Una voragine che si spalanca nel suolo senza che la superficie mostri alcun segnale d'allarme, capace di inghiottire asfalto e fondamenta nel giro di poche ore: il fenomeno dei sinkhole è molto più diffuso di quanto si immagini, e l'Italia figura tra i paesi più esposti; città come Roma e Napoli sono tra le più colpite al mondo, ma il rischio riguarda anche pianure rurali e conche di montagna. Sapere da dove nasce questo tipo di sprofondamento, quali fattori innescano un sinkhole e dove si manifesta con maggiore intensità è necessario per capirne la pericolosità, ancora piuttosto sottovalutata.
Che cos'è un sinkhole? Il significato del termine
Il termine inglese "sinkhole" - traducibile come "buco da sprofondamento" - fu coniato nel 1968 dal geologo Fairbridge per indicare delle depressioni circolari formate dal crollo di cavità carsiche nel sottosuolo. Nel corso dei decenni il significato di sinkhole si è allargato fino a comprendere qualsiasi forma di sprofondamento del terreno, indipendentemente dalla causa.
L’uso del termine sinkhole in Italia è entrato nel dibattito scientifico negli anni Novanta, ma la sua genericità genera spesso confusione con voci più specifiche come dolina, voragine, camino di collasso o sprofondamento antropico. Per ridurre questa ambiguità, gli esperti propongono di accompagnare il termine con un attributo che ne specifichi l'origine: un esempio è "piping sinkhole", una delle varianti più studiate in Italia.
Come si generano i sinkhole?
Il meccanismo fisico alla base di molti sinkhole è quello della dissoluzione sotterranea: l'acqua (spesso piovana) sgretola lentamente le rocce solubili presenti nel sottosuolo come calcari, gessi, dolomie ed evaporiti generando delle cavità che crescono progressivamente, finché lo strato superiore non cede; in alcuni casi il processo dura secoli, in altri si compie nel giro di poche ore.
Nel piping sinkhole, il processo è guidato da acque situate in falde profonde, in condizioni di pressione e spesso cariche di gas come anidride carbonica e acido solfidrico: esse risalgono attraverso crepe e faglie nel sottosuolo, erodendo il terreno dal basso verso l’alto; la voragine può comparire in superficie nell'arco di 6-24 ore.
I tipi di sinkhole e cosa causano
Non tutti gli sprofondamenti del suolo sono uguali: il fenomeno dei sinkhole si presenta in superficie seguendo due dinamiche principali e opposte tra loro: la subsidenza lenta e il collasso improvviso.
- Nella subsidenza lenta il terreno cede gradualmente nel corso di mesi o anni: gli edifici mostrano crepe nei muri, pavimenti fuori livello e infissi che tendono a bloccarsi o a non chiudersi bene.
- Nel collasso improvviso, al contrario, il terreno sprofonda senza alcun segnale visibile in anticipo, aprendo voragini anche di decine di metri, con conseguenze potenzialmente devastanti per edifici e infrastrutture.
Ma perché alcuni luoghi sono più vulnerabili di altri? Sono molteplici le condizioni che possono rendere un territorio predisposto al rischio di sinkhole. I principali fattori individuati dalla ricerca scientifica sono:
- rocce solubili nel sottosuolo (calcari, gessi, evaporiti), già interessate da fenomeni carsici;
- spessa coltre di sedimenti impermeabili in superficie, che nascondono il vuoto sottostante anche per centinaia di metri;
- faglie e fratture che aumentano la permeabilità e la circolazione dell’acqua in profondità;
- gas naturali nel sottosuolo (come CO2 e H2S), che accelerano la dissoluzione delle rocce;
- scarsa presenza di vegetazione, che riduce la stabilità superficiale del terreno.
Queste condizioni possono restare silenti per decenni e attivarsi improvvisamente a causa di piogge intense, terremoti o da un prelievo eccessivo di acqua dai pozzi, che destabilizza la falda innescando un’erosione sotterranea.
Dove si verificano i sinkhole con più frequenza in Italia
I sinkhole tendono a manifestarsi in contesti geologici ben precisi, soprattutto nei territori ricchi di rocce solubili: pianure alluvionali, coste e conche di montagna vicine a rilievi calcarei; le zone più a rischio sinkhole in Italia sono il Lazio e la Toscana, seguite da Friuli-Venezia Giulia, Puglia e Campania.
Nelle aree urbane il rischio aumenta ulteriormente, poiché al pericolo naturale si somma quello delle infrastrutture sotterranee: antiche cave di tufo, vecchie gallerie, fognature obsolete e reti idriche degradate.
Roma è la città più colpita al mondo dal fenomeno dei sinkhole, con oltre 4.500 voragini di origine non naturale censite, frutto di secoli di estrazioni di tufo e materiali piroclastici; Napoli supera gli 800 eventi documentati, mentre Cagliari e Palermo contano centinaia di segnalazioni. Tra le aree rurali più studiate figurano la Piana di S. Vittorino nel Reatino e la Piana di Grosseto.
Sinkhole in Italia: il caso di Quinis, in Friuli
Tra gli episodi più documentati in contesto nazionale c'è quello della frazione di Quinis, nel comune di Enemonzo, in provincia di Udine. Il sottosuolo dell'abitato si distende su una piana alluvionale del Tagliamento dove affiorano vene di gesso, che l’acqua piovana dissolve silenziosamente e di continuo.
I segni del cedimento sono ormai osservabili da chiunque si trovi nel borgo: il campanile è visibilmente inclinato, alcune case presentano lesioni alle pareti e alcuni tratti di strada sono stati chiusi al traffico per la presenza di vistose buche; un edificio è stato dichiarato inagibile, e il suo occupante è stato costretto a trasferirsi.
Il processo è noto da decenni; negli ultimi anni i residenti segnalano un'accelerazione del fenomeno, ma non sono ancora stati pubblicati degli studi scientifici conclusivi a riguardo.
Come si monitora il rischio sinkhole e come proteggersi
Nelle zone più vulnerabili al fenomeno dei sinkhole, tenere sotto controllo il territorio richiede strumenti precisi: gli inclinometri e gli estensimetri sono ad esempio in grado di registrare in tempo reale anche minimi spostamenti del suolo e delle strutture.
I rilievi interferometrici satellitari consentono poi di monitorare dall’alto l'evoluzione dei fenomeni su aree molto estese, senza intervento diretto; nel caso di Quinis, ad esempio, un sistema di sensori installato sul campanile è in grado di ai tecnici misurazioni costantemente aggiornate.
Sul piano istituzionale, il Servizio Geologico d'Italia - organismo afferente all'ISPRA - gestisce il Database Nazionale sui fenomeni di sinkhole e valuta la vulnerabilità dei diversi contesti territoriali raccogliendo segnalazioni da tutto il Paese.
Per chi abita o intende acquistare un immobile situato in aree potenzialmente a rischio, è utile consultare le mappe di pericolosità geologica realizzate dalle Regioni prima di effettuare qualsiasi transazione o di avviare lavori edilizi, e segnalare prontamente agli enti competenti qualsiasi anomalia nel suolo o nelle strutture.








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