C'è chi decide di costruire una casa non per abitarla, ma per togliere la luce al vicino. O di far spostare la propria abitazione mattone per mattone, pur di non cedere alla pressione di un'amministrazione. Queste non sono trovate cinematografiche, ma storie realmente accadute, in Italia e nel resto del mondo. Le case del dispetto — chiamate spite houses nel mondo anglosassone — sono costruzioni nate da conflitti personali, dispute ereditarie, liti tra vicini e controversie con le istituzioni. Dalla Sicilia, a Bergamo e a Beirut, alcune sono diventate attrazioni turistiche, altre sono entrate nei libri di storia dell'architettura; tutte raccontano qualcosa di molto umano: la tenacia di chi non vuole cedere.
Cosa sono le case del dispetto e perché affascinano tanto
Una casa del dispetto non nasce da un progetto abitativo, ma da un conflitto irrisolto. L'intenzione del costruttore non è creare un'abitazione funzionale, ma arrecare un danno concreto ad altri: bloccare una visuale panoramica, ostruire un passaggio, togliere luce a una finestra o semplicemente dichiarare guerra silenziosa a chi non si vuole più vedere né sentire.
Quello che rende queste costruzioni affascinanti non è solo la forma bizzarra — spesso strettissime, irregolari o volutamente ingombranti — ma la storia che portano con sé. Con il passare del tempo, la loro origine conflittuale si trasforma in curiosità culturale. I turisti le fotografano, le guide turistiche le segnalano, i media le raccontano.
Le case del dispetto più famose in Italia
L'Italia vanta alcuni esempi notevoli di questo fenomeno architettonico, distribuiti da nord a sud e ciascuno con la sua storia peculiare.
La Casa du Currivu di Petralia Sottana (Palermo)
Nel cuore delle Madonie, in provincia di Palermo, il borgo di Petralia Sottana custodisce quella che è considerata la casa del dispetto per eccellenza in Sicilia e uno degli edifici più stretti al mondo: la Casa du Currivu, che in siciliano significa letteralmente "casa del dispetto" o "della rabbia".
La vicenda risale agli anni Cinquanta del Novecento. Un cittadino del paese desiderava sopraelevare la propria abitazione di un piano per ricavare nuovi spazi. Per farlo, come da consuetudine dell'epoca, era necessario ottenere il consenso del vicino di casa, con il quale condivideva un muro. Il vicino — forse addirittura un parente — rifiutò, motivando il diniego con la perdita di una preziosa vista panoramica.
Il proprietario si rivolse al Comune, che confermò: senza autorizzazione del vicino, non era possibile costruire, a meno di rispettare le distanze minime previste dalla normativa. Lo spazio residuo tra il lotto e l'abitazione del vicino non era abbastanza ampio per costruire qualcosa di abitabile, ma era sufficiente per innalzare una struttura capace di ostruire completamente la vista tanto difesa.
Il risultato fu un edificio largo appena un metro, assolutamente inabitabile, dotato però di un balcone panoramico affacciato verso l'esterno — un gesto di sfida ulteriore — e con la facciata interna, quella rivolta verso le finestre del vicino, dipinta completamente di nero. Uno sfregio su uno sfregio.
La Casa Scarabocchio di Torino
Nel quartiere San Donato di Torino sorge uno degli edifici Liberty più originali della città: la Casa Scarabocchio, progettata nei primi anni del Novecento dall'architetto Pietro Fenoglio. La facciata è un tripudio di decorazioni floreali, linee sinuose e motivi ornamentali così elaborati da sembrare, appunto, uno scarabocchio.
Secondo una tradizione popolare mai confermata da documenti d'archivio, il committente avrebbe voluto realizzare una facciata volutamente esuberante per ridicolizzare la sobrietà dell'edificio confinante, ritenuto troppo anonimo e privo di carattere. La storia, pur non verificata, ha contribuito a costruire intorno all'edificio un'aura di dispetto architettonico che ne ha alimentato la fama nel tempo.
La casa di Bergamo Alta con le finestre murate
Nella Città Alta, a Bergamo, in una piccola piazzetta raggiungibile attraverso una scalinata nei pressi della Basilica di Santa Maria Maggiore, si trova un palazzo che ospita il Comando della Polizia Locale. A uno sguardo distratto, l'edificio sembra perfettamente simmetrico. A uno sguardo attento, però, le finestre di un'intera parete laterale risultano sempre e inspiegabilmente chiuse.
