Esiste una città andalusa che sembra sfidare la gravità: case bianche appoggiate su una rupe, un fiume che incide la roccia e un ponte che taglia il vuoto per quasi cento metri. È Ronda, l'icona sospesa dell'entroterra di Malaga. Qui il paesaggio si osserva con il sottofondo del Guadalevín in fondo alla gola e l'aria fresca che risale dal canyon. In poche ore si passa dalle strade animate del quartiere nuovo ai mirador sullo strapiombo, dalle sale di un'arena storica alle scale umide scavate nella pietra. Chi programma un road trip tra Siviglia, Granada, Cordoba e Malaga la sceglie come tappa centrale.
Dove si trova Ronda e quando andarci
Ronda si trova nell'entroterra dell'Andalusia, in provincia di Malaga, su un altopiano tra la Sierra de Grazalema e la Sierra de las Nieves. La città è divisa dalla gola di El Tajo, scavata nei secoli dal torrente Guadalevín, e ricucita da tre ponti monumentali, tra cui il celebre Puente Nuevo.
È anche uno dei punti di partenza della Ruta de los Pueblos Blancos, l'itinerario che tocca i villaggi imbiancati a calce tra Malaga e Cadice. Il clima è tipicamente andaluso, ma l'altitudine attenua il caldo estivo rispetto alla costa, con serate più fresche. Primavera e autunno sono ideali per camminare tra mirador e saliscendi; l'estate regala cieli limpidi e giornate lunghissime.
Come arrivare e muoversi a Ronda
Ronda è raggiungibile in auto da diverse città andaluse. Da Malaga sono circa 100 km, un'ora e mezza passando per l'interno montuoso; dalla Costa del Sol si sale dalla A-397 da San Pedro de Alcántara, strada di curve con viste che si aprono sulla Serranía.
Esistono collegamenti ferroviari con Malaga, Siviglia, Granada e Algeciras: spesso includono cambi in piccole stazioni e tempi più lunghi, ma restano una soluzione comoda per chi non guida. Anche gli autobus di linea collegano Ronda con le principali località della regione, con più corse quotidiane. Una volta in città non serve alcun mezzo: il centro si esplora a piedi.
Cosa vedere in 24-48 ore: ponti, gole e quartieri storici
Dall'arena alla gola, un itinerario che alterna affacci vertiginosi e storia moresca. Si dovrebbe iniziare dal Mercadillo, la parte più moderna rispetto alla Ciudad.
Mercadillo e Plaza de Toros
Calle Espinel è la dorsale pedonale: botteghe, bar e artigiani del legno introducono alla vita quotidiana, fino a Plaza del Socorro, piccola piazza che la sera si anima per un bicchiere di tinto de verano. A pochi minuti si apre la Plaza de Toros, una delle arene più importanti di Spagna, legata alla nascita della tauromachia moderna.
Qui nacque la Maestranza, l'ordine di cavalieri che codificò la corrida, e tra le sue gradinate passarono figure come Pedro Romero, con spettatori celebri tra cui Ernest Hemingway e Orson Welles.
Mirador e Puente Nuevo
Uscendo dal lato opposto dell'arena e imboccando Calle Blas Infante, il terreno finisce di colpo: il Mirador de Ronda si affaccia su un precipizio che incornicia la Serranía. Accanto, i viali alberati dell'Alameda del Tajo offrono una passeggiata ombreggiata tra panchine e belvedere.
Da qui, in pochi minuti, si arriva al simbolo della città: il Puente Nuevo, costruito nel XVIII secolo per unire le due sponde di El Tajo. Dall'alto si osservano le pareti rocciose incise dal fiume e la lama verde del Guadalevín in fondo al canyon.
Nella Ciudad: scale nella roccia e giardini sospesi
Superato il ponte, si entra nella Ciudad moresca. Lungo Calle Cuesta de Santo Domingo si incontra la Casa del Rey Moro, con giardini terrazzati e la spettacolare Mina del Rey Moro: una scala scavata nella roccia che scende fino al livello del fiume. Gli scalini sono alti e irregolari, l'ambiente umido, l'eco dell'acqua amplifica la sensazione di discesa nel cuore della rupe; la risalita richiede attenzione e fiato.
Più avanti appare l'Arco de Felipe V, che introduce alla zona dei due ponti storici: il Puente Viejo, a circa una trentina di metri dal fiume, e il più remoto Puente de San Miguel più in basso. Dal Puente Viejo si accede ai Jardines de Cuenca, terrazze verdi che regalano una visuale inedita del Puente Nuevo, con le case bianche aggrappate alla roccia.
Proseguendo lungo Calle Molino de Alarcón si raggiungono i Baños Árabes, tra i complessi termali islamici meglio conservati della Spagna. Il soffitto a botte traforato da aperture a stella lascia entrare coni di luce che disegnano geometrie sulle sale databili tra XIII e XIV secolo.
Palazzi, chiese e mura
Nella parte alta della Ciudad, Plaza de Mondragón ospita il Palacio de Mondragón, palazzo trecentesco legato ai sovrani mori e poi ai Reyes Católicos, oggi sede del museo municipale. Il valore aggiunto sono i patios moreschi con archi e piastrelle e un giardino sospeso affacciato sulla Serranía.
Pochi passi più in là, Plaza Duquesa de Parcent è il salotto elegante circondato da edifici storici; qui la Parroquia Santa María la Mayor racconta la trasformazione da moschea a chiesa dopo la riconquista, con il campanile al posto dell'antico minareto e tracce del mihrab accanto a elementi gotici.
Verso il Barrio de San Francisco si incontra la Puerta de Almocábar, imponente accesso di epoca araba affiancato da torri circolari: è il punto in cui si percepisce meglio la funzione difensiva della città.
Articolo visto su (travel.thewom.it) Sospesa nel vuoto su un canyon pazzesco: la città bianca che sembra appoggiata sulla roccia da un gigante







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