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Come si verifica una cartella esattoriale

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Autore: Redazione

Ancora per un po’ rimarranno sospese le cartelle esattoriali. Ma con il nuovo anno ripartiranno le notifiche, vediamo allora come farsi trovare pronti e capiamo come un contribuente può effettuare una verifica prima di pagare.

Spesso, infatti, può accadere che una cartella esattoriale sia indebita o comunque riporti un conteggio errato. Per questo è sempre bene effettuare una verifica quando se ne riceve una. Anche se si può richiedere la restituzione delle somme non dovute in un momento successivo e si può fare anche ricorso al giudice per una cartella esattoriale illegittima. Tuttavia, è consigliabile sempre effettuare una verifica a monte.

Per effettuare la verifica di una cartella esattoriale vi sono diversi step da compiere. Innanzitutto il controllo personale, ovvero partire dal proprio archivio (in casa o in ufficio). Le somme richieste dall’esattore si potrebbero riferire a tributi o sanzioni già pagate e non registrate dal richiedente, oppure la cartella potrebbe riferirsi ad atti che sono stati invece impugnati davanti al giudice e annullati.

Un altro dato a cui prestare grande attenzione quando si riceve una cartella esattoriale, è la verifica dei termini di prescrizione. Può accadere anche che la cartella arrivi nei termini corretti ma che la prescrizione si verifichi in un momento successivo, magari per incuranza dell’esattore che si “dimentica” di intimare il pagamento al contribuente.

Per questo è importante conoscere i termini di prescrizione dei vari tributi per i quali si può ricevere una cartella esattoriale. Eccone alcuni tra i principali:

  • Irpef: 10 anni (ma alcune sentenze hanno affermato però che il termine sarebbe di 5 anni);
  • Iva: 10 anni (ma si sta facendo largo la tesi della prescrizione quinquennale);
  • Irap: 10 anni (ma alcune sentenze che affermano la prescrizione di 5 anni);
  • Ires: 10 anni;
  • Imposta di registro: 10 anni;
  • Imposta catastale: 10 anni;
  • Imposta di bollo: 10 anni;
  • canone Rai: 10 anni;
  • contributi alle Camere di Commercio: 10 anni;
  • Imu / Ici / Tasi: 5 anni;
  • Tari / Tarsu: 5 anni;
  • contributi previdenziali dovuti all’Inps: 5 anni;
  • contributi assicurativi dovuti all’Inail: 5 anni;
  • sanzioni amministrative: 5 anni;
  • multe stradali: 5 anni;
  • bollo auto: 3 anni.

Inoltre la cartella esattoriale ricevuta, potrebbe essere coperta da condono, come stabilito dall’articolo 4 del Dl 119/2018, che stabilisce che i ruoli affidati all’agente della riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2010, di importo residuo non superiore a 1.000 euro, sono annullati a partire dal 31 dicembre 2018. L’annullamento è automatico e non richiede alcuna istanza da parte del contribuente.

Inoltre, per verificare se le somme richieste siano o meno coperte dal condono non fa fede l’importo complessivo, ma il singolo tributo riportato nella cartella. Quindi, anche nel caso in cui la cartella esattoriale superi 1.000 euro, ma le singole voci siano inferiori a questa soglia, l’intera cartella è condonata.

Infine, bisogna fare particolare attenzione anche alla data di notifica del relativo atto prodromico (di accertamento). Nel caso in cui il contribuente non l’abbia mai ricevuto, la cartella esattoriale è nulla, una volta accertata con ricorso al giudice entro 60 giorni dal ricevimento della cartella medesima.