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Mercato immobiliare italiano, le previsioni 2019 secondo Nomisma

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Autore: Redazione

Frenata in vista per le compravendite immobiliari nel 2019. Lo dice il primo osservatorio sul mercato immobiliare relativo all’anno in corso redatto da Nomisma.

Il rapporto ha analizzato l’andamento delle dinamiche di compravendita con particolare riferimento a 13 città cosiddette intermedie: Ancona, Bergamo, Brescia, Livorno, Messina, Modena, Novara, Parma, Perugia, Salerno, Taranto, Trieste, Verona.

Mercato immobiliare italiano in frenata

“L’aumento delle compravendite, - si legge nell’Osservatorio, - tornate ad attestarsi non distanti da quota 580 mila nel 2018, nonché l’ennesima riduzione di intensità della flessione dei prezzi registrata sia nelle città maggiori sia in quelle intermedie, rappresentano il portato di una dinamica rialzista la cui intensità pare ora destinata a ridursi”.

L’andamento del mercato immobiliare italiano, secondo gli esperti, dipenderà molto, quest’anno, dall’efficacia delle misure di politica economica poste in essere. “Se gli effetti sul mercato del nuovo scenario macroeconomico sono difficilmente prevedibili – si legge nella nota, - è indubbio un deterioramento sia del clima di fiducia degli operatori sia degli indicatori previsionali. Se sul versante delle compravendite si profila una sostanziale stabilizzazione dell’attività sui livelli del 2018, a livello nazionale sembra profilarsi una frenata nel processo di progressivo irrobustimento della crescita che caratterizza, ormai da qualche tempo, il settore residenziale”.

Le tensioni istituzionali e i riflessi di carattere finanziario che da esse sono scaturiti, con annesso maggior rischio percepito sull’Italia, hanno poi generato una flessione negli investimenti immobiliari corporate (dagli 11 miliardi del 2017 agli 8,6 del 2018) e un attendismo nei primi mesi del 2019 che ha frenato il dinamismo degli ultimi anni.

Tassi dei mutui favorevoli, unico pilastro per le compravendite casa

Il mercato dei mutui è un altro punto cruciale, secondo Nomisma, data la disponibilità delle banche ad assecondare, con la concessione di credito, la voglia di casa degli italiani anche in presenza di condizioni reddituali precarie. Per i tecnici bolognesi, l’espansione del mercato immobiliare degli ultimi anni si deve principalmente alle erogazioni di finanziamenti per l’acquisto di casa.  

“Senza un diffuso ricorso all’indebitamento non sarebbe stato possibile, nella maggior parte dei casi, colmare l’ingente gap tra disponibilità patrimoniali e valori di mercato, - si legge nella nota. Tuttavia, - la dipendenza da mutuo e il mancato innesco di una spirale inflattiva, nonostante il costante incremento delle transazioni, costituiscono la manifestazione più eclatante della fragilità della dinamica espansiva in atto”. In altre parole, se l’aumento delle compravendite legato alla maggiore facilità di ottenere mutui non è sostenuto da una reale crescita del valore del mattone, l’espansione del mercato immobiliare rischia di avere i giorni contati.

Prezzi case, nel 2018 un calo dell’1,2%

Guardando alle città analizzate, la variabilità dei prezzi del mattone si è mostrata più contenuta rispetto alla distribuzione degli stessi sull’intero mercato italiano. Su base annua i prezzi delle abitazioni nei medi mercati hanno subito una riduzione dell’1,2%, mentre l’evoluzione dei canoni è prossima all’invarianza, con una variazione pari a -0,2% su base annua. Considerando invece gli immobili d’impresa il calo dei prezzi è leggermente più elevato, attestandosi nell’ordine del -1,5%.

I canoni hanno seguito dinamiche simili ma in questo caso, a differenza del segmento residenziale, non si può ancora parlare di tendenziale stabilizzazione, bensì di ulteriore calo (anche se contenuto) nell’ordine dell’1%.

I tempi di assorbimento delle abitazioni sono più variabili nei mercati minori che in quelli maggiori e si attestano nell’ordine dei 7,3 mesi. Sul fronte delle locazioni, invece, i tempi per affittare sono più bassi e convergenti nelle 13 città e si attestano in media intorno ai 2 mesi e mezzo.

Considerando la domanda di abitazioni nei mercati intermedi, si rileva una lieve prevalenza della ricerca di una casa di proprietà (52%) rispetto alla soluzione in affitto (48%). Tra le città monitorate si registrano comunque differenze di combinazione tra forme di possesso: si passa dal 30% di domanda di locazione registrato a Livorno e a Trieste, al 60% rilevato a Modena e a Verona. Non è un dato trascurabile quello relativo alla domanda che si rivolge all’opzione dell’affitto, confermando un’immagine di un Paese più mobile rispetto al passato, ma anche la presenza sul mercato di una domanda di utilizzo temporaneo in crescita essendo passata in un anno dal 12% al 16,3%.

Un’altra componente di domanda monitorata riguarda l’acquisto per investimento che, come era emerso nell’Indagine Nomisma sulle famiglie, nel 2018 era relativa al 15,4% delle manifestazioni d’interesse. Una quota pressoché analoga trova riscontro nei mercati delle città intermedie, dove la quota d’acquisto per investimento riguarda il 14,2% della domanda.