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Energia: bolletta elettrica più cara per le aziende italiane

Autore: andrea manfredi (collaboratore di idealista news)

Il costo energia elettrica è salato non solo per le famiglie, ma anche per le aziende italiane che, secondo confartigianato, l’anno scorso hanno pagato 10.077 milioni di euro in più rispetto alla media europea. Dall’indagine risulta che i costi più alti sono stati pagati dalle aziende di Milano e Lombardia, che per la luce hanno speso 5.848 miliardi di euro in più.

Come rende noto confartigianato, “la regione più penalizzata è la Lombardia, con 2.289 milioni di euro di maggiori costi rispetto alla media europea, seguita dal Veneto con un gap di 1.007 milioni di euro, dall’Emilia Romagna con 904 milioni e dal Piemonte con 851 milioni”. Se, invece, si considerano le province anziché le regioni, si scopre che al primo posto c’è Milano (con una spesa media di 555 milioni di euro), seguita da Brescia (467 milioni di euro), roma (447 milioni), Torino (343 milioni) e Bergamo (293 milioni).

Gli imprenditori del bel paese spendono mediamente 2.259 euro all’anno in più rispetto ai loro colleghi europei. La differenza tra le tariffe energia è anche più rilevante se si considerano le aziende operanti nel Friuli Venezia Giulia (4.108 euro), in Sardegna (3.471 euro), in Lombardia (2.791 euro) e, infine, nella val d’Aosta (2.752 euro). Non se la passano certamente meglio gli imprenditori dell’Umbria e quelli del Trentino Alto Adige, costretti a pagare una bolletta media annua di 2.654 e 2.601 euro.

Secondo i dati diffusi da confartigianato, i costi dell’elettricità tra il 2009 e il 2011 sono lievitati del 17,4% contro un più modesto 9,5% registrato nell’eurozona. In particolare, nel periodo 2010-2011 si è verificato un aumento complessivo dell’11% a fronte di una media europea del 5,9%. La conseguenza è che, nel corso degli anni, la distanza fra l’Italia e gli altri paesi comunitari è aumentata in modo progressivo: se, infatti, nel 2009 la differenza per il costo della bolletta luce ammontava al 26,5%, nel 2010 e nel 2011 era pari rispettivamente al 29,4% e 35,6%.

La differenza rispetto agli altri paesi ue dipende dalla pressione fiscale, che in Italia incide per il 21,1% sul prezzo finale dell’elettricità. Secondo Giorgio guerrini, presidente di confartigianato, “il costo dell'energia elettrica per uso industriale è una delle tante zavorre che frenano la corsa delle imprese italiane, uno dei tanti oneri che riducono la nostra competitività rispetto ai competitor europei”. Per questo è necessario intervenire per colmare al più presto il gap.

 

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(idealista.it/news)