di Andrea Napoli
Il mercato italiano degli affitti sta attraversando una trasformazione che merita di essere osservata senza pregiudizi. Cambiano le abitudini, le esigenze professionali, i percorsi familiari e, inevitabilmente, anche il modo di abitare. La casa continua a rappresentare un riferimento fondamentale di stabilità, ma non sempre questa esigenza coincide con la necessità di sottoscrivere un contratto di lunga durata.
I dati più recenti di idealista confermano una tendenza ormai evidente. Nel secondo trimestre del 2026 gli annunci di affitti transitori sono aumentati del 41,6% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, arrivando a rappresentare il 31,4% dell'offerta complessiva di locazioni presente sulla piattaforma, contro il 25,7% di dodici mesi prima.
Nello stesso periodo anche l'offerta di affitti a lungo termine è cresciuta, seppure a un ritmo più contenuto, pari al 10,5%. Il segmento transitorio si espande quindi a una velocità quasi quattro volte superiore, segnalando un cambiamento significativo nella composizione dell'offerta.
Un fenomeno che interessa soprattutto le città
L'evoluzione non è omogenea sul territorio nazionale. A Torino gli annunci di locazioni transitorie sono più che raddoppiati in un anno, mentre a Roma l'incremento ha raggiunto il 79%. A Firenze questa tipologia rappresenta ormai quasi la metà dell'offerta, con una quota del 48,2%, mentre a Venezia arriva a circa il 60%.
Sono numeri che richiedono una lettura attenta. Si tratta di annunci pubblicati sulla piattaforma e non di contratti effettivamente sottoscritti: non consentono quindi di misurare direttamente le dinamiche dell'intero mercato né di individuare eventuali irregolarità. Offrono tuttavia un'indicazione importante sulle scelte dei proprietari e sulle soluzioni abitative disponibili.
Sarebbe riduttivo interpretare questa crescita esclusivamente come una conseguenza delle difficoltà del mercato residenziale tradizionale. Il fenomeno riflette anche una domanda sempre più articolata, nella quale la durata della permanenza in un'abitazione non è necessariamente legata a un progetto di insediamento definitivo.
La flessibilità come risposta a una domanda che cambia
La mobilità professionale, i percorsi universitari, i trasferimenti temporanei e le nuove organizzazioni del lavoro hanno modificato profondamente le esigenze abitative.
Un professionista che si trasferisce per un incarico di alcuni mesi, uno studente che frequenta un corso specialistico o una persona che attraversa una fase di cambiamento familiare non hanno necessariamente bisogno delle stesse condizioni contrattuali di chi intende stabilirsi a lungo in una città.
In questi casi, la locazione transitoria rappresenta uno strumento utile, capace di rispondere a necessità concrete senza imporre impegni temporali sproporzionati rispetto alla durata effettiva della permanenza.
La flessibilità, dunque, non dovrebbe essere considerata una forma minore di abitare, ma una componente ormai strutturale del mercato residenziale. L'obiettivo non può essere quello di privilegiare una tipologia contrattuale a discapito delle altre, bensì garantire che ciascuna risponda alle esigenze per le quali è stata concepita.
Naturalmente, una domanda abitativa diversificata richiede un'offerta altrettanto articolata. La disponibilità di soluzioni temporanee non elimina la necessità di contratti di lunga durata, così come la tutela della residenzialità stabile non dovrebbe comportare una compressione delle altre formule di locazione.
Un quadro normativo che deve accompagnare il mercato
La disciplina italiana prevede già strumenti differenti per rispondere alle diverse esigenze abitative.
I contratti di locazione transitoria, regolati dalla legge 431 del 1998 e dalla normativa attuativa, hanno una durata massima di diciotto mesi e presuppongono specifiche esigenze temporanee del proprietario o del conduttore.
Per i contratti di durata superiore a trenta giorni, tali esigenze devono essere individuate e documentate secondo le modalità previste dalla disciplina applicabile. Nei comuni interessati dalle disposizioni sul canone concordato, i corrispettivi devono inoltre rispettare i parametri stabiliti dagli accordi territoriali, nei casi previsti.
È un sistema che riconosce la specificità delle locazioni temporanee e ne disciplina l'utilizzo, distinguendole dai contratti ordinari.
Il punto, tuttavia, è comprendere se gli strumenti attuali siano ancora pienamente adeguati a un mercato nel quale mobilità e flessibilità hanno assunto un peso crescente. Le esigenze abitative contemporanee sono più diversificate rispetto al passato e la normativa dovrebbe essere in grado di accompagnarne l'evoluzione, garantendo certezza e semplicità applicativa.
La chiarezza delle regole è essenziale tanto per gli inquilini quanto per i proprietari. Un quadro contrattuale comprensibile e prevedibile favorisce la fiducia, riduce il rischio di controversie e rende più agevole l'incontro tra domanda e offerta.
