Poche esperienze regalano la stessa emozione di scovare un fungo porcino nascosto tra le foglie di un bosco. Il Boletus edulis e i suoi "cugini" —rappresentano un trofeo ambitissimo per milioni di appassionati che ogni anno si mettono in cammino all'alba. Ma dove raccogliere i funghi porcini in Italia? Dal Nord al Sud della penisola, ecco il periodo giusto per trovarli e le regole da rispettare prima di entrare nel bosco.
Il periodo dei funghi porcini
Non esiste una data fissa sul calendario, perché la fruttificazione dipende dalle condizioni: piogge moderate (niente acquazzoni violenti), temperatura del sottobosco tra i 15 e i 22 °C e un buon livello di umidità nel terreno.
In linea generale, la stagione dei funghi porcini in Italia si estende da giugno a novembre, ma con tempistiche molto diverse a seconda dell'altitudine e della latitudine. Il porcino estivo (Boletus aestivalis) è il primo a comparire, già tra fine maggio e giugno, nelle zone calde e ben esposte a sud sotto i 700 metri. Il porcino nero (Boletus aereus), altrettanto termofilo, segue a ruota nei querceti delle aree collinari durante i mesi più caldi.
Il vero "boom" arriva però in autunno. Tra la seconda metà di settembre e tutto ottobre, quando le notti si rinfrescano ma le giornate restano miti, il Boletus edulis spunta nei boschi di faggio, castagno e conifere. Il porcino rosso (Boletus pinophilus), legato alle pinete e alle abetaie di montagna, allunga la stagione fino ai primi giorni di novembre nelle zone fresche e umide dell'Appennino e delle Alpi.
Dove si possono trovare i funghi porcini
I porcini crescono in simbiosi con le radici di alberi specifici, castagni, faggi, querce, abeti e pini, e non possono essere coltivati. Per trovarli, bisogna imparare a cercare le radure ai margini della vegetazione fitta, i versanti esposti a nord dove l'umidità si conserva meglio e i terreni con substrato acido ricco di humus. Ecco sei destinazioni che ogni appassionato dovrebbe conoscere.
Borgo Val di Taro
La capitale italiana del porcino è, senza dubbio, Borgo Val di Taro, in provincia di Parma. Qui nasce il Fungo di Borgotaro IGP, l'unico fungo porcino fresco ad aver ottenuto il riconoscimento di Indicazione Geografica Protetta in Europa.
L'area di produzione IGP comprende i comuni di Albareto, Bedonia, Berceto, Compiano e Tornolo oltre allo stesso Borgo Val di Taro sul versante emiliano, e Pontremoli e Zeri su quello toscano. I boschi sono quelli tipici dell'Appennino tosco-emiliano: cedui di faggio e castagno governati con metodi tradizionali che favoriscono naturalmente la biodiversità e la fruttificazione dei porcini, a quote comprese tra i 500 e i 1.700 metri.
La raccolta si svolge di norma da giugno a ottobre ed è regolamentata dall'Unione dei Comuni Valli Taro e Ceno, che rilascia appositi tesserini autorizzativi. Ogni autunno la Fiera del Fungo di Borgotaro IGP ospita street food, showcooking e degustazioni, attirando appassionati da tutta Italia.
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Val Brembana
Nella provincia di Bergamo, la Val Brembana si è guadagnata la reputazione di paradiso lombardo dei funghi. Ricca di acque, sorgenti, boschi fitti e pascoli d'alta quota, questa valle offre un habitat ideale per una varietà sorprendente di specie. Le località più battute dai cercatori esperti si concentrano nell'alta valle: Branzi, Foppolo, Piazzatorre, Carona, Mezzoldo, Valtorta, Oltre il Colle, Dossena e la celebre Val Taleggio.
La Comunità Montana della Val Brembana gestisce la regolamentazione della raccolta in circa 28 comuni. In alcuni di questi è necessario un tesserino, mentre in altri la raccolta è libera nel rispetto del limite giornaliero. Un appuntamento da non perdere è Fungolandia, il festival dell'Alto Brembo che ogni settembre propone escursioni guidate, la gara del fungo più grosso, mercati e menù a tema nei ristoranti della zona.
