Commenti: 0
L'Italia fanalino di coda in Europa per la gestione e la valorizzazione dei patrimoni immobiliari
GTRES

Nel settore della gestione e valorizzazione dei patrimoni immobiliari, l'Italia resta indietro rispetto a Paesi come Francia, Germania e Regno Unito, forse l'unica nazione europea che può competere per volumi e professionalità con gli Stati Uniti. A dirlo è la prima ricerca sui servizi immobiliari, condotta da Paola Gianasso - responsabile internazionale di Scenari Immobiliari - e presentata a Milano durante un convegno organizzato da Assoimmobiliare

Un settore in forte espansione

Nel settore immobiliare si è passati da una visione prettamente finanziaria a una più reddituale, basata sulla gestione e valorizzazione del patrimonio detenuto. Ciò ha portato alla nascita e allo sviluppo di strutture sempre più efficienti per la gestione del patrimonio immobiliare, un fenomeno nato recentemente in Italia, ma già consolidato nel resto del vecchio continente.

Due sono le direttrici che caratterizzano questo nuovo fenomeno. La prima riguarda la forte integrazione dei vari servizi (Property, Project, Building e Asset Management) senza più netta divisione tra attività strategiche e operative, ma con l'Asset deputato a coordinare i contributi dei vari professionisti e prendere le decisioni finali.

La seconda è l'esternalizzazione dei servizi. Ogni progetto di gestione e valorizzazione presenta infatti delle caratteristiche specifiche e i gestori devono quindi avere la possibilità di affidarsi in outsoursing ai soggetti di volta in volta più adeguati alle mutevoli esigenze. In Italia questo processo di esternalizzazione è arrivato in ritardo, in concomitanza con l'ingresso sul mercato delle prime Sgr, che delegavano all'esterno tutti i servizi.

I servizi immobiliari in Europa e Stati Uniti

In Europa, negli ultimi dieci anni, il peso delle attività immobiliari diverse dalla costruzione sul Pil è passato dal 9,8% all'11,6%, superando anche gli Stati Uniti. A guidare la classifica è il nostro Paese (14,3%), ma ciò non deriva da una maggiore competitività, ma dal peso superiore rispetto ad altri Paesi dell'attività di sviluppo.

Il gap del nostro Paese è evidente, infatti, sia quando si guarda il numero degli addetti, sia il fatturato del comparto. Gli addetti ai servizi per società infatti sono 4,7 nel Regno Unito, 5,8 negli Stati Uniti, 2,5 in Germania e solo 1,7 in Italia. Per quanto riguarda il fatturato, nei cinque principali Paesi europei si aggira intorno ai 415 miliardi di euro, con una dominanza di Regno Unito e Germania. In Italia, Il fatturato per occupato è inferiore alla metà dei tre Paesi più avanzati.

Nel nuovo quadro competitivo, c'è posto per l'Italia?

Il panorama dei servizi immobiliari è dominato oggi dalle grandi società internazionali che concentrano crescenti quote di mercato e offrono una varietà di servizi, capaci, alle volte, di coprire l'intero processo di gestione e di valorizzazione di un patrimonio immobiliare. Il processo di integrazione e di innovazione dei servizi ha raggiunto livelli notevoli negli Stati Uniti e nel Regno Unito, mentre in Germania e Francia ci troviamo davanti a modelli in rapida evoluzione, ma inferiori all'Inghilterra per volume e internalizzazione.

Fanalino di coda è l'Italia, nonostante gli indubbi progressi degli ultimi anni. Alla base del ritardo c'è la presenza di un numero elevato di microimprese o società individuali, troppo legate a contesti locali e incapaci di offrire servizi integrati. I grandi gruppi europei e globali hanno un minor livello di penetrazione in Italia rispetto agli altri Paesi, anche a causa della perdurante incertezza normativa e burocratica. Ma il ritardo è anche un'opportunità per il nostro Paese, perché le potenzialità di crescita sono notevoli. Un primo passo è l'analisi delle best pratice internazionali, per creare poi un proprio specifico modello di sviluppo legato alle particolarietà del nostro contesto nazionale.

 

 

Vedi i commenti (0) / Commento

per commentare devi effettuare il login con il tuo account