I Paesi più tassati al mondo, Italia nella media, Francia fuori scala

Professionista effettua calcoli di tasse al computer
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Quante tasse ci sono nei Paesi europei? Se in alcuni Paesi il governo precompila i moduli fiscali per i contribuenti, in altri, i cittadini devono fare i conti con oltre 300 imposte diverse. Non si tratta di quanto si paga, ma di quante voci fiscali distinte esistono nell'ordinamento di ciascun paese. Secondo i dati 2024 di Tax Policy Associates, la Francia guida la classifica con 348 imposte individuali — più del doppio della Danimarca, seconda con 132, e circa quattro volte la media europea di circa 90.

All'estremo opposto si trovano i tre paesi baltici: Estonia (34 imposte), Lituania (35) e Lettonia (54), tutti ampiamente sotto la media continentale. 

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L'Italia: nella media, ma per un pelo

L'Italia si posiziona all'11° posto con 89 imposte, a pari merito con Norvegia e Lussemburgo, e appena un punto sopra la Spagna. È una posizione nella fascia mediana europea, ma il dato da solo dice poco: non indica quanto pesi la pressione fiscale complessiva, ma quanto sia articolata e frammentata la struttura del sistema tributario. 

Con 89 voci fiscali, l'Italia si colloca in una zona di complessità moderata — lontana dall'elefantiasi francese, ma distante anche dalla pulizia dei sistemi nordici e baltici.

Il caso Francia: secoli di compromessi politici

Le 348 imposte individuali della Francia sono più del doppio di quelle danesi e quasi quattro volte la media europea. Di queste, 243 sono considerate "imposte a bassa resa", che collettivamente portano in cassa relativamente poco rispetto alle grandi categorie fiscali. Le imposte sul lavoro, ad esempio, hanno fruttato oltre 800 miliardi di euro nel 2024, mentre le imposte su beni e servizi ne hanno aggiunti altri 300 miliardi. 

La spiegazione è storica: secoli di compromessi politici attraverso le varie Repubbliche francesi hanno prodotto un proliferare di imposte altamente specializzate, spesso destinate a singoli settori. Tra le più bizzarre figurano tasse sull'energia nucleare, sul gioco d'azzardo, sulle assicurazioni e sulla formazione professionale. Raramente producono gettito significativo, ma pesano sulla complessità del sistema.

La semplicità baltica: un modello alternativo

All'opposto della Francia, i paesi baltici dimostrano che è possibile costruire sistemi fiscali funzionanti con pochissime voci.

L'Estonia, con sole 34 imposte, si piazza prima tra i paesi OCSE nel Tax Competitiveness Index della Tax Foundation, in parte grazie al suo sistema di dichiarazione semplificato che include la precompilazione da parte del governo centrale. Il paese applica un'aliquota flat sull'imposta sul reddito delle persone fisiche, senza scaglioni complessi o detrazioni articolate. Inoltre, gli utili aziendali reinvestiti sono soggetti a un'aliquota dello 0%, il che rende il paese particolarmente attrattivo per le imprese.

Non è un caso che sia proprio l'Estonia il riferimento per chi cerca ispirazione nella semplificazione fiscale.

La Germania: la grande economia con poche imposte

Un caso particolarmente interessante è quello tedesco. La Germania raccoglie entrate fiscali equivalenti a circa il 42% del PIL, eppure applica solo 60 imposte individuali — meno di un quinto di quelle francesi, e questo è particolarmente significativo considerata la struttura federale del paese. 

La spiegazione sta nelle riforme storiche: una grande riforma del 1919–1920, successiva alla Prima guerra mondiale, armonizzò la tassazione in un paese che si era unificato solo pochi decenni prima. Dopo la Seconda guerra mondiale, la Legge Fondamentale tedesca consolidò ulteriormente il sistema, centralizzando la legislazione fiscale e stabilendo come distribuire il gettito delle imposte condivise tra governo federale e Länder. 

Il risultato è un sistema relativamente snello — almeno per numero di voci — nonostante la complessità economica del paese.

 

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