Alle Cinque Terre c'è un sentiero giurassico sul fondo di un oceano

Un anello tra Valle del Morione e Punta Mesco svela un volto inatteso delle Cinque Terre: rocce oceaniche antichissime, panorami a picco e tracce di Montale.
Cinque Terre: il sentiero giurassico sul fondo di un oceano
Photo by Aliguieri on Pexels

Si può camminare sulle vestigia di un oceano scomparso e affacciarsi, pochi passi dopo, su una delle viste più spettacolari del Mar Ligure. Succede alle Cinque Terre, lungo il sentiero giurassico, un itinerario ad anello che ha un cuore geologico e un'anima letteraria. Tra la Valle del Morione e la vetta di Punta Mesco, il paesaggio cambia continuamente: orti di limoni, boschi ombrosi, creste battute dal vento. Qui affiorano le Ofioliti, rocce oceaniche formatesi nel Giurassico tra circa 145 e 175 milioni di anni fa. 

Ofioliti: quando la geologia diventa panorama

Il promontorio di Punta Mesco, che chiude a ovest la baia di Monterosso, conserva un'anima più selvaggia rispetto ai celebri sentieri a mezza costa. Il soprannome di "percorso giurassico" è una definizione che nasce dalla geologia. Lungo il tracciato affiorano le Ofioliti, dal greco "ofis" (serpente) e "lithos" (roccia), riconoscibili per le tonalità verdastre e bluastre e per l'aspetto talvolta squamoso.

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Si tratta di rocce di origine oceanica e magmatica, sollevate in superficie da antichi movimenti tettonici. Camminare su questi affioramenti significa muoversi sul fondo mineralizzato di un oceano preistorico, il tutto a pochi metri dalla macchia di ginepro, mirto ed elicriso.

L'anello di Monterosso: dal torrente alla cresta, fino a Punta Mesco

L'itinerario si sviluppa ad anello con partenza dal centro storico di Monterosso al mare. Dopo la stazione e la spiaggia di Fegina, si risale lungo via Roma e si imbocca il sentiero segnalato (tra cui il 509), seguendo la frescura della Valle del Morione.

La varietà di ambienti e scorci accompagna la progressione di quota, fino all'uscita sul promontorio, dove la vista si apre sull'Area Marina Protetta e sulla sequenza dei borghi.

Valle del Morione: muretti a secco e agrumi storici

La prima parte del cammino scorre accanto al torrente Morione, tra alti muraglioni in arenaria eretti a secco a protezione dei terrazzamenti. È un tratto che racconta l'ingegneria rurale ligure, con orti di limoni e tracce di uliveti che dialogano con la vegetazione spontanea. 

L'ombra e l'umidità del fondovalle rendono gradevole la salita iniziale, mentre i profumi agrumati annunciano l'arrivo ai primi tornanti.

Sulla dorsale: boschi di sughera, lecci e castagni

Guadagnando quota, l'ambiente cambia e il sentiero diventa più boschivo. Querce da sughero, lecci e castagni secolari definiscono un corridoio verde che protegge dal sole.

Lungo la dorsale, verso l'area di Colle di Gritta, compaiono i primi affioramenti ofiolitici e si aprono finestre panoramiche sulla costa.

Punta Mesco ed Eremo di Sant'Antonio: lo sguardo a 360 gradi

Usciti dal bosco, la macchia bassa lascia campo alla vista. La cima di Punta Mesco, battuta dai venti, offre un colpo d'occhio che abbraccia Monterosso e, nelle giornate limpide, spinge lo sguardo verso l'arcipelago di Portovenere.

Qui si incontrano i ruderi dell'Eremo di Sant'Antonio del Mesco, complesso religioso di origine medievale che aggiunge profondità storica al paesaggio.

Sulle orme di Montale: poesia in cammino

Monterosso è legata a Eugenio Montale, che qui trascorse molte estati e trovò ispirazione per i suoi versi. La Valle del Morione richiama le immagini de "I limoni", mentre la ruvidità delle rocce e il volo dei gabbiani rimandano agli "Ossi di seppia".

Lungo la discesa verso Fegina, il tracciato passa vicino alla "Pagoda Giallognola", la Villa Montale dalle due palme, elemento di un paesaggio che unisce natura e memoria poetica.

La deviazione al Santuario di Soviore

Chi desidera allungare l'escursione può valutare una deviazione verso l'entroterra dal Colle di Gritta. Il sentiero conduce al Santuario di Nostra Signora di Soviore, considerato tra i più antichi luoghi mariani della Liguria, posto a 470 metri di quota e immerso in un bosco di lecci. 

La quiete, l'aria più fresca e il contesto storico-religioso offrono una sosta rigenerante prima di rientrare sul percorso principale e chiudere l'anello verso Punta Mesco o Monterosso.

Articolo visto su (travel.thewom.it) Nelle Cinque Terre esiste un sentiero dove si cammina tra fossili e mare

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