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Studenti inglesi a Belmonte Calabro: il progetto di south learning alla casa di Belmondo

Fino al 17 gennaio è possibile sostenere la campagna di crowdfunding

Casa Belmondo - Nicola Barbuto
Casa Belmondo - Nicola Barbuto
Autore: floriana liuni

Studiare, imparare, ma anche vivere in un posto completamente diverso da casa, scoprendo un nuovo modo di stare insieme coltivando la propria passione professionale e accademica, anche e soprattutto in tempo di Covid. Nel South Learning di Belmonte Calabro c’è tutto questo e anche di più: un vero e proprio trapianto di vita dalla poliedrica Londra al verace borgo nel cosentino, dove la collaborazione degli studenti britannici di architettura con gli artigiani del luogo diventa arricchimento professionale e umano.  A idealista/news  Rita Adamo, una delle coordinatrici del progetto, spiega come sia nato il progetto della Casa di Belmondo.

Si chiama “South Learning” ed è l’equivalente del “South Working”, la nuova tendenza che spinge i telelavoratori a migrare al caldo del Sud per svolgere lo smart working. Belmonte Calabro, un borgo in provincia di Cosenza, in questo senso è all’avanguardia: con i suoi meno di duemila abitanti già dal 2016 è sede di un progetto, coordinato dall’associazione La Rivoluzione delle Seppie, che mira a creare sinergie tra università e territorio, diventando terreno di studio e sede di lavoro da remoto di un nucleo di 15 studenti di architettura provenienti dalla London Metropolitan University.

Casa Belmondo - Nicola Barbuto
Casa Belmondo - Nicola Barbuto

Gli studenti abitano le case nel centro storico di questo piccolo borgo, vivendone l’atmosfera e collaborando con gli artigiani del posto per la realizzazione dei propri progetti. Svolgono inoltre attività nella Casa di Belmondo, ex convento di monache, utilizzandola come spazio di coworking e provvedendo alla sua restaurazione. Queste attività possono essere finanziate fino al prossimo 17 gennaio attraverso una raccolta fondi tramite crowdfunding a questo link: https://www.eppela.com/casadibelmondo. L’obiettivo di raccolta della campagna è di  20.000 euro per ultimare gli interventi architettonici che restituiranno alla comunità uno spazio aperto e creativo a servizio di tutti.

Ma perché la scelta di questo progetto è caduta proprio su Belmonte Calabro?

“Ho dei parenti di Belmonte quindi conosco il paese, - risponde Rita Adamo, - e ho studiato architettura a Londra. Da studentessa della London Metropolitan University, insieme ad altri collaboratori, ho quindi organizzato il trasferimento di alcuni studenti di architettura nel paese per creare un gruppo di lavoro alternativo. Sono rimasti affascinati dalla ricchezza del territorio, che passa dal mare alla montagna in meno di un chilometro e mezzo. All’epoca avevamo poi anche il boom dei migranti, che arricchiva molto in termine di diversità culturale. In più è stato fondamentale avere a disposizione la Casa di Belmondo, una ex casa delle monache messa a disposizione dal Comune. Questo è stato determinante per scegliere Belmonte come sede del gruppo di lavoro. Abbiamo così creato l’associazione di professionisti “nomadi” La Rivoluzione delle Seppie che si è occupata di coordinare il tutto grazie all’apporto delle diverse competenze dei volontari, con l’obbiettivo di creare un nuovo modo di vivere, studiare e lavorare insieme”.

In cosa consiste nel concreto il progetto della Casa di Belmondo?

“Il covid ha fatto esplodere l’esigenza di creare un nuovo modo di vivere e imparare insieme: quando le università sono diventate inaccessibili l’alternativa di stare a casa da soli davanti ad uno schermo era davvero problematica. Gli studenti infatti vivono non tanto le lezioni quanto la vita di gruppo, il confronto con i colleghi, che a distanza è difficile. Riattivare lo spazio della ex casa delle monache ha aiutato molto: la struttura era abbastanza solida benché abbandonata, quindi nel 2019 è stato possibile permettere agli studenti di venire qui e usare questo spazio, aiutando nel contempo a renderlo più vivibile. Le risorse sono poche, ma le risorse umane sono grandi: i professionisti di La rivoluzione delle Seppie, infatti, hanno deciso di trasferirsi qui per lavorare al progetto invece che restare a casa, dove comunque non avrebbero potuto continuare con le proprie professioni, sospese a causa del covid. Lo stesso vale per gli studenti. Due volte a settimana hanno lezione a distanza dalla casa di Belmondo in collegamento con Londra”.

Casa Belmondo - Nicola Barbuto
Casa Belmondo - Nicola Barbuto

Cosa fanno gli studenti londinesi a Belmonte Calabro?

“Il loro oggetto di studio è Belmonte Marina, quindi raccolgono sul posto le informazioni e svilupparle in progetti innovativi. Per quanto riguarda i prodotti, abbiamo l’elaborazione di modelli in 3d anche grazie alla collaborazione con artigiani del posto, si utilizzano i loro laboratori per realizzarli. In questo modo si crea un campus diffuso che penetra capillarmente la città, dato che gli artigiani anziani collaborano volentier.i anche se gratuitamente, guadagnando molto però umanamente. Una partecipazione che già avviene con i turisti, a maggior ragione ora che questi studenti abitano qui in pianta stabile”.

Quali rapporti si stanno creando tra gli studenti e la cittadinanza?

“Nel centro storico vivono 50 persone in tutto: due bar, una strada, il vigile che per noi è come il santo patrono che ci accompagna dappertutto; Susi, la proprietaria di uno dei due bar che fa le torte e aiuta gli studenti che non hanno la lavatrice in casa a fare il bucato; Angelo, proprietario dell’altro bar, che cucina manicaretti per tutti. Questi piccoli luoghi sono il fulcro della convivialità con le persone del luogo.  E’ uno scambio anche culturale: gli studenti  insegnano l’inglese alla gente del posto e in cambio imparano l’italiano. E anche a giocare a briscola e scopa”.

Insomma gli studenti hanno rivitalizzato il borgo

“E’ così. I ragazzi abitano nelle seconde case rimaste vuote, riportando vita nel paese. Stiamo raccogliendo anche altre adesioni per il futuro, sperando che l’interesse delle persone faccia sviluppare altre strutture. Ad esempio, grazie agli studenti per la prima volta abbiamo potuto installare un bancomat, una cosa apparentemente scontata che  è diventata  una vera festa”.

Un ambiente in cui la freschezza delle relazioni fa lavorare anche con più piacere.

“Certo. Gli studenti dal mattino alla sera comunque lavorano producendo molti progetti, e ci riescono perché è possibile farlo anche in un paese come questo, con una qualità di vita da piccolo paese ma una serietà da studio architettonico. Va detto che in questo momento di chiusura avere sede a Londra, Milano o Belmonte non cambia molto: quindi si è preferito trasferirsi in pianta stabile in un posto in cui già normalmente i professionisti tornavano periodicamente, come per ricaricarsi dopo aver vissuto tanto tempo nelle città dove svolgono i loro lavori. Qui si ritrova l’equilibrio tra quello che offrono i grandi centri e quello che offre un piccolo paese: una possibilità che si è concretizzata più velocemente anche a causa della pandemia”.