La sicurezza del proprietario è una condizione dell'offerta
Esiste poi una questione che non può essere trascurata: le scelte dei proprietari sono influenzate non soltanto dalle caratteristiche della domanda, ma anche dalla percezione dei rischi connessi alla locazione.
La morosità, i tempi necessari per recuperare la disponibilità dell'immobile e l'incertezza nella gestione delle controversie rappresentano fattori che incidono concretamente sulle decisioni di chi possiede una casa.
È comprensibile, quindi, che alcuni proprietari considerino più gestibili impegni contrattuali di durata limitata. Ma la risposta a queste preoccupazioni non può consistere nel penalizzare le formule flessibili, che svolgono una funzione precisa nel mercato.
Occorre piuttosto intervenire sulle condizioni che rendono meno attrattiva la locazione stabile, rafforzando le garanzie, rendendo più prevedibili i tempi delle procedure e sviluppando strumenti efficaci di prevenzione e gestione della morosità.
La tutela della proprietà non è un interesse contrapposto a quello degli inquilini. Al contrario, un mercato nel quale il proprietario si sente adeguatamente protetto è un mercato nel quale diventa più conveniente mettere a disposizione il proprio immobile.
Canone concordato e incentivi: strumenti da valorizzare
In questa prospettiva, il canone concordato può svolgere un ruolo importante nel favorire l'incontro tra sostenibilità economica per l'inquilino e adeguata remunerazione per il proprietario.
Le agevolazioni fiscali previste per questa tipologia contrattuale rappresentano un incentivo concreto, ma la loro efficacia dipende anche dalla capacità degli accordi territoriali di riflettere le caratteristiche e l'evoluzione dei mercati locali.
A Firenze, ad esempio, l'accordo territoriale entrato in vigore nel luglio 2025 ha aggiornato criteri e valori, valorizzando anche le caratteristiche degli immobili. È un esempio di come gli strumenti esistenti possano essere adattati alle condizioni del mercato.
Gli incentivi economici, tuttavia, non possono essere considerati separatamente dalla certezza dei rapporti contrattuali. Un beneficio fiscale rischia di perdere attrattività quando il proprietario percepisce come troppo elevati i rischi di una locazione.
Per ampliare realmente l'offerta occorre quindi agire su più fronti: fiscalità, garanzie, semplificazione delle procedure e strumenti di gestione professionale degli immobili.
Più possibilità di scelta, non meno contratti
La crescita delle locazioni transitorie non dovrebbe essere letta come un fenomeno da contrastare, ma come un segnale da comprendere.
Il mercato abitativo contemporaneo deve rispondere a esigenze differenti, che non possono essere ricondotte a un unico modello contrattuale. La locazione ordinaria, il canone concordato, il transitorio e le altre formule previste dall'ordinamento svolgono funzioni diverse e possono contribuire, ciascuna nel proprio ambito, a rendere più efficiente l'utilizzo del patrimonio immobiliare.
La questione centrale resta l'insufficienza di un'offerta adeguata rispetto alla domanda, soprattutto nei territori caratterizzati da maggiore pressione abitativa.
Limitare le possibilità contrattuali non significa necessariamente aumentare la disponibilità di case per la residenza stabile. Per ottenere questo risultato occorre creare condizioni che incoraggino i proprietari a destinare gli immobili alla locazione, attraverso strumenti capaci di rispondere alle diverse esigenze del mercato.
In questo senso, anche il patrimonio abitativo inutilizzato rappresenta una risorsa potenziale. Comprendere le ragioni per cui un immobile rimane fuori dal mercato è il primo passo per individuare incentivi e garanzie in grado di favorirne la disponibilità.
La vera sfida delle politiche abitative non è stabilire quale forma di locazione debba prevalere, ma costruire un sistema nel quale proprietari e inquilini possano scegliere con maggiore libertà e sicurezza.
Un mercato immobiliare equilibrato non è quello che offre un solo modello di abitare, ma quello che mette a disposizione soluzioni diverse, sostenibili e affidabili, capaci di accompagnare le persone nelle differenti fasi della vita.
Andrea Napoli è imprenditore ed esperto di mercato delle locazioni e politiche abitative. È fondatore di Locare, realtà PropTech dedicata alla gestione e alla tutela degli affitti, presidente di Federproprietà Genova e responsabile nazionale per le politiche abitative dell’Unione di Centro (UdC). Attraverso Locare collabora ogni anno con il Censis all’indagine sul rapporto degli italiani con la casa, contribuendo all’analisi delle trasformazioni del mercato e dei nuovi bisogni abitativi. Dal 2019 è inoltre promotore di ReFuture – Forum dell’Economia Immobiliare, appuntamento annuale ospitato presso la Camera dei Deputati che riunisce istituzioni e operatori del settore.







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