Nel primo trimestre del 2026 il segmento dei mutui ad elevato loan-to-value (LTV) ha messo a segno una performance decisamente superiore all'andamento generale del mercato del credito immobiliare. Secondo i dati dell'analisi trimestrale di Qualis Credit Risk — Managing General Agency specializzata nel credito — le erogazioni di questa tipologia di finanziamento sono cresciute del 19% anno su anno in termini di numero di mutui e del 17% in valore, a fronte di una crescita dello 0,5% e del 2,7% registrata dall'intero mercato dei mutui per l'acquisto casa. Un divario che non lascia spazio a interpretazioni: i mutui ad alto LTV, nati per consentire l'acquisto della prima abitazione anche in assenza del tradizionale anticipo del 20%, non sono più uno strumento di nicchia, ma una componente strutturale del credito immobiliare italiano. Nel 2025 hanno già rappresentato il 25% delle erogazioni complessive di mutui per acquisto.
Un mercato che risponde a un bisogno reale
Il commento di Vittorio Bruno, Head of Commercial and Underwriting di Qualis Credit Risk, inquadra bene il fenomeno: la crescita robusta e consolidata rispetto al mercato generale è il segnale che questo strumento risponde a un bisogno diffuso, quello di accedere alla proprietà immobiliare anche senza un risparmio pregresso significativo. Non si tratta, dunque, di un'accelerazione congiunturale legata a condizioni particolarmente favorevoli, ma di una tendenza di lungo periodo che riflette una trasformazione profonda nei profili degli acquirenti e nelle loro disponibilità finanziarie.
Il ticket medio si riduce, i tassi salgono
Sul fronte delle cifre, il ticket medio del mutuo nel primo trimestre 2026 si attesta a 137.000 euro, in lieve flessione rispetto ai 140.000 euro dello stesso periodo del 2025, ma sostanzialmente in linea con la media di mercato. A pesare su questo dato è la progressiva risalita dei tassi di interesse: secondo le rilevazioni ABI, il tasso medio sui mutui alle famiglie è cresciuto nel corso del 2025 dal 3,14% fino al 3,45% di dicembre, stabilizzandosi poi intorno al 3,43% a marzo 2026. Un rialzo contenuto ma costante, che incide inevitabilmente sulla rata mensile e spinge i mutuatari a calibrare verso il basso l'importo richiesto.
Immobili green: i prezzi scendono, la categoria si allarga
Una novità rilevante riguarda il segmento degli immobili ad alta efficienza energetica. Per la prima volta si registra una diminuzione del prezzo medio di acquisto nel portafoglio Qualis, che scende a 147.000 euro rispetto ai 150.000 del primo trimestre 2025. A guidare questo calo è soprattutto la contrazione dei prezzi degli immobili green, passati da 196.000 a 185.000 euro con una flessione di circa il 6%. Il dato non indica una perdita di attrattività, ma piuttosto il contrario: man mano che questa categoria si allarga e coinvolge un numero crescente di immobili, il premio di prezzo tende a ridursi. Gli edifici efficienti sono sempre meno una nicchia riservata a una fascia alta del mercato e sempre più una componente ordinaria dell'offerta abitativa.
Il profilo del mutuatario: i single superano la maggioranza
Tra le tendenze più significative emerse nel trimestre c'è la continua ascesa dei richiedenti singoli, che raggiungono il 52% delle erogazioni, in lieve incremento rispetto al 51,5% già osservato nel 2025. I mutui ad elevato LTV si confermano uno strumento particolarmente adatto ai nuclei monopersonali, che per definizione dispongono di un solo reddito e di minori capacità di accumulo del risparmio nel tempo. Il fatto che oltre la metà delle erogazioni riguardi oggi singoli individui racconta molto sul cambiamento demografico e sociale in atto nel paese, oltre che sull'evoluzione della domanda abitativa.
La geografia del credito: il Nord guida i volumi, il Centro e il Sud crescono più in fretta
Dal punto di vista territoriale, il Nord si conferma l'area con il maggior peso in termini assoluti, concentrando il 50,6% delle erogazioni totali. La Lombardia rimane il mercato di riferimento con il 19,4% del totale nazionale, seguita dal Lazio con il 15,2% e dal Piemonte con il 10,7%. Tuttavia, la dinamica più interessante riguarda le aree geografiche tradizionalmente meno presidiate da questo strumento. Il Centro vede la propria quota salire dal 25,8% al 28%, mentre il Sud passa dal 20,8% al 21,5%: segnali di una diffusione progressiva verso mercati fino a poco tempo fa meno esposti ai mutui ad alto LTV. Sul fronte dei valori immobiliari medi, il Trentino-Alto Adige si conferma la regione più cara con 232.300 euro per immobile, seguita dal Lazio con 180.200 euro e dalla Campania con 165.700 euro.







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