Civita d'Antino, il borgo abruzzese che fece innamorare i pittori danesi

Un piccolo borgo della Marsica conserva un’eredità danese. Tra case in pietra, lapidi, affreschi medievali e sentieri panoramici.
Civita d'Antino
Marica Massaro, CC BY-SA 4.0 Wikimedia commons

Un paese minuscolo, abbracciato dalle montagne, che parla anche danese. Sembra un paradosso, e invece è la storia di Civita d’Antino, nel cuore dell’Abruzzo, dove una comunità di artisti nordici trovò ispirazione per decenni. Qui la pittura ha lasciato le sue tracce con alberi piantati per abbellire le piazze, una casa diventata scuola, una lapide che ringrazia il borgo come “seconda patria”. Dopo il devastante terremoto del 1915, la memoria di quella stagione creativa è rimasta, tenuta viva da luoghi e riti che resistono. 

Dove si trova Civita d'Antino

Civita d’Antino si trova nella Marsica, in provincia dell’Aquila, non lontano dal confine con il Lazio. Il borgo è sorvegliato dal monte Vigilio e guarda ai Monti Simbruini, con le case vicine, su un pianoro che domina la valle del Liri. Sotto i vicoli e le pietre affiorano le rovine di Antinum, centro importante prima in epoca preromana e poi medievale. Dopo il sisma del 13 gennaio 1915 molti abitanti si spostarono a valle, ma il nucleo antico è rimasto.

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Qui, tra fine Ottocento e inizio Novecento, gruppi di pittori del nord Europa scelsero di formarsi en plein air. Tra loro emerse il danese Kristian Zahrtmann, che fece di Civita d’Antino un laboratorio a cielo aperto. 

Zahrtmann e la “colonia” nordica

Nel centro storico si incontra la cosiddetta Casa dei Pittori Danesi, nota come Pensione Cerroni. L’edificio si raggiunge percorrendo la scalinata che porta a Porta Flora, unica porta superstite del paese. Qui Zahrtmann riunì la sua scuola e lasciò una testimonianza tangibile: nella sala degli stemmi si custodisce la memoria di quegli anni intensi trascorsi fra cavalletti, bozzetti e studi dal vero.

Poco distante, un piazzale con una targa del 1932 ricorda l’artista e definisce Civita d’Antino “seconda patria”. La stessa piazza ospita ancora i platani fatti piantare a spese del pittore per rendere il borgo più accogliente. A settembre si tiene Inquadrando Paesaggi, rassegna curata dalla Pro Loco nata per valorizzare il centro storico e i luoghi dipinti da Zahrtmann e dagli artisti che frequentarono Civita d’Antino tra il 1877 e il 1915. 

Le tracce in piazza e nella sala degli stemmi

La dedica incisa e gli alberi monumentali restituiscono il profilo umano della “colonia” artistica. All’interno della casa, gli stemmi e i richiami alla scuola di Zahrtmann compongono un racconto che unisce esercizio pittorico e vita di comunità. Sono frammenti capaci di spiegare, meglio di molte parole, come un borgo dell’Appennino sia entrato nell’immaginario nordico di fine Ottocento.

Il centro storico di Civita d'Antino: cosa vedere

Tra le vie acciottolate si affacciano il Palazzo Ferrante e l’adiacente cappella gentilizia della SS. Concezione. La facciata del palazzo, con l’imponente portale sormontato da balcone, rimanda a una prima fase costruttiva seicentesca. Una collezione di quadri e una biblioteca di testi antichi segnalano il ruolo del palazzo come centro di ospitalità e saperi.

Nel tessuto urbano si incontra anche la torre di guardia voluta dai Colonna, restaurata di recente e immortalata in più opere della stagione pittorica. A pochi passi, il parco-giardino La Piramide/Pista offre una sosta panoramica: al centro si trova un piccolo obelisco su base con epigrafe romana, un frammento antico incastonato nel verde. Uscendo dal paese, l’antico Cimitero Napoleonico: è un piccolo gioiello dell’architettura cimiteriale, essenziale e raccolto.

I dintorni di Civita d'Antino: eremi, pinete e laghetti 

Intorno a Civita d’Antino si apre una rete di sentieri che intreccia natura e storia. L’eremo della Madonna della Ritornata, in pietra viva, custodisce una cripta, un ipogeo e uno splendido affresco bizantino del Cristo Benedicente tra gli Apostoli databile tra XII e XIII secolo. Dalla parte alta del borgo, l’eremo si raggiunge in circa un’ora di cammino lungo un tracciato sterrato segnato di quasi 6 km, tra boschi e dorsali della Serra Lunga.

Per chi preferisce percorsi più brevi, una pineta si raggiunge in circa mezz’ora di cammino ai piedi della montagna. Con più tempo a disposizione, si può puntare al laghetto delle Pratelle, a quota 1.600 metri, calcolando all’incirca tre ore di salita. Un altro itinerario porta sul Monte Romanella: dalla vetta, nelle giornate limpide, si apre un orizzonte che abbraccia Gran Sasso, Piana del Fucino e Maiella.

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