Bonus stufe 2026, incentivi sulla biomassa e come ottenere fino al 65% di sconto

Guida al bonus stufe 2026 con detrazioni, Conto Termico, bandi regionali, regole e incentivi per impianti a biomassa a 5 stelle
Stufa in una stanza
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Sostituire un vecchio impianto di riscaldamento con una moderna soluzione a legna o pellet rappresenta, ancora oggi, una scelta vantaggiosa, sia per il risparmio in bolletta sia per la tutela dell'ambiente. Anche per il 2026, lo Stato ha messo a disposizione diversi incentivi per ammortizzare i costi di acquisto e installazione delle stufe a biomassa, erogando rimborsi rapidi e detrazioni pluriennali. 

Tuttavia, le normative europee impongono un cambio di rotta sui requisiti ambientali. Per evitare di perdere le agevolazioni e consentire alle famiglie e ai condòmini interessati di installare un impianto a norma, è fondamentale conoscere tutte le nuove regole del bonus stufe 2026

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Quali sono gli incentivi per stufe a legna nel 2026

Il quadro delle agevolazioni pubbliche destinate all'efficienza energetica si conferma operativo anche nel 2026, con una struttura incentrata sulla progressiva decarbonizzazione dei consumi domestici. Chi intenda rinnovare i propri sistemi di riscaldamento può accedere agli incentivi sulle stufe a legna 2026, organizzati in un pacchetto di misure statali pensato per accelerare la transizione verso generatori ad alto rendimento e basse emissioni. 

Gli strumenti a disposizione non si limitano a sostenere l'acquisto del generatore, ma coprono l'intera filiera dell'intervento, incluse le spese di installazione, le opere accessorie e lo smontaggio degli impianti obsoleti. A seconda delle modalità di rientro della spesa e della tipologia del cantiere, il contribuente può orientarsi su due specifici pilastri normativi: 

  • il Conto Termico 3.0, disciplinato dal DM 16 febbraio 2016, che assicura un recupero rapido dell'investimento tramite un contributo diretto del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) - accreditato sul conto corrente - fino al 65% della spesa ammissibile, 
  • il bonus ristrutturazioni (ex art. 16-bis del TUIR), che garantisce una detrazione IRPEF del 50% ripartita in dieci quote annuali, risultando l'operazione ideale qualora la sostituzione si inserisca in un più ampio progetto di manutenzione straordinaria. 
Giovane che esamina una caldaia a combustibile solido
Magnific

Conto Termico 3.0, come ottenere il rimborso diretto del 65%

Il Conto Termico 3.0 si conferma la scelta ideale per chi desideri ammodernare casa puntando sul ritorno economico dell'investimento nel giro di qualche mese. Il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) provvede ad accreditare il contributo - che può coprire fino al 65% della spesa - direttamente sul conto corrente del richiedente, erogandolo in un'unica soluzioni per importi inferiori a 15.000 euro. 

È bene precisare che l'agevolazione non è prevista per le installazioni effettuate da zero, ma è concepita esclusivamente per incentivare la rottamazione degli impianti più inquinanti. Per accedere ai fondi è perciò indispensabile seguire uno specifico iter che consente di: 

  • sostituire un generatore preesistente alimentato a biomassa, carbone, olio combustibile o gasolio; 
  • scegliere un nuovo apparecchio che sia obbligatoriamente dotato della massima certificazione ambientale a 5 stelle; 
  • affidare i lavori di posa a tecnici qualificati, gli unici autorizzati a rilasciare la necessaria dichiarazione di conformità; 
  • garantire la totale tracciabilità dell'intervento, conservando le fatture d'acquisto e le prove certificate di avvenuto smaltimento del vecchio impianto. 

Come richiedere il bonus ristrutturazioni 50%

Come principale alternativa al rimborso diretto del GSE, il bonus ristrutturazioni offre una leva vantaggiosa per chi sta già affrontando un intervento di manutenzione straordinaria. Sebbene il recupero delle spese sia meno immediato rispetto al Conto Termico - lo sconto IRPEF viene infatti spalmato in dieci quote annuali di pari importo -, questa soluzione si rivela estremamente elastica per i lavori più complessi, permettendo di detrarre:  

  • il 50% delle spese sostenute per interventi all'interno dell'abitazione principale; 
  • il 36% per cantieri sulle seconde case o su altri immobili. 

Affinché la pratica vada a buon fine, il Fisco richiede che i pagamenti debbano transitare, obbligatoriamente, attraverso un bonifico parlante, mentre è richiesta anche la successiva comunicazione telematica all'ENEA. In ogni modo, è sempre consigliabile consultare le novità dei bonus casa per il 2026, in modo da inquadrare correttamente l'investimento e da massimizzare il risparmio sull'intero progetto edilizio. 