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Casentino
Nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, il porcino cresce rigoglioso sotto le fronde di faggi, castagni e abeti bianchi, a quote comprese tra gli 800 e i 1.200 metri. La stagione estiva parte dopo le piogge di luglio, ma è l'autunno a regalare le soddisfazioni più grandi, quando l'escursione termica tra giorno e notte si fa marcata e il sottobosco resta umido.
Anche in questo caso, raccogliere all'interno del Parco Nazionale è possibile, ma vincolato a un regolamento specifico che prevede autorizzazioni e limiti diversi da quelli regionali.
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Monte Amiata
Spostandosi verso la Toscana meridionale, il Monte Amiata è un antico vulcano spento che domina il paesaggio tra le province di Siena e Grosseto. Le sue pendici, ricoperte di boschi di faggio, castagno e abete rosso sopra i 900 metri, sono tra le più produttive della regione per chi cerca porcini.
Le norme di raccolta seguono la disciplina della Regione Toscana: serve l'autorizzazione regionale, i residenti nel comune raccolgono gratuitamente sul proprio territorio e il limite giornaliero è di 3 kg. Si raccoglie da un'ora prima dell'alba a un'ora dopo il tramonto, esclusivamente con cestini aerati. Inoltre, i comuni di riferimento per la zona, Abbadia San Salvatore, Castel del Piano, Arcidosso, Santa Fiora, ospitano ogni autunno la manifestazione Amiatautunno, dove il porcino è l'indiscusso protagonista enogastronomico.
Irpinia
In Campania, l'area irpina della provincia di Avellino nasconde boschi sorprendentemente generosi per i cercatori di funghi. L'Irpinia gode di un microclima montano atipico per il Sud: inverni rigidi, estati fresche in quota, piogge autunnali abbondanti.
Due zone spiccano su tutte. Il Parco Regionale del Partenio, tra le province di Avellino, Benevento e Caserta, offre boschi misti di castagno, faggio e querce dove i porcini si trovano soprattutto tra settembre e novembre. I sentieri che partono da borghi d'Irpinia come Ospedaletto d'Alpinolo e Mercogliano sono tra i più frequentati.
L'altra meta imperdibile è l'Altopiano del Laceno, nel comune di Bagnoli Irpino. In Campania il tesserino per la raccolta è obbligatorio e viene rilasciato solo dopo il superamento di un esame abilitativo sulla conoscenza delle specie fungine.
Pollino
All'estremità meridionale dell'Appennino, a cavallo tra Basilicata e Calabria, il Parco Nazionale del Pollino è il parco naturale più grande d'Italia ed è anche una delle mete più sottovalutate per la ricerca dei porcini nel Mezzogiorno. Le zone di Castelluccio Inferiore, Castelluccio Superiore, Rotonda e Viggianello sono note tra gli appassionati come il "Regno del porcino", grazie a condizioni di umidità e temperatura che in autunno diventano ideali.
Qui crescono tutte e quattro le specie di porcino presenti in Italia. Il porcino nero e l'estivo si trovano nelle zone più calde e a quote più basse, mentre il Boletus edulis e il porcino rosso preferiscono le faggete fresche e ombrose in quota. Trattandosi di un parco nazionale, la raccolta è soggetta a regolamenti specifici dell'ente gestore, che possono differire dalle norme regionali ordinarie. È indispensabile informarsi preventivamente e dotarsi delle autorizzazioni richieste.
È possibile raccogliere funghi senza patentino?
In Italia non esiste una normativa nazionale univoca sulla raccolta dei funghi: la materia è gestita a livello regionale, con differenze a volte molto marcate da un territorio all'altro. Nella maggior parte dei casi, per raccogliere legalmente serve un'autorizzazione che può consistere in un tesserino rilasciato dopo un corso, in un semplice versamento economico o in entrambe le cose.
Le sanzioni per chi viene trovato senza permesso partono da 40-50 € e possono superare i 200 €, con confisca immediata del raccolto. Alcune regioni applicano anche penali aggiuntive per ogni chilogrammo raccolto oltre il limite.
Al di là della burocrazia, c'è una regola che vale ovunque: mai raccogliere un fungo che non si sa riconoscere con certezza assoluta. Il servizio di ispezione micologica delle ASL è gratuito in tutta Italia e disponibile durante la stagione di raccolta.








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