Talmente maestoso e lussureggiante da non sembrare vero. Come un sogno, il “sogno d’Oriente” del marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, colui che ha progettato, finanziato e fatto realizzare, tra il 1853 e il 1889, il Castello di Sammezzano a Reggello. idealista/news è riuscita, almeno idealmente, ad aprire le porte di questo autentico gioiello (chiuso al pubblico) grazie a Massimo Sottani, presidente del Comitato Sammezzano-FPXA, che ci ha raccontato la storia e le peculiarità del bene vincitore dell’ottavo censimento “I Luoghi del Cuore” del FAI nel 2016 (e secondo classificato nel decimo censimento quattro anni più tardi).
Il Castello di Sammezzano, infatti, è stato eccezionalmente aperto al pubblico per l’ultima volta per le Giornate FAI di Primavera 2021, occasione nella quale i posti disponibili per visitarlo sono andati esauriti in pochi minuti. Niente di cui sorprendersi, visto che questa perla toscana si era classificata rispettivamente al primo e al secondo posto nelle edizioni 2016 e 2020 del censimento “I Luoghi del Cuore” del Fondo per l’Ambiente Italiano.
Tuttavia, il FAI si è visto costretto a congelare i contributi di 50.000 (per la prima posizione del 2016) e 45.000 euro (per la seconda posizione del 2020) per il Castello di Sammezzano in attesa di sviluppi chiari circa le intenzioni della proprietà, i suoi progetti e la possibilità di mantenere una fruizione pubblica, anche parziale, dell’edificio.
La redazione di idealista/news ha contattato un rappresentante della proprietà del Castello di Sammezzano, il quale ci ha riferito che in questo momento non vengono concessi nemmeno permessi per realizzare reportage o servizi sul bene. Ma, come accennato in precedenza, ad aprire le porte del maestoso edificio di Reggello è stato Massimo Sottani, presidente del Comitato Sammezzano-FPXA e tra i massimi conoscitori del castello.
“Il nostro comitato è nato nel 2012 – spiega Sottani – e anche grazie al lavoro di altri comitati il Castello di Sammezzano è stato riscoperto dopo anni di oblio, fino al 2016 abbiamo organizzato anche delle visite, poi non è più stato possibile per volere della proprietà, una volta ricevemmo addirittura 16mila richieste nel giro di un minuto appena aprimmo le prenotazioni”.
Ma oltre che per aprire le porte del Castello di Sammezzano e farlo conoscere al grande pubblico, il comitato presieduto da Massimo Sottani si è adoperato anche per riscoprire la personalità geniale del marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona. Proprio la figura del suo ideatore dona ancor più fascino e senso all’edificio.
“Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona non solo ha finanziato i lavori, come oggi potrebbero fare dei personaggi come Bill Gates e Berlusconi, ma ha anche pensato, progettato e formato la manodopera che ha realizzato il Castello di Sammezzano”, ci tiene a precisare il presidente del comitato.
Al lungo, infatti, ci si è chiesti cosa c’entrasse un edificio che richiama l’Oriente alle porte di Firenze. “Il marchese Ferdinando sosteneva che la cultura rinascimentale – e quindi la conoscenza della matematica, algebra e chimica ad esempio – proveniva dall’Oriente e proprio grazie a quel mondo – prosegue Sottani - che si sono sviluppate personalità del calibro di Leonardo e Michelangelo. Il simbolo del giglio stesso, e quindi le radici di Firenze, affondano nell’Oriente”.
Il Castello di Sammezzano, con il suo stile spiccatamente orientaleggiante, voleva essere un riferimento colto e un richiamo aperto alle origini della città Firenze, che grazie a quella cultura ha prosperato. “Non risulta che il marchese Ferdinando sia mai andato in Oriente o in Arabia, comprava i libri più belli che parlavano di quelle civiltà e quando riteneva di averne colto il del senso profondo, provava a riprodurlo interpretandolo, nessuna parte del castello è mai una copia, ma è sempre frutto di un’ispirazione. Sammezzano, ad esempio, non copia l’Alhambra di Granada, ne prende ispirazione”.
Il Castello di Sammezzano, come ci ha spiegato anche Massimo Sottani, è una proprietà privata da sempre, “ma fino al 1970 era solo dimora privata, poi è stato utilizzato come albergo e ristorante di lusso fino al 1991, fino a quando la società che lo possedeva fallì”. Dopodiché, per diversi anni non si riuscì a trovare un acquirente all’asta, fino a quando nel ’99 una società inglese si aggiudicò la proprietà, con l’obiettivo di sviluppare un complesso turistico ricettivo.
Tuttavia, dopo varie vicissitudini, ad oggi ancora non è stato presentato nessun progetto per il recupero del Castello di Sammezzano che, di fatto, è chiuso da 30 anni. Sottani spiega che il suo comitato nacque proprio “per dare una mano a far conoscere il bene e, ad oggi, si può dire che abbiamo centrato l’obiettivo, anche grazie al comitato Save Sammezzano, che ha contribuito affinché questo meraviglioso esempio di arte orientalista arrivasse primo come Luogo del Cuore FAI”.





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