Dal 20 ottobre a venerdi 24 sarà possibile acquistare il Btp valore di ottobre 2025. I titoli di stato rappresentano per molti risparmiatori italiani l’investimento più semplice e più “sicuro” rispetto agli alti e bassi dei mercati finanziari. Questo fa sì che via sempre un certo interesse ad ogni nuova emissione annunciata dal Il Ministero dell’economia e delle finanze come quella in partenza. Ecco tutto ciò che bisogna sapere su questa nuova emissione del Btp valore su tassi, rendimenti e cedole, con una particolare attenzione a un aspetto a volte sottovalutato: le clausole di azione collettiva
I tassi e i rendimenti del Btp valore di ottobre 2025
Da lunedì 20 ottobre a venerdì 24 ottobre (fino alle ore 13), salvo chiusura anticipata è possibile acquistare in fase di collocamento la nuova emissione nell’ambito della famiglia BTP Valore.
Il nuovo titolo ha una durata di sette anni, cedole crescenti nel tempo pagate ogni tre mesi, secondo un meccanismo “step-up” di 3+2+2 anni. Il premio finale extra per chi lo acquista durante i giorni di collocamento e lo detiene fino alla scadenza sarà pari allo 0,8% del capitale nominale investito.
I tassi minimi garantiti, sulla base delle quali saranno calcolate le cedole che i risparmiatori riceveranno, sono:
- 2,60% per il 1°, 2° e 3° anno,
- 3,10% per il 4° e 5° anno,
- 4,00% per il 6° e 7° anno.
Al termine del collocamento, quindi dopo le ore 13 del 24 ottobre ( salvo chiusura anticipata = verranno annunciati i tassi cedolari definitivi che potranno essere confermati o rivisti al rialzo, in base alle condizioni di mercato del giorno di chiusura dell’emissione. Il codice ISIN del titolo durante il periodo di collocamento è IT0005672016.
Il Btp valore di ottobre 2025, conviene?
Come per le precedenti emissioni, il BTP Valore potrà essere acquistato esclusivamente dai piccoli risparmiatori attraverso il proprio home banking, se abilitato alle funzioni di trading online, o rivolgendosi al proprio referente in banca o all’ufficio postale presso cui si possiede un conto corrente con il conto deposito titoli.
L’investimento potrà partire da un minimo di 1.000 euro. Durante i giorni di collocamento, il titolo può essere acquistato senza commissioni fermi restando i costi di gestione del conto titoli o del trading online richiesti e concordati con la propria banca. Su questi titoli viene applicata la tassazione agevolata per tutti i buoni del Tesoro al 12,5% su cedole e premio finale extra, l’esenzione dalle imposte di successione, e l’esclusione dal calcolo ISEE fino a 50.000 euro investiti in titoli di Stato.
Attenzione alle clausole di azione collettiva (Cacs)
Chi investe in titoli di Stato o ha intenzione di farlo dovrebbe essere al corrente delle principali caratteristiche di funzionamento: spesso, invece, ci si concentra solo su alcune di queste come, ad esempio, la periodicità della cedola, semestrale o trimestrale.
Altrettanto importanti però sono le Cacs, ossia “clausole di azione collettiva”. Queste clausole sono state introdotte progressivamente nell’Unione Europea dal 1° gennaio 2013 in poi a seguito del Trattato che istituisce il Meccanismo Europeo di Stabilità. Nel nostro Paese sono entrate in vigore a seguito della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 18 dicembre 2012 del decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 7 dicembre 2012,
Lo scopo è quello di consentire una ristrutturazione ordinata del debito in caso di necessità. Secondo queste clausole può essere introdotta una modifica degli obblighi in capo all’emittente del titolo di Stato. Pertanto, un’obbligazione può subire variazioni sotto ogni aspetto chiave.
Come funzionano le Cacs
Per quanto l’eventualità di una ristrutturazione del debito sia molto remota, le clausole Cacs non possono essere ignorate totalmente dagli investitori tanto più se si considera l’ammontare di Btp sottoscritti dalle famiglie italiane negli ultimi anni.
Sulla base di quanto stabilito dalle Cacs, è consentito ad una maggioranza qualificata di investitori in una determinata obbligazione di modificare i termini e le condizioni di pagamento di un titolo, in maniera giuridicamente vincolante per tutti coloro che lo hanno sottoscritto.
Detto in termini più semplici, queste clausole, in casi estremi, autorizzano lo Stato che ha emesso un’obbligazione a chiedere agli obbligazionisti di accettare nuove condizioni: ad esempio, il taglio del valore nominale del titolo, oppure la riduzione delle cedole o il cambio della data di scadenza o della valuta in cui è stata emessa.
Le clausole di azione collettiva non si applicano a tutti i titoli di Stato della zona euro, ma solo a quelli di più recenti, ossia di nuova emissione, con scadenza superiore a un anno mentre restano esclusi i titoli con scadenze brevi come i Bot. Anche i Btp Italia ed i Btp Futura emessi in questi ultimi anni sono soggetti a queste clausole.
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