidente della Repubblica”.
Ma oggi il bunker di Soratte sarebbe un rifugio sicuro? Cecchini non ha dubbi: “No, con gli attuali armamenti questo sito non potrebbe considerarsi una struttura priva di rischi”.





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