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Turismo, Italia al primo posto in Europa per numero di strutture ricettive

turismo in Italia
Turismo in Italia, una veduta di Vieste / Gtres
Autore: Redazione

In Italia il turismo ha un'incidenza significativa sul Pil, superiore a quella di Francia e Germania. Vediamo i dati della relazione annuale di Banca d’Italia.

L’attività turistica in Italia

Secondo i dati del Conto satellite del turismo (CST) dell’Istat, nel 2015 alle attività connesse con il turismo era riconducibile il 5,9 per cento del valore aggiunto totale. Le entrate dovute al turismo rappresentano circa il 40 per cento delle esportazioni di servizi, con un contributo strutturalmente positivo alla bilancia commerciale.

Tuttavia, la quota di mercato dell’Italia si è inevitabilmente ridimensionata a seguito dell’affermazione di nuove mete, a sua volta favorita anche dalla riduzione dei costi di trasporto. Il calo, al 3,4 per cento del 2018, è stato maggiore di quello registrato dai principali concorrenti storici. La spesa dei turisti stranieri è inoltre cresciuta meno anche rispetto alla domanda espressa dai paesi di provenienza più rilevanti per l’Italia.

La spesa sostenuta in Italia e rilevata dal CST è attribuibile per quasi tre quinti al turismo domestico e per la restante parte a quello internazionale: nel decennio in corso tuttavia quest’ultimo ha registrato una crescita maggiore, mentre il primo ha risentito della debole dinamica del reddito disponibile delle famiglie. Tra il 2007 e il 2014 le presenze nazionali negli esercizi ricettivi, censite dall’Istat, sono diminuite del 10 per cento, mentre quelle straniere sono cresciute di circa il 14. Nel quinquennio 2014-18 si è registrato un recupero dei turisti nazionali, con un tasso di crescita medio pari al 2,7 per cento, comunque inferiore di un punto percentuale a quello delle presenze straniere.

La spesa dei turisti in Italia

Anche sul fronte della spesa il turismo internazionale ha mostrato chiari segnali di recupero, più significativi nell’ultimo biennio. Dopo il calo del 2008-09, dovuto alla crisi economica globale, dal 2010 la spesa dei viaggiatori stranieri è tornata a crescere a tassi elevati, riducendo il divario rispetto alla domanda potenziale. Il tasso di crescita medio tra il 2010 e il 2018 è stato del 4,5 per cento, a fronte dello 0,8 nel decennio precedente; nel 2017 e nel 2018 ha toccato rispettivamente il 7,7 e 6,5  per cento. Anche in ragione dell’andamento della spesa dei turisti italiani all’estero, incrementata meno della metà di quella dei turisti stranieri in Italia, il saldo della bilancia dei pagamenti relativo ai viaggi è aumentato dallo 0,6 per cento del PIL nel 2010 allo 0,9 per cento nel 2018.

La ripresa è stata guidata dapprima dall’aumento della spesa per vacanze di natura culturale e successivamente dal recupero delle destinazioni marittime. Le entrate per viaggi d’affari sono invece diminuite, risentendo della debolezza del ciclo economico e di fattori di natura strutturale, come la maggiore diffusione delle nuove tecnologie della comunicazione.

L’espansione del turismo negli ultimi anni è stata sostenuta soprattutto dai flussi provenienti da Paesi al di fuori dell’Unione europea, la cui quota sul totale della spesa è salita dal 37,6 per cento del 2010 al 41,3 del 2018. Per quanto riguarda i paesi europei, dal 2014 è tornata a crescere la quota della spesa dei turisti provenienti dalla Francia, dal Regno Unito e soprattutto dalla Germania, paesi da cui dipende circa un terzo delle entrate per turismo dell’Italia.

Spesa italiana per il turismo: il Mezzogiorno potrebbe fare di più

La ripartizione per area geografica di destinazione della spesa turistica stimata dal CST4 mostra come questa si concentri nel Nord Est e al Centro; un peso minore hanno il Nord Ovest e soprattutto il Mezzogiorno. Il Nord Est, con il 31 per cento della spesa complessiva, è l’area a più alta vocazione turistica; questa esercita una notevole capacità attrattiva sui turisti stranieri e specialmente su quelli italiani, sfruttando la specializzazione delle diverse regioni dell’area nel turismo culturale, montano e marittimo. Il Centro ha il suo primato nel turismo straniero (oltre un terzo del totale della spesa in questo segmento), grazie in particolare al richiamo esercitato dalle sue città d’arte; minore, ma pur elevato, è il peso dell’area nel turismo domestico. Il Nord Ovest intercetta una quota importante della spesa dei turisti stranieri, in parte trainata negli ultimi anni dall’organizzazione di grandi eventi in città come Torino e Milano; per il turismo domestico questa macroarea conta in misura superiore alla media sul turismo dei propri residenti.

