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Botteghe artigiane e piccoli negozi di vicinato, in 8 anni persi 158mila esercizi

Autore: Redazione

La crisi continua a colpire. Secondo i dati della Cgia di Mestre, negli ultimi 8 anni l’Italia ha perso quasi 158.000 imprese attive tra botteghe artigiane e piccoli negozi di vicinato. Di queste, oltre 145.000 operavano nell’artigianato e poco più di 12.000 nel piccolo commercio. Le chiusure hanno portato alla perdita del posto di lavoro per poco meno di 400.000 addetti.

Secondo l’associazione, la caduta è continuata anche negli ultimi 12 mesi: tra giugno di quest’anno e lo stesso mese del 2016 il numero delle imprese attive nell’artigianato e nel commercio al dettaglio è sceso di 25.604 unità (-1,2%).

In questi ultimi 8 anni, lo stock complessivo delle imprese attive nell’artigianato è costantemente sceso da 1.463.318 a 1.322.640, le attività del commercio al dettaglio, invece, sono diminuite in misura più contenuta: se nel 2009 erano 805.147, nel giugno di quest’anno si sono attestate a quota 793.102.

Le categorie artigiane che dal 2009 hanno subito le contrazioni più importanti sono state quelle degli autotrasportatori (-30%), dei falegnami (-27,7), degli edili (-27,6) e dei produttori di mobili (-23,8%). In controtendenza, invece, il numero di parrucchieri ed estetisti (+2,4%), degli alimentaristi (+2,8%), dei taxisti/autonoleggiatori (+6,6%), delle gelaterie/pasticcerie/take away (+16,6%), dei designer (+44,8%) e dei riparatori/manutentori/installatori di macchine (+58%).

Il Sud è stata la ripartizione geografica più colpita dalla chiusura delle attività artigianali. Sardegna (-17,1), Abruzzo (-14,5), Sicilia (-13,5), Molise (-13,2) e Basilicata (-13,1) sono state le regioni che hanno subito la contrazione più forte. In termini assoluti, invece, è la Lombardia (-18.652) il territorio che ha registrato il numero di chiusure più elevato. Seguono l’Emilia Romagna (-16.466), il Piemonte (-15.333) e il Veneto (-14.883%). Anche nell’ultimo anno la contrazione del numero delle imprese artigiane attive nel Paese ha interessato tutte le 20 regioni d’Italia.

Una delle principali cause che hanno costretto alla chiusura di queste 158.000 imprese artigiane e piccole attività commerciali è riconducibile al calo dei consumi delle famiglie. Queste attività, infatti, lavorano quasi esclusivamente per il mercato domestico e sebbene negli ultimi 3 anni i consumi sono tornati a salire, i benefici di questa crescita hanno interessato quasi esclusivamente la grande distribuzione organizzata.