Arte abitabile a Manhattan, la loggia firmata Joana Vasconcelos

Nella torre di BIG a West Chelsea, l’arte diventa arredo: una loggia-installazione che dialoga con skyline e vita quotidiana.
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Che cosa accade quando un ingresso con vista su Empire State Building, Hudson Yards e Hudson River diventa un'installazione in cui si può anche sedere? Nel nuovo appartamento newyorkese dell'ex ambasciatrice USA in Portogallo Randi Charno Levine, l'arte di Joana Vasconcelos mette radici nella loggia e trasforma la prima impressione in un'esperienza immersiva. Il progetto, orchestrato con gli interni di Kelly Behun, mostra come un'abitazione possa accogliere una commissione site-specific senza rinunciare a comfort e funzione.

Un appartamento come galleria vivibile

L'appartamento è stato disegnato da Kelly Behun con un approccio che privilegia misura e calore, evitando l'effetto museo. L'obiettivo dichiarato è far convivere opere importanti con stanze pensate per intrattenere, lavorare e riposare. Ogni ambiente cerca un equilibrio tra presenza scenica e fruibilità, in modo che l'arte non domini lo spazio ma lo completi. In questo quadro, la loggia diventa il primo gesto narrativo: un invito a interpretare il resto della casa alla luce della relazione fra oggetti, tessuti e luce naturale.

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La commissione: un "giardino delle delizie" abitabile

Per la loggia, Levine ha incaricato Joana Vasconcelos di sviluppare un'installazione sul tema del "giardino delle delizie". Il lessico è quello tipico dell'artista: colonne e sculture astratte che ricordano palme sovradimensionate, pronte a metamorfizzarsi in elementi di seduta. La materia è viva e stratificata: tessili sovrapposti con frange, piume, perline e volants generano un paesaggio tattile che accoglie, più che separare. Alcuni rivestimenti riprendono tessuti usati da Behun all'interno, creando un filo conduttore tra la loggia e il resto dell'abitazione. Il fondale è Manhattan; stabilire chi risalti di più, se la città o l'opera, diventa parte del gioco percettivo.

Il percorso che porta alla scelta di Vasconcelos

La committenza nasce da un dialogo coltivato negli anni. Nel 2023, durante un'esposizione curata da Levine in Portogallo che metteva in relazione artisti americani e portoghesi, Vasconcelos aveva prestato un monumentale teiera in ferro battuto alta quattro metri. Poco dopo, l'artista ha firmato a Parigi l'ambiente immersivo per la sfilata Dior A/I 2023, dove forme tentacolari e superfici di maglia, crochet e tessuti inglobavano il pubblico nel dispositivo scenico. 

Collezione d'arte: diplomazia culturale in salotto

Il progetto deve accogliere una collezione costruita in decenni, con presenze di peso come Tschabalala Self, Jenny Holzer, Cecily Brown e Hank Willis Thomas. La selezione riflette esperienze e legami maturati nel lavoro diplomatico, tra amicizie, incontri e momenti di forte risonanza personale. In casa, le opere non sono reliquie ma compagne di vita: dialogano con luce, arredi e funzioni, senza gerarchie forzate.

Materiali e pezzi chiave

La forza del progetto sta anche nella costruzione del ritmo, dove sedute, tavoli e tappeti definiscono isole con funzioni precise. La scelta degli arredi alterna su misura e gallerie, con una cura particolare nella tattilità dei rivestimenti e nella resa dei piani d'appoggio. Il risultato è una casa in cui i materiali fanno da spalla all'arte, ma sanno prendersi il centro quando serve. Alcuni elementi sono:

  • Un divano modulare Cosy di Minotti come fulcro della zona giorno, abbinato a un side table di Casey McCafferty su tappeto custom Kelly Behun x The Rug Company.
  • Nella sala da pranzo, tavolo su misura in rovere firmato Kelly Behun Studio con sedie Baba di Emmanuelle Simon (The Invisible Collection) e poltrone Lc2 Margas di Louise Liljencrantz per &Tradition.
  • Una poltrona Dumbo di Hubert Le Gall, rivestita Nobilis (via Twenty First Gallery), che introduce una nota scultorea e morbida.
  • Un lampadario di Frida Fjellman (Hostler Burrows) sopra un altro tavolo custom con lazy Susan integrato, sedie Giac (DLV) e sculture in vetro di Michela Cattai (Maison Gerard).

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