Programma governo Conte Bis, i possibili punti di rottura giallorossa

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Governo Conte Bis GTRES

Governo giallorosso ai nastri di partenza, ma i temi su cui la fragile maggioranza sarà messa alla prova sono già diversi. Eccone alcuni.

Il programma del governo Conte Bis è stato redatto in 26 punti, volutamente generici, evidentemente per l’esigenza di dare il più ampio dei margini ad una maggioranza che ha già molte prove davanti a sé.

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Alcune delle questioni che potrebbero mettere in discussione la nuova unione giallorossa sono le seguenti:

Lavoro e salario minimo: nel punto 2 del programma si parla della necessità di trovare una giusta retribuzione garantendo le massime tutele ai lavoratori. Tuttavia non esiste alcuna intesa sull’ammontare di tale salario (Renzi tempo fa fissava la soglia a 10 euro l’ora, il M5S a 9), anche per il parere dei sindacati che vedono a rischio i contratti collettivi e delle imprese che temono una impennata del costo del lavoro. Il nodo sarò anche quello del Jobs Act, che ha smantellato un articolo 18 che i 5 Stelle vedrebbero volentieri tornare.

Legge di bilancio: dovrà essere “espansiva ma senza compromettere l’equilibrio di finanza pubblica”, evitando l’aumento dell’Iva, il sostegno alle famiglie e disabili, le politiche per l’emergenza abitativa, la semplificazione amministrativa, più risorse per l’istruzione e la ricerca. Il tutto per una copertura da 30 miliardi di euro che però al momento non sono reperibili.

Deficit: il Pd è per il mantenimento dell’avanzo primario al 2%, i 5 Stelle non sonno contrari ad aumentare il Pil anche in deficit per aumentare il debito.

Riforma fiscale: Le visioni discordanti sono tra dare più sostegno ai lavoratori (5 Stelle) o ridurre la pressione sulle imprese (Pd). Per Conte occorre un’opera di spending review di tax expenditures.

Quota 100: anche questa potrebbe essere una misura della discorsia dal momento che rende più onerose le spese dello Stato.

Privatizzazioni: sono assenti dal programma di Conte, ma il Pd vorrebbe servirsene per diminuire il debito pubblico, mentre i M5S sarebbe favorevole ad un maggiore statalismo nell’economia. Il primo nodo sarà senz’altro quello delle concessioni autostradali.

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