Nel Mezzogiorno, nonostante i recenti miglioramenti, permane un evidente divario fra potenziale turistico e risultati conseguiti. L’area, più esposta alla concorrenza di altre destinazioni del Mediterraneo, fronteggia una domanda più elastica al prezzo rispetto al resto del Paese . Sebbene nella macroarea si situino circa i tre quarti delle coste italiane e del territorio appartenente a parchi nazionali, oltre a una parte consistente dei musei e siti archeologici, la quota del Mezzogiorno sul totale della spesa è inferiore al 20 per cento e scende al 15 per cento se si considerano i soli flussi stranieri. Migliori sono i risultati nel turismo domestico, grazie al segmento marittimo, caratterizzato peraltro da un’accentuata stagionalità, mentre è ancora poco sfruttato il patrimonio artistico. Iil Mezzogiorno è l’area che potrebbe trarre i benefici maggiori dalla crescita del settore, dato l’ampio livello di risorse produttive inutilizzate e i livelli mediamente bassi di congestione dei flussi6 .

La domanda turistica in Italia

Come rilevato dall’Indagine sul turismo internazionale della Banca d’Italia, le vacanze dei turisti stranieri in Italia hanno registrato una crescente articolazione (dovuta a un aumento dei viaggi con destinazioni plurime) e un’ibridazione tra prodotti turistici diversi (vacanze al mare, in montagna, culturali e rurali), con una quota significativa e crescente di viaggiatori che indicano una motivazione secondaria. Questa evoluzione è stata particolarmente rilevante per le vacanze al mare e in montagna, arricchitesi con contenuti tipici delle vacanze rurali e culturali. Nel contempo è aumentata la concentrazione dei flussi verso le principali destinazioni turistiche, con crescenti rischi di congestione.

Le prime quattro province (Roma, Venezia, Firenze e Milano) attraggono attualmente circa il 70 per cento della spesa dei viaggiatori stranieri con motivazioni culturali, contro il 60 dell’inizio degli anni duemila. Assumono inoltre un rilievo particolare i comuni sede dei 54 siti dichiarati dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, che ospitano quasi la metà dei turisti stranieri e circa i tre quarti di quelli che visitano l’Italia per questo tipo di vacanza.

Il soggiorno a fini culturali rappresenta la principale motivazione dei turisti che arrivano in Italia per la prima volta; tre quarti dei viaggiatori complessivi e oltre il 90 per cento di quelli extraeuropei hanno come destinazione una città d’arte.

L’offerta ricettiva in Italia

L’Italia è prima in Europa per numero di strutture ricettive e seconda solo alla Francia per quello di posti letto offerti da strutture professionalmente organizzate: il numero complessivo è peraltro più ampio, ma non quantificato, includendo anche le sistemazioni offerte presso abitazioni private.

Le imprese che offrono servizi di alloggio mostrano le stesse caratteristiche del resto del sistema produttivo. Spicca il ruolo dominante della piccola impresa, spesso a gestione familiare, e la presenza relativamente ridotta delle strutture plurilocalizzate (catene alberghiere e simili). Ne risulta un peso più elevato del lavoro autonomo e una forte identificazione tra proprietà e management; il livello di istruzione degli addetti, ai vari livelli, è più basso della media europea, in linea con quanto osservato nel resto del sistema economico.

Le strutture alberghiere risultano di dimensioni simili a quelle degli altri paesi europei, ma sono più diffusamente distribuite sul territorio e gestite da imprese più piccole. Il loro grado di utilizzo, inferiore alla media europea, risente di una stagionalità comparativamente elevata, anche a causa dell’incidenza rilevante delle vacanze balneari e del ruolo più modesto dei viaggi d’affari.

Dall’inizio degli anni duemila si osserva un consistente aumento dei posti letto in strutture ricettive diverse dall’albergo, sostenuto prima dalla diffusione di agriturismi e bed & breakfast, poi dal fenomeno dell’economia della condivisione (sharing economy) e delle piattaforme di intermediazione digitali. Anche per effetto della pressione competitiva esercitata da queste ultime, dal 2010 si è accentuata la tendenza a un progressivo innalzamento della qualità delle strutture alberghiere, a fronte di una sostanziale stabilità del loro numero. Si è così ridotta la quota dei posti letto in alberghi a una e a due stelle, è rimasta stabile quella nelle strutture a tre stelle ed è aumentato il peso degli alberghi a quattro e a cinque stelle.