Quali sono le novità del Conto Termico 3.0 per il 2026

Il Conto Termico 3.0 si presenta con un assetto rivisto, che ruota attorno al principio dei rimborsi più facili e veloci da incassare, ma a fronte di criteri ecologici decisamente più incisivi. L'impianto normativo ha, infatti, semplificato l'accesso alla liquidità, innalzando a 15.000 euro la soglia che garantisce l'erogazione del contributo in un'unica rata, e ha allargato, allo stesso tempo, la platea dei beneficiari, includendo per la prima volta anche gli edifici del settore terziario

A fronte di questa maggiore disponibilità finanziaria, lo Stato impone però un filtro tecnologico inflessibile per minimizzare l'impatto ambientale. Come sottolineato dalle regole applicative del GSE, la pratica va a buon fine solo soddisfacendo i seguenti parametri: 

  • l'erogazione dei fondi scatta esclusivamente se l'apparecchio possiede la classificazione ambientale disciplinata dal D.M. 186/2017; 
  • l'entità del premio economico non è fissa, ma cresce in proporzione alla capacità del nuovo generatore di abbattere le emissioni inquinanti; 
  • le certificazioni ufficiali rilasciate dal produttore assumono un valore centrale, diventando il documento imprescindibile per il superamento dell'istruttoria. 

Quando scade il bonus stufe 2026

Con l'entrata a pieno regime del D.Lgs 5/2026 il 3 agosto scorso, che recepisce la Direttiva europea RED III, le politiche di incentivazione sulle stufe subiscono un drastico cambio di rotta. La novità più impattante riguarda lo stop ai sussidi per chi decida di sostituire una caldaia a gas metano con un apparecchio a pellet, intervento fino a oggi largamente agevolato. 

Da questa scadenza in poi, i fondi pubblici rimangono a disposizione quasi esclusivamente per la sostituzione, mediante rottamazione, di una vecchia stufa a biomassa per un modello ecologico di ultima generazione, e per la dismissione di impianti alimentati con combustibili fossili pesanti e inquinanti, come il carbone o il gasolio. 

Abbandonare il gas naturale sfruttando il bonus sarà ancora consentito, ma solo ricorrendo a una deroga selettiva, concepita nel rispetto dei seguenti paletti: 

  • le emissioni di particolato primario del nuovo impianto non devono superare il limite di 1 mg/Nm3; 
  • l'apparecchio installato deve collocarsi in una fascia tecnologica di assoluta eccellenza; 
  • l'effettiva conformità a questi standard deve essere sempre comprovata mediante test di laboratorio certificati. 

Per chiarire ulteriormente le dinamiche di questa transizione, la tabella che segue illustra nel dettaglio le novità introdotte dopo la scadenza del 3 agosto 2026, offrendo una panoramica sulle sostituzioni ancora ammesse. 

Tipologia di interventoRegole fino al 2 agosto 2026Regole dopo il 2 agosto 2026Incentivo applicato
da Gas Metano a Stufa/Termocamino a biomassaPienamente incentivabileIncentivo escluso (non agevolabile)Nessuno dopo dal 3/08
da Biomassa a nuova BiomassaAgevolabile (anche 4 stelle)Agevolabile solo con certificazione 5 stelleConto Termico o detrazione 50%
da GPL/Gas Naturale a Caldaia a PelletAgevolabile (anche 4 stelle)Agevolabile solo se particolato non superiore a 1 mg/Nm3Conto Termico
Requisito Rendimento Termico (caldaie)Nessuna soglia specificaObbligo di rendimento minimo dell'87%Conto Termico o detrazione 50%
Obbligo Accumulo TermicoNon vincolanteAlmeno 20 dm3 per ogni kW installatoConto Termico o detrazione 50%
Tipologia Combustibile AmmessoPellet CertificatoEsclusivamente Pellet ENplus A1 (fatturato) Conto Termico o bandi regionali 

Bonus stufe 2026 cos'è la certificazione 5 stelle

Il nuovo quadro normativo sposta l'attenzione dall'acquisto dell'apparecchio alle sue performance e alla qualità del combustibile utilizzato. Oggi, infatti, non basta comprare una stufa di ultima generazione per assicurarsi il sostegno pubblico. L'accesso ai fondi è, invece, subordinato al rispetto dei seguenti parametri tecnici e ambientali e alla circostanza che il nuovo generatore termico debba garantire, fin dall'installazione: 

  • la dotazione della certificazione ambientale a 5 stelle, rilasciata ai sensi del D.M. 186/2017, che rappresenta il prerequisito fondamentale per accedere ai rimborsi; 
  • un rendimento termico utile non inferiore all'87% per i generatori domestici, soglia che sale al 92% per le caldaie di grande potenza (fino a 2.000 kW); 
  • l'integrazione obbligatoria di adeguati sistemi di accumulo termico (puffer), spesso voluminosi, dimensionati in proporzione alla potenza dell'impianto, con un volume di almeno 20 dm3 per ogni kWt. 

