Direttiva Case Green, accordo tra Europarlamento e Consiglio Ue

Restano obiettivi aumento efficienza energetica, anche se meno ambiziosi
Askanews

I negoziatori del Parlamento europeo, della presidenza di turno spagnola del Consiglio Ue e della Commissione europea hanno raggiunto un accordo nel negoziato co-legislativo (trilogo) sulla revisione della direttiva per il rendimento energetico nell'edilizia ("case green"). L'accordo provvisorio raggiunto oggi dovrà ora essere approvato e adottato formalmente dalla plenaria del Parlamento europeo e dal Consiglio Ue.

La direttiva rivista, proposta dalla Commissione due anni fa, il 15 dicembre 2021, stabilisce nuovi requisiti di prestazione energetica per gli edifici nuovi e ristrutturati nell'Ue e incoraggia gli Stati membri a rinnovare il proprio patrimonio edilizio; ma durante il negoziato l'ambizione degli obiettivi è stata ridimensionata, soprattutto da parte del Consiglio.

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L'accordo prevede, innanzitutto, che gli standard minimi di prestazione energetica negli edifici non residenziali, siano entro il 2030 almeno nella classe di efficienza energetica superiore a quella più bassa, definita in ogni Stato membro in base al 16% del parco edilizio nazionale con le prestazioni peggiori. Entro il 2033, poi, la classe più bassa sarà definita dal 26% meno efficiente del parco edilizio nazionale, e tutti gli edifici dovranno di nuovo passare alla classe superiore.

Per quanto riguarda la ristrutturazione degli edifici residenziali, gli Stati membri garantiranno che il parco edilizio riduca il "consumo medio" di energia del 16% entro il 2030 e del 26% entro il 2035. Il 55% della riduzione energetica dovrà essere ottenuta attraverso la ristrutturazione degli edifici con le prestazioni peggiori.

L'accordo prevede poi (articolo 9 bis) l'installazione di idonei impianti di energia solare nei nuovi edifici, negli edifici pubblici e in quelli esistenti non residenziali che subiscono un'azione di ristrutturazione che richiede un'autorizzazione.

Infine, l'accordo prevede di includere nei Piani nazionali di ristrutturazione edilizia una tabella di marcia con l'obiettivo di eliminare gradualmente le caldaie a combustibili fossili negli edifici entro il 2040.

La nuova direttiva fa parte del pacchetto "Fit for 55", che definisce l'obiettivo di un parco edilizio a zero emissioni climalteranti entro il 2050. Gli edifici rappresentano il 40% dell'energia consumata e il 36% delle emissioni dirette e indirette di gas serra in campo energetico nell'Ue.

Inoltre, la direttiva è molto importante per realizzare la "Renovation Wave Strategy", pubblicata dalla Commissione europea nell'ottobre 2020, con specifiche misure normative, finanziarie e abilitanti, che ha l'obiettivo di almeno raddoppiare il tasso annuo di rinnovamento energetico degli edifici entro il 2030 e di favorire ristrutturazioni edilizie profonde.

L'accordo ha confermato l'obbligo di zero emissioni, già previsto dalla proposta originaria, per tutti gli edifici nuovi residenziali e non residenziali a partire dal primo gennaio 2030 e già dal primo gennaio 2028 per gli edifici di proprietà pubblica od occupati da enti pubblici, ma con la possibilità di specifiche esenzioni.

Gli Stati membri dovranno eliminare a partire dal 2025 tutte le sovvenzioni esistenti per le caldaie autonome a combustibili fossili. Gli incentivi finanziari pubblici saranno invece ancora possibili per i sistemi di riscaldamento ibridi, come quelli che combinano una caldaia con un impianto solare termico o con una pompa di calore.

L'accordo prevede la possibilità per gli Stati membri di decidere di escludere dal campo di applicazione della direttiva gli edifici storici e quelli protetti per il loro particolare valore architettonico, gli edifici agricoli, quelli temporanei e le chiese e gli altri luoghi di culto.

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