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Attenti ai conti deposito: dal 2013 l'imposta di bollo aumenta del 50%

Autore: andrea manfredi (collaboratore di idealista news)

I conti deposito on line, prodotti ormai da tempo considerati una delle migliori fonti di risparmio dagli italiani, saranno a breve soggetti ad un importante cambiamento. Dal 1° gennaio 2013 infatti l'imposta di bollo sui depositi passerà dallo 0,10% allo 0,15% annuo sulle somme depositate, con un minimo di 34,2 euro e senza alcun tetto massimo (a differenza di quest'anno, in cui esiste un tetto massimo 1.200 euro)

Siamo di fronte ad un aumento, determinato dal decreto fiscale approvato dal governo il 24 febbraio scorso, che raggiungerebbe anzi quota 50%. I risparmiatori lo sapevano già, ma ora che la scadenza si avvicina è bene valutare con attenzione la convenienza dei proprio conti bancari

Con l’aumento dell’imposta di bollo prevista sui conti deposito potremmo assistere forse ad un’inversione di rotta su questi prodotti “salvadanaio”. Le cose infatti sono molto cambiate in questi mesi e sono ormai rimaste pochissime le banche che si fanno carico del bollo per i propri  clienti: le principali sono banca ifis con il suo conto rendimax, banca sistema, bcc for web, il banco popolare, iw bank, carige

Questa inversione di rotta è dovuta al fatto che prima l'onere era pari a soli 1,81 euro per ogni comunicazione alla clientela, motivo per cui la grande maggioranza delle banche era ben disposta ad accollarselo. Ora non più

Ma cosa avverrà per i conti deposito già aperti? in questo caso è bene prestare grande attenzione alle condizioni contrattuali: se in molti casi, infatti, i contratti già sottoscritti resteranno invariati, nei mesi scorsi diversi istituti di credito hanno modificato le condizioni contrattuali in modo unilaterale, informando i loro clienti che la banca non si sarebbe più accollata l'imposta di bollo, come invece pattuito al momento della stipula del contratto

In questo caso il cliente ha 60 giorni di tempo per recedere dal contratto. Il testo unico bancario peraltro specifica che le modifiche si intendono approvate solo «ove il cliente non receda, senza spese, dal contratto entro la data prevista per la sua applicazione. In tal caso, in sede di liquidazione del rapporto, il cliente ha diritto all'applicazione delle condizioni precedentemente praticate»

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(idealista.it/news)