La classifica delle mete preferite per le "gite" dalle scuole italiane vede Napoli saldamente al primo posto tra le destinazioni italiane per i viaggi d'istruzione, davanti a Roma. Milano, dopo anni di assenza dalla cima della graduatoria. L'indagine Didatour 2026, in collaborazione con La Fabbrica, fotografa un settore che non si è mai fermato — il 99% degli istituti italiani ha organizzato almeno un'uscita nell'anno scolastico 2025-2026 — ma che sta cambiando profondamente i propri criteri di scelta.
Il primato di Napoli non è una sorpresa: la città può contare su un patrimonio storico, artistico, archeologico e scientifico unico, capace di offrire percorsi educativi trasversali e attività strettamente connesse alla programmazione scolastica. Per Milano, il ritorno tra le prime scelte segnala invece una tendenza più recente: quella delle scuole a valorizzare destinazioni capaci di coniugare contenuto culturale e offerta esperienziale e laboratoriale, due criteri sempre più centrali nelle valutazioni di docenti e dirigenti.
Un mercato quasi universale: il 99% delle scuole organizza uscite
Il turismo scolastico si conferma un segmento strutturale e pressoché universale del sistema scolastico italiano. Nel 2025-2026 il 99% degli istituti ha organizzato almeno un'uscita didattica o un viaggio d'istruzione. Il 75% ha proposto entrambe le tipologie di esperienza — sia uscite in giornata sia soggiorni di più giorni — mentre il 22% ha realizzato esclusivamente uscite giornaliere. Per la prima volta l'indagine Didatour ha incluso anche la scuola dell'infanzia, confermandola come un segmento sempre più rilevante per il settore.
La stagionalità è ben definita: quasi il 90% dei viaggi si concentra tra marzo e giugno, con un picco nei mesi primaverili. Un dato che offre agli operatori un quadro preciso per pianificare disponibilità, servizi e attività dedicate. Elemento ulteriore: il 16% degli istituti inizia a programmare uscite e viaggi già durante i mesi estivi, mentre oltre due terzi concentra le scelte tra settembre e ottobre.
Il viaggio cambia forma: da gita a strumento didattico
La meta resta importante, ma non è più sufficiente a orientare la scelta. L'indagine Didatour mette in evidenza come nella valutazione delle proposte assumano un peso crescente laboratori, attività esperienziali, percorsi interdisciplinari e iniziative capaci di integrarsi con la programmazione in classe. Le scuole cercano esperienze che trasformino il viaggio in un'occasione concreta di apprendimento, coinvolgimento e partecipazione attiva degli studenti — non una parentesi dal percorso formativo, ma una sua prosecuzione all'esterno.
Le esigenze variano sensibilmente in funzione dell'età degli studenti. Nella scuola dell'infanzia e nella primaria prevalgono le attività in giornata, i laboratori e le proposte facilmente accessibili sul piano organizzativo. Nelle secondarie di secondo grado acquistano invece maggiore rilievo i soggiorni di più notti e, soprattutto negli ultimi anni del percorso, cresce l'interesse verso l'estero, con Spagna, Francia e Germania tra le mete più richieste. Circa un docente su quattro dichiara di aver scelto destinazioni alternative rispetto ai circuiti più battuti, premiando esperienze originali, laboratoriali e coerenti con gli obiettivi formativi.
"Il viaggio d'istruzione è sempre più considerato parte integrante del percorso formativo e viene scelto in funzione della sua capacità di favorire apprendimento, partecipazione e inclusione, senza perdere di vista la sostenibilità economica per le famiglie", commenta Angela Mencarelli, amministratrice delegata de La Fabbrica Società Benefit.
Il profilo del viaggio tipo: hotel tre stelle, due notti, entro i 300 euro
Dall'indagine emerge anche un ritratto preciso del viaggio scolastico più diffuso oggi in Italia. Oltre il 60% delle scuole organizza soggiorni di una o due notti, privilegiando strutture ricettive a tre stelle, scelte da oltre la metà degli istituti. Sul fronte economico, per i viaggi di più giorni il budget rimane nella maggior parte dei casi entro i 300 euro per studente: il 56,3% degli istituti si mantiene sotto questa soglia, mentre una quota più contenuta supera i 500 euro. Per le uscite in giornata, quasi un docente su due segnala una spesa di circa 20 euro per alunno per le sole attività, esclusi i trasporti.
Inclusione: coinvolgere l'intera classe è diventato un requisito
L'inclusione non è più un elemento accessorio nell'organizzazione dei viaggi scolastici, ma entra direttamente nei processi decisionali di docenti e dirigenti. La disponibilità di attività adattabili agli studenti con BES o disabilità è diventata uno dei principali criteri di valutazione dell'offerta, con attenzione crescente anche all'accessibilità sensoriale, linguistica e alimentare. La possibilità di coinvolgere l'intero gruppo classe — nessuno escluso — è oggi considerata un requisito essenziale, non un optional.
Costi e burocrazia: i due freni principali
Il quadro non è privo di criticità. L'88% dei docenti indica l'aumento dei costi come il principale ostacolo all'organizzazione dei viaggi d'istruzione. Le scuole cercano preventivi trasparenti e proposte capaci di offrire un buon equilibrio tra qualità dell'esperienza e impatto economico sulle famiglie. Accanto alla questione dei costi, crescono le preoccupazioni legate alla sicurezza dei trasporti, agli standard dei mezzi impiegati e alla qualità dell'organizzazione complessiva. Aumenta di conseguenza la richiesta di partner affidabili, capaci di semplificare gli aspetti operativi e ridurre il carico burocratico per docenti e dirigenti, senza compromettere la qualità dell'esperienza educativa.








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