Il patrimonio immobiliare italiano continua a deteriorarsi: secondo i dati dell'Agenzia delle entrate elaborati da Confedilizia, nel 2025 gli edifici classificati come "unità collabenti" hanno superato quota 635mila. Un'emergenza silenziosa che affonda le radici nell'introduzione dell'Imu secondo la Confederazione italiana proprietà edilizia.
Ruderi in crescita: i numeri del fenomeno
Le cosiddette unità collabenti, i fabbricati totalmente in rovina registrati nella categoria catastale F/2, hanno raggiunto nel 2025 quota 635.754, con un incremento dell'1,1% rispetto all'anno precedente, quando erano 629.022.
Ma è il confronto di lungo periodo a fotografare la reale portata del fenomeno. Dal 2011 a oggi, il numero di ruderi è quasi raddoppiato: si è passati da 278.121 a 635.754 unità, con un incremento complessivo di circa il 129%.
L’impatto dell'Imu secondo Confedilizia
L'anno di svolta coincide con l'introduzione dell'Imu, l'imposta municipale sugli immobili entrata in vigore nel 2011. Secondo Confedilizia, il nesso non è casuale.
L'Imu si applica anche agli immobili dichiarati "inagibili o inabitabili", fino a quando non vengano formalmente riclassificati come unità collabenti. Questo meccanismo avrebbe spinto una parte dei proprietari ad accelerare — o addirittura provocare — il degrado fisico degli edifici pur di uscire dal perimetro impositivo. Tra le pratiche segnalate, la rimozione volontaria del tetto per ottenere la riclassificazione catastale.
Chi sono i proprietari e dove si trovano questi edifici
Circa il 90% delle unità collabenti è di proprietà di persone fisiche, spesso piccoli proprietari che si ritrovano a gestire immobili privi di qualsiasi redditività, situati in aree rurali o in territori progressivamente spopolati.
In molti casi si tratta di fabbricati di scarsissimo o nullo valore economico, per i quali qualsiasi intervento di recupero risulterebbe economicamente insostenibile rispetto al carico fiscale annuale.
L'allarme di Confedilizia
Il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, chiede un cambio di rotta: «La politica non può continuare a ignorare che una parte significativa del nostro patrimonio immobiliare continua a deteriorarsi e in casi sempre crescenti addirittura a divenire fatiscente».
Per Spaziani Testa occorre intervenire su più livelli: infrastrutture, rigenerazione urbana, riqualificazione e rilancio dei territori. Ma il punto dirimente resta la fiscalità: «È indispensabile affrontare il nodo dell'Imu, una patrimoniale che, gravando ogni anno su immobili spesso privi di qualsiasi redditività, contribuisce ad accelerarne il degrado anziché favorirne il recupero».
Un patrimonio nazionale a rischio
Al degrado materiale si affianca un degrado sociale. Edifici abbandonati, borghi svuotati, territori che perdono identità e attrattività. Confedilizia inquadra il problema non come una questione privata tra proprietario e fisco, ma come un'emergenza di interesse collettivo: salvaguardare ciò che dovrebbe essere considerato a tutti gli effetti una risorsa nazionale. I dati del 2025 indicano che, senza interventi strutturali, la tendenza non è destinata a invertirsi.








per commentare devi effettuare il login con il tuo account