Inoltre, per non rischiare di perdere gli incentivi sulle stufe a pellet per il 2026 (e per sbloccare la conformità necessaria al bonus camino 2026), il beneficiario ha l'obbligo di bruciare esclusivamente pellet certificato in classe ENplus A1. Utilizzare combustibile scadente comporta la decadenza dalle agevolazioni. 

A riprova del corretto utilizzo, è indispensabile conservare tutte le ricevute e le fatture d'acquisto dei sacchi di pellet in caso di controlli. A questo onere si aggiunge l'obbligo di sottoporre l'impianto a una manutenzione certificata almeno biennale. Infine, il fai da te è sempre sconsigliato. Affidarsi a tecnici esperti è l'unica vera garanzia per installare correttamente un camino a cinque stelle all'interno della propria abitazione. 

Tecnico controlla il sistema di riscaldamento nella sala caldaie
Magnific

Come richiedere il bonus stufe 2026

L'iter procedurale per l'ottenimento delle agevolazioni termiche richiede una gestione amministrativa e fiscale da parte del cittadino che prevede di: 

  • effettuare ogni pagamento esclusivamente tramite bonifico parlante, requisito quest'ultimo trasversale per il Fisco, valido tanto per l'edilizia e i generatori termici, quanto per accedere alle detrazioni fiscali sugli elettrodomestici per il 2026 in caso di ristrutturazione;  
  • conservare le fatture d'acquisto; 
  • trasmettere l'intera documentazione attraverso i portali telematici ufficiali, utilizzando la piattaforma del GSE se si punta al Conto Termico, oppure il sito dell'ENEA per le detrazioni IRPEF; 
  • affidare la gestione della pratica a tecnici abilitati (ingegneri, periti e geometri) e a installatori certificati, figure nevralgiche per asseverare i dati e garantire al legislatore che le prestazioni reali dell'impianto corrispondano a quelle dichiarate; 
  • mantenere sempre aggiornato il libretto d'impianto, registrando puntualmente le manutenzioni biennali obbligatorie per non incorrere nella decadenza dei benefici. 

Bandi regionali 2026, contributi extra e comulabilità

Oltre agli strumenti statali, un'opportunità per abbattere i costi di riqualificazione è rappresentata dai fondi locali, erogati dalle amministrazioni per combattere l'inquinamento atmosferico. Tuttavia, per l'anno in corso è doverosa una premessa: la maggior parte dei bandi regionali a fondo perduto risulta al momento scaduta, in fase di chiusura amministrativa o in attesa di nuove delibere di proroga. Ecco, di seguito, il quadro aggiornato e le specifiche tecniche per i principali territori del Nord Italia. 

Bonus stufe 2026 in Lombardia

L'incentivo di quest'anno, così come il bonus camini in Lombardia 2026, sconta la chiusura dei precedenti bandi, terminati a settembre 2025. La misura consisteva in un fondo perduto per i cittadini privati capace di integrare il Conto Termico fino all'80% dei costi, richiedibile tramite la piattaforma regionale con SPID, per cui oggi si resta in attesa di un eventuale rifinanziamento che mantenga i requisiti legati all'altitudine del comune; 

Bonus stufe 2026 in Veneto

L'iter di erogazione del contributo della regione veneta riguarda, oggi, esclusivamente la fase amministrativa conclusiva del bando dell'anno passato. L'incentivo era riservato ai privati con un ISEE fino a 50.000 euro per coprire fino al 100% della rottamazione, ma la data del 30 giugno 2026 ha rappresentato il termine ultimo per caricare online i documenti di fine lavori da parte di chi era già utilmente inserito in graduatoria; 

Bonus stufe in Emilia Romagna per il 2026

L'incentivo della Regione Emilia Romagna per il 2026 non è attualmente attivo poiché la finestra per presentare la domanda si è esaurita alla fine dello scorso anno. Il contributo offriva ai cittadini proprietari o affittuari, residenti nei comuni di pianura, un importo a sportello fino a 8.000 euro per azzerare i costi del nuovo impianto a 5 stelle, con un iter telematico vincolato all'approvazione preliminare della pratica da parte del Gestore dei Servizi Energetici (GSE); 

Bonus stufe 2026 in Piemonte

Nella regione piemontese, l'incentivo fa riferimento, da sempre, a un contributo a fondo perduto compreso tra i 1.500 e i 3.000 euro, destinato ai privati per la sola rottamazione di vecchi apparati nell'abitazione principale. Analogamente alle altre regioni, per poterne usufruire occorre verificare sui canali istituzionali la pubblicazione di nuovi fondi per l'anno in corso. 

Bonus stufe 2026 in FVG e Trentino

L'effettiva operatività del bonus stufe 2026 in Trentino e in Friuli Venezia Giulia rimane subordinata alle decisioni delle rispettive giunte. Sebbene questi territori alpini abbiano sempre previsto finestre agevolative strategiche per i cittadini intenzionati a svecchiare il parco termico, ogni nuova richiesta dipenderà dall'ufficializzazione delle proroghe di bilancio. 

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