Aste immobiliari, cambia il tipo di immobili. A Milano le pubblicazioni dimezzano e la base d’asta media sale del 28%

L’Osservatorio Brick di Berry sui primi nove mesi del 2026 conta 68.158 aste, con basi d’asta complessive scese a 10,75 miliardi (-20,7%). Il residenziale arretra, il commerciale tiene. Le vendite telematiche arrivano al 58,5% del mercato.
Accordo di mutuo per asta giudiziaria
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Meno aste, ma soprattutto aste diverse. Nei primi nove mesi del 2026 il mercato delle vendite giudiziarie immobiliari registra una contrazione sia nel numero delle pubblicazioni sia nel valore degli immobili messi in vendita. Secondo i dati dell’Osservatorio Brick di Berry Srl, tra gennaio e settembre sono state rilevate 68.158 aste, contro le 80.417 dello stesso periodo del 2025: un calo del 15,2%. Il valore complessivo delle basi d’asta scende da 13,55 a 10,75 miliardi di euro (-20,7%), mentre la base d’asta media passa da 168.481 a 157.701 euro (-6,4%).

La riduzione del valore aggregato, più marcata di quella del numero di pubblicazioni, può dipendere da più fattori: la composizione degli immobili messi in vendita, i ribassi applicati nelle successive pubblicazioni dello stesso bene e altre dinamiche proprie delle vendite giudiziarie. Berry precisa che i dati descrivono l’andamento di questo specifico canale e non vanno letti come un indicatore di svalutazione generalizzata del patrimonio immobiliare italiano. Per Chai Botta, responsabile dell’Osservatorio, “il dato più interessante non è che le aste immobiliari diminuiscano, ma che stiano cambiando natura”: sembra emergere una fase di trasformazione del mercato giudiziario, in cui contano sempre di più il tipo di immobili proposti, la loro distribuzione territoriale e le modalità di vendita.

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Residenziale in calo, commerciale che tiene

Il residenziale resta il segmento principale con 35.586 aste, pari al 52,2% del totale, ma le pubblicazioni diminuiscono del 16,0% e il valore aggregato delle basi d’asta arretra del 21,2%, attestandosi a circa 4,20 miliardi di euro. La base d’asta media scende da circa 125.869 a 118.068 euro (-6,2%).

Diversa la dinamica del commerciale: le pubblicazioni calano del 15,5%, ma la base d’asta media cresce del 2,8% fino a 180.342 euro. Il valore complessivo scende comunque del 13,2%, a circa 2,36 miliardi. L’industriale conta 2.437 aste, contro le 2.794 del 2025, con una base media di circa 567.741 euro e un valore complessivo in discesa da circa 1,70 a 1,38 miliardi.

La geografia: Lombardia prima, Lazio tiene meglio, Marche in forte calo

La Lombardia è la prima regione con 8.168 aste, il 12,0% del totale nazionale, seguita da Sicilia (7.673 aste, 11,3%) e Lazio (6.224, 9,1%). Le prime cinque regioni, che comprendono anche Marche e Piemonte, concentrano circa il 47,6% del mercato. La flessione è diffusa ma disomogenea: il Lazio cala del 9,6%, molto meno della media nazionale, la Lombardia del 17,1%, la Sicilia del 15,0%. Le Marche segnano -22,1%, pur con 5.539 pubblicazioni, pari all’8,1% del totale. Il Piemonte ne conta 4.867, contro le 5.431 dei primi nove mesi del 2025.

Tra le province, Roma resta prima con 3.594 aste (5,3% del totale, -15,1%), davanti a Perugia con 1.902 (-21,4%) e Torino con 1.810 (-14,3%). La provincia di Milano ne conta 1.402, in calo del 24,0% rispetto alle 1.844 dell’anno scorso.

Milano: pubblicazioni dimezzate, base d’asta media +28,1%

Il dato più singolare riguarda il Comune di Milano. Le pubblicazioni passano da 586 a 292, con una contrazione del 50,2%, circa il doppio del calo provinciale. Allo stesso tempo la base d’asta media sale da circa 212.404 a 272.146 euro (+28,1%). Meno immobili, ma di valore medio più alto: una dinamica che separa nettamente la quantità dal valore degli asset in vendita.

Il digitale cresce: le vendite telematiche arrivano al 58,5%

Cambia anche il modo di vendere. Sommando vendite asincrone e sincrone telematiche, le pubblicazioni raggiungono quota 39.842, pari al 58,5% del totale, contro il 51,7% dei primi nove mesi del 2025. La vendita asincrona telematica è la modalità più usata, con 33.331 aste e una quota del 48,9% (era il 42,9%), e le sue pubblicazioni diminuiscono solo del 3,3%. La sincrona telematica conta 6.511 aste, il 9,6% del totale, contro le 7.138 del 2025.

Più accentuata la contrazione delle modalità tradizionali o miste: le vendite sincrone miste scendono a 17.670 pubblicazioni (-27,1%), con una quota del 25,9% rispetto al 30,1% dell’anno scorso, mentre le vendite presso il venditore calano del 27,0%, da 14.589 a 10.646. Il canale digitale, in sintesi, guadagna peso nonostante la riduzione complessiva delle aste.

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