Revisione della caldaia nel 2026, quali gli obblighi da rispettare

Gli obblighi per la revisione della caldaia rimangono invariati nel 2026, in attesa delle future novità di legge sui controlli
Revisione della caldaia
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Al fine di garantire il massimo dell’efficienza di riscaldamento, l’impianto domestico deve essere sottoposto ciclicamente a verifiche di funzionamento e a un’adeguata manutenzione. Ma cosa prevede la disciplina sulla revisione della caldaia nel 2026? Anche per l’anno in corso, sia la manutenzione che la revisione delle caldaie rimangono due obblighi di legge, tuttavia sono in via di definizione dei cambiamenti sulle modalità di controllo. Per alcune categorie e potenze degli impianti di riscaldamento, le vecchie verifiche a campione presso le abitazioni verranno sostituite in favore di controlli telematici, eseguiti tramite il catasto impianti.

Cosa si intende per revisione della caldaia

Fra i vari impianti che compongono le moderne abitazioni, quello di riscaldamento è certamente uno dei più importanti, oltre che dei più delicati. Ma cosa si intende per revisione della caldaia?

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In linea generale, si fa riferimento a un insieme di operazioni tecniche volte a garantire il corretto funzionamento dell’apparecchio, la sicurezza dei residenti nelle abitazioni e il rispetto di precisi limiti ambientali. Il riferimento normativo principale è il D.P.R. 74/2013, accompagnato da disposizioni regionali e, ancora, dalle indicazioni di manutenzione fornite dal produttore nel libretto d’uso.

Entrando maggiormente nel dettaglio, nella pratica la procedura di revisione comprende:

  • la pulizia delle componenti interne, come ad esempio lo scambiatore termico e il bruciatore, con l’asportazione dei residui di combustione precedentemente accumulati;
  • l’analisi strumentale dei fumi di scarico, al fine di garantire che l’impianto rispetti i limiti di inquinamento previsti per legge e, ancora, l’assenza di dispersioni di gas pericolosi nell’abitazione, come il monossido di carbonio;
  • la verifica dei servizi di blocco per la sicurezza idraulica e del gas, accompagnata dalla misurazione dell'aerazione dei locali domestici in cui l’apparecchio è installato.

Al termine dell’operazione, deve essere aggiornato il libretto d’impianto, con l’inserimento dei risultati delle verifiche svolte. Proprio poiché la revisione permette di conoscere l’effettiva efficienza degli impianti, può rappresentare la base per valutare un cambio di tecnologia, anche in virtù del Bonus Caldaia 2026 che permette di ottenere agevolazioni fiscali per l’installazione di apparecchiature dai bassi consumi e dal ridotto impatto.

Che differenza c’è tra manutenzione e revisione della caldaia

Un dubbio comune fra i proprietari di immobili riguarda la differenza tra manutenzione e revisione della caldaia. Per quanto le due attività possano apparire molto simili, in realtà rispondono a necessità fra loro molto diversificate:

  • la manutenzione ordinaria si focalizza sulla cura meccanica dell’apparecchio, ad esempio con la rimozione delle polveri accumulate, la pulizia di circuiti e bruciatore e l’ispezione di tutte quelle componenti maggiormente soggette all’usura;
  • la revisione, o più propriamente il controllo dell’efficienza energetica, impone invece un’analisi più complessa della combustione in caldaia, misurando anche i fumi di scarico, le emissioni inquinanti e la sicurezza generale dell’apparecchiatura.
Controllo delle caldaie
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Di norma, la manutenzione è temporalmente definita dalle istruzioni fornite dal produttore dell’apparecchio, riportate sul libretto d’uso. La revisione segue invece precise scadenze di legge, che possono variare a seconda delle dimensioni e della potenza dell’impianto, nonché da direttive regionali e locali. 

Cosa sono il tagliando annuale e il Bollino Blu per la caldaia

Quando si parla di controlli per la caldaia, spesso ci si riferisce più propriamente al tagliando annuale, nonché al cosiddetto Bollino Blu - chiamato anche Bollino Verde da alcune amministrazioni locali. Ma di che si tratta?

Semplicemente, i due termini si riferiscono sempre alle operazioni di pulizia, verifica e controllo accennate in precedenza:

  • il tagliando si riferisce alla manutenzione ordinaria della caldaia o, più precisamente, al rapporto che il tecnico di manutenzione inserisce nel verbale di fine lavoro, dopo aver rimosso la sporcizia e ricalibrato l’impianto;
  • il Bollino Blu è invece il contrassegno univoco che viene apposto sul referto dell’analisi dei fumi, quando la caldaia supera i test condotti e rientra, pertanto, nei limiti di legge.

È inoltre utile sapere che il Bollino Blu richiede anche il pagamento di alcuni oneri fiscali, pensati per la gestione del complesso Catasto Termico Regionale.

Ogni quanto controllare la caldaia

Definiti i processi di manutenzione e revisione degli apparecchi, è legittimo chiedersi quali siano le tempistiche di riferimento. In altre parole, ogni quanto fare il controllo obbligatorio della caldaia?

