Immagini di Jonathan Sottocorna
Se cercate un’idea per un posto straordinario da visitare in ogni momento dell’anno, ve ne proponiamo uno davvero straordinario, nella città che meno ci si aspetterebbe: nel cuore di Milano. Si tratta del complesso Casa degli Atellani e La Vigna di Leonardo, un luogo ricco di storia che fu culla del rinascimento milanese, che ospitò il celebre genio Leonardo Da Vinci, che produce oggi un vino unico al mondo e che, se non bastasse, fu la culla della moda milanese che ancora oggi tutto il mondo ci invidia. Ci conduce in questo affascinante viaggio il direttore di Casa degli Atellani e La Vigna di Leonardo, Alessandro Cotroneo.
“La Casa degli Atellani, - spiega Cotroneo, - è una dimora quattrocentesca appartenuta al Duca di Milano Ludovico Maria Sforza detto il Moro, divenuta celebre come suo quartier generale e culla del rinascimento milanese. Qui sono invitati i più grandi artisti dell’epoca, da Bramante, che erige la cupola di Santa Maria delle Grazie, a Leonardo da Vinci. Al celebre genio, assunto dal Moro per lo studio delle macchine da guerra, avendo lui segnalato allo Sforza che “tra le altre cose” sapeva anche dipingere, verrà commissionato il Cenacolo. La Vigna di Leonardo sarà proprio il pagamento del Moro per quest’opera: 15 pertiche e tre quarti di terreno, secondo la misura dell’epoca, che corrispondono a 8,327 metri quadri”.
L’appezzamento di terreno sarà poi diviso in due dallo stesso Da Vinci; una parte verrà assegnata al suo allievo prediletto, il pittore Gian Giacomo Caprotti detto Salaì, che erediterà anche la Gioconda. Una seconda parte verrà assegnata invece al servitore di Leonardo, Batista de Vilanis, che lo seguirà in Francia.
La Casa degli Atellani è di fatto la sede del “jet set” del rinascimento milanese, a partire dallo stesso padrone di casa, l’Atellano, che, scudiero del Moro, è membro di una famiglia di famosi commercianti di filati di pregio. Proprio da questo nasce il fatto che questo luogo, tra le altre cose, sia anche la culla della moda milanese che renderà la città famosa a livello internazionale fino ai giorni nostri. Qui vengono infatti convocate le donne più belle dell’epoca, che sono rivestite dai tessuti degli Atellani e ritratte dai famosi artisti della corte del Moro, rendendo immortale la loro bellezza: questa è l’eredità senza tempo lasciata dal Moro e l’omaggio alla bellezza delle donne, prima tra tutte Cecilia Gallerani, La Dama con l’ermellino, probabilmente amante dello Sforza.
Ma cosa possono vedere i visitatori di Casa degli Atellani e La Vigna di Leonardo? Con 80 mila presenze l’anno, il sito rinascimentale offre un percorso che, in tre fasi, trasporta il visitatore nella storia di Milano, dal ‘400 al ‘900. Le due corti per le quali si entra sono caratterizzate da elementi Quattro-Cinquecenteschi e da parti ricostruite nel 900 dopo i bombardamenti inglesi del 1943. Superate le corti si entra nella sala dello Zodiaco per poi passare nella sala affrescata da Bernardino Luini con i ritratti delle principali personalità della famiglia Sforza. In questa sala il soffitto è decorato con i “nodi vinciani”, che rappresentano il legame tra Leonardo e la famiglia Sforza. Il pavimento invece è stato ricostruito dall’architetto del Novecento Piero Portaluppi, che ha impresso il proprio marchio, oltre che su molti importanti siti milanesi, anche sul suolo della Casa degli Atellani, intrecciando le proprie iniziali, PP, a creare una decorazione speculare a quella sopra la testa dei visitatori.
La visita prosegue con lo studio di Ettore Conti, realizzato sempre dal Portaluppi, che lo riveste di una boiserie che, dietro i pannelli, lascia intatte le decorazioni originarie dei muri quattrocenteschi; con la sala dello scalone e, infine, nel giardino, con la rappresentazione delle novelle di Matteo Bandello, che ritrae Leonardo “pensoso e irante” perché tormentato su come ultimare L’Ultima Cena. Opera per la quale il genio impiego più del doppio del tempo che impiegò Michelangelo per la cappella Sistina, dato che nel frattempo si dedicava a molte altre opere che hanno fatto di Milano quella che ancora oggi conosciamo.
E finalmente si entra nella Vigna di Leonardo. “La vigna, - spiega Cotroneo, - è stata recuperata grazie all’apporto della proprietà della Casa degli Atellani, della Fondazione Portaluppi e del Gruppo Censeo, e con l’aiuto del più grande esperto di dna della vite al mondo, il prof Attilio Scienza, direttore del dipartimento di Scienze agrarie dell’Università degli Studi di Milano. L’opera è stata davvero imponente, godendo del patrocinio del Presidente della Repubblica e del sostegno del Governo, di Confagricoltura e di Rai. Partito nel 2007, il progetto di recupero della Vigna ha visto la luce nel 2015 in occasione di Expo Milano, diventando sede degli eventi governativi fuori Expo nel cuore della città. Dopo Expo il progetto è proseguito in autonomia, aumentando di anno in anno i propri visitatori e culminando nel 2018 con la prima vendemmia del vino di Leonardo, dopo 500 anni”.
La vigna, racconta ancora Cotroneo, è un sito ipogeo, ovvero che si trova su un livello diverso da quello attuale della città, che 500 anni fa era più bassa. “Qui gli universitari hanno ripiantato il dna delle barbatelle di malvasia che sono state vendemmiate nel 2018 dopo 500 anni,- spiega il Direttore. - Due quintali e mezzo di un vino unico al mondo che abbiamo imbottigliato in bottiglie firmate dal celebre designer Alberto Alessi, ispirate al disegno dello stesso Leonardo che si trova nel Codice Windsor al foglio 12690-91. Il ricavato di questo vino è destinato interamente al Comitato Maria Letizia Verga di Monza, un’eccellenza italiana che si prende cura dei bambini affetti da leucemia”.



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