La ragione è che si tratta di finestre false, costruite per dare uniformità visiva alla facciata. Dietro quel muro finto, tuttavia, esistono finestre vere appartenenti ad appartamenti preesistenti, che un tempo si affacciavano sul cortile interno. Quando la chiesa che occupava quel cortile fu demolita attorno al 1839-1840, al suo posto fu costruita questa parete cieca a meno di un metro dalle abitazioni confinanti, privando i residenti di luce e affaccio.
Le spite houses più celebri nel mondo
Il fenomeno delle case del dispetto non conosce confini geografici. Dagli Stati Uniti all'Europa, fino al Medio Oriente, esistono edifici che raccontano conflitti umani trasformati in costruzioni.
Hollensbury Spite House (Alexandria, Virginia, USA)
Costruita nel 1830 da John Hollensbury, questa abitazione nacque con uno scopo pratico e vendicativo allo stesso tempo: chiudere definitivamente un vicolo attraversato da carri e pedoni che disturbavano il riposo del proprietario dell'abitazione adiacente.
L'edificio fu incastrato nell'apertura del passaggio fino a ostruirlo completamente. Ancora oggi sulle pareti interne sono visibili i solchi lasciati dalle ruote dei carri prima della costruzione.
Skinny House (Boston, Massachusetts, USA)
La Skinny House di Hull Street, nel quartiere North End di Boston, è forse la casa del dispetto più raccontata al mondo. Secondo la leggenda più diffusa, due fratelli ereditarono un terreno. Durante l'assenza prolungata di uno dei due, l'altro edificò una grande casa occupando la quasi totalità del lotto. Al ritorno, il fratello rimasto senza spazio costruì un'abitazione larga poco più di tre metri direttamente di fronte all'edificio del fratello, con l'unico scopo di togliergli luce e panorama.
Le ricerche storiche più recenti mettono in dubbio almeno parte di questa versione, suggerendo che la struttura derivi in parte da una trasformazione di un edificio già esistente. La leggenda, tuttavia, continua a sopravvivere all'edificio stesso.
Alameda Spite House (Alameda, California, USA)
Charles Froling aveva ricevuto in eredità un terreno ad Alameda, in California. Quando l'amministrazione comunale decise di allargare la strada confinante, espropriò una parte del suo lotto.
Per protesta — e per dimostrare che anche lo spazio rimasto era edificabile — Froling costruì sul lotto ridotto una casa lunga e stretta, sfidando apertamente la decisione comunale.
Inat Kuća (Sarajevo, Bosnia)
Questa storia è forse la più straordinaria tra tutte. A Sarajevo, alla fine dell'Ottocento, le autorità austro-ungariche volevano costruire il municipio cittadino su un'area dove sorgeva l'abitazione di un uomo anziano di nome Benderija. Questi si rifiutò di cedere la proprietà a qualsiasi condizione.
Dopo lunghe trattative, accettò solo a due condizioni: ricevere un cospicuo pagamento in monete d'oro e che la sua casa venisse smontata mattone per mattone e ricostruita, identica, dall'altra parte del fiume. Le autorità accettarono, e nel 1895 la casa fu fedelmente ricostruita. Oggi la casa è un ristorante molto frequentato, noto in tutta la città proprio come la "Casa del Dispetto" (Inat Kuća).
Candy Cane House (Kensington, Londra, UK)
A Londra, nel quartiere elegante di Kensington, Zipporah Lisle-Mainwaring acquistò una proprietà con l'intenzione di demolirla e costruire la casa dei propri sogni. I vicini si opposero con ogni mezzo e la burocrazia bloccò i lavori. La risposta fu immediata e cromaticamente inequivocabile: la proprietaria fece dipingere la facciata dell'intera abitazione con vistose strisce verticali bianche e rosse, identiche a quelle di un bastoncino di zucchero natalizio.
I vicini ricorsero in tribunale, ma il giudice si pronunciò a suo favore. La Candy Cane House esiste ancora oggi ed è diventata una delle attrazioni più fotografate del quartiere.
"Rancore" (Beirut, Libano)
A Beirut si trova uno degli edifici più emblematici di tutto il Medio Oriente tra le case del dispetto: un palazzo soprannominato "Rancore", costruito su un terreno conteso tra due fratelli negli anni Cinquanta.
Uno dei due decise di erigere sulla striscia di terra più esterna del lotto un edificio alto e strettissimo — appena 60 centimetri nella sua parte più sottile e non più di 4 metri in quella più larga — con l'unico scopo di ostruire la vista sul mare dal palazzo del fratello, che si trovava alle spalle.








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