La semplice manutenzione non è sottoposta a specifiche scadenze di legge, ma è definita dalle tempistiche previste dal costruttore e riportate sul libretto d’uso: generalmente, con qualche differenza a seconda del modello installato, si procede annualmente. Ma è necessario procedere anche alla revisione della caldaia ogni anno?

Molto dipende dalle caratteristiche dell’impianto e dalle specifiche disposizioni previste a livello regionale. Tuttavia bisogna considerare che, per l’analisi dei fumi, il riferimento nazionale rimane il D.P.R. 74/2013, che prevede:

  • la verifica ogni 2 anni per gli impianti a combustibile liquido o solido - come le caldaie a gasolio o le stufe a pellet collegate ai termosifoni - con potenza inferiore ai 100 kW;
  • l’analisi ogni 4 anni per gli impianti domestici a gas metano o GPL, sempre sotto ai 100 kW. Tuttavia, al fine di contrastare l’inquinamento, alcune Regioni hanno abbassato anche per queste apparecchiature il limite a 2 anni. 

In base a questo scadenziario, è necessaria ogni quanto la revisione della caldaia a condensazione? Trattandosi di un apparecchio moderno, alimentato a metano o GPL, l’analisi dei fumi scatta ogni 4 anni, fatta eccezione per eventuali altre scadenze definite a livello locale.

Chi deve fare la revisione e il controllo della caldaia

Proprio perché la caldaia rappresenta un impianto fondamentale per la casa, non può essere lasciata al proprio destino. Il D.Lgs. 192/2005 e il D.P.R. 74/2013 prevedono infatti la figura del responsabile dell’impianto, cioè il soggetto che deve procedere alle verifiche periodiche di legge e alla corretta conservazione del libretto.

Ma, nella pratica, chi deve fare il controllo e la revisione dell’impianto? Affidandosi esclusivamente a tecnici e ditte abilitate, l’onere spetta:

  • al proprietario dell’immobile, se vive all’interno dell’abitazione;
  • all’inquilino, titolare di un regolare contratto d’affitto, in base alla classica suddivisione tra spese ordinarie e straordinarie tra locatore e locatario, definite dall’articolo 1576 del Codice Civile;
  • all’amministratore di condominio, ai sensi delle attribuzioni dell’articolo 1130 del Codice Civile, quando lo stabile presenta un impianto unico centralizzato. In questo caso è possibile nominare anche un terzo responsabile, come un tecnico abilitato, che si assuma gli obblighi di legge.

Cosa cambia per le caldaie nel 2026

Come evidenziato da una bozza di decreto avanzata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) già alla fine del 2025, e pronta a convogliare in un futuro Decreto Caldaie 2026, potrebbero presto arrivare importanti novità sulla revisione delle caldaie.

Gli obblighi attualmente in vigore rimangono sostanzialmente i medesimi previsti dal D.P.R. 74/2013, tuttavia si sta tratteggiando la possibilità di:

  • sostituire le ispezioni fisiche a campione per gli impianti domestici sotto ai 70 kW - in sostanza, uno stop alle ispezioni in casa delle caldaie - con verifiche documentali telematiche e a distanza;
  • aumentare la frequenza di controllo dell’efficienza energetica, da quattro a due anni, per le caldaie a gas tra 70 e 100 kW;
  • rafforzare il ruolo dei catasti regionali degli impianti termici, oggi già largamente digitali, dove confluiscono tutti i rapporti di controllo. 
Intervento sulla caldaia
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Per quanto non vi sia ancora il decreto definitivo, le Regioni possono già ora applicare regole più restrittive, in genere riportate sul portale online del catasto locale. Si ricorda che una revisione della caldaia in ritardo può esporre a multe da 500 a 3.000 euro, sempre in relazione a specifiche locali, oltre al rischio di esclusione dalla copertura assicurativa in caso di sinistro.

Qual è l’obbligo di controllo per la caldaia nel 2026

In virtù dei cambiamenti in arrivo, quali sono gli obblighi di controllo previsti per il 2026? A dispetto delle credenze comuni su una revisione della caldaia non più obbligatoria, in realtà le disposizioni di legge non cambiano. Di conseguenza, si proseguirà sempre:

  • alla manutenzione secondo le tempistiche stabilite dal produttore;
  • alla verifica dei fumi in base al D.P.R. 74/2013, con controlli a 4 anni per caldaie a metano o GPL sotto 100 kW e a 2 anni per apparecchi a combustibile solido o liquido, salvo altre disposizioni Regionali.

È inoltre bene sapere che, per i grandi impianti condominiali o aziendali che superano le soglie dei 100 kW, le verifiche si ripetono con cadenza annuale.

Quanto costa la revisione della caldaia nel 2026

Infine, è utile soffermarsi brevemente sui costi della revisione della caldaia, che possono variare a seconda della complessità e della tipologia dell’impianto, nonché di tariffari locali.

Sebbene non si possa tratteggiare un costo per la revisione della caldaia nel 2026 universale per tutto il territorio nazionale, in linea generale la manutenzione ordinaria oscilla tra i 70 e i 150 euro, mentre il controllo dei fumi e dell’efficienza energetica tra gli 80 e i 150 euro. Esistono anche pacchetti completi di manutenzione e ispezione dei fumi, tra i 120 e i 250 euro.

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