Immobiliare italiano istituzionale, gli investimenti corrono nel primo semestre

7,24 miliardi nel primo semestre 2026, secondo il report di Ipi
Affitti Milano
Getty images

Il mercato immobiliare corporate italiano chiude il primo semestre del 2026 con un risultato che va ben oltre le attese: 7,24 miliardi di euro di investimenti complessivi, in crescita del 31,3% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato, elaborato dal Centro Studi del Gruppo IPI, non è solo un numero da primato — segnala piuttosto l'ingresso del settore in una nuova fase del ciclo immobiliare, caratterizzata da maggiore maturità, selettività crescente e una polarizzazione sempre più marcata verso prodotti prime e operazioni di elevata qualità.

A sostenere il semestre sono state 185 operazioni, di cui ben 15 hanno superato la soglia dei 100 milioni di euro, contribuendo in modo determinante alla formazione dei volumi totali. Il secondo trimestre ha concentrato circa il 60% degli scambi, confermando una forte accelerazione nella seconda parte del periodo: un'accelerazione che non è casuale, ma riflette il progressivo allentamento delle tensioni macroeconomiche europee, il rientro dell'inflazione e la riduzione dell'incertezza sui tassi di interesse che hanno spinto al ritorno degli investitori istituzionali, sostenendo sia il numero delle transazioni sia il valore medio delle operazioni.

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Il retail torna a dominare, con una performance storica

La principale evidenza del semestre è il consolidamento definitivo del retail come prima asset class del mercato italiano. Con 2,33 miliardi di euro investiti nei primi sei mesi dell'anno, il comparto rappresenta quasi un terzo dell'intero volume degli investimenti e mantiene la leadership sia nel primo trimestre — con 725 milioni di euro — sia nel secondo, quando supera 1,6 miliardi di euro, registrando una delle migliori performance mai osservate dal mercato italiano.

La distribuzione interna al settore racconta una storia di profonda diversificazione: il 54% dei volumi riguarda l'high street, il 22% i centri commerciali, il 10% gli outlet, l'8% le gallerie commerciali e il 5% i supermercati. Trophy asset di lusso, outlet premium, portafogli food e centri commerciali convivono all'interno dello stesso mercato, dimostrando come il retail abbia definitivamente superato la fase di maggiore incertezza successiva alla pandemia. L'operazione simbolo del periodo è stata la compravendita di via Montenapoleone 8 a Milano, un share deal da oltre 1,1 miliardi di euro, con capitale proveniente dal Qatar. Gli investitori non cercano più semplicemente immobili commerciali tradizionali, ma piattaforme urbane integrate capaci di combinare commercio, servizi, ristorazione, intrattenimento e funzioni di prossimità.

La logistica accelera, trainata da nuovi driver produttivi

La seconda asset class del semestre è la logistica, con 1,26 miliardi di euro investiti complessivamente. Dopo un primo trimestre relativamente contenuto — circa 394 milioni — il comparto ha registrato una vera e propria impennata nel secondo trimestre, raggiungendo 862 milioni di euro. A sostenere questa crescita sono state importanti acquisizioni di portafogli, operazioni di sale & lease back, sviluppi build-to-suit e investimenti in terreni destinati a nuovi poli logistici. Un dettaglio di rilievo emerge dall'analisi qualitativa delle operazioni: la domanda non è più trainata esclusivamente dall'e-commerce, ma riflette la più ampia riorganizzazione delle filiere produttive, la crescita della manifattura avanzata, il rafforzamento della distribuzione alimentare e l'espansione della logistica urbana. Tra le operazioni più significative del trimestre si segnala il Project RUN 8 portfolio, un investimento da oltre 350 milioni di euro con capitale statunitense.

Hospitality e uffici: selettività come parola d'ordine

Il comparto hospitality si mantiene tra le asset class più rilevanti, con 1,16 miliardi di euro investiti nel semestre, pari al 16% del totale. L'Italia turistica continua ad attrarre capitali grazie alla solidità dei suoi fondamentali, ma il profilo delle operazioni è cambiato: gli investitori si concentrano su destinazioni leisure di alto profilo e sui principali mercati urbani, dove la scarsità di prodotto di qualità sostiene operazioni value-add e conversioni di asset sottoutilizzati. Le prime cinque province per investimento nel settore sono Milano con oltre 350 milioni, Roma con oltre 250 milioni, Como e Bologna ciascuna con oltre 100 milioni, e Palermo con oltre 80 milioni.

Il comparto uffici registra invece 709 milioni di euro, con una dinamica che richiede una lettura più sfumata rispetto agli altri segmenti. Non si tratta di una contrazione della domanda, ma di una crescente selettività degli investitori, orientati verso trophy asset, edifici ESG compliant e immobili caratterizzati da significative opportunità di riqualificazione o riconversione. Una parte crescente del patrimonio direzionale obsoleto viene coinvolta in processi di cambio di destinazione d'uso verso hospitality, living o funzioni miste. Tra le operazioni di maggiore rilievo del primo trimestre c'è Palazzo Esedra a Roma, con un investimento superiore ai 200 milioni di euro da parte di capitali europei.

Living e asset alternativi: i nuovi protagonisti della trasformazione

Uno dei fenomeni più interessanti del semestre riguarda il consolidamento del Living, che raggiunge 688 milioni di euro confermando una crescita costante rispetto agli ultimi anni. Ma ancora più dei volumi, è la natura delle operazioni a rivelare il cambiamento in corso: la quasi totalità degli investimenti riguarda forward purchase, student housing, build-to-rent, acquisizioni di aree da sviluppare e riconversioni di immobili direzionali o produttivi. Il capitale istituzionale investe prevalentemente nella produzione di nuova offerta abitativa piuttosto che nell'acquisizione dello stock esistente, trasformando il Living in una leva di rigenerazione urbana per rispondere alla crescente domanda di locazione professionale, all'evoluzione demografica e ai nuovi modelli abitativi delle principali aree metropolitane.

In parallelo, crescono gli asset alternativi, che raggiungono 647 milioni di euro. Data center, educational, self storage, infrastrutture tecnologiche e healthcare sono diventati una componente stabile delle strategie di investimento. In particolare, i data center stanno conoscendo una diffusione senza precedenti, sia attraverso acquisizioni di infrastrutture esistenti sia mediante investimenti in terreni per nuovi sviluppi: lo sviluppo di un data center nell'Italia settentrionale, con un investimento superiore ai 300 milioni di euro con capitale USA, ne è l'esempio più emblematico del semestre. L'espansione dell'intelligenza artificiale, del cloud computing e della gestione dei dati sta generando una domanda crescente di immobili altamente specializzati, destinata a rappresentare uno dei principali driver di sviluppo del mercato nei prossimi anni.

Chi investe e come: la mappa del capitale

L'analisi della provenienza del capitale investito offre una fotografia di un mercato profondamente internazionalizzato. Nel primo trimestre 2026, la quota maggiore è rappresentata dagli investitori americani con il 29%, seguiti dal capitale domestico italiano con il 27%, dagli investitori europei con il 26% e dagli altri Paesi — tra cui il Medio Oriente — con il 18%. La contemporanea presenza di investitori domestici, nordamericani, mediorientali ed europei testimonia la capacità del real estate italiano di rispondere a strategie di investimento molto differenti tra loro.

Sul fronte delle tipologie operative, le strategie core continuano a rappresentare la quota prevalente con il 48% dei volumi, ma il peso crescente degli share deal (23%), delle operazioni di sviluppo (9%), dei forward purchase (4%) e delle sale & lease back (6%) evidenzia una progressiva evoluzione verso approcci più sofisticati e orientati alla creazione di valore. Il mercato si sta maturando: la creazione di valore deriva sempre più dalla trasformazione degli asset e meno dalla semplice acquisizione di immobili stabilizzati.

La geografia degli investimenti: Milano comanda, ma la diversificazione avanza

Dal punto di vista geografico si osserva una duplice dinamica. Da un lato permane una marcata concentrazione del capitale nei mercati più liquidi e istituzionalizzati: Milano e il Nord-Ovest continuano a rappresentare il principale punto di accesso degli investitori internazionali, con la capacità di attrarre capitali che deriva non solo dalla dimensione del mercato ma dalla presenza di un ecosistema consolidato, con prodotto di qualità, elevata liquidità, operatori specializzati e un'ampia varietà di opportunità. Dall'altro lato, cresce il peso delle operazioni multi-localizzate, con gli investitori che mostrano una crescente propensione a costruire piattaforme immobiliari distribuite su più territori, privilegiando portafogli e strategie integrate rispetto all'acquisizione di singoli asset. La diversificazione geografica diventa così uno strumento per migliorare la resilienza dei portafogli e ottimizzare il profilo rischio-rendimento.

Le prospettive: 2026 anno di svolta, 2027 di consolidamento

Guardando al secondo semestre, il mercato continuerà a essere influenzato da tre variabili principali: l'andamento dei tassi di interesse, il contesto geopolitico e il pricing. L'espansione dei data center e del residenziale istituzionale rappresentano i principali temi emergenti. È ragionevole attendersi una prosecuzione dell'attività di investimento, con un'ulteriore accentuazione delle dinamiche già in atto: maggiore selettività, concentrazione su asset prime, crescita delle operazioni strutturate e rafforzamento dei segmenti Healthcare, Living specializzato, data center e infrastrutture tecnologiche.

Il 2027 viene invece previsto come anno di consolidamento verso un mercato più maturo e sostenibile, nel quale la liquidità resterà presente ma si concentrerà su asset di elevata qualità, caratterizzati da solidità dei flussi, potenziale di valorizzazione e forte posizionamento competitivo. Qualità e sostenibilità guideranno le scelte d'investimento nel nuovo ciclo immobiliare. Il messaggio di fondo che emerge dal report è chiaro: l'immobiliare italiano ha definitivamente smesso di essere interpretato come un semplice strumento di generazione del reddito per diventare una piattaforma di creazione di valore, rigenerazione urbana e sviluppo economico.

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