Perché l'Isola dei Pini si chiama così e com'è oggi?

Avventuriamoci nell'affascinante Isola dei Pini e scopriamone l'origine del nome e le principali caratteristiche.
l'Isola dei Pini, in Nuova Caledonia
Unsplash
Gabriella Dabbene (Collaboratore di idealista news)

È ormai risaputo che le Isole del pacifico presentano ai loro visitatori uno spettacolo difficile da eguagliare nel resto del mondo: acque cristalline, spiagge paradisiache dalla sabbia finissima, una ricca vegetazione e natura incontaminata in cui immergersi per svolgere le attività all’aria aperta, o semplicemente trascorrere un periodo di totale relax. Andremo alla scoperta di uno dei più preziosi gioielli del Pacifico sud-occidentale (non lontano dall’Australia) e probabilmente la località più conosciuta della Nuova Caledonia: ma perché l'Isola dei Pini si chiama così e cosa ci racconta la sua storia?

L'origine del nome Isola dei Pini in Nuova Caledonia

In realtà il nome originale di questa splendida isola, nonché quello con cui viene tuttora chiamata dalla popolazione locale nella sua lingua madre, è Kunie; ma quello con cui è ormai nota ovvero Isola dei Pini fu scelto dal celebre esploratore britannico James Cook, che per primo la scoprì nel lontano 1774, nel corso della sua seconda spedizione in Nuova Zelanda. Chi ha una certa familiarità con il paesaggio di questo territorio non avrà dubbi sulle motivazioni della sua scelta: l’Isola è infatti caratterizzata dalla forte presenza di maestosi pini colonna (Araucaria columnaris), che svettano rispetto al resto della vegetazione e sono dunque impossibili da ignorare anche in prossimità della costa.

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I pini colonna sono delle conifere diffuse in tutto il Pacifico del Sud ma soprattutto in Nuova Caledonia, proprio dove si trova l'Isola dei Pini, e sono alberi molto particolari: oltre a una imponenza impressionante (con un’altezza massima di 60 metri e con dei rami lunghi fino a 2 metri), presentano anche la tendenza a crescere in direzione dell’equatore, e con un’inclinazione proporzionale alla loro distanza da esso. Si tratta di un fenomeno affascinante, al quale gli scienziati non hanno ancora trovato una spiegazione.

Una spiaggia dell'Isola dei Pini, in Nuova Caledonia
Wikimedia Commons - Sébastien Jermer Public domain

La storia dell’Isola dei Pini, un po' misteriosa

La storia dell’Isola dei Pini è ancora in gran parte avvolta nel mistero: risulta tuttora inspiegabile, ad esempio, la presenza sul territorio di circa 400 tumuli di dimensioni piuttosto grandi (dai 2.5 ai 3 metri di altezza), la cui forma ricorda quella di un formicaio e composti di sabbia e pietrisco.

Negli anni '60 l'archeologo L. Chevalier effettuò degli scavi su 4 di questi cumuli, scoprendo che al centro di 3 di essi era posizionato un pilastro verticale, mentre nel quarto ve ne erano due affiancati: tali pilastri, da 1 a 2 metri di diametro e alti da 1 a 2,5 metri, erano composti da un misto di calce e frammenti di conchiglie. La datazione al carbonio 14 effettuata sui pilastri ha consentito di datare queste costruzioni a un periodo che va dal 5120 e il 10.950 a.C., ma gli studiosi si interrogano ancora sulla loro funzione. Il lavoro di Chevalier ha consentito probabilmente di escludere l’ipotesi che si trattassero di nidi del gigantesco uccello preistorico (ormai estinto) denominato Sylviornis neocaledoniae.

Gli avvenimenti più recenti

Per quel che riguarda la storia più recente dell’Isola si sa che essa fu abitata da popoli della Melanesia per oltre 2000 anni prima che gli Europei ne scoprissero l’esistenza. Lo stesso Cook, pur avendola scoperta e “battezzata”, non vi sbarcò mai, ma si rese conto che era abitata dopo aver scorto del fumo in lontananza. Nel 1840 fu la volta dei missionari protestanti e cattolici, che visitarono l’Isola in compagnia di mercanti interessanti ad acquisire del legno di sandalo, di cui l’area era assai ricca.

Con il passare del tempo, il declino del commercio di sandalo lasciò il posto al cosiddetto blackbirding, ossia il rapimento di indigeni del Pacifico Occidentale che venivano poi costretti a lavorare in piantagioni dell’Australia e delle Fiji in condizioni simili alla schiavitù. 

Nel 1853 i francesi di Napoleone III presero formalmente possesso della Nuova Caledonia, compresa l’Isola dei Pini, dove fu istituita una colonia penale: a partire dal 1872 essa ospitò circa 3000 prigionieri politici provenienti dalla Francia. La popolazione indigena, i Kanak, venne confinata nelle riserve ed esclusa dall’economia francese per quasi un secolo, e riuscì a ottenere la cittadinanza francese solo nel 1953.

Com’è l’Isola dei Pini oggi

L’Isola dei Pini si estende su un territorio di circa 250 Km2 (15 Km di lunghezza e 13 di larghezza) caratterizzato da una fitta vegetazione, composta dalle già citate araucarie ma anche palme, palissandro, orchidee e felci. Gli alberi affondano le radici fin nella sabbia finissima delle spiagge, che formano così una sottile linea di confine tra il verde delle foreste e l’acqua cristallina del mare.

Le coste sono solcate da numerose baie e circondate da varie isole disabitate, accessibili in barca. Le acque circostanti sono poco profonde e si prestano allo snorkeling e alle immersioni, anche per la presenza di coralli, tartarughe, aragoste e una grande varietà di pesci multicolore. 

Uno scorcio della piscina naturale di Oro, sull'Isola dei Pini
Wikimedia Commons - Teuxe Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0

Le tappe che rendono l’Isola dei Pini così affascinante

Ecco le principali attrazioni da non perdere sull’Isola dei Pini:

  • Oro Bay, detta anche “la piscina naturale”, sulla costa orientale: una località suggestiva immersa tra i boschi di conifere, perfetta per una giornata di relax ma anche per lo snorkeling;
  • La spiaggia di Kanuméra, caratterizzata dalla presenza di un enorme scoglio avvolto dalla vegetazione (appunto il Rock di Kanuméra) e rende il paesaggio ancora più suggestivo;
  • Kuto Beach, con la sua spiaggia sottile ma lunga più di un chilometro, da percorrere al tramonto per godere di uno spettacolo mozzafiato; da qui partono anche delle consigliatissime escursioni in piroga (tradizionale imbarcazione in legno);
  • Baia di Upi, con il suo fondale ricco di coralli e le particolari formazioni rocciose che emergono dalle acque;
  • Il percorso di trekking che conduce alla vetta del Pic N’ga, di oltre 260 metri d’altezza: un sentiero ripido ma adatto anche ai principianti, che verranno comunque premiati dall’incredibile panorama osservabile all’arrivo;
  • Le escursioni alla scoperta delle grotte, in particolare quella della Regina Ortensia, che vi si rifugiò da ragazza prima di sposare il Capo dell’Isola;
  • Crabes Bay o baia dei granchi, lungo la costa settentrionale, con la sua spiaggia bianchissima e gli alberi che arrivano fin quasi alla riva.

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