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Beni confiscati alla mafia: la storia di Cascina Caccia, da immobile della 'Ndrangheta a simbolo di lotta alla criminalità

Autori: @Annastella Palasciano, Paolo Codato (collaboratore di idealista news)

Da uno splendido casolare immerso nelle montagne di San Sebastiano del Po, alle porte di Torino, nel 1983 partì l'ordine di uccidere il procuratore capo del capoluogo piemontese, Bruno Caccia. Oltre trent'anni dopo, Cascina Caccia, per lungo tempo proprietà di una famiglia della 'Ndrangheta, è l'unico bene confiscato alla mafia oggi abitato, da un gruppo di giovani che ne hanno fatto un simbolo di legalità e lotta alla criminalità.

Nel 1983 per l'omicidio del procuratore capo di Torino, Bruno Caccia, fu riconosciuto colpevole Domenico Belfiore. Ma per la resistenza dei restanti membri della famiglia, solo nel 2007 la Cascina fu messa a disposizione della comunità. A gestirla da quel momento, e per conto dello Stato che ne è il proprietario, è l'associazione torinese Acmos, a sua volta facente parte di Libera. "Il 17 maggio 2017 entrando qui - ci dice Noemi Tacconi, responsabile del progetto di Cascina Caccia - si decidono due cose: la prima, che la Cascina sarebbe stata dedicata al procuratore Bruno Caccia e a sua moglie, la seconda, che sarebbe stata abitata". Non a caso la Cascina oggi è prima di tutto una casa, abitata da un gruppo di giovani dell'associazione che se ne prendono cura, trasformandola in uno spazio accogliente e aperto a tutti.

Del progetto di riutilizzo di questo bene confiscato alla mafia fanno parte tre filoni: "Inanzitutto, un filone educativo, perché alunni di tutte le scuole e di ogni grado di istruzione vengono a trovarci per conoscere la storia della Cascina, cos'era allora e cos'è adesso. Ogni anno ospitiamo circa 6-7 mila persone. Poi c'è il filone produttivo - qui si produce mele e cioccolato alle nocciole, ndr - per dimostrare come anche un bene confiscato alla mafia puo' "camminare da solo". L'ultimo grande filone è quello che noi chiamiamo "progetto dell'occasione": molti giovani che hanno avuto problemi con la giustizia vengono mandati qui per svolgere del lavoro socialmente utile in un luogo fortemente simbolico".

Cascina Caccia è composto da una casolare ottocentesco, un fienile ristrutturato di circa 200 m2, una stalla sul cui tetto è sistemato un impianto fotovoltaico e da un ettaro di terreno circostante. "Il 17 maggio 2017 abbiamo festeggiato i primi dieci anni di Cascina Caccia e abbiamo riunito tutte le persone che hanno avuto a che fare con questo progetto. E' stato un compleanno splendido e speriamo di festeggiarne tanti